Consumatori, consum-attori, consumati, consu-matti

   «Più merci, più povertà»: intervista a Saverio Pipitone e altri materiali

Il meglio del blog-bottega /88…. andando a ritroso nel tempo (*)

IlMeglio-Pipitone

Consumatori e forse consum-attori, la grande distribuzione organizzata (smascherata in un bel libro di Saverio Pipitone), ricchezza che produce poveri e un kit per la lotta alla povertà…. Assemblo un po’ di materiali che ho pubblicato qua e là. Buona lettura (db)

«Non è vero che ti regalano un orologio, sei tu che vieni donato all’orologio, lui diventa il tuo padrone». Così, molti anni fa, Julio Cortazar in un racconto.

Le merci ci possiedono. Sempre più. Perfino in periodi di crisi non riusciamo a “scalare”. Possiamo disintossicarci e come?

In primo luogo urge capire meglio di cosa, di chi e perché siamo “dipendenti” per usare un gergo da Sert. Tre anni fa Saverio Pipitone scrisse, con Monica Di Bari «Schiavi del supermercato» ovvero «La grande distribuzione in Italia e le alternative concrete», coedito da Arianna e dalla rivista «il/la consapevole», pubblicata da Macro. Qualche mese fa Pipitone è tornato su questi temi con una nuova inchiesta – stile giornalistico nel senso migliore del termine – cioè «Shock Shopping» (160 pagine, 10,80 euri per gli stessi editori) col sotto-titolo: «la malattia che ci consuma, scopri come le catene dei supermercati manipolano e impoveriscono la tua vita».

Due libri molto interessanti e coraggiosi che purtroppo hanno circolato pochissimo (la Grande distribuzione ci “strangola” e impoverisce anche nel circuito dei libri). A mio parere, è un peccato che siano usciti proprio con Arianna, casa editrice che a fianco di testi eccellenti pubblica sciocchezze – e questo mina la credibilità anche dei libri più importanti – e dà spesso voce alle farneticazioni della nuova destra (francese soprattutto). Consiglio dunque Pipitone di cambiare editore se, come spero, continuerà le sue ricerche.

E’ importante che «Shock Shopping» non cada sotto la mannaia del silenzio. Qui sotto troverete una breve intervista all’autore. Il cuore della ricerca di Pipitone è l’indagine rigorosa sulle strategie attraverso cui la Gdo (Grande distribuzione organizzata) condiziona i consumatori, l’informazione ma soprattutto l’intera filiera produttiva. L’autore analizza i colossi uno per uno: Coop, Esselunga, Auchan, Carrefour, Lidl, Wal-Mart, Ikea… ma ce n’è anche per i fiancheggiatori (in testa Disney e i suoi divertimentifici). Un mare di notizie e dati che non (e sottolineo non) sono di pubblico dominio.

Il libro si apre con una frase che ricorda quella di Alex Zanotelli sulla possibilità di “votare” ogni giorno, scegliendo cosa premiare o bocciare attraverso la spesa; il settimanale «Economist» – ben diverso da un prete barricaderio – si è chiesto se il carrello della spesa abbia sostituito la cabina elettorale. La risposta è senza dubbio sì. Anche tenendo conto (può piacere o no ma bisogna prenderne atto) che il rito elettorale è sempre più svuotato di senso visto che i contendenti – due o al massimo tre – su molte questioni centrali presentano gli stessi programmi, la questione dei consumi assume una centralità, anche politica, del tutto imprevista sino a pochi anni fa.

spagnul-consum

 

La Coop sei tu? Mica tanto

intervista a Saverio Pipitone

 

Molte persone ritengono che la Coop abbia una logica (e un’economia) abbastanza diversa. C’è del vero o è solo una illusione?

«Intorno alla Coop ci sono notizie buone e cattive. Da una parte realmente tutela l’ambiente e fa responsabilità d’impresa; da altri punti di vista fa la politica dello squalo. Anche Renato Curcio (vedi “Il consumatore lavorato”, “L’azienda totale” e “Il dominio flessibile”, tutti editi da Sensibili alle foglie) ricorda che Coop si vanta per le sue politiche del lavoro e poi invece… La riduzione dell’imballaggio esiste ed è positiva ma attenzione a loro fa comodo, diminuisce i costi di produzione. Anche la Cocacola per dire ha ridotto il tappo di un millimetro: un guadagno enorme».

 

Esselunga e Coop hanno molto litigato ma entrambe si vantano di commercializzare i prodotti del Ces (commercio equo-solidale).

«A me pare che il Ces ci rimetta a finire nei supermercati, che si danneggino solo le botteghe. Gli ipermercati vogliono avere tutto, cancellare ogni pur minima concorrenza. Le liberalizzazioni dell’allora ministro Bersani hanno avvantaggiato la Coop in prima battuta: oltre ai para-farmaci venderanno assicurazioni, carburanti e tutto».

 

Chi lavora è controllato, sfruttato, intimidito. Nel vostro libro leggo che “la signora N ha tatuaggi” e dunque Lidl-Germania vuole cacciarla; in Italia com’è la situazione?

«In molte parti d’Europa la sorveglianza è a livelli impressionanti con ex agenti del Kgb a organizzare lo spionaggio. Consiglio di guardare anche il libro di Tavaroli sulla Telecom. Sul quotidiano “Libero”, Gianluigi Nizzi (autore di “Vaticano Spa”, insomma una persona ben informata) ha raccontato di vari episodi che chiamano in causa anche Coop-Lombardia».

 

Come ne usciamo? La decrescita? I Gas?

«Il discorso teorico funziona ma in pratica abbiamo poco tempo per scegliere cosa, come e dove consumare. L’unico modo è recuperare il valore d’uso degli oggetti, sottrarsi alla dipendenza psicologica dalle merci. La Gdo, grande distribuzione organizzata, condiziona tutta la filiera, in alto (politica inclusa) e in basso. Se noi ci sottrarremo al plagio del lavora-consuma-crepa e riusciremo ad organizzarci sul fronte del consumo possiamo condizionare la Gdo ancora più dei produttori».
Spagnul-servi

UNA SCHEDA

Zero poverty: un libro-kit (per salutare il pessimo 2010)

Tanti dicono che dobbiamo affrontare il problema della povertà. Invece dovremmo, con grande urgenza, porci la questione della ricchezza che è troppa, mal distribuita, ingiusta e che produce ogni giorno nuovi poveri.

Aspettando che l’Unione europea combatta lo sfruttamento – almeno con la stessa determinazione con la quale si agita per le contraffazioni – si potrebbe però trarre un bilancio del “2010, anno europeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale”. In alcuni Paesi della Ue qualche minimo risultato si è avuto. Ma qui ci interessano soprattutto le ricadute italiane. Detto in breve: il nulla. Cioè il governo italiano ha evitato ogni impegno per combattere la povertà che però è in costante aumento grazie a Tremon-sconi).

 

A livello di società civile invece qualcosa si è cercato di fare. Vale segnalare “Zero poverty”, un kit multimediale – promosso da Caritas italiana e da Cem-mondialità – pubblicato da Città Nuova, rivolto sia alle scuole che agli educatori.

 

Ogni modulo del kit è diviso in sezioni: una breve introduzione; parole chiave; numeri; finestre sulla città glo-cale (povertà ed esclusione viste nel quotidiano intreccio con il territorio); “voci di speranza” ovvero buone pratiche, narrazioni di percorsi di lotta alla povertà e di empowerment; infine “un altro mondo è possibile” cioè indicazioni e percorsi per uscire dalla povertà garantendo-riconoscendo i diritti a una vita dignitosa per tutte/i.

Le sezioni sono intercalate da schede (circa 3mila) che rimandano a 7 percorsi trasversali contenuti nel dvd: narrazioni; giochi e animazioni; teatro; film; musica; le parole delle fedi; i documenti ecclesiali. E ancora link, bibliografia, sitografia.

C’è anche un test interessante (realizzato dalla Caritas di Zurigo) sui livelli di esclusione sociale di una persona o di una famiglia.

Il kit ci ricorda che è necessario decostruire 4 stereotipi: se sei povero è colpa tua; la povertà non mi riguarda; la povertà è solo economica; ci pensino gli altri, i volontari prima di tutto. Essere informati non è poco; poi occorre “una pedagogia dei gesti” insomma l’azione individuale e collettiva.

Se invece accettate invece le bugie del capitalismo compassionevole – come i 4 stereotipi citati sopra – il kit vi sarà del tutto inutile. Però potreste leggere il classico “Una ragionevole proposta” di Swift (sì, quello di Gulliver) oppure il romanzo “Tutti i poveri devono morire” di Giovanni Di Iacovo, edito da Castelvecchi pochi mesi fa (e segnalato più volte su codesto blog). La provocazione del vecchio Swift e l’iper-realismo sadico del giovane Di Iacovo sono a un passo dalla verità o… dal futuro prossimo se non inceppiamo il meccanismo che produce povertà … cioè ricchezza e dunque povertà.

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” – che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog – recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché 10mila articoli (avete letto bene: 10 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… all’incirca di 5 anni fa: recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

LE VIGNETTE SONO DI GIULIANO SPAGNUL

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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