Con Carola (e con chi se no?)

Video e testi di Amnesty, Cadtm, Ceccsm, J-Ax, Livio Pepino, Marco Revelli, Snoq, Sergio Segio, Michelangelo Severgnini, Guido Viale, Alex Zanotelli (e altri link)

Aspettando di sapere se Carola Rackete oggi pomeriggio sarà messa in libertà, qui in “bottega” ci schieriamo: siamo con lei. Lo abbiamo già scritto. Lo ribadiamo qui offrendo – QUI SOTTO – altre analisi e riflessioni.

La prima vignetta è di Energu mentre l’ultima immagine (di Javier Marroquin) che abbiamo scelto per questo post non si riferisce alle “nostre” coste ma ad altre vittime – Aylan Kurdi e Valeria Martinez – dei confini armati che difendono i pochi ricchi (cioè rapinatori del mondo e sfruttatori di tutti) e i loro disgustosi servi.

QBEA che vuol dire «questa bottega è antifascista»

SBARCO DELLA SEA WATCH 3, AMNESTY INTERNATIONAL: “SOSTENIAMO LA DECISIONE DI CAROLA RACKETE” 

Amnesty International Italia accoglie con sollievo la notizia che lo sbarco
della Sea Watch 3 si sia concluso e che le 42 persone migranti soccorse
abbiano potuto raggiungere finalmente un porto sicuro a Lampedusa.

Sosteniamo la decisione presa dalla Capitana Carola Rackete di anteporre la
vita e la sicurezza delle persone salvate, come previsto da più fonti di
diritto internazionale ratificate dall’Italia, al divieto di attracco
imposto dal nostro Governo. Seguiremo direttamente la vicenda processuale
che la vede coinvolta, considerando Carola Rackete per questo suo gesto una
difensora dei diritti umani, e agiremo di conseguenza in sua difesa.
Ricordiamo che l’Italia, avendo ratificato, tra le altre, la Convenzione
sui rifugiati, agisce illegittimamente nel momento in cui attua quelli che
in tutta evidenza sono dei tentativi di respingimento collettivo. 

Siamo preoccupati per il perseverare dell’atteggiamento del Governo italiano che, senza soluzione di continuità e a prescindere dal colore politico, attua
dal 2017 una sistematica criminalizzazione dell’operato della società
civile, senza attuare alcun serio tentativo, a livello europeo, di
creazione di canali legali per la migrazione né di assumendosi, insieme con
l’Unione Europea, la responsabilità di garantire un sistema di soccorso
efficace. Il continuo richiamo al salvataggio garantito dalle autorità
libiche è un ulteriore elemento critico, dal momento che nessun porto
libico può essere definito sicuro.
Esprimiamo la nostra solidarietà nei confronti della Capitana anche per gli
attacchi subiti da rappresentanti delle nostre istituzioni, che hanno
contribuito a generare, in rete e non solo, un clima d’odio nei confronti
della sua persona. 

Confidiamo, infine, che ai migranti sbarcati nelle ultime ore vengano garantite le immediate e adeguate misure di accoglienza e invitiamo le istituzioni italiane ed europee a rivedere le loro politiche in materia di ricerca e soccorso in mare, nonché di accoglienza e ridistribuzione dei migranti.

Roma, 29 giugno 2019

Questo non è il Paese che vogliamo

di SNOQ (Se Non Ora Quando)

Abbiamo assistito attoniti allo sbarco di quanti si trovavano a bordo della Sea Watch, accompagnato non da un sospiro di sollievo per le vite salvate, ma da insulti sessisti, minacce e ingiurie non degne di un Paese civile.

I toni, ma soprattutto i contenuti, esulano dal lessico politico e sono totalmente estranei alla democrazia; non è stato offeso soltanto l’onore ed il decoro della Capitana della Sea Watch – con frasi irripetibili e sessiste -, non solo a lei ed alle mogli e figlie dei parlamentari che si trovavano a bordo è stato augurato lo stupro, ma quelle frasi sono una ferita profonda a tutti e a tutte coloro che si riconoscono nei valori fondanti del nostro Paese.

Quelle frasi – di cui vi è ampia documentazione video – sono un insulto allo stato di diritto ed alla Costituzione della Repubblica, oltre a costituire ipotesi delittuose perseguibili d’uffIcio quali la minaccia e l’ingiuria aggravate, l’istigazione all’odio razziale. I responsabili sono agevolmente identificabili in quanto ripresi in numerosi video e, per loro stesso rivendicare, appartenenti ad un partito di governo.

Nello stigmatizzare ogni comportamento volto a calpestare diritti costituzionalmente garantiti, ci opponiamo con fermezza all’odio, razziale o di genere che sia, perché venga riaffermato il primato della legge che prevede come reato i comportamenti minacciosi, ingiuriosi e lesivi della dignità delle persone.

Nel compimento delle sue attribuzioni la Magistratura ha indagato la Capitana Carola Rackete e nei suoi confronti applicherà la legge con il rigore e l’indipendenza che le è propria; ci aspettiamo che il medesimo rigore venga applicato nell’esercitare l’azione penale anche nei confronti di coloro che all’alba del 29 giugno, nel porto di Lampedusa, con gli auguri di stupro, gli apprezzamenti volgarmente sessisti, hanno offeso tutti quegli uomini e quelle donne che si riconoscono nei principi della Costituzione.

Ci appelliamo alle forze politiche perché il Parlamento faccia chiarezza sull’episodio e, con la sua azione, sappia opporsi alla barbarie; al Presidente della Repubblica, quale Garante della Costituzione e Presidente del CSM, perché tuteli i diritti delle vittime di reato, in special modo della Capitana Carola Rackete.

#IoStoConCarola
con un video di J-Ax
Oggi ho postato #IoStoConCarola su Instagram e ho ricevuto i soliti commenti che si ricevono oggi, quando sei così arrogante da empatizzare e interessarti agli altri.
Perché, forse non lo sapevate, ma i veri eroi sono quelli che Dante chiamava “ignavi”. Quelli che non prendono posizione. Che non rischiano. Che non si espongono.
Però a me è venuta in mente una cosa.
Quando guardiamo i film sulle grande ingiustizie storiche alla fine ci arrabbiamo e chiediamo sempre: perché nessuno interveniva? Perché…

  APPELLI

Questa petizione è stata promossa sulla piattaforma YouMove da Comité Européen contre la Criminalisation du Sauvetage en Mer (CECCSM). Pensiamo potrebbe interessarti!

Facciamo un esperimento mentale. Immagina per un secondo di essere un paramedico che guida un’ambulanza…Immagina di aver appena soccorso tante persone dopo un grave incidente e di sfrecciare per strada verso l’ospedale più vicino. Immagina che di colpo il Ministro dell’Interno del tuo Paese ordini alle forze di Polizia di fare un posto di blocco, costringendoti a restare bloccato in strada per 2 settimane, con i tuoi pazienti a bordo che rischiano la vita. Sarebbero 2 settimane eterne.

Come se non bastasse, questo stesso Ministro inizia a usare tutto il suo potere e la sua visibilità per esporti alla gogna mediatica. Su Giornali e social media parlano di te, e ti accusano di essere un “Pirata della strada”, un complice di coloro i quali tolgono la vita alle persone invece di salvarla. A centinaia ti urlano contro insulti sessisti e ti augurano la morte. Ma tu hai fatto solo il tuo dovere: volevi salvare delle vite.
Sembra un incubo surreale vero?
Una cosa del genere non succederebbe mai in un Paese democratico.

Eppure è proprio quello che sta accadendo: Carola Rackete, capitana di una nave da soccorso, è stata arrestata proprio ieri ingiustamente, per aver salvato delle vite. [1]

Firma per chiedere libertà per Carola Rackete!

La sua nave, la Sea Watch 3, è l’equivalente di “un’ambulanza del mare”, impegnata nella ricerca e nel soccorso dei naufraghi nel mediterraneo. È stata bloccata a largo della costa per 14 giorni dalle autorità italiane, costretta a stare alla fonda con 42 naufraghi a bordo: tutto questo a causa di spietati calcoli politici del Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Dopo giorni di caldo cocente, la nave ha forzato il blocco ed è finalmente attraccata.

Carola, da anni, ogni giorno si batte per difendere i diritti umani e le vite degli altri. Ora però tocca a noi, come comunità, intervenire per difenderla.

Firma per difendere chi salva vite in mare!

Ma Carola non è l’unica donna di mare a rischiare la libertà. Pia Klemp, Capitana della nave Iuventa, come Carola, è da tempo finita sotto inchiesta per aver salvato vite umane, accusata di favorire l’immigrazione clandestina. [2]

Firma per chidere di scagionare Pia Klemp!

tanti si stanno mobilitando online per chiedere che le accuse contro queste donne cadano. Se migliaia di persone diranno pubblicamente che l’umanità non si può arrestare e che salvare vite non è un reato il Ministro Salvini dovrà prendere atto che non tutta l’Italia sostiene la politica dei porti chiusi. Per questo è così importante sostenere queste due donne coraggiose. Firmerai per dare a loro la forza di affrontare questa sfida e fare pressioni sul Governo Italiano?

Ispirati dal loro coraggio,

Giulio (Roma), Pietro (Genova), Olga (Bologna) e l’intera squadra di We Move Europe

PS: questa petizione è stata lanciata dalla coalizione Comité Européen contre la Criminalisation du Sauvetage en Mer (CECCSM). Proprio in queste ore sta venendo firmata da cittadini di tutta Europa per chiedere che le accuse contro chi salva vite in mare (Come Carola Rackete e Pia Klemp) cadano immediatamente e le navi delle ONG tornino subito a occuparsi dei salvataggi. Firma subito la petizione e chiedi libertà per Carola e Pia!

FONTI:
[1] https://www.open.online/2019/06/29/chi-e-carola-rackete-la-capitana-che-ha-forzato-due-volte-i-blocchi-del-capitano/
[2] Per approfondire il caso del Capitano Pia Klemp https://www.huffingtonpost.it/entry/freepia-la-rete-si-mobilita-per-il-capitano-klemp_it_5d0106b0e4b07551039b0242

ALTRI LINK

Per finire 7 post ripresi (come le foto) da «Comune info»

https://comune-info.net/carola-ha-vinto/ di Sergio Segio, Curatore del Rapporto sui diritti globali

https://comune-info.net/il-crimine-sacro-di-carola/ di Marco Revelli

https://comune-info.net/un-capitolo-della-guerra-ai-poveri/ di Livio Pepino

https://comune-info.net/schiavi-di-riserva/ con le otto puntate di «Exodus – fuga dalla Libia» e il link a «Schiavi di riserva» di Michelangelo Severgnini

https://comune-info.net/migranti-debito-e-propaganda/ di Cadtm Italia (Comitato nazionale per l’abolizione dei debiti illegittimi)

https://comune-info.net/un-anno-di-digiuno/ di Alex Zanotelli

https://comune-info.net/__trashed-7/ di Guido Viale

 

La Bottega del Barbieri