Femminismo “ladino”: conquiste e passi indietro

In Argentina sembra davvero arrivata l’ora della legalizzazione (o della depenalizzazione?) dell’aborto. In Messico, al contrario, le femministe accusano Amlo di non far seguire le parole ai fatti e lui, con zero tatto, le chiama “conservatrici”.

di David Lifodi

Foto: Sin Mordaza

 

 Toda mujer tiene derecho a disponer de su cuerpo: con questa storica dichiarazione il presidente argentino Alberto Fernández ha promesso che si sarebbe fatto portatore, presso il Congresso, di un progetto di legge dedicato a depenalizzare e a legalizzare l’aborto, oltre ad una campagna mirata per prevenire le gravidanze indesiderate, soprattutto delle adolescenti.

Dal 1921 l’Argentina ha sempre combattuto l’interruzione volontaria della gravidanza e questo ha portato ad un crescita costante della pratica degli aborti clandestini, per questo, alle parole del presidente  Fernández, molte donne si sono commosse, a partire dalla ministra de Mujeres, Géneros y Diversidad Elizabeth Gómez Alcorta. Si è trattato della prima volta, nella storia del paese, che un presidente ha proposto un progetto di legge con queste caratteristiche. Macri, suo predecessore, si era guardato bene dal dare impulso all’Interrupción Voluntaria de Embarazo, del resto nel suo partito solo in pochissimi avevano aderito alla Campaña Nacional por el Derecho al Aborto Legal, Seguro y Gratuito. Tuttavia, il compito di  Alberto Fernández non sarà dei più semplici, come testimoniato già da alcuni panuelazos di protesta promossi dalle gerarchie cattoliche e dai settori più conservatori della Chiesa argentina, che faranno di tutto per provare quantomeno ad annacquare il progetto di legge che il presidente presenterà di fronte al Congresso.

La battaglia di  Alberto Fernández non riguarda soltanto il diritto all’aborto, ma prevede un piano più ampio a favore delle politiche di genere in una prospettiva ampia e partecipata. Già in occasione della campagna elettorale che poi lo ha condotto alla Casa Rosada, Alberto Fernández aveva ripetuto che le donne intenzionate ad abortire avrebbero potuto farlo legalmente. A lavorare al progetto sarà Vilma Ibarra, che non solo fa parte dello staff che lavora a contatto con il presidente, ma da tempo è impegnate nelle battaglie di genere. Lo scorso 19 febbraio, in occasione del Día de Acción Global por el acceso al Aborto Legal y Seguro, anche il collettivo femminista cileno Las Tesis, conosciuto soprattutto per la canzone El violador eres tu, ha partecipato ad un flashmob di fronte al Congresso, a Buenos Aires, insieme alle donne argentine.

Tuttavia, di fronte agli attesi progressi dell’Argentina, che peraltro devono comunque passare indenni attraverso le provocazioni e l’opposizione politica dei conservatori del paese, sullo stesso versante il Messico sta attraversando una situazione surreale a seguito del duro confronto tra il presidente Amlo e le femministe, che rimproverano ad Obrador di non far seguire i fatti alle parole. Uno dei principali motivi del contendere riguarda la creazione di una Fiscalía especial dedicata alla lotta contro i femminicidi. Obrador ha deciso di impegnarsi nel progetto, ma non in prima persona, rinviandolo ai governi statali e al Congresso federale, un modo poco elegante per rimettere il tutto in mani altrui.

Le femministe accusano, inoltre, anche il partito di Amlo, Morena – Movimiento de Regeneración Nacional, al governo a Città del Messico e che aveva annunciato la nascita di una Fiscalía especial anche per la capitale, ma rimasta poi lettera morta. La stessa, contestatissima, creazione della Guardia nazionale, un progetto giudicato molto ambiguo dai movimenti sociali, con il dispiegamento di un gran numero di poliziotti nelle strade, non è servito ad arrestare i femminicidi.

Sono stati questi i motivi che hanno spinto le donne messicane a scrivere sui muri del Palazzo Nazionale “Stato femminicida”. La querelle è proseguita con le accuse di Amlo verso le femministe di essere conservatrici. “I conservatori si travestono da femministe e noi veniamo etichettati come machisti”, ha insistito il presidente, ricordando che su circa 11 milioni di borse di studio promosse dal suo governo, buona parte sono per bambine ed adolescenti e che all’epoca in cui era sindaco di Città del Messico nel suo gabinetto erano più le donne degli uomini.

Sulla disputa tra Obrador e i settori più radicali del femminismo messicano è intervenuto il politologo Eduardo Nava Hernández, sottolineando che il femminicidio, la sparizione forzata, la tratta delle persone e la violenza sulle fasce sociali più povere del paese è frutto di quel capitalismo che le giovani femministe di oggi identificano anche con lo Stato messicano, con le destre che cercano, furbescamente, di cavalcare la protesta.

Se l’esempio argentino di collaborazione tra movimenti femministi e governo proseguirà, a patto che il progetto di legge sull’aborto saldi davvero il debito dello Stato con le donne argentine e non finisca per essere edulcorato, questo potrebbe rappresentare un esempio anche per il Messico, dove però Obrador si è dimostrato molto “movimentista” in campagna elettorale per poi fare marcia indietro su diversi aspetti, a partire dalle grandi opere per finire con dichiarazioni ambigue sulle lotte delle femministe.

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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