Come il romanzo «Kafka sulla spiaggia»…

si impadronì di un consenziente db; a seguire«La veglia», una poesia di Wislawa Szymborska. Se volete considerla una recensione (o due?) frastornata potete farlo

Occorrono 511 pagine perchè «il quindicenne più tosto del mondo» sorrida. Invece ci sono volute pochissime righe perchè «Kafka sulla spiaggia» di Murakami Haruki mi stregasse e capissi che quasi certamente con questo libro sarei entrato «in un mondo nuovo». Ne ho avuto più volte conferma continuando a leggere, forse a un certo punto (poche righe?) ho esitato ma poi a pagina 514 – l’ultima – mi sono ridetto ancora, ancora e ancora che «Kafka sulla spiaggia» è uno dei romanzi più importanti della mia lunghetta vita. Sono perciò assai frastornato: mi capite?

Già lo sapete: «ci sono cose che anche se uno le spiega a parole non si possono comunicare». Però proverò egualmente a condurvi con me sulle onde e nelle foreste di questo «mondo nuovo».

Oggi è Marte-dì, dunque in “bottega” c’è uno spazio fisso (due post, talvolta tre) per il fantastico e dintorni. «Kafka sulla spiaggia» non è fantascienza, ma di certo esplora alcuni sentieri del fantastico: giapponesi (per quel poco che ne capisco) e occidentali, sospetto anche di galassie mentali a me sconosciute. Sono così tanti i luoghi dove la mia mente non si era ancora avventurata? Mi sembra incredibile a pensarci ma sono appunto frastornato e… dunque tornato da strani posti.

«Il ragazzo chiamato Corvo» arriva alla prima riga, anzi è nel titolo della “premessa” alla quale seguiranno 49 capitoli senza nome.

«Il destino assomiglia a una tempesta di sabbia»: così il giorno del suo 15esimo compleanno il ragazzo – che si chiama (forse) Tamura Kafka – scapperà di casa. Della «profezia» sentiremo parlare poco dopo quando la fuga è già cominciata. Siamo in un mondo che assomiglia a quello che la maggior parte di noi considera «reale» ma di continuo ne usciremo.

Per esempio molto tempo prima, nel novembre 1944, è accaduto qualcosa di strano a una scolaresca giapponese ma solo per un ragazzino la vita cambierà: perdita di memoria, tabula rasa e nel frattempo è diventato vecchio. Indagano militari giapponesi e poi statunitensi; chissà se è importante quel poco che l’insegnante della scuola ha taciuto per vergogna.

Non svelo – è la mia regola – la trama ma accenno ad alcuni incontri.

Con «i tre tipi di esseri» dei quali parla Aristofane nel «Simposio» di Platone.

Con i gatti.

Con le riflessioni sulla «colonia penale» di cui scrisse un altro Kafka (quel cognome in ceco può suonare come corvo).

Con uno strano risveglio: mani sporche di sangue ma nessun corpo ucciso o ferito; il primo di tanti misteri che si scioglieranno solo se voi lo vorrete leggendo fra le righe e fra le onde.

La musica irrompe forte a pagina 120 con Schubert. Poi si accennerà a Duke Ellington, a Prince e altri ma saranno sopratttutto Ludwig van Beethoven e John Coltrane a farci compagnia, a stupirci, a insegnarci molto.

Incontreremo il decisivo disco che si chiama «Kafka sulla spiaggia» (ma c’è anche un quadro che potrebbe chiamaesi così?) a un terzo del libro. Poco dopo sgombri e sardine – ma anche sanguisughe – cadranno dal cielo ma vi abituerete e forse solo a pagina 473 troverete il coraggio di sentenziare: «questo è troppo».

Siamo in un mondo che somiglia al nostro (perfino la musica è quella) eppure … «è impossibile che l’America» abbia occupato il Giappone»: è una frase buttata lì – pagina 236, attenti a non perdervela – e non se ne riparlerà.

Cosa vuol dire? Forse solo che Murakami Haruki si perde con noi negli infiniti labirinti (le nostre viscere) ma si ritrova subito in una più “realistica” storia dove la ragazza che si vende – per pochi soldi – cita Bergson o dove la guerra di Spagna è quella in cui Garcia Lorca muore mentre Ernest Hemingway si salva.

Eppure…

Il tempo è deformato di continuo? Forse. E davvero esiste un luogo (o una foresta?) che somiglia al Limbo? «Questa storia è stata strana sin dal principio ma lo sta diventando sempre di più». In molti passaggi è «troppo buio, dentro e fuori» eppure… «bisogna riportare le cose alla forma che devono avere», a qualunque costo.

Anche un film di Francois Truffaut inaspettatamente ci fa compagnia un paio di volte. E fermatevi a guardare un’ape, è importante. Non fatevi spaventare se ci sarà qualche goccia di sangue da succhiare per sapere finalmente la risposta alla “profezia”.

Così «Kafka sulla spiaggia» si è impadronito di db e chissà quando lo lascerà.

Finisco qui però, se volete, ci sono due PS: uno mio e uno di Wislawa Szymborska.

PS UNO.

Se siete curiose/i di sapere come sono arrivato, così tardi, a «Kafka sulla spiaggia» (traduzione di Giorgio Amitrano) ve lo spiego in due passaggi. Avevo sentito molto lodare Murakami Haruki – e soprattutto i tre volumi intitolati «1Q84» – ma per un motivo o l’altro (il prezzo, il tempo, i costi) rimandavo. Nel frattempo Pabuda e Bianca continuavano a segnalarmi il vecchio «Ritratti in jazz» con testi di Haruki e i dipinti di Wada Makoto; anzi per i miei 70 anni Bianca me lo aveva portato dicendo «non è un regalo ma un prestito permanente». Il secondo passaggio è questo: stavo a metà di una bellissima antologia di racconti di Ted Chiang quando ho visto che in edicola è possibile comprare i libri di Haruki a 8,90 euri. Il primo – di 25 volumi, nientemeno – era «Kafka sulla spiaggia». Così l’ho preso e dopo avere sbirciato due pagine mi sono scordato di tutto (perfino di Chiang). Temo che ne comprerò altri, sperando in un bis di emozioni.

PS DUE

Grazie a un “paradosso temporale” ecco la recensione che Wislawa Szymborska mi ha inviato mentre ero a metà del romanzo di Murakami Haruki.

La veglia

La veglia non svanisce
come svaniscono i sogni.
Nessun brusio, nessun campanello
la scaccia,
nessun grido ne’ fracasso
puo’ strapparci da essa.

Torbide e ambigue
sono le immagini nei sogni,
il che puo’ spiegarsi
in molti modi.
La veglia significa la veglia
ed e’ un enigma maggiore.

Per i sogni ci sono chiavi.
La veglia si apre da sola
e non si lascia sbarrare.
Da essa si spargono
diplomi e stelle,
cadono giu’ farfalle
e anime di vecchi ferri da stiro,
berretti senza teste
e cocci di nuvole.
Ne viene fuori un rebus
irrisolvibile.

Senza di noi non ci sarebbero sogni.
Quello senza cui non ci sarebbe veglia
e’ ancora sconosciuto,
ma il prodotto della sua insonnia
si comunica a chiunque
si risvegli.

Non i sogni sono folli,
folle e’ la veglia,
non fosse che per l’ostinazione
con cui si aggrappa
al corso degli eventi.

Nei sogni vive ancora
chi ci e’ morto da poco,
vi gode perfino di buona salute
e ritrovata giovinezza.
La veglia depone davanti a noi
il suo corpo senza vita.
La veglia non arretra d’un passo.

La fugacita’ dei sogni fa sì
che la memoria se li scrolli di dosso facilmente.
La veglia non deve temere l’oblio.
E’ un osso duro.
Ci sta sul groppone,
ci pesa sul cuore,
sbarra il passo.

Non le si puo’ sfuggire,
perche’ ci accompagna in ogni fuga.
E non c’e’ stazione
lungo il nostro viaggio
dove non ci aspetti.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

8 commenti

  • Adesso è arrivato il momento di “La fine del mondo e il paese delle meraviglie”. E, a seguire, di tutti i romanzi e i racconti di Murakami Haruki. Si può andare in crisi di astinenza senza le sue storie.
    E senza la poesia di Wislawa Szymborska.
    LE TRE PAROLE PIU’ STRANE
    “Quando pronuncio la parola Futuro
    la prima sillaba va già nel passato
    Quando pronuncio la parola Silenzio
    lo distruggo
    Quando pronuncio la parola Niente
    creo qualcosa che non entra in alcun nulla.”
    TUTTO (Wszystko)
    “Tutto –
    una parola sfrontata e gonfia di boria.
    Andrebbe scritta fra virgolette.
    Finge di non tralasciare nulla,
    di concentrare, includere, contenere e avere.
    E invece è soltanto
    un brandello di bufera.”
    (da “La gioia di scrivere”, 2009 Adelphi)

    In una delle infinite declinazioni della fase 2 nell’universo covid19.

  • Murakami fa parlare le nuvole… non aggiungo nulla a queste splendide riflessioni, ma tra le letture più evocative giapponesi, andando molto indietro nel tempo, particolare suggestione si trova nei “Racconti di pioggia e di luna”, di Ueda Akinari. Un mondo sospeso, tra illusione e sogno.

  • Francesco Masala

    trovato in edicola!

  • E io adesso come faccio a pensarmi come Una poveraccia che non ha letto Kafka in spiaggia? non è che abbia capito tutto della tua presentazione dotta approfondita vagante in un universo di conoscenze, ma mi ha dato uno scossne tale che non riesco a non mettermi al lavoro anzi, per essere più chiara, alla lettura. Grazie sempre db. GisaGis

  • Francesco Masala

    Murakami è uno di quegli scrittori, però ne avrò letto solo 4 o 5, i cui libri si dividono in molto belli e bellissimi, con l’unica eccezione di “Correre”.

    ricordo che erano bellissimi “A sud del confine, a ovest del sole” e “Norwegian Wood”, limpressione che mi avevano hfatto è che eramo diversi dagli altri libri giapponesi che ho letto, che sono giapponesi giapponesi, quelli di Murakami sono sì giapponesi, ma più vicini a noi, o così mi è sembrato.

    appena finisco un gran bel libro, come tutti, di Russell Banks, “La memoria perduta della pelle”, mi aspetta “Kafka sulla spiaggia”.

  • Francesco Masala

    intanto ho trovato la colonna sonora per la lettura del libro di Murakami:

  • Dei romanzi e racconti di Murakami si può dire tutto il bene del mondo. In più ‘Kafka sulla spiaggia’ e ‘L’uccello che girava le viti del mondo’, i miei preferiti, sono dei capolavori che rimarranno nel tempo. Buona scoperta d.b. e buone letture.

  • Fabrizio Torri

    in ambito Murakami, mi piacerebbe segnalare il libro “M train” di Patti Smith. E’ un “piccolo libro”, come a volte si dice, obliquamente quasi una nota a margine all’opera dello scrittore giapponese.

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