Cordwainer Smith: il tempo folle, le speranze e le rovine

Urania ripubblica «Sabbie, tempeste e pietre preziose» con l’aggiunta di un interessante  dossier (di Fabio Feminò) sui cibi del futuro

Breve presentazione (poche righe a testa) dei “personaggi” a inizio del romanzo. «Il cavallo», «Mizzer, il pianeta della futilità», «Genevieve», «Casher O’Neill, vagabondo delle stelle», «Pontoppidan, letteralmente un gioiello di pianeta». Ci siete? «Mettete insieme tutto questo e avrete una delle storie più strane che siano mai state tramandate di mondo in mondo». Non è un’affermazione azzardata. Diciamolo così: qui il casino è assicurato, nel bene e nel male.

Collezione Urania ristampa «Sabbie, tempeste e pietre preziose» – 204 pagine per 6,90 euri – cioè «Quest of Three Worlds» (1965) di Cordwainer Smith, riprendendo la traduzione di Ugo Malaguti. A completare questo Urania l’intrigante racconto «Diversamente vivi» di Valeria Barbera e soprattutto il ricco, informato dossier (più di 30 pagine) «Cresceranno bistecche sugli alberi?» di Fabio Feminò ovvero «cosa mangeremo domani»: peccato solo che Feminò sia ossessionato dagli ecologisti e dai verdi (li vede ovunque e sempre fanatici) e abbia fiducia piena nelle multinazionali che risolveranno ogni problema. Nella breve scheda Giuseppe Lippi ricorda che Smith ha scritto «Psychological Warfare», un manuale sulle tecniche di lavaggio del cervello, e che è stato «consigliere militare nella guerra in Corea». Un altro “esperto” in torture insomma come il David Drake finito su Urania in agosto (cfr Marte-mix: Urania d’agosto; affrettarsi per Rill; Trump e una certa fantascienza): dal punto di vista letterario la differenza è che Smith sa scrivere e Drake no.

Trama? Volendo… O’Neil deve superare tre prove (roba da antichi Greci) su tre diversi pianeti e infatti ««Sabbie, tempeste e pietre preziose» raccoglie un trittico di racconti. Idee discutibili: «la mancanza di scrupoli è spesso il prezzo della pace, e la vigilanza è il prezzo del benessere». Ma anche spunti interessanti: «Hai ragione quando dici che ciascuno di noi è quello che deve essere. Non è forse questa la libertà?». In questi mondi girano uomini-serpente (o tigre o altro), subumani cioè animali trasformati in servi; come T’ruth, una tartaruga di 906 anni terrestri che ora è una specie di bimba umana o C’alma «la donna cane di Pontoppidan». Ma incontreremo anche le «balene d’aria» e i Dimentica, «colpevoli di crimini capitali ai quali i tribunali […] avevano concesso l’amnesia totale al posto della morte o di qualche punizione peggiore della morte come il confino sul pianeta Shayol». Ci sono anche le «ventose» ovvero «macchine per il pedinamento […] che potevano diventare bambini e farfalle e uccelli». E poi cercare, cercare, cercare come nel titolo originale del romanzo: «Io sto cercando qualcosa che mi tolga il potere e mi faccia ritornare un semplice essere umano. Io sto cercando una cosa che può essere il nulla ma un nulla che io possa servire e a cui io possa credere».

Mi tocca ripetermi. Qui in “bottega” nel 2010 avevo scritto così. «Con ogni evidenza nella fantascienza si aggirano storie strane scritte da gente spesso ancor più stramba. Eppure ogni tanto c’è qualche stranezza al quadrato che resta in mente per decenni. Né i critici di mestiere, né chi legge per passione, né i biografi più o meno autorizzati saprebbero sintetizzare in una formula cosa distingua Cordwainer Smith (1913-1966), al secolo Paul Linebarger, da altri miti della fantascienza. Eppure qualcosa c’è. E non basta sapere di una biografia assai mossa (esperto nientemeno che di “lavaggi del cervello”) o d’una passione non comune per l’Estremo Oriente oppure registrare la pur intelligente annotazione (di Giuseppe Lippi, fra gli altri) che Smith-Linebarger lavora per “accumulo”, gettando nelle righe così tanti materiali e idee da stravolgere chi legge. Ogni pagina si aspetta che l’edificio narrativo costruito da Smith crolli per eccesso di barocco o per materiali disomogenei per arrivare a fine libro e scoprire che la torre di Babele smithiana vola alto, anche se – come il calabrone del resto – è assolutamente impossibile che possa farlo. Questo non vuol dire consigliare  i suoi libri a cuor leggero: è il classico caso del “vi affascinerà o vi disgusterà”, comprenderete  ogni allusione e sfumatura oppure non capirete un cecio». (*)

Dunque nulla di muovo? Anche «Sabbie, tempeste e pietre preziose» rientra nelle spire di Smith/Linebarger? Certamente. Secondo me però questo romanzo, pur scritto benissimo, non ci offre – troppi tempi morti e ripetizioni, pazzia controllata e qualche incertezza – il miglior fra i Linebarger-Smith che si trova invece in «Norstrilia», nel terrificante «Un pianeta chiamato Shayol» e in molti racconti.

(*) Il resto è qui: Cordwainer Smith: “Norstrilia” e stranezze al quadrato; ma in “bottega” leggete anche Cordwainer Smith, il prezzo della felicità di Antonio Caronia.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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