Consorzio Bonifica Romagna: settima puntata

di Davide Fabbri

LE OMBRE GESTIONALI DEL CONSORZIO DI BONIFICA DELLA ROMAGNA. SETTIMA PUNTATA. IL CASO DEL LICENZIAMENTO ASSURDO DEL DIRIGENTE VIRGILIO BUFFONI.

Torna l’inchiesta sulle ombre gestionali del Consorzio di Bonifica della Romagna.

L’approfondimento odierno è dedicato alla recentissima pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione (la numero 12534-2019) che ha – nei fatti – azzerato le sentenze di merito fino a oggi intervenute, ritenendo che non è stata dimostrata la legittimità del controverso licenziamento dell’ex direttore del Consorzio di Bonifica di Rimini Virgilio Buffoni (nella foto) e che devono essere riesaminati e rivalutati tutti gli addebiti contestati, sulla base del principio della legittimità, quali documenti di prova di tutte le registrazioni ambientali, da cui si dovrebbero evincere le reali motivazioni di tale licenziamento.

Un po’ di storia è necessaria per spiegare il contesto in cui maturano le decisioni. Nel febbraio 2014 si riunisce un importante Comitato Amministrativo dell’Ente, l’organo politico di comando del Consorzio di Bonifica. Si devono decidere le azioni da porre in atto per “sbarazzarsi” di tre dirigenti su cinque. Oltre a Buffoni, gli altri due dirigenti sotto attacco sono Domenichini e Cicchetti.

L’impressione è che si vogliano effettuare questi licenziamenti per questioni che non hanno alcuna attinenza né a motivazioni di ordine professionale né di ordine disciplinare.

Si evince chiaramente dalla narrativa degli intervenuti, che sono l’intero Comitato Amministrativo, alcuni sindaci revisori e i consulenti legali del Consorzio. Quello che pare importare agli amministratori dell’Ente di Bonifica, inspiegabilmente pieni di risentimento nei confronti dei loro dirigenti, è unicamente di mandare a casa tre dirigenti su cinque, scelti opportunamente per garantire la realizzazione del proprio disegno strategico, che è il seguente:

– la presidenza del Consorzio di Bonifica va data a un riminese (Roberto Brolli) che è direttore di un’associazione extra-agricola in rappresentanza di quella componente consorziale, come previsto dall’accordo regionale del tavolo dell’imprenditoria del 2010;

– la sede legale dell’ente e la direzione unica dell’area amministrativa vanno a Cesena;

– la Direzione Generale e la sede amministrativa vanno a Ravenna.

Sono equilibri da perfetto “manuale Cencelli”, incroci in grado di restituire ai centri di potere di Ravenna e di Forlì-Cesena quello che la Presidenza riminese aveva tolto, per assicurare la rappresentanza di un settore predominante la contribuenza consortile a livello regionale.

All’epoca la stampa locale si interessò dell’argomento e dei feroci scontri politici intervenuti sulla spartizione delle poltrone all’interno del Consorzio di Bonifica, dando riscontro a interventi in sostegno dell’una o dell’altra candidatura, per le quali si spesero personaggi noti, quali l’ex presidente della Provincia di Forlì-Cesena Massimo Bulbi del PD, per conto del suo grande elettore (democristiano) Domenico Scarpellini, presidente dei Revisori dei Conti del Consorzio. Massimo Bulbi, per curiosità, è un concessionario di capanni da pesca del Consorzio di Bonifica, possiede una sorta di “pied à terre” in cui ha ricevuto financo l’ex Presidente del Consiglio Enrico Letta.

Siccome alla fine della guerra politica – tutta interna al PD di due delle province romagnole coinvolte nel riordino territoriale della bonifica – venne deciso l’assetto sopra descritto, era evidente che a lasciarci, per così dire, la pelle dovesse essere il dirigente riminese Virgilio Buffoni: non sponsorizzato politicamente, il territorio riminese aveva già ricevuto con la presidenza dell’Ente di area vasta il massimo nella spartizione.

Se avessero scelto la strada del cosiddetto licenziamento per “giustificato motivo oggettivo” si sarebbe corso il rischio che a uscire non sarebbe stato Virgilio Buffoni, in quanto favorito dall’applicazione – obbligatoria in questi casi – della legge 223/1991, articolo 5. Accortisi del problema, gli amministratori optarono per una soluzione diversa, suggerita dai legali del Consorzio: una prima consulenza del professor Zoli, ripresa successivamente da alcune specifiche indicazioni e pareri dell’avvocato Dolcini, subentrato al primo. Gli amministratori del Consorzio iniziarono a inanellare una serie di provvedimenti disciplinari nei confronti di Virgilio Buffoni, su basi meramente assertive perché, data la necessità di dover arrivare all’epilogo del rapporto, non c’era tempo per andare troppo per il sottile.

La prima sanzione contestata riguardava l’avere istruito un procedimento disciplinare nei confronti dell’ingegner Chiara Benaglia e di avere sostenuto – peraltro durante un interrogatorio della Polizia Giudiziaria nel corso di un’inchiesta penale a carico della stessa funzionaria – che direttore e presidente del Consorzio non erano estranei ai delitti contestati. A parte il fatto che «non sono punibili le offese contenute negli scritti presentati o nei discorsi pronunciati dalle parti o dai loro patrocinatori nei procedimenti dinanzi all’Autorità giudiziaria, ovvero dinanzi a un’Autorità amministrativa, quando le offese concernono l’oggetto della causa o del ricorso amministrativo», mi chiedo come si possa ritenere rilevante a livello disciplinare quello realizzato dal dirigente Virgilio Buffoni: l’aver semplicemente esercitato un incarico ricevuto dall’organo amministrativo del Consorzio consistente nell’istruttoria di un procedimento disciplinare rispetto al quale peraltro l’amministrazione aveva assunto direttamente le decisioni riguardanti l’archiviazione del procedimento e le conseguenti determinazioni deliberative, avocando addirittura a sè, in modo del tutto irrituale, le competenze che erano del Direttore del Personale, cioè di Virgilio Buffoni, e in condizioni di conflitto d’interesse, visto il coinvolgimento nella vicenda incriminata di alcuni membri del Comitato Amministrativo di comando dell’Ente.

La seconda sanzione riguardava l’avere rifiutato di completare il piano industriale, senza che peraltro l’amministrazione avesse mai formalizzato un vero incarico in tal senso. In realtà il piano era stato elaborato ma l’amministrazione non ne ha mai voluto prendere atto, poichè questo non era presumibilmente funzionale alla contestazione disciplinare pianificata.

La terza sanzione riguardava la rinuncia a un diritto, tramutata dall’amministrazione in un atto d’insubordinazione, aggravato dall’avere posto in cattiva luce un collaboratore del Consorzio, peraltro rinviato a giudizio per falsa testimonianza. Può essere applicata una sanzione disciplinare verso chi rinuncia a un suo diritto? Diritto che, nello specifico, era l’essere sentito in audizione difensiva relativamente alla seconda contestazione, quella sul piano industriale ed esercitato peraltro pienamente nel corso di un incontro svoltosi alla presenza di due vice presidenti del Consorzio e integralmente registrato. Solo che non essendo riuscito il consulente del Consorzio a verbalizzare la seduta e costituendo questa omissione una irregolarità formale non sanabile, l’amministrazione riconvocò Virgilio Buffoni a una seconda audizione; il Buffoni rifiutò di ripresentarsi. Risultato: una sospensione dal servizio di dieci giorni per la seconda infrazione che sarebbe dovuta essere decaduta per irregolarità insanabile del procedimento e di due giorni per la “lesa maestà” di cui alla terza.

La quarta sanzione riguardava l’avere fruito di alcuni giorni di ferie a cavallo delle festività di fine anno 2014, secondo il Consorzio, senza avere inoltrato regolare richiesta. La cosa non corrisponde al vero ed è facilmente dimostrabile, solo se si consentisse a Virgilio Buffoni un accesso agli atti del servizio lavoro dell’ente, cosa che fino ad oggi è risultata impossibile, visto che la richiesta è stata regolarmente inoltrata nelle forme prescritte per il Direttore del Personale.

La recente sentenza della Corte di Cassazione in merito al licenziamento di Virgilio Buffoni – che pubblicherò e commenterò nella puntata di domani – ha azzerato di fatto le sentenze di merito fino ad oggi intervenute fra gli amministratori del Consorzio e Virgilio Buffoni stesso, ritenendo che non è stata dimostrata la legittimità del licenziamento e che devono essere riesaminati e rivalutati tutti gli addebiti contestati sulla base del principio della legittimità quali documenti di prova di tutte le registrazioni ambientali da cui si evincerebbero le reali motivazioni del licenziamento.

(*) Davide Fabbri è un blogger indipendente: ospitato in questa “bottega”… ogni volta che lo chiede perchè – lo mettiamo nero su bianco – «ce ne fossero di persone come lui».

 

Redazione
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Un commento

  • Hai riportati i fatti. Resta che l’ente di bonifica è un poltronificio come tanti altri e che succhia soldi alla gente senza fare alcunché di utile. Problemone politico prima che giuridico.

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