Consigli friulani, una specie di pubblicità et cetera

«Varie ed eventuali – 10»: torna Clau-d’Io con storie plausibili e passabili sotto lo slogan “Facile dire PENSARE ALTO PER ANDARE LONTANO ma se poi le cose si complicano?”


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_https://www.facebook.com/campeggio.valtramontina/videos/1009067502557599/_

E’ in Friuli, Val Tramontina. Un posto meraviglioso.

 

 

 

 

 

 

BUONE NUOVE
La fattoria dell’ex prof di matematica «Con le mie capre dico no a Eataly»
In una cascina dell’Oltrepo, Chiara Onida produce formaggi per le boutiques gastronomiche.
«La nostra filiera non ha affinità con il sistema di Farinetti»
Prima la matematica, poi la scoperta della campagna dove produce formaggi pregiatissimi e corteggiati dagli esperti di food. Chiara Onida è la signora delle capre. Nella la sua azienda agricola, è la tuttofare instancabile. Dopo svariati tornanti sulla strada del vino dell’Oltrepo Pavese, si arriva al Boscasso, il regno di Chiara. Tra la mungitura, la cagliata, e un ordine da Londra, questa donna minuta e dal piglio deciso, racconta la sua vita. Nata a Milano, cresce nel quartiere Isola. Studia, pratica atletica a livello agonistico, fa arrampicate in Valle D’Aosta con il padre. La sua prof dello scientifico le fa amare la matematica, indirizzandola nella scelta degli studi universitari. Rendimento incredibile, ritmi sostenuti e macrosistemi economici conosciuti a menadito, la portano dritta alla laurea da 110 e lode con una tesi di ricerca sulla teoria dei modelli. Anni di insegnamento, il matrimonio e Milano che inizia a stare stretta le fanno venire voglia di trasferirsi verso l’aria pulita. Con l’arrivo al Boscasso la sua nuova avventura ha inizio: «Sfogliando un giornaletto di annunci immobiliari io e il mio ex marito abbiamo trovato una cascina con due ettari di terreno a Ruino, località che non conoscevo ——.racconta – Insegnavamo entrambi e l’idea era di proseguire con il lavoro a Milano e fare su e giù, ma l’amore per la campagna ha preso il sopravvento».
La svolta con l’arrivo di Betty, la prima capra.

Spazi enormi quelli che Chiara si trova a gestire: la vigna, il frutteto, l’orto, le arnie. Lavorare la terra la stimola, la matematica inizia a fare da sfondo; il tempo libero lo passa con stivaloni di gomma, zappe e badili. «Per tenere puliti i due ettari di terreno prendo una capra, Betty. Era giovane e gravida. Dopo qualche mese, nel 1989, mi ritrovo con sei capre e il pancione. È stato proprio mentre aspettavo il mio primogenito che ho iniziato a sperimentare con i formaggi. Poi ho fatto altri quattro figli». Le sei capre di Chiara producevano molto latte, troppo per il solo fabbisogno giornaliero della famiglia. Così, inizia ad informarsi su come lavorarlo ed è un tripudio per il palato di amici e parenti. Le capre aumentano: ora sono 70 lattifere, 4 maschi, e circa una sessantina di capretti. Chiara ci parla come fossero bambine e come tali le accudisce: «La qualità dei miei formaggi è direttamente proporzionale alla qualità della vita delle capre». La razza, Camosciata delle Alpi è di alto profilo genetico, il resto lo fanno fieno e paglia fresca, pascolo, nessun mangime, e coccole. I suoi tomini sono richiesti, ma lei non si monta la testa. Le ore di lavoro nel caseificio del Boscasso sono molte: le capre vanno munte due volte al giorno, poi ci sono le cagliate, la salatura dei freschi, la stagionatura, il lavaggio particolare di alcune forme con la birra, il trasporto in cella. E poi i clienti che non smettono mai di cercarla, da tutta Italia e dall’estero.
Nelle boutique gastronomiche milanesi come Peck e Il Salumaio di Montenapoleone, si trovano i caprini del Boscasso; a Praga e a Londra, i ristoranti del centro servono il suo Capra Blu, un erborinato simile al gorgonzola inventato da lei, e il Caprino Castagno, fresco spalmabile stagionato per 30/45 giorni in foglie di castagno macerate nella grappa. Una lavorazione meticolosa, di latte a crudo, perché «non c’è bisogno di aggiungere nulla di artificiale se le capre mangiano bene». Il processo è rigorosamente manuale con le mani di Chiara, e dei suoi tre collaboratori, perennemente immerse in quel candore salato. «Ho detto di no solo ad Eataly, perché la mia produzione non è molto affine alle logiche di mercato di colossi come quello. La grande distribuzione non mi interessa, io resto umile, nel mio piccolo caseificio, mantenendo alta la qualità». Dopo qualche ora trascorsa con questa donna passata dalla cattedra alla stalla, ci si accorge del perché non tornerebbe al suo antico mestiere: suona il campanello, sono due ragazzi proprietari di un ristorante sulla Sila. Hanno guidato dieci ore per venire a fare rifornimento da Chiara.
«Sto benissimo qui, nella mia azienda, con Nicola, Eva, Lea, Metello e Sofia, i miei cinque figli. La domenica, visto che non riesco a stare ferma, cucino piatti con i miei formaggi per chi viene a scoprire l’alta collina. Per nessuna ragione tornerei ad insegnare. Le mie capre mi ripagano di ogni sforzo».
_/http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_19/fattoria-dell-ex-prof-matematica-con-mie-capre-dico-no-eataly-dd46e60e-3c0d-11e7-83da-130c74015a48.shtml/_

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il luogo della fattoria ha un suo significato.
E’ in quella che fu la XIII Zona operativa dell’Appennino Tosco-Emiliano nella resistenza antifascista <http://ita.anarchopedia.org/gli_anarchici_e_la_resistenza_antifascista>/. Il comandante unico era Emilio Canzi (Piacenza, 14 maggio <http://ita.anarchopedia.org/14_maggio> 1893 <http://ita.anarchopedia.org/1893> – Piacenza, 17 novembre <http://ita.anarchopedia.org/17_novembre> 1945 <http://ita.anarchopedia.org/1945>/). Storico leader degli Arditi del Popolo <http://ita.anarchopedia.org/Arditi_del_Popolo> di Piacenza, combattente nella Rivoluzione spagnola <http://ita.anarchopedia.org/la_Rivoluzione_spagnola_%281936-39%29>/. Anarchico. L’unico comandante anarchico. La XIII Zona fu una delle più importanti, i dati parlano di 10/15.000 partigiani in armi, di tutte le provenienze politiche, soprattutto legati a Giustizia e Libertà.
Angelo del Boca, allora ventenne e a capo di un reparto, “ho avuto il grande onore di combattere sotto il suo comando, e si ricordi, è stato ucciso, non fu un incidente”. Fu falciato da un automezzo militare alleato. Troppo pericoloso avere un anarchico, eroe della Resistenza, vivo.
Ma questi combattenti hanno trasmesso un virus che è e sarà vivo.
PARTIGIANI PER SCELTA, PARTIGIANI PER SEMPRE.
Questo ha valore per tutte le lotte, a iniziare da quella di dire NO! a Farinetti e compagnia danzante.

SVARIONATE
Nello Ruggieri ha fatto outing, si è sposato con se stesso.
Nozze da single, il parrucchiere che si è sposato con se stesso: “Tante donne mi vogliono, ma ormai non posso. L’uomo sposato attira di più”.
“Tantissime donne mi stanno scrivendo e corteggiando, ma ormai sono sposato con me stesso. Non posso. Si sa, gli uomini sposati sono quelli da cui le donne sono più attirate“. Sono le ironiche parole pronunciate ai microfoni di Ecg Regione (Radio Cusano Campus) da Nello Ruggiero, il parrucchiere di Sant’Antonio Abate (Napoli), balzato agli onori delle cronache per la sua bizzarra decisione di sposarsi con se stesso. In realtà, la sua scelta, immortalata dalle telecamere del docu-reality Il Boss Delle Cerimonie (Real Time), nasconde motivazioni più profonde: “E’ nato tutto per caso. Dovevo festeggiare i miei 40 anni. In famiglia siamo cinque figli, l’unico non sposato ero io. I miei anziani genitori giustamente volevano vedere anche me sposato, così ho deciso di sposarmi con me stesso. L’ultima storia importante che ho avuto è terminata nel 2012: da allora mia madre non mi ha chiesto più il motivo per cui non mi sposassi, perché aveva visto che iniziavo a stare bene da solo, a ritrovare me stesso”. E aggiunge: “Mi sono avvicinato alla Chiesa e ho seguito le orme di una mia zia suora missionaria in Africa, scomparsa nel 2012. Le avevo promesso che sarei andato in Africa e proprio lì ho ritrovato me stesso e l’amore che avevo perso. La trasmissione Il Boss Delle Cerimonie mi ha chiamato perché interessava la mia storia, mi hanno chiesto se mi andava di farla vedere in tv. Io ho accettato per mandare un messaggio sull’Africa e non certo sul mio matrimonio”. Nello, fresco di solitario viaggio di nozze in Egitto, commenta poi le reazioni alla sua storia sui social: “Non mi aspettavo tutto questo clamore. Da quando sono tornato dal viaggio di nozze a oggi non ci sto capendo niente. Ho letto 30mila critiche e ringrazio chi ha contestato la mia scelta. In tanti hanno detto che sono uno psicopatico. Una buona parte, però, appoggia anche la mia scelta”. Poi rivela: “Mi sono sposato da solo, ma la fede non poteva mancare. Si tratta di un anello con rosario, a basso costo. A mettermelo sono stati i miei nipotini. Io comunque non ho fatto voto di castità, lo preciso perché molti mi stanno chiedendo il motivo per cui non divento sacerdote o santone. Sono sicuramente disponibile a amicizie e relazioni piccanti, tanto non tradisco nessuno. Figli? Ora no, non ci penso. Prima sì, quando ero impegnato. Sono rimasto sicuramente scottato dalla mia precedente relazione, ma non mi va di parlarne perché significherebbe dare importanza a quella persona. Un suo ritorno da me? Impossibile, è sposata”
/http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/02/nozze-da-single-il-parrucchiere-che-si-e-sposato-con-se-stesso-tante-donne-mi-vogliono-ma-ormai-non-posso-luomo-sposato-attira-di-piu/3557273//

Nicolas Pilartz ha fatto outing “sono RESPIRIANO, non ho la televisione, ma ho il computer e lo smartphone, vivo in una yurta. Essere respiriani significa vivere e nutrirsi dell’aria. Bevo tutti i giorni solo acqua, ma poca e mangio una volta ogni settimana o ogni dieci giorni. Ne ho tratto molti benefici, uno è che non ho più il tartaro nei denti”. Caro Nicolas, rispetto la sua scelta, ma non hai inventato niente. Ci sono milioni di persone che non bevono acqua per giorni, non mangiano per settimane e computer, smarphone, yurta non sanno cosa sono. Non sono RESPIRIANI 2.0, vorrebbero essere NORMALI, bere e mangiare tutti giorni. Avere o non avere il tartaro nei denti è sicuramente l’ultimo dei loro problemi. Ma veramente l’ultimo.

 

 

 

 

 

Trasmissione radiofonica su RADIO TRE “La Barcaccia”,a mio parere la più bella trasmissione del mondo. Un ascoltatore telefona e chiede se per cortesia possono dare il numero di telefono per potere telefonare in trasmissione.

 

 

 

 

 

 

Chiedo adesioni e donazioni per la onlus “SAVE THE LYCAON”. Uniamoci contro la sua discriminazione. E’ stato definito il canide più brutto del mondo e il carnivoro più feroce dell’Africa. Bellezza e bruttezza sono relative e se non sei feroce, pesando 22 chilogrammi, non mangi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In Tunisia una studentessa universitaria ha impiegato 5 anni per cercare di dimostrare che LA TERRA E’ PIATTA. Il suo obiettivo era quello di “rovesciare le leggi di Newton, Keplero e Einstein, vista la debolezza dei loro fondamenti e a proporre una nuova visione della cinematica degli oggetti conforme ai versetti del Corano”. E’ <http://www6.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2017/04/11/tunisia-ministero-no-a-tesi-su-terra-piatta-a-universita_3fdd1a32-ba80-4174-9bce-4e235c930435.htmlE%E2%80%99> l’Università di Sfax, dalla quale sono stato invitato per tenere una conferenza su “PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DEL FRAGOLONE NELL’IMOLESE, CULTIVAR POCHAONTAS”.  Letta la notizia ho alzato il tiro e ne terrò altre due. Una su “PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DELL’ALBICOCCO NELL’IMOLESE, CULTIVAR REALE DI IMOLA”e una su “PRODUZIONE E COMMERCIALIZZAZIONE DEL PESCO NELL’IMOLESE, CULTIVAR ALA”. E mi pagano pure, così c’è scritto nel fax di conferma. Ora che ci penso non c’è scritto quanto. Non è un problema. Mi fido di una Università che ha accettato che venisse scritta una tesi “Il modello della Terra piatta, argomenti e impatto sugli studi climatici, paleo-climatici”. Peccato che poi sia intervenuto il Ministero. Maledetti burocrati, non vorrei avere problemi con le mie tre conferenze.
_http://www6.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/cronaca/2017/04/11/tunisia-ministero-no-a-tesi-su-terra-piatta-a-universita_3fdd1a32-ba80-4174-9bce-4e235c930435.html_

 

 

 

 

 

REGGIO EMILIA – Ubriaco guidava senza una ruota, non se ne era accorto. Ne aveva motivo, aveva un tasso alcolico nel sangue 5 volte oltre il consentito. Continuava a guidare malgrado la perdita della ruota e lasciando una scia di scintille.
Fermata dai carabinieri in chiaro stato d’ebbrezza, non abbiamo i dati alcolemici … Scende poi tenta la fuga, risale in auto dalla parte del passeggero e non riuscendo a trovare chiavi di accensione e volante inizia ad inveire contro le forze dell’ordine accusandole di averle rubato il volante.

RAVENNA – 66enne, in visita al cimitero, cade dentro a una tomba aperta. Viene soccorsa, niente di grave. La tomba non era di quelle scavate nella terra, era proprio uno di quei loculi in mattoni scavati e profondi. E’ stata aperta un’inchiesta.
Morale. Non è sufficiente PENSARE ALTO PER ANDARE LONTANO serve anche avere tutte le ruota e il volante e ogni pezzo al suo posto.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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