Contro la pena di morte: due articoli dal…

… «Comitato Paul Rougeau» e le riflessioni di Maria Grazia Guaschino. A seguire la presentazione e l’indice del nuovo “Foglio di collegamento”.

UCCISO IN ALABAMA NATHANIEL WOODS. LUI NON AVEVA UCCISO NESSUNO

Il comportamento degli organi giudiziari dell’Alabama e quello della governatrice Kay Ivey, che hanno lasciato uccidere il 43-enne afroamericano Nathaniel Woods, è stato fortemente criticato negli Stati Uniti.

Il 5 marzo è stato messo a morte in Alabama il 43-enne afroamericano Nathaniel Woods, condannato a morte in seguito all’uccisione di tre poliziotti. Woods però non aveva commesso il triplice omicidio: a sparare fu il suo amico Kerry Spencer. Woods fu condannato a morte solo in base alla ‘legge della complicità’.

Nel 2004 Woods e Spencer spacciavano droga, e il 17 giugno di quell’anno quattro poliziotti fecero irruzione nel loro appartamento con un mandato di arresto per Woods. Quando gli agenti entrarono, Spencer dormiva e fu svegliato di soprassalto. Aveva vicino a sé un’arma e aprì subito il fuoco contro i poliziotti. Ne uccise tre e ferì il quarto, che però riuscì a fuggire e mettersi in salvo. Woods assistette alla scena ma non era armato e non sparò alcun colpo. E si costituì subito. I due uomini furono processati per 3 omicidi di primo grado e un tentato omicidio. Spencer ammise subito di essere stato lui l’unico autore degli omicidi, rilasciando una dichiarazione scritta in cui si assumeva l’intera responsabilità del tragico evento.

“Nathaniel Woods è innocente al 100%” aveva scritto Kerry Spencer nella dichiarazione resa nota da un avvocato di Woods alcuni giorni prima dell’esecuzione. “Nathaniel Woods non doveva neanche essere messo in carcere”.

Prima del processo, l’accusa aveva offerto a Woods la possibilità di patteggiare e di accettare una condanna oscillante tra i quindici a i vent’anni di reclusione. Woods non fu consigliato bene dai difensori di allora e non accettò il patteggiamento, anche perché era convinto che, non avendo ucciso nessuno, e avendo invece Spencer ammesso di essere l’unico omicida, lo Stato non avrebbe intentato contro di lui un processo capitale. Si sbagliava. Entrambi gli imputati furono condannati a morte (Spencer è ancora in attesa che gli venga fissata la data di esecuzione).

Anche sui procedimenti con cui furono inflitte le sentenze capitali ai due uomini c’è da obiettare. Infatti nel caso di Woods la giuria votò 10 a 2 per la pena di morte, e nel caso di Spencer la giuria addirittura votò per l’ergastolo, me il giudice andò oltre tale decisione e condannò l’imputato a morte. L’Alabama, come pochi altri Stati, accetta che la pena capitale venga comminata non all’unanimità ma da una maggioranza di almeno 10 giurati su 12 o possa essere decisa dal giudice anche se la giuria opta per l’ergastolo.

Dopo che un giudice federale, il 4 marzo scorso, ha negato la sospensione dell’esecuzione di Woods, moltissimi personaggi di spicco, tra cui un Senatore dell’Alabama, vari altri esponenti politici locali e personalità famose, hanno immediatamente rivolto una supplica alla governatrice Kay Ivey, chiedendole di risparmiare la vita al condannato. È intervenuto anche Martin Luther King III, il figlio di Martin Luther King Jr., che ha scritto alla Ivey: «Uccidere questo afroamericano, il cui caso appare essere stato gestito malissimo dalle corti, potrebbe costituire un’ingiustizia irreversibile. Vuole davvero che un uomo potenzialmente innocente venga giustiziato?». King ha rivelato ai media di aver cercato di ottenere anche un colloquio con la governatrice, che gli è stato rifiutato. Oltre 68.000 persone avevano inoltre firmato una petizione online chiedendo che l’esecuzione fosse fermata.

Un ulteriore tentativo di salvare la vita a Woods è stato compiuto dai suoi avvocati accusando lo Stato dell’Alabama di mettere a morte rapidamente quei condannati che due anni fa non accettarono di essere uccisi col metodo dell’ipossia, cioè respirando azoto puro senza l’ossigeno necessario per la vita, un nuovo metodo di esecuzione che l’Alabama e altri stati vorrebbero adottare, vista la scarsità delle sostanze letali usuali.

Si tratta di un metodo ancora “sulla carta” e mai sperimentato. In Alabama era stata data ai condannati a morte la possibilità di scegliere questo metodo di esecuzione e, dal momento che il metodo stesso per ora non è applicabile, le esecuzioni dei 51 condannati che optarono per questa scelta sono di fatto sospese.

Woods non aveva fatto tale scelta e come lui altri tre condannati che in effetti sono stati già messi a morte. Gli avvocati di Woods hanno contestato ciò dichiarando che «lo Stato ha forzato detenuti condannati a morte a occuparsi della loro esecuzione, ha nascosto informazioni che avrebbero cambiato la vita di quei detenuti e il Procuratore Generale ha abusato in modo incostituzionale del potere discrezionale, facendo uccidere solo quei condannati che si sono rifiutati di prender parte alla procedura della loro esecuzione».

Tutti i tentativi di salvare Woods sono stati però inutili. La governatrice ha rifiutato di concedergli la grazia, dichiarando che Woods aveva attirato comunque i poliziotti nella casa, che altre due persone sono state giustiziate in Alabama dal 1983 per il reato di complicità in omicidio e affermando: «Dopo accurata e attenta considerazione dei fatti relativi a questo caso, della prima decisione della giuria, della vasta documentazione legale e delle revisioni del caso, ho deciso che lo Stato dell’Alabama deve eseguire questa sera la condanna a morte del Sig. Woods, che è stata imposta secondo la legge». Ha aggiunto: «Il Sig. Woods è stato condannato da una giuria di suoi pari su quattro capi d’accusa capitale, in 15 anni il caso è stato rivisto almeno nove volte e nessuna corte ha mai trovato un motivo atto a sovvertire la decisione della giuria».

E così Nathaniel Woods è stato affidato ai boia e dichiarato morto alle 21:01’ del 5 marzo, dopo 15 minuti dall’inizio dell’esecuzione. Aveva ricevuto la visita dei suoi cari nel pomeriggio, inclusa la figlia e la nipote. Non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione finale e, durante i primi minuti dell’esecuzione, ha mantenuto la testa e le spalle sollevate dal lettino a cui era legato, guardando fisso verso una delle stanze dei testimoni.

La morte così palesemente ingiusta di Woods ha sollevato grande scalpore e rabbia tra gli abolizionisti. Molti hanno scritto sui social media commenti di fuoco sul razzismo e sull’iniquità costituita da questa esecuzione, arrivando a definirla “un linciaggio moderno” e a chiedere perfino la rimozione della Governatrice dalla sua carica.

L’ATTIVISTA SAUDITA LOUJAIN AL-HATHLOUL SIA SUBITO RILASCIATA

Amnesty International ha promosso un appello in favore dell’attivista saudita per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul torturata e ingiustamente detenuta. Invitiamo i lettori che non lo abbiano già fatto a sottoscrivere l’appello cliccando sul link riportato in fondo a questo articolo

Dopo quasi due anni dall’arresto, l’attivista saudita per i diritti delle donne Loujain al-Hathloul [nella foto] tornerà in aula il 18 marzo per rispondere di varie accuse legate alle campagne per la fine del divieto di guida e del sistema del guardiano maschile, di cui è stata protagonista. Rischia una lunga pena detentiva.

Non solo è privata della sua libertà da quasi due anni, ma in carcere Loujain è stata torturata, ha subito violenza sessuale ed è stata posta in isolamento” ha dichiarato in una nota ufficiale Lynn Maalouf, direttrice delle ricerche di Amnesty International sul Medio Oriente.

Il processo è iniziato il 13 marzo 2019 presso il Tribunale penale speciale, nella capitale Riad. Finora le udienze si sono svolte a porte chiuse e a diplomatici e giornalisti è stato proibito assistervi.

Loujain al-Hathlouf è stata arrestata il 17 maggio 2018 insieme ad altre attiviste per i diritti delle donne. Dal giorno dell’arresto, ha subito numerose violazioni dei diritti umani tra cui maltrattamenti, torture e violenza sessuale. Per i primi tre mesi non ha potuto vedere familiari né avvocati. Dal gennaio 2020 è stata posta per diversi periodi in isolamento.

Attualmente sono sotto processo 13 attiviste per i diritti umani. Cinque di loro – Samar Badawi, Naseema al-Sada, Nouf Abdulaziz, Maya’a al-Zahrani e la stessa Loujain al-Hathloul – sono in carcere.

Le altre otto sono state provvisoriamente rilasciate ma rischiano di essere condannate ai sensi delle norme sui reati informatici, unicamente a causa del loro attivismo in favore dei diritti umani.

Il fatto stesso che sia in corso questo processo rivela il vero volto delle cosiddette riforme in Arabia Saudita. Come si può parlare di cambiamento se proprio le donne che hanno lottato per ottenerlo vengono punite?” ha proseguito Maalouf.

Roma, 10 marzo 2020

L’appello per chiedere il rilascio di Loujain è online qui: https://www.amnesty.it/appelli/loujain/

CORAGGIO! NON SMETTETE MAI DI SOGNARE!

In questo tempo particolare la nostra Maria Grazia invia a tutti noi un messaggio di incoraggiamento, attingendo dal patrimonio di amicizia accumulato dal Comitato Paul Rougeau nel corso degli anni.

Cari amici, in questi giorni così particolari e drammatici, sento il bisogno di condividere con voi queste mie riflessioni.

Siamo costretti a una reclusione forzata: mai come ora possiamo quindi immedesimarci e capire cosa provano i detenuti in generale e i condannati a morte in particolare. Proprio come loro, dobbiamo infatti restare “reclusi”, siamo separati dai nostri cari che non abitano con noi e dai nostri amici, non possiamo stare all’aria aperta quanto vorremmo, non vediamo chiaramente la luce alla fine di questo tunnel e avvertiamo una minaccia letale incombente su di noi, subdola e serpeggiante. A differenza dei detenuti e dei condannati a morte, però, noi viviamo in case comode, abbiamo spazi di movimento, possiamo comunicare in qualsiasi momento con amici e parenti attraverso il telefono o addirittura vederli, sia pure a distanza, con i nostri computer, possiamo mangiare cibi di nostra scelta e abbiamo molti mezzi di ricreazione disponibili: libri, musica, film, ecc.

Eppure siamo tutti più o meno infelici, avvertiamo pesante l’oppressione di queste limitazioni e della paura. Ecco, allora, che l’incoraggiamento e la forza di reagire ci possono arrivare proprio dai condannati a morte, dai moltissimi esempi di bontà, di altruismo e di tenacia che tanti di loro ci hanno dato nel corso degli anni. E quindi non trovo di meglio, per fare coraggio a voi e a me stessa, che citare alcune loro frasi, prese qua e là dai loro scritti: proprio da loro dobbiamo imparare perché stiamo vivendo qualcosa di simile a ciò che vivono o hanno vissuto loro. Dobbiamo reagire proprio come loro.

Cito allora alcuni dei nostri amici.

Il saggio e sensibilissimo nativo americano Fernando Eros Caro:

“Non ci si deve mai arrendere e rinunciare alla speranza”

“Nella speranza, rinascono spirito ed energia. Se un condannato a morte può sorridere pur guardando la morte, a maggior ragione tutti voi nel mondo libero potete iniziare ogni giorno con un sorriso! Non smettete mai di sognare!”

“La tua vita è una poesia, solo tu puoi comporla scrivendone i versi.”

“La vita vale la pena di essere vissuta. La vita ‘esiste’ solo nel viverla.”

“La gioia, l’umorismo e il riso sono valori che rafforzano lo spirito… tutti abbiamo bisogno di ridere. Riempite le vostre giornate di luce, e ascoltate il canto degli uccellini!”

Il tenace e indomito guerriero afroamericano Gary Graham:

“Voglio che sappiate che sto bene, che sono forte e che il mio spirito indomabile non sarà distrutto dalle forze del razzismo e dell’ingiustizia. Ricordate ciò che vi dico e traetene forza…”

“Il mio spirito di resistenza non sarà mai stritolato da questa oppressione inumana.”

“Rimanete forti e siate certi che siete nei miei pensieri.”

Il dolce poeta nativo americano Ray Allen, Orso-che-corre:

“La mia fede è forte e il mio spirito è pronto…”

“Quindi, camminate con cuore felice e sappiate che il mio amore e le mie preghiere camminano al vostro fianco…”

“Che i vostri sogni per sempre possano essere dorati e per sempre possiate camminare e dormire nella bellezza.”

Ecco, traiamo forza da tutta questa energia positiva che ci è stata trasmessa da chi ha vissuto per anni in condizioni molto peggiori di quelle in cui stiamo vivendo noi da pochi giorni! E, mi raccomando, quando questa dura prova sarà finita, perché certamente finirà, quando torneremo alla vita normale e alla libertà, cerchiamo di fare tesoro di questa esperienza, ricordandoci di rispettare maggiormente il nostro pianeta (che in questi giorni sta dimostrandoci come stia molto meglio senza i nostri maltrattamenti quotidiani, e che siamo suoi ospiti e non suoi padroni…), di amare di più e con maggiore trasporto tutti quelli che soffrono e che non hanno voce per difendere i loro diritti, e non parlo solo degli esseri umani! Milioni di animali vivono reclusi negli allevamenti in condizioni barbare: per favore, pensiamo anche a loro, ricordandoci inoltre che alcune delle malattie gravi che hanno colpito l’uomo negli ultimi decenni sono arrivate proprio da queste situazioni aberranti di reclusione malsana degli animali.

Vi abbraccio forte (tanto virtualmente posso trasmettervi solo il mio affetto!) e prego per il ritorno di tempi sereni per tutti. Maria Grazia Guaschino

PRESENTAZIONE E SOMMARIO DEL NUMERO 269

Nel primo articolo del nostro “Foglio di Collegamento” si parla dell’esecuzione dell’afroamericano Nathaniel Woods in Alabama. Woods non aveva ucciso nessuno e Kerry Spencer, anche lui condannato alla pena capitale per lo stesso delitto, aveva dichiarato che Woods era al 100 per 100 innocente.

La situazione di James Dailey, il condannato a morte della Florida del quale Dale Recinella – suo consigliere spirituale e nostro amico – afferma l’assoluta innocenza, si è fatta di nuovo critica perché il coimputato Jack Pearcy ha cambiato idea e si è rifiutato di testimoniare in suo favore.

Un articolo riguarda Loujain al-Hathloul, una giovane donna non condannata a morte ma ingiustamente detenuta in Arabia Saudita. Mi raccomando: firmate l’appello in suo favore promosso da Amnesty International utilizzando il link in fondo all’articolo.

Come spesso avviene pubblichiamo un articolo storico. Questa volta scriviamo delle esecuzioni che avvenivano in Cornovaglia nei secoli passati. Tale articolo ci ricorda che le radici della pena di morte hanno poco a che fare con la giustizia ma piuttosto con la crudeltà e il sadismo.

Non vi sono solo cattive notizie in questo numero! Ad esempio si parla della definitiva abolizione della pena di morte nello stato del Colorado che porta a 22 il numero degli stati abolizionisti negli USA.

Al coronavirus in crescitaa abbiamo dovuto dare uno spazio rilevante.

In fondo, prima del Notiziario, trovate un incoraggiamento rivolto a tutti noi in questo particolare momento dalla socia Maria Grazia Guaschino.

Vi ricordo che gli articoli pubblicati nei numeri precedenti del Foglio di Collegamento, ai quali rimandano le note in calce ad alcuni articoli di questo numero, si trovano nel nostro sito www.comitatopaulrougeau.org

Giuseppe Lodoli
per il Comitato Paul Rougeau

 

SOMMARIO

Ucciso in Alabama Nathaniel Woods. Lui non aveva ucciso nessuno

Amaramente deluse le speranze di James Dailey

Finalmente firmata la legge abolizionista in Colorado!

USA: il coronavirus condiziona l’applicazione della pena di morte

Esecuzioni in India, un paese che usa pochissimo la pena capitale

L’attivista saudita Loujain al-Hathloul sia subito rilasciata

Messi a morte per piccoli bizzarri crimini in Cornovaglia

Coraggio! Non smettete mai di sognare!

Notiziario: Florida, Iran, Italia, Texas, Usa

I numeri arretrati del Foglio di Collegamento, ai quali si riferiscono le note in calce agli articoli di questo numero, si trovano nel sito: www.comitatopaulrougeau.org/fogli-di-collegamento-precedenti

AIUTIAMOCI A TROVARE NUOVI ADERENTI

È di vitale importanza per il Comitato potersi giovare dell’entusiasmo e delle risorse personali di nuovi aderenti. Pertanto facciamo affidamento sui nostri soci pregandoli di trovare altre persone sensibili alla problematica della pena di morte disposte ad iscriversi alla nostra associazione.

Cercate soci disposti anche soltanto a versare la quota sociale.

Cercate soci attivi. Chiunque può diventare un socio ATTIVO facente parte dello staff del Comitato Paul Rougeau.

Cercate volontari disposti ad andare a parlare nelle scuole dopo un periodo di formazione al seguito di soci già esperti.

Cercate amici con cui lavorare per il nostro sito Web, per le traduzioni. Occorre qualcuno che mandi avanti i libri in corso di pubblicazione, produca magliette e materiale promozionale, organizzi campagne e azioni urgenti, si occupi della gestione dei soci, della raccolta fondi ecc.

Se ogni socio riuscisse ad ottenere l’iscrizione di un’altra persona, l’efficacia della

nostra azione aumenterebbe enormemente!

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Per aderire al Comitato Paul Rougeau invia un messaggio e-mail all’indirizzo prougeau@tiscali.it con una breve autopresentazione e con i tuoi dati. Appena puoi paga la quota associativa sul c. c. postale del Comitato Paul Rougeau.

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La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • Giorgio Chelidonio

    “Occhio per occhio rende il mondo cieco”: è un detto che rispecchia la barbarie socio-culturale degli USA. Non di tutti gli statunitensi ma di quella maggioranza relativa di ciechi che ottusamente hanno eletto il peggiore dei loro presidenti

  • L’abolizione universale della pena di morte è una tappa essenziale nel lungo percorso dell’Umanità per uscire dalla barbarie.

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