Corona Virus: altri sguardi

interventi di Angelo Baracca, Piero Bernocchi, Alessandro Ghebreigziabiher e Gianni Tognoni con molti altri link. A seguire alcune riflessioni di db sul 21 marzo e sul virus dell’imprigionamento volontario

La pandemia prossima ventura – di Angelo Baracca (*)

Si stanno accavallando le considerazioni più svariate sull’attuale epidemia da coronavirus, pareri discordanti di specialisti, valutazioni politiche diverse: non solo il cittadino comune riceve una gran confusione, ma anche una persona con qualche base scientifica stenta molto ad orientarsi. Io sono un fisico di formazione e nonostante i miei interessi generali non sono in alcun modo un esperto in questo campo, ma sono debitore al Dott. Ernesto Burgio di informazioni e commenti basilari per questo articolo (dei cui contenuti peraltro egli non ha alcuna responsabilità).

In primo luogo mi sembrano fondamentali alcune precisazioni che da molti resoconti e interviste, anche di specialisti, non emergono, o non emergono chiaramente.

I virus non sono microrganismi in senso stretto, ma “acidi nuclei impacchettati”, virus è un termine generico che comprende un grandissimo numero di famiglie e specie con caratteristiche molto diverse, come struttura, tipo di replicazione, cellula ospite (animali, funghi, piante o batteri), tropismo di tessuto od organo, tipo di trasmissione, ecc. (per farsi un’idea si può ricorrere alla solita Wikipedia. Non mi stupisce che anche fra gli esperti vi siano opinioni diverse perché ogni specialista è legato al suo campo, altrimenti oggi non sarebbe uno “specialista”: lo so bene dalle lotte contro il nucleare degli anni ‘80 dove tutti (o quasi) i fisici e gli ingeneri erano a favore di questa tecnologia.

Il coronavirus attuale (SARS-Cov-2, che causa la malattia Covid-19), come quello della SARS del 2003 (SARS-Cov), differiscono dai comuni virus influenzali per essere virus ricombinanti, emergenti da pochi mesi o anni da serbatoi animali naturali o artificiali come quelli degli allarmi aviari degli ultimi vent’anni (1997/2005) e i coronavirus 2002/2003 e 2019/2020. Mentre nei confronti di virus che circolano da anni o decenni i sistemi immuno-competenti umani sono in grado di rispondere in modo efficace e adeguato, contro i nuovi virus, cioè contro virus che hanno fatto da poco il cosiddetto “salto di specie”, i nostri sistemi immuno-competenti sono impreparati e tendono a reagire in modo pericoloso, sia per eccesso, sia per difetto. Questo non significa, sia chiaro, che questi virus siano necessariamente destinati a trasformarsi nella temuta pandemia, ma che ne hanno le potenzialità: ed è una cosa che va tenuta presente.

Credo che questa mancata distinzione sia una delle cause dell’attuale confusione, anche fra giudizi esplicitamente contrastanti di specialisti, e dell’incrociarsi di allarmi e contro-allarmi che non solo gettano in confusione la gente, ma non contribuiscono a prendere provvedimenti razionali che ci lasceranno impreparati al prossimo allarme che immancabilmente verrà.

I coronavirus sono virus a RNA  i quali sono caratterizzati da una frequenza straordinariamente alta di mutazioni. «Può accadere che un virus effettui il salto di specie, incrementi il suo bacino di infezione, aumentando le sue capacità di duplicazione, infettando altre specie. Attraverso la ricombinazione genica il virus può diventare pericoloso anche per altre specie. Esempi sono il salto di specie maiale-uomo e uccello-uomo. Quando un virus cambia la specie ospitante può accadere che: 1) l’ospite infettato sia completamente sprovvisto di difese immunitarie specifiche che di solito contribuiscono ad attenuare i sintomi di infezioni portate da virus più largamente diffusi nella popolazione; 2) il virus non ha avuto il tempo di modificarsi in varianti meno letali e quindi determina un’infezione grave nel nuovo ospite» (vedi qui). «Tenuto conto che in media in un RNA virus ogni 100 replicazioni si hanno 76 mutazioni, che in un DNA virus se ne hanno 0.34 … si comprende come … quando si parla di popolazione virale si debba intendere non una entità omogenea, ma piuttosto una distribuzione di genomi mutanti e a volte ricombinanti che va a formare una struttura di popolazione complessa e dinamica» (vedi qui).

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Faccio un passo indietro. L’epidemia di SARS del 2003 seguì di due anni l’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre 2001: non che ci sia una connessione fra i due eventi, ma pochi ricordano che solo una settimana dopo l’attacco alle Twin Towers iniziò un’ulteriore destabilizzazione del clima interno della nazione con l’invio di una serie di pacchi con spore di antrace (carbonchio) che causarono la morte di 5 persone e l’avvelenamento di altre 17, diffondendo un clima di panico: nel 2007 venne indiziato Edward Ivins, operatore di un laboratorio di biodifesa, il quale (guarda caso) dopo pochi mesi morì per un’overdose di tranquillanti. Ma ancor meno si ricorda un fatto davvero inquietante, cioè che i due anni successivi a quel fatidico 2001 registrarono una quindicina di morti misteriose di scienziati esperti in bio-wars! Sollevò un certo clamore pubblico la misteriosa morte nel 2003 dell’esperto britannico di armi chimiche David Kelly, notoriamente critico sul tema controverso delle armi di sterminio irachene: la versione del suicidio non convinse nessuno. L’ipotesi più immediata è che questi scienziati sapessero troppo, ma non sembra peregrina l’idea di una corsa internazionale alle armi biologiche. Poteva entrarci, direttamente o indirettamente, con l’epidemia di SARS? Del resto oggi non si intrecciano le notizie o gli allarmi se questo coronavirus sia uscito da qualche laboratorio di aggressivi chimici [1], se non addirittura introdotto intenzionalmente in Cina? L’autorevole Bulletin of the Atomic Scientists ha appena pubblicato una notizia [2] che un laboratorio biotech ha creato intenzionalmente un virus del vaiolo, malattia sradicata nel 1980 (campioni sono conservati, che si sappia, in due laboratori di massima sicurezza negli Usa e in Russia: possiamo immaginare i rischi che fenomeni come questo comportano!

Insomma,  il quadro generale risulta molto complesso ed estremamente inquietante.

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Se dal 1945 è evidente che le armi nucleari costituiscono una minaccia capitale sul genere umano e c’è sempre stato un movimento per la loro abolizione, le armi batteriologiche sono effettivamente state bandite dalla Convenzione del 1972 (BWC) e, per quanto la minaccia del bioterrorismo sia presente, non vengono percepite come una minaccia per l’umanità. Ma proprio dai tempi della BWC si stava realizzando una «rivoluzione tecnologica che  avrebbe sconvolto il mondo della genetica e fornito agli scienziati gli strumenti necessari a trasformare innocui microrganismi in microscopiche bombe intelligenti, più potenti di qualsiasi altra arma mai costruita» [Ernesto Burgio, Mosaico, 2010: Bioterrorismo e Impero Biotech, armi biologiche e guerra (infinita) al pianeta, vedi qui].

Quando arrivarono i primi brevetti sugli esseri viventi (1980) fu chiaro che sarebbe stato impossibile fermare la sperimentazione bio-genetica. L’enorme business derivante dalla rivoluzione biotech comprende le Life Science Industries, la Big Pharma e le grandi corporations che hanno investito miliardi di dollari, e la comunità scientifica del settore che, quando non ha interessi diretti nelle imprese, ha alimentato la convinzione di possedere ormai le conoscenze e gli strumenti per trasformare la biosfera e la società mondiale a propria immagine e somiglianza.

Gli aggressivi biologici non sono nuovi nella storia delle guerre: l’avvelenamento dei pozzi con segale cornuta da parte degli assiri o l’inquinamento dell’acqua con carcasse di animali da parte degli egiziani, i greci e i romani sono solo esempi di quanto sia antica la guerra biologica. Ma oggi – scriveva nel 2002 Susan Wright quotata studiosa del problema [3] – «Il vero pericolo è che una guerra biologica globale deflagri senza che si riesca a impedirla, piuttosto che per la deliberata volontà di qualcuno. … [É impossibile] distinguere tra usi difensivi e offensivi delle ricerche sui microrganismi e, almeno a partire dagli anni ’80, con gli enormi interessi economici collegati al nuovo settore delle biotecnologie genetiche».

Un laboratorio di biotecnologia non è come un laboratorio nucleare: la produzione del “nucleare dei poveri” non richiede particolari strutture, un bioreattore per la costruzione di germi micidiali ha dimensioni estremamente ridotte (al punto che potrebbe essere trasportato in un furgone); persino un singolo terrorista solitario o un folle potrebbero mettere in ginocchio gli States, vista la facilità con cui è oggi possibile acquistare (per corrispondenza!) microrganismi patogeni e indurre in essi micidiali modifiche. Il confine fra utilizzazioni per (presunti) scopi civili e implicazioni pericolose o militari sfuma, sono gli stessi avanzamenti tecnico scientifici ad aggravare i rischi incontrollabili di guerra.

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Da quando gli esperimenti su virus e altri vettori genetici sono di routine nei laboratori di tutto il mondo, le malattie da nuovi virus sono diventate un problema drammatico ed enormemente sottovalutato dall’opinione pubblica.

La grande “biotecnologa pentita” MaeWan Ho (scomparsa nel 2016) ha sottolineato [4] «la pericolosità di simili manipolazioni, oggi di routine in migliaia di laboratori, in grado di creare in pochi minuti milioni di particelle virali mai esistite nei quattro miliardi di anni di evoluzione che ci hanno preceduto e in grado di ‘saltare’ da un ospite all’altro. […] sul banco degli imputati è l’ingegneria genetica in quanto ‘tecnologia finalizzata a trasferire orizzontalmente i geni tra specie non destinate a incrociarsi tra loro’. Il che equivale a dire che i pericoli per l’intera biosfera, non derivano da un cattivo uso del biotech, e cioè dal bioterrorismo e dalle guerre biologiche, ma da una tecnologia che infrange deliberatamente le barriere specie-specifiche che la Natura ha costruito a difesa delle singole specie viventi» [corsivo mio].

«… l’inquinamento genetico del pianeta, da parte di centinaia di varietà di organismi geneticamente modificati (Ogm) è già in atto da anni e rappresenta una vera guerra non dichiarata all’intera biosfera». «Nessuno può oggi affermare con sicurezza che gli effetti e i prodotti delle biotecnologie con finalità sulla carta ‘buone’ non si rivelino, specie nel medio-lungo periodo, altrettanto pericolose di quelle con finalità ‘cattive’».

Una volta arrivato a manipolare le molecole fondamentali per la regolazione dei viventi, l’Apprendista Stregone, “bio-Stranamore” – semplice genetista o biotecnologo dell’industria Biotech o di un laboratorio, pubblico o privato – rischia di innescare trasformazioni che nessuno potrebbe essere in grado di controllare. Gli sviluppi estremi delle biotecnologie rappresentano l’ultimo stadio della mercificazione della Natura. Il progetto degli scienziatie delle corporationsbiotech di mettere le mani sul codice stesso della vita, per correggerne i “difetti” e giungere ad una nuova creazione “perfetta”, diviene un vero delirio di onnipotenza: da progetto di bio-dominio globale rischia di trasformarsi in una global-bio-war combattuta da un nemico infinitamente sfuggente, elusivo, pervasivo, un esercito di organismi geneticamente modificati che, messo a punto in migliaia di laboratori, distribuito in ospedali, farmacie, supermercati e mercati dei sei continenti. sta colonizzando il pianeta (Burgio).

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È molto importante capire quanto sia sbagliato paragonare l’attuale coronavirus ai “comuni virus influenzali” – cosa che malauguratamente sta continuando ad avvenire – e perché il primo debba essere comunque considerato un “pandemico potenziale”.

In definitiva, anche se quella attuale è per ora solo un’ epidemia localizzata e fortunatamente sembra non molto letale, i meccanismi innescati ormai inarrestabili rendono una pandemia grave un evento molto probabile, è solo una questione di tempo. Purtroppo la grande confusione attuale e l’intrecciarsi di allarmi e contro-allarmi, anche da fonti autorevoli, aumentano la confusione e la sfiducia nelle istituzioni, e non aiutano certo a trovarci più preparati in una prossima emergenza.

Rinnovo la mia riconoscenza a Ernesto Burgio per avermi introdotto alla comprensione di questi problemi e per recenti contatti.

POST SCRIPTUM

Dovrebbe essere superfluo, ma ritengo opportuno sottolineare che le concezioni che ho esposto non sono affatto in antitesi con le giustissime denunce che vi sono malattie che infestano soprattutto i paesi poveri che mietono quantità mostruose di vittime, in particolare fra i bambini (per non parlare poi dei flagelli delle guerre). Non è che un fatto indiscutibile esclude un pericolo che ha una natura completamente diversa: potremmo dire che entrambi hanno in comune i colossali interessi delle compagnie del Biotech e di Big-Pharma, per un verso vi è il flagello delle malattie per mancanza di interesse e di profitto ad investire su di esse (come del resto farmaci innovativi sono commercializzati a prezzi assolutamente proibitivi per quei paesi), per l’altro verso vi è la manipolazione esasperata del codice della vita e della frontiera dello sfruttamento estremo della natura per l’interesse e il profitto, incurante dei rischi enormi che pone.

NOTE

[1] Ad esempio, M. Bottarelli, Spunta una inquietante ricerca del 2015: la creazione in laboratorio di un virus-chimera dal coronavirus di pipistrello, vedi qui.

[2] G. D. Koblentz, A biotech firm made a smallpox-like virus on purpose. Nobodyseems to care, Bulletin of the Atomic Scientists, 21 febbraio 2020, vedi qui.

[3] S. Wright, Biological Warfare and Disarmament: New Problems/New Perspectives, Rowman&Littlefield, 2002.

[4] Mae-Wan Ho, Bioterrorism and SARS, Institute of Science in Society, 16 aprile 2003, vedi qui.

(*) ripreso da effimera.org

La Wuhan “de noantri”. Ovvero: fa più disastri il coronavirus o il virus del panico indotto?

Per un paio di giorni sono stato incerto se scrivere quanto qui leggerete. Ne ero vieppiù convinto, via via che studiavo la stampa nazionale e internazionale, le dichiarazioni degli scienziati e degli esperti e tutto il materiale disponibile in materia. Al punto che se fossi stato un qualsiasi cittadino/a senza ruoli specifici o quello che in politica si chiama “un cane sciolto” non avrei avuto dubbi. Ma farlo in qualità di portavoce Cobas, in un clima isterico  e paranoico – ove gli opinion makers, come succede quasi sempre in Italia, sono esperti di camaleontismo, trasformismo e dunque assecondano la corrente dominante –  rende l’andare controcorrente, pur sempre faticoso in Italia, particolarmente improbo quando si rischia di passare per “untori” o per “complici” dell’espansione dell’epidemia. Però ieri mi ha convinto definitivamente Attilio Fontana, governatore della Lombardia e leghista doc (quello della difesa della “razza bianca”, che dopo la dichiarazione ha dovuto mettersi in autoisolamento poichè una sua collaboratrice è risultata positiva al tampone) che così ha parlato al Consiglio regionale lombardo: “ Cerchiamo di sdrammatizzare: questa è una situazione senza dubbio difficile ma non così pericolosa. Il virus è aggressivo e rapido nella diffusione ma molto meno nelle conseguenze: è poco più di una normale influenza, e questo lo dicono i tecnici”. Diavolo, ma se Fontana, che rischia ben di più di me per dichiarazioni del genere, ha deciso di parlare in tal modo, perché mai io dovrei autocensurarmi?

Dunque, entro nel merito. E parto da alcuni titoloni di Repubblica degli ultimi giorni, che monitora minuto per minuto l’andamento dell’epidemia:” Sesta vittima, paziente oncologico di Crema” (di 80 anni); “Tre morti in Lombardia, malato terminale di cancro e due ultraottantenni affetti da gravi patologie”; “Virus letale per chi ha gravi patologie”. Come avrebbe dovuto apparire chiaro per questi e altri titoli squillanti, strombazzati da giornali e TV con cadenza ossessiva, cose simili si sarebbero potute scrivere in qualsiasi mese e in qualsiasi anno del Ventunesimo secolo italiano. Come infatti ha spiegato un paio di giorni fa Nicola Acone, specialista in malattie infettive e primario al Moscati di Avellino “Il coronavirus provoca gli stessi sintomi di un’influenza ed ha lo stesso decorso nell’85% dei casi, mentre nel 15% provoca problemi respiratori come una polmonite; tra questi un 2%, che ha tumori avanzati, malattie cardiache o polmonari ed è in età avanzata ha più probabilità di morire rispetto all’influenza tradizionale”. Una descrizione analoga l’ha fatta ieri Walter Ricciardi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): “Dobbiamo ridimensionare questo grande allarme, la malattia va posta nei giusti termini…Su 100 persone malate 80 guariscono spontaneamente, 15 hanno problemi seri ma gestibili in ambiente sanitario e solo il 5% è davvero grave…ma tutte le persone decedute avevano già gravi problemi di salute”. Ora, pur essendo questi numeri orientativi perché in materia non si può essere precisi al 100%, il dato di fondo è limpido: praticamente muoiono solo quelli che hanno gravi patologie, esattamente come è sempre successo tutti gli anni durante le ondate di “normale” influenza nel nostro Paese. Anzi: secondo le stime del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore della Sanità, in Italia dall’inizio del Ventunesimo secolo ogni anno in media il 9 % della popolazione è colpito da sindrome influenzale (circa 5 milioni e mezzo di persone) con un numero di decessi tra i 4 mila e i 10 mila (nel 2019 circa 8 mila) tra chi, già vittima di serie patologie pre-esistenti, muore per le complicanze gravi del virus influenzale (e tra questi l’anno scorso il nostro caro Bonaventura De Carolis). Mentre, qui ed ora, dopo una circolazione probabile del virus in Italia di circa una cinquantina di giorni, i morti sono 12 e tutti con patologie gravi e/o decisamente anziani, mentre gli infettati arrivano ad oggi a 485, di contro, ad esempio, al milione e mezzo (più o meno) di italiani “allettati” con l’influenza tradizionale tra l’inizio di  novembre 2019 e l’inizio di gennaio 2020. Un ulteriore elemento, per valutare la letalità del coronavirus, lo possiamo ricavare da un confronto, per quel che riguarda i malati a rischio, con precedenti epidemie: la SARS, ad esempio, aveva una mortalità intorno al 10%, mentre la Ebola addirittura dell’80-90%. Anche se, per quel che riguarda la diffusione del virus, c’è una differenza notevole, a favore del mimetismo del coronavirus rispetto ai suoi predecessori: sia il virus SARS e tanto più Ebola non si nascondevano, aggredivano rapidamente (e assai violentemente nel caso di Ebola) i pazienti, che, oltre a morire incomparabilmente di più, erano riconoscibili e isolabili: e il virus “sciocco”, evidenziandosi clamorosamente, si faceva individuare senza equivoci, veniva circoscritto e moriva con il malato. Il Corona, invece, è un virus “furbo”, che si mimetizza, dà conseguenze all’inizio inavvertibili e poi comunque molto più blande e quindi si può diffondere di più e più rapidamente, e facendo assai meno morti può continuare il suo percorso nella popolazione più ampia. Ma, appunto, con una pericolosità assai inferiore perché anche il dato fornito qualche settimana fa dal governo cinese – sulla cui base l’OMS ha fatto i suoi calcoli -secondo i quali in Cina il tasso di mortalità al momento dell’esplosione dell’epidemia sarebbe stato del 2,5%,  è inattendibile perché le persone contagiate sono molto probabilmente ben di più di quante dichiarate dal governo e tante altre decine di migliaia saranno guarite senza manco sapere di aver contratto quel virus. (Peraltro, i ricercatori dell’OMS hanno affermato un paio di giorni fa: “I contagi in Cina hanno cominciato a diminuire in maniera consistente..e nonostante le speculazioni sul fatto che questa stia diventando una pandemia, al momento non si vede una diffusione tale da non poter essere contenuta”). E infine, è di oggi una cristallina testimonianza di Edmondo Vetrugno, medico salentino contagiato quasi sicuramente a Codogno e rapidamente guarito, che addirittura toglie anche quel “è poco più” che precede, nelle dichiarazioni attuali di esperti e di politici come Fontana, il “di una normale influenza”. Sentiamolo: “Sto bene, ho superato la malattia con pochissimi sintomi. Quindi niente panico, e sottoponetevi ai tamponi solo se ci sono sintomi… La malattia si comporta esattamente come la banale influenza e nella stragrande maggioranza dei casi si risolve in 3-4 giorni senza esiti.. Ho avuto sintomi da raffreddore con rinite, ma non febbre e nemmeno tosse, sono andato regolarmente al lavoro visitando pazienti, incontando gente nella mia normale vita sociale (palestra, ristoranti ecc.)… Stimo di aver incontrato decine di persone, oltre a moglie e figlio,ho starnutito più volte nello studio in cui lavoro a stretto contatto con i miei colleghi, eppure a distanza di una settimana nessuno ha manifestato sintomi e tutti i tamponi che hanno fatto sono risultati negativi…e per giunta avevo il sistema immunitario indebolito perchè stavo prendendo antibiotici per un problema al dente del giudizio”. Capito?

Le responsabilità della politica politicante

Tutti questi dati, che avrebbero dovuto, e dovrebbero, consigliare la massima cautela alle forze politiche e istituzionali e ai mass-media, sono stati sottaciuti nelle ultime settimane e solo ora emergono con chiarezza nelle dichiarazioni dei politici, di rappresentanti delle istituzioni, esperti e opinionisti. Qualche giorno fa, avevano invece fatto scandalo le parole di quella che pure è al momento il n.1 italiano per esperienza sul tema, visto che è nella prima trincea di difesa, cioè la responsabile del laboratorio dell’ospedale Sacco di Milano (il centro nevralgico, e con il maggior numero di dati sperimentali quotidiani sull’epidemia a disposizione) Maria Rita Gismondo, che, coraggiosamente, anche di fronte al rischio di un linciaggio mediatico, era andata controcorrente contro il panico indotto dalle autorità e dai mass media, affermando con la massima nettezza: “Si è scambiata un’infezione appena più seria di una influenza per una pandemia letale. Non è così. Guardate i numeri. Questa follia farà molto male”. E il primo segno del possibile linciaggio le era venuta da quell’arrogante e megalomane personaggio che è il borioso Burioni, reso protagonista mediatico dalla sua battaglia contro i no-vax (che peraltro, quella sì, aveva un certo fondamento) ma soprattutto dalla “benedizione” ricevuta dalla coppia politica più disastrosa del dopoguerra, Grillo e Renzi, magicamente d’accordo a firmare un suo documento contro i no-vax. In diretta TV lo sciagurato aveva apostrofato volgarmente Maria Rita Gismondo, da lui definita sprezzantemente “la signora del Sacco”, affermando: “Temo che abbia lavorato troppo nelle ultime ore, dovrebbe riposare”; e alle obiezioni sulla definizione di “signora”, aveva aggiunto: “Signora sostituisce un altro epiteto che mi stava frullando nella testa”, concludendo la sciocca e offensiva intemerata equiparando il corona-virus con quello della influenza “spagnola” che tra il 1918 e il 1920 fece 50 milioni (qualcuno dice addirittura il doppio) di vittime nel mondo. Oggi, in un’intervista che Brunella Giovara le dedica su Repubblica, Maria Rita Gismondo si può prendere una bella rivincita, che forse testimonia anche di una resipiscenza, pur tardiva, dei responsabili politici, scientifici e massmediatici dell’intera vicenda. Ne riporto alcuni brani:

Professoressa, il governatore Fontana ha detto che ‘questa è poco più di una normale influenza’”.

Bene, significa che mi stanno ascoltando”.

Quando lei chiedeva di abbassare i toni, tre giorni fa, è stata attaccata da Burioni”.

Lasciamolo alla sua gloria”.

Cosa dobbiamo fare allora?”.

No allarmismo, molta attenzione e molto lavoro, dire le cose vere con molta obiettività. C’è un bombardamento di notizie che fomentano la paura, c’è stato un lavaggio del cervello collettivo. Sembra che siamo in guerra ma non siamo in guerra…Se invadi gli italiani con video di città deserte, ambulanze a sirene spiegate, crei il panico…Poi spesso la salute viene strumentalizzata a livello politico. E qui mi fermo. Ma è inaccettabile”.

Appunto, “la salute viene strumentalizzata a livello politico”: e mediatico, avrei aggiunto. Ma perché è successo e come è potuta accadere questa assoluta anomalia europea (e mondiale se si esclude ovviamente la Cina) del far credere di “essere in guerra” e dell’imporre misure da coprifuoco bellico? Chiudere le scuole, i musei, il Duomo di Milano, gli stadi, vietare le manifestazioni e le riunioni pubbliche anche di decine di persone, imprigionare 50 mila abitanti dei comuni lombardi più colpiti, come fossero Chernobyl, chiudere i voli da e per la Cina, peraltro mentre da Nord e Sud viaggiano ogni giorno centinaia di treni che trasportano centinaia di migliaia di persone, stipati a mille a mille: sono provvedimenti da guerra guerreggiata che nessun altro paese ha preso, Cina esclusa. In Corea del Sud, secondo paese per contagio, oramai quasi mille, nessuna di queste misure è in vigore, anche se il rientro a scuola dalle vacanze di febbraio è stato posticipato di una settimana nella regione particolarmente colpita; mentre tutto è aperto in Giappone, al quarto posto con 200 contagi circa, ove è stata chiusa una sola scuola dove un docente aveva il virus ma è stata riaperta due giorni dopo; senza citare l’Iran, dove peraltro tutto lascia credere che i malati siano infinitamente di più dei 60 dichiarati. E soprattutto alcuna misura simile è stata presa negli altri paesi europei, dove pure la circolazione di cinesi o di occidentali residenti periodicamente in Cina per lavoro o vacanze è persino maggiore che in Italia e dove i dati sono palesemente sottostimati perché i controlli e i tamponi di analisi sono stati nettamente minori che in Italia e così pure i ricoveri ospedalieri precauzionali (vedi ad esempio il caso della Francia con una media di tamponi intorno ai 400, di contro ai circa 5000 italiani). E, per rendersi ancora più consapevoli dell’impatto paranoico e terrorizzante di tanti di questi provvedimenti (Basilicata e Marche che vogliono chiudere le scuole malgrado non ci sia un solo caso di malattia, Ischia che chiude l’isola a lombardi e veneti, tanti comuni del Sud che ricevono le “spiate” di arrivi di studenti dal Nord e li vanno ad individuare casa per casa ecc.) basterebbe fare anche solo un passo indietro alla fine degli anni ’50 in Italia, quando esplose anche da noi quell’epidemia/pandemia influenzale che prese il nome di “asiatica”: insomma, non la citatissima “spagnola” troppo lontana nel tempo e nelle condizioni generali del mondo e delle comunicazioni/informazioni, ma qualcosa di molto più recente e confrontabile e che ho personalmente vissuto, appunto l’influenza “asiatica” del 1958-1959. Avevo undici-dodici anni e mi ricordo bene le preoccupazioni e i timori dell’epoca, che però non raggiunsero minimamente l’attuale panico, nè provocarono provvedimenti paragonabili a quelli attuali. Eppure in due anni (il vaccino venne reso disponibile dopo un anno e mezzo se non ricordo male) l’ “asiatica” (chiamata così perchè partita da Hong Kong) provocò due milioni di morti in tutto il mondo ed alcune decine di migliaia in Italia. Ricordo che Il Messaggero dette la notizia del primo morto a Roma con una certa evidenza e segnalò che al terzo giorno i morti erano già 15. Eppure non ci fu alcun “effetto Wuhan”, né alcun clima di guerra guerreggiata.

Dunque, quali le responsabilità della politica partitica e istituzionale, del governo ma anche delle opposizioni e dei singoli partiti di entrambi gli schieramenti nella creazione di tale clima bellico? Eviterei di accentuare alcune responsabilità ed errori specifici accusando in particolare il governo, ma anche alcune Regioni, di non aver fatto il possibile per bloccare in tempo il virus, ad esempio impedendo i controlli dei cinesi in arrivo per vie “indirette” una volta annullati i voli con la Cina, decisione forse sbagliata ma a mio avviso non decisiva. In realtà la realizzazione di un muro ai confini, invalicabile per il virus, non è riuscita né poteva riuscire a nessuno. E’ falso che lo abbiamo fatto negli altri paesi europei, i quali stanno semplicemente imbrogliando: è probabile che abbiano un numero analogo di infettati ma, facendo neanche un decimo dei controlli italiani, possono fingere ancora per un po’di non averne di infettati, per non mettere in crisi, finché possono, la propria economia. E’ materialmente impossibile che non ne abbiano, perchè i turisti o uomini di affari cinesi sono comunque transitati da quei paesi, ove i controlli negli aereoporti non sono stati fatti a chi era in transito, e che, se infettato, ha potuto trasmettere il virus in aereoporto. E poi i controlli sono stati fatti solo su chi aveva febbre, che al 99% dei casi era causata da altri motivi. In aggiunta, è assai probabile che a trasmettere il virus in Italia sia stato proprio un italiano (o più di uno) tra le decine di migliaia di uomini di affari o di turisti italici che si spostano tra Italia e Cina ogni mese. Tant’è che tra gli infettati in Lombardia nessuno/a aveva avuto contatti con turisti cinesi. A questo proposito, peraltro, Ilaria Capua, altra illustre virologa italiana, direttrice dell’One Health Center of Excellence dell’Università della Florida – sostenitrice anch’essa della limitata pericolosità di quella che chiama “sindrome simil-influenzale da coronavirus… che farà il giro del mondo in tempi abbastanza rapidi, ma non ci saranno forme gravi, anzi probabilmente sarà sempre più debole” – ha affermato un paio di giorni fa che “il virus assai probabilmente era già in Italia, stava girando da metà gennaio prima che si chiudessero i voli … assurdo cercare ora il ‘paziente zero’, tante persone si possono essere infettate senza sintomi, oppure l’hanno trattata come un’influenza e anche il loro medico l’ha considerata tale…In vari casi c’è poca o nulla febbre”.

A mio parere, le vere e gravi responsabilità della politica politicante sono la diretta conseguenza del conflitto feroce e cannibalesco tra schieramenti e partiti, nel quadro di una estenuante e permanente campagna elettorale in cui ogni colpo basso – in mancanza di seri programmi, contenuti e prospettive da parte degli attori in campo – contro l’avversario (opposizione contro governo e viceversa, ma anche spietata competizione all’interno dei due fronti) è non solo lecito ma ricercabile giorno dopo giorno. Insomma, ritengo che a provocare l’estrema drammatizzazione dell’epidemia sia stata la guerra brutale che è subito esplosa tra partiti di governo e di opposizione.  Ancora una volta lo start lo ha dato quel vero e proprio delinquente politico, fascistoide e avvelenatore di popolo, che è il Truce Salvini, il quale ha prima sparato a zero contro il governo che non annullava i voli con la Cina (salvo oggi dire il contrario: ma d’altra parte quale coerenza ti puoi aspettare da uno che costruisce le sue fortune sul “prima gli italiani” e poi alla prima occasione seria afferma che fanno bene i francesi a non fare entrare gli italiani?) e poi attaccando i governatori delle Regioni non “sue” perchè non avrebbero fatto le barricate anti-cinesi a tempo (e in primo luogo aggredendo Enrico Rossi, il governatore della Toscana dove si andrà ad un altro scontro “epocale” alle prossime Regionali, dopo che sul tema il borioso Burioni gli aveva aperto la strada con analoga accusa). Non c’è da meravigliarsi, dunque, se, temendo di passare per complici degli “untori” e venire distrutti politicamente, oltre a rischiare pesanti conseguenze giudiziarie (visto il prevalere del clima manettaro e lo strapotere dei giudici), chiunque avesse responsabilità di governo ad ogni livello abbia bloccato tutto ben oltre il necessario e l’utile, pur di evitare il possibile linciaggio. E nell’ingigantimento del clima bellico e del panico un ruolo assolutamente decisivo, nel contempo, ed una enorme responsabilità va attribuita ai mass-media che hanno trovato l’argomento su cui vivere e prosperare almeno nei prossimi sei mesi e che quindi da settimane danno ora per ora il bollettino-virus come un bollettino di guerra.
Solo questo cannibalismo inter-politico/partitico e questa fortissima pressione mediatica possono spiegare la masochistica catena di decisioni che ha reso gli italiani/e i “cinesi d’Europa”, al punto anzi di far più allarme dei cinesi stessi. A mente fredda, i responsabili di tale masochismo ultra-tafazziano dovrebbero ammettere che sia stata, e sia, una sciocca illusione sperare di creare una specie di “muraglia cinese” (mo’ ce vo’) al confine con la Padania; che era ed è impossibile impedire ogni circolazione, quando centinaia di migliaia di persone ogni giorno attraversano con l’Alta velocità Trenitalia o Italo, stipati a mille a mille, la penisola da Nord a Sud e viceversa; quando decine di migliaia di persone si spostano settimanalmente anche di molte centinaia di chilometri per assistere ad eventi sportivi, spettacoli, manifestazioni; quando decine di migliaia di studenti del Nord, dove chiudono Università e scuole, se ne stanno tornando a Sud; quando centinaia di migliaia di cittadini/e del Nord hanno passato anche l’ultimo week end in giro per l’Italia; e quando i cinesi turisti girano a Sud come a Nord. Probabilmente anche nel Centro Sud ci sono già un bel po’ di infettati ed è solo questione di tempo perchè si rivelino: anche se magari nel frattempo avranno sintomi lievi e in pochi giorni guariranno senza essere manco conteggiati.

Il governo e la politica in mezzo al guado

Nelle ultime ore stiamo assistendo ad un diffuso ripensamento, se non ad una vera e propria virata: i responsabili del disastro sembrano risvegliarsi da un letargo intellettuale impressionante. Un leghista di peso e considerevoli responsabilità come il governatore della Lombardia, peraltro nell’occhio del ciclone, come Fontana afferma senza timore quella che le virologhe Gismondo e Capua dicono da giorni inascoltate e sbeffeggiate (trattarsi in realtà di “poco più di una normale influenza”), mentre il premier Conte si accorge di botto che “il vero incubo è la recessione”, che “bisogna fermare il panico”, che “la Rai deve usare toni più bassi” e che “è inaccettabile che vengano posti limiti agli italiani che vanno all’estero”. Bene: ma a che si deve il “risveglio”?
Il motivo mi pare lampante. Gli sciagurati, obnubilitati dal cannibalesco, cialtrone, irresponsabile e strapaesano scontro politico permanente per far cadere o tenere a galla il governo (mentre peraltro, all’interno dei due schieramenti, Meloni cerca di fare le scarpe a Salvini dimostrandosi ben altrimenti “responsabile “ e “collaborativa” mentre Renzi, il PD e i 5 Stelle sono in lotta permanente e demenziale per una quota sondaggistica in più) avevano pensato – credo – che “il principio di estrema precauzione adottato dall’Italia per contenere la diffusione del coronavirus sarebbe apparso a breve  una lungimirante strategia difensiva presto esportata in altri paesi europei”. Ma hanno poi scoperto dolorosamente che si è trattato invece di “una preoccupante strategia masochistica”, visto che gli altri paesi europei, invece di seguire la “lungimirante strategia difensiva”, stanno approfittando – nel quadro di un conflitto economico inter-statale sempre più lacerante, essendo all’orizzonte una possibilissima, nuova ondata recessiva – delle pesantissime difficoltà autoindotte nell’economia italiana, e in alcuni settori in maniera davvero drammatica, per spolpare ciò che è ancora vitale di essa. Dunque, davanti ad un settore turistico, che è la principale fonte di reddito “esterno” per l’Italia (produce il 14% del PIL nazionale e con l’indotto porta reddito a milioni di persone) in improvvisa crisi verticale (annullate il 50% di prenotazioni dall’estero per i prossimi mesi, estate compresa), con sempre più paesi che invitano i propri cittadini a non andare in Italia e gli italiani all’estero visti come i nuovi “lebbrosi”, con la grossa parte delle attività commerciali, di ristorazione, accoglienza, artigiano, intrattenimento e spettacolo sull’orlo del baratro, il governo e le forze politiche meno delinquenziali vorrebbero tornare indietro. Solo che è troppo tardi e soprattutto si trovano, per così dire, in mezzo al guado  e devono decidere su quale sponda recarsi, quella da cui sono partiti, in una sorta di “peste” modernizzata, ma con la conseguenza di andare anche oltre le chiusure già realizzate; oppure provare a raggiungere, con i rischi politici che ciò comporta, la sponda opposta e cioè accettare pienamente la versione “è poco più di una normale influenza” e trarne però tutte le logiche conseguenze. Stante che la via di mezzo, cioè restare “a mollo” come ora, ingigantisce la confusione e non attenua il panico, e potrebbe a breve mettere a nudo una gigantesca “magagna” di cui questo governo non è certo unico, e manco prevalente, responsabile ma che ha ereditato, senza però far niente per porvi almeno parziale rimedio, dalle amministrazioni precedenti (centrodestra e centrosinistra alla pari) di almeno l’ultimo ventennio. Infatti, se come è assolutamente realistico e prevedibile, il virus, pur avendo effetti letali non superiori (o di poco, e comunque su soggetti già pesantemente “segnati”) a quelli di una normale influenza, non può essere arrestato nella sua diffusione, se si dovesse insistere sull’ospedalizzazione e sull’isolamento generalizzati dei malati, assorbibili finchè i numeri sono nell’ordine delle centinaia e forse di qualche migliaio, la fragilità indotta e provocata da un paio di decenni di scellerate politiche di tagli alla Sanità esploderebbe in tutta la sua evidenza. Al proposito, così scrivono i nostri lavoratori/trici COBAS del Pubblico Impiego-Sanità: “Con qualunque governo sono stati ridotti investimenti, risorse ed assunzioni verso la sanità pubblica, privilegiando e incrementando  privatizzazioni sempre maggiori e esternalizzazioni di servizi e personale verso strutture private. In Lombardia dove c’è il maggior focolaio di coronavirus la Sanità  si è basata soprattutto sul taglio dei fondi della prevenzione e sui profitti dei privati… Questa grave emergenza ha avuto ed ha una colossale ricaduta per i lavoratori che operano negli ospedali e ambulatori in termini di sovraccarichi di lavoro, turni infiniti, mancate rotazioni e inefficaci interventi in termini di prevenzione e sicurezza”, oltre a mettere in evidenza “la difficoltà a pervenire ad un’omogeneità di adozione di provvedimenti emersi in situazione di emergenza” e a richiedere “di rivedere la regionalizzazione della Sanità, mettendo in soffitta i progetti sciagurati di autonomia differenziata e riportando una serie di competenze in capo allo Stato”.

In tale drammatica fragilità del sistema sanitario, mi sembra che il governo abbia due sole vie: la prima è percorrere fino in fondo la strada del “è poco più di un’influenza normale” e dunque intervenire con l’ospedalizzazione – esattamente come accade nelle influenze tradizionali – solo nei casi di soggetti debilitati e con serie patologie pregresse, lasciando che quelli in buone condizioni generali ed efficace sistema immunitario si curino a casa, conservando una parte delle limitazioni esistenti ma attenuandone altre e comunque di certo non “incrudendole”. La seconda è quella di perseverare nell’impostazione iniziale di quarantena generalizzata, isolamento e addirittura confinamento in aree modello-Cernobyl. Ma in tal caso il governo dovrebbe più o meno condividere e applicare le indicazioni che vengono appunto dai nostri COBAS Sanità e cioè “assumere personale per scongiurare episodi di quarantena di operatori sanitari che metterebbero in crisi l’intero sistema operativo; rivedere l’appalto sulle pulizie e sanificare tutti gli ospedali e strutture ambulatoriali; dotare i vari presìdi di zone di pre-filtraggio per l’accesso ai DEA, ai Pronto Soccorso e ai reparti di Malattie Infettive, nonché stanze di isolamento; fornire per il personale tutti gli strumenti previsti dalle normative in vigore, col coinvolgimento degli RLS, delle RSU e delle OO.SS. nelle misure da adottare per garantire salute e sicurezza ai lavoratori”. Tutte cose per le quali, però, il governo e il Ministero della Salute appaiono al momento del tutto impreparati, oltre che affetti dalla stessa sordità verso tali richieste che ha afflitto tutti i governi degli ultimi anni.

Che fare? Di sicuro, non farsi sottrarre la piena attività politica, sindacale, sociale e culturale.

In genere, di fronte ai grandi e meno grandi eventi politico-sociali non cedo alla logica complottistica (a meno di fondatissime e documentate prove fattuali). E qui ed ora, non penso che qualcuno abbia diffuso un nuovo virus per inguaiare la Cina e tarparle le ali nella brutale competizione economica mondiale; né penso che il governo italiano abbia deciso di approfittare della situazione per ridurre ai minimi termini ogni attività politica, sindacale, sociale e culturale alternative nel nostro Paese, per garantirsi l’assenza di opposizioni di massa, o comunque significative, nei confronti dei governo e dei poteri dominanti tramite lo stato di emergenza. Ma bisognerebbe essere ciechi per non vedere – esattamente come accade a livello internazionale con le più potenti “iene” pronte a cibarsi per quanto possibile dei corpi pesantemente feriti della struttura economica cinese – quanto faccia comodo ai vari potentati lo stato da coprifuoco che si sta creando. Non solo si annullano le manifestazioni pubbliche di ogni tipo, non solo si invita a non scioperare (che peraltro non c’entra un fico secco, visto che non andando a lavorare i rischi di diffusione del virus diminuiscono: ma intanto si dà un segnale, se c’è l’epidemia a che pro’ scioperare?)  ma addirittura si scoraggia ogni attività anche di incontro e di discussione. E l’effetto si vede già, con una sorta preoccupante di auto-limitazione, di autoriduzione delle proprie attività che anche strutture o reti combattive e con le idee chiare si stanno, giorno dopo giorno, imponendo anche quando non c’è una direttiva in tal senso da parte delle autorità, per un eccesso, a mio parere, di senso di responsabilità che però può tradursi (visto che di certo il virus non sparirà in un paio di mesi) in un vistoso autogol a breve. E d’altra parte anche noi dei COBAS della scuola pur con tutta la buona volontà del mondo e per non ritrovarci a ranghi ridotti, non siamo costretti a discutere di auto-riduzioni o rinvii per convegni o corsi di formazione o preparazione ai concorsi?. Insomma, anche senza bisogno di dover ricorrere a teorie complottiste, non stiamo assistendo all’instaurarsi di una sorta di gestione della società in un quadro pre-bellico e di controllo totale e reclusorio permanente da parte del sistema politico-istituzionale, senza manco che abbiano bisogno di atti apertamente repressivi, utilizzando la vera pandemia che è e sarà il panico indotto e imposto, anche se ora ci raccontano che vorrebbero limitarlo dopo averlo scatenato?. Ed è un panico e una logica da quarantena concentrazionaria che sta facendo malissimo a milioni di persone. Gli italiani stanno diventando i nuovi “lebbrosi” d’Europa, da tutti i paesi europei arriva l’invito ai propri cittadini a non venire in Italia; a Mauritius, dove gli italiani fanno parte da decenni di una delle comunità più stimate, hanno rifiutato l’ingresso, tout court, ad un aereo di italiani; l’industria del turismo tracolla e a seguire decine di migliaia di piccole attività autonome rischiano serissimamente di venir distrutte a breve e un paio di milioni di persone potrebbero ritrovarsi in mezzo alla strada quando panico e paranoie svaniranno. Insomma, almeno noi – e intendo tutti coloro, organizzazioni e singoli, che in questo spesso esasperante Paese tengono in piedi una qualche prospettiva di un mondo e di una società migliore, più giusta e più egualitaria –  non dovremmo mollare: andiamo avanti con le nostre attività. Poi, chi vuole venire venga, se si hanno patologie serie pregresse si stia a casa e lo stesso facciano ipocondriaci e persone influenzabili assai dalla fobia per le malattie. Ma quelli/e con normali difese immunitarie facciano, se lo vogliono, quello che hanno fatto tutti gli anni con l’influenza che girava e sovente teneva a letto milioni di persone. Non sono cultore dell’Eugenetica, anzi mi inorridisce, non voglio distinguere tra forti e deboli, né tantomeno tra giovani sani e anziani malati (tanto più che ho una certa età) e neanche ritengo che misure precauzionali non vadano prese. Ma sono certo che sarebbe un suicidio collettivo, ben più disastroso dell’epidemia, se il panico facesse assai più danni del virus; e ritengo inaccettabile ridurre l’Italia ad una Wuhan de noantri, chiudere locali, ristoranti, supermercati, negozi, impedire ogni circolazione, bloccare treni, aerei e insomma paralizzare un’intera nazione; e, oltre a massacrare economicamente qualche milionata di persone, rendere un lazzaretto le città e un inferno da guerra guerreggiata la vita quotidiana. Ognuno/a possa decidere se andare o no al ristorante o al supermercato o ad una assemblea o riunione pubblica; si metta la mascherina se lo tranquillizza (una seria, però), si disinfetti, si lavi le mani a profusione, non tossisca o starnutisca in faccia agli altri; si evitino magari i grandi assembramenti di decine di migliaia di persone ma non si impediscano riunioni o iniziative di dimensioni ragionevoli di persone in grado di decidere se rischiare un cincinino oppure no, anche in base allo stato del proprio sistema immunitario; non si cancelli la vita associata, politica, sindacale, culturale, lo stare insieme, la solidarietà e lo scambio tra uomini e donne associati/e, il sostegno reciproco; si eviti così di vedere l’altro/a addirittura come un nemico, un untore che mette a repentaglio la nostra integrità fisica e psichica.

Piero Bernocchi – 26 febbraio 2020

Prima i sani

di Alessandro Ghebreigziabiher ( **)
Caro fratello italiano,
sì, hai capito bene. Perché questo siamo, fratelli e sorelle, di fronte all’universo intero. Poiché tutto è relativo, come ha dimostrato il genio che fu, e più che mai ora è il momento di rammentarlo.
Perché questo dovremmo fare tutti, fratelli e sorelle umani. Trarre insegnamento dalla Storia, passata e presente, che ci vede più o meno protagonisti, nella buona e nella cattiva sorte. Soprattutto laddove colpiti da quest’ultima.
Quante volte ti invitammo a considerare il peso del mero caso, o ineluttabile destino, sulle nostre differenti condizioni di vita?
Quante volte ti esortammo, in breve, a metterti nei nostri panni per capire e, auspicabilmente, tener conto della tua fortuna?
Ebbene, come spesso accade nelle nostre comuni vicende, laddove gli istanti favorevoli non riescano a illuminare la visione delle cose, forse il miracolo riuscirà alle circostanze avverse.
Prendi quale esempio chiarificatore lo spettro del
Coronavirus e la contingenza che ti vede, in questo periodo, sotto la terrorizzante quanto terrorizzata lente del mondo.
Adesso, sebbene in situazioni leggermente diverse, magari comprenderai cosa voglia dire trovarsi su una nave dopo un lungo viaggio e vedersi
negato l’approdo a un passo dalla costa.
Ora ti sarà chiaro cosa significhi osservare il tuo paese
raffigurato come quello da non imitare.
Scoprirai anche tu quanto velocemente tale forma altrettanto virale, discriminatoria ed emarginante, si diffonda in ogni ambito, compreso lo
sport.
Verificherai sulla tua pelle, fino a ieri protetta dalla più privilegiata delle tonalità, che effetto faccia il
dilagare di allarmismo e timori nei tuoi confronti.
Conoscerai la quotidiana
propagazione di una paura incontrollata verso il tuo popolo.
Pagherai lo scotto di un impulsivo incremento dei
controlli da parte di chi di dovere lungo i confini entro i quali hai finora vissuto ignaro del futuro e soprattutto delle reali conseguenze delle tue azioni.
Sarai oggetto di
studio per il tuo disagio invece che le tue qualità.
Sperimenterai anche la sofferenza e l’umiliazione di un autoritario
divieto di ingresso.
Sarai additato ovunque come origine di
record quanto mai scomodi.
Sarai identificato come una
minaccia per il resto del mondo.
Verrai associato a
isolamento.
A
pericoli.
E assimilato a
rischi e ad angosce insensate.
Poi, quando il danno sarà ormai irreparabile, come è stato e sempre sarà, anche i poteri finanziari sui cui avevi sempre fatto affidamento si
allineeranno nel puntare il dito contro di te.
Bollato come
cancro dell’economia internazionale.
E fatale
spauracchio, simbolo di sventura per tutte le nazioni.
Carissimo fratello, capisci ora?
È assurdo, vero? Solo qualche giorno fa, come molti nel mondo, avevi preso a far lo stesso con i cinesi, e ora ti ritrovi a essere pure tu nelle vesti di alieno sul tuo stesso pianeta.
Riflettici, ti prego, cogliamo insieme il lato positivo di questa malattia.
Perché sai qual è la cosa più importante?
Che prima o poi il morbo verrà debellato e tutto ritornerà alla normalità.
Mentre ciò per cui fino a oggi hai discriminato e isolato a tua volta il prossimo non è roba che si debba curare, ma il più delle volte qualcosa da ammirare e di cui andar fieri.
Non deve finire per forza così.
Non tutti i mali vengono per nuocere, si dice.
E forse è questo ciò che possiamo prenderci di buono da questo virus.
(**) ripreso da “
Storie e Notizie” 1682 che Alessandro Ghebreigziabiher così presenta: «Il blog Storie e Notizie ha iniziato a muovere i suoi primi passi verso la fine del 2008 e contiene racconti e video basati su reali news prelevate dai maggiori quotidiani e agenzie di stampa on line, al seguente motto: “Se le notizie sono spesso false, non ci restano che le storie”. L’obiettivo è riuscire a narrare le news ufficiali in maniera a volte fantasiosa, con l’auspicio di avvicinare la realtà dei fatti più delle cosiddette autorevoli fonti di informazione. La finzione che superi la verità acclarata nella corsa verso la comprensione delle cose è sempre stata una mia ossessione. “Storie e Notizie” ha un canale Youtube, una sua pagina Facebook e anche la versione in lingua inglese, Stories and News. A novembre 2009 ha debuttato l’omonimo spettacolo di teatro narrazione». «Storie e notizie» viene ospitato – scorrete il colonnino di sinistra e lo troverete – in bottega a ogni uscita.

Il Corona virus è un problema sanitario, non una guerra

di Gianni Tognoni (***)

Sono un ‘cittadino informato’. Ho alle spalle una vita di ricerca (riconosciuta anche come non banale, in Italia e fuori) in campo clinico-epidemiologico, che non mi fa però ritenere esperto sugli aspetti più di base e specialistici del problema sanitario che si è ormai trasformato in un mosaico di scenari che evocano il contesto (e l’universo di personaggi, simboli, messaggi) della angosciante ’cecità bianca’ di Saramago, più che un problema di salute pubblica da gestire in un paese con un sistema sanitario nazionale e tutte le competenze scientifiche e tecnologiche necessarie e disponibili.

Mi riconosco completamente nelle posizioni (che hanno cercato di farsi strada nell’invasività aggressiva di decreti, raccomandazioni, talk show, cifre, previsioni, misure… di esperte reali come Maria Rita Gismondo ed Ilaria Capua (seguite dalle dichiarazioni di W. Ricciardi e S. Garattini, che ridanno ad eventi, protagonisti, terrori surreali i loro nomi e la loro realtà. Il CONVID19 esiste, è non completamente, ma sufficientemente noto, deve e può essere gestito come un problema sanitario. Non è una guerra misteriosa contro un nemico da affrontare come una emergenza.

Da cittadino competente penso di avere solo il diritto-dovere di esplicitare alcune domande che penso utili per comprendere (e magari rendere culturalmente e politicamente didattico) quanto sta succedendo.

  1. Perché un problema, tra i tanti, per quanto particolare, di salute pubblica è stato trasformato in uno scenario di “protezione civile”, con tutto il corredo di competenze, misure, messaggi che ne consegue? La trasformazione – sullo sfondo di uno scenario con suggestioni, antiche e nuovissime, come ‘la Cina’ – di una domanda che, per definizione, richiede una partecipazione informativa reale (coerente e trasparente, su quello che si sa e ciò che non si sa) nell’annuncio di un nemico da affrontare come un terremoto in atto o uragano che può colpire mortalmente ovunque e chiunque, ha fatto della paura e dell’impotenza le protagoniste.

  2. Il termine più vicino alla paura, ancor più minaccioso è “sicurezza”: qualcosa che deve essere dato dal di fuori, in modo rigido: contro tutti gli invasori. È tanto più la sicurezza confonde le idee quanto più le misure che suggerisce sono sostanzialmente senza senso. O talmente di senso generico e comune, da essere ridicole: dal lavarsi tutte/i sempre più spesso le mani, a pulire sui treni sostanzialmente deserti e ben in ritardo, ogni 15’, tutte le maniglie con … (testimonianza personale su un treno divenuto notturno, Roma-Milano). Senza parlare di che cosa evoca, nell’Italia da Minniti a Salvini, l’immaginario di in-sicurezza personale e collettiva coltivato per tanto tempo, ed ora riversato in un nemico invisibile e potenzialmente mortale.

  3. Il cittadino che sono lascia ora un po’ di spazio per una domanda ‘competente’. Avendo come alfabeto obbligatorio di riferimento in medicina la conoscenza che una informazione sul pericolo e sul rischio deve essere chiara e generatrice di comportamenti razionali, se vuole produrre i suoi effetti, come è stato possibile che non sia stato costituito un gruppo di esperti che fungesse da riferimento per tutti coloro che (con tutti i media) potevano/possono avere un ruolo di informazione? Un gruppo di esperti reali, non a priori concordi, ma credibili per indipendenza e chiarezza di posizioni: disponibili alla discussione pubblica, ma con potere/dovere di intervenire su tutte le informazioni fuorvianti, per eccesso o per difetto o per banale (e più frequente) scorrettezza, più o meno volontaria. È chiaro che la domanda potrebbe essere rivolta alla ‘comunità scientifica’ (se questa esiste): la documentazione che di fronte ad un problema dichiarato di ‘sicurezza nazionale’ non ci sia stato neppure un tentativo di ritrovare tra i tanti esperti un ruolo di responsabilità collettiva, non è banale. Ognuno parla per se. Con la sua immagine. Con i suoi titoli. Con l’aura che sa costruirsi intorno. Viva la libertà di parola: a patto che a livello istituzionale non ci sia solo il raccomandare, controllare, essere protagonisti rispetto ad una popolazione di ‘consumatori’ anche delle informazioni più ingiustificate, incomprensibili, fuori da qualsiasi credibilità scientifica: privati del diritto/possibilità di essere ‘interlocutori’ di una autorità responsabile e dialogante.

  4. Questo cittadino competente è anche, ovviamente, abbastanza vecchio, da essere stato attore molto diretto (e molto tecnico, in laboratorio e commissioni ) ai tempi (ormai preistorici) di Seveso (1976). Lo scenario era quello di un incidente industriale. L’epidemiologia e la sanità erano centrali. Molto molto più ‘potenti’ di ora. Era un’estate molto calda. La commissione di tecnici era disponibile quotidianamente a valutare, discutere tutti i risultati: affidabili o meno, le proposte, di sicurezza/legalità e di civiltà/democrazia (una domanda non era così banale, allora: era possibile permettere la gestione pubblica della interruzione di gravidanza nelle donne certamente ‘contaminate’?). E le comunità locali erano i soggetti, con tutte le parzialità, e certo non le destinatarie/oggetto di misure. Anche allora il problema era la credibilità della istituzione, e la sua disponibilità/accessibilità alla trasparenza/condivisione, esplicita, della incertezza, ma soprattutto dei suoi perché. È normale infatti che un evento che sembra venire da un mondo ‘altro’ ed è minaccioso generi fantasmi. Che hanno bisogno di risposte di realtà. Non di altri fantasmi. O di numeri che fingono di coincidere con la realtà (come i numeri di morti ‘per’ virus che fanno ancora oggi da titolo di prima pagina ad un giornale come Il Corriere). Chi ci dice quanti sono i denominatori dei “positivi”, e da dove vengono, e perché, e quanti sono i falsi positivi e negativi? Non per il gusto di altri numeri: semplicemente per avere, dopo l’emergenza, un tempo in cui la sanità riprenda a fare il suo unico mestiere indiscutibile: quello di essere un indicatore di democrazia e di servizio, e non una garante più o meno illusoria di risposte vendute bene all’opinione pubblica.

Gianni Tognoni (epimediologo,

segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli)

(***) ripreso da volerelaluna.it

Su “Comune-info” riflessioni molto (a volte moooooolto) interessanti. Per esempio:

«Dove sta la scuola in questi giorni?» di Sonia Coluccelli

«Il virus e la militarizzazione delle crisi» di Raúl Zibechi

«Diario virale» di Wu Ming

«L’industria della malattia» di Silvia Ribeiro

«Bloccati dal virus. Un’opportunità?» di Guido Vaudetto

«La nuova maledizione biblica» di Aldo Morrone

ma anche «Lo stato d’eccezione provocato da un’emergenza immotivata» di Giorgio Agamben e «Il Coronadigos» di Marco Bersani (entrambi sono apparsi anche sul quotidiano “il manifesto”)

ALTRI LINK UTILI:

Coronavirus: avrà mica ragione l’economia femminista? di Giovanna Badalassi

https://www.scienzainrete.it/articolo/covid-19-letalit%C3%A0-mortalit%C3%A0-guarigione%E2%80%A6-maneggiare-con-cura/fabrizio-bianchi/2020-02-25

di Fabrizio Bianchi

https://stanlec.blogspot.com/2020/02/il-servizio-sanitario-nazionale-esiste.html

ovvero «Il coronavirus visto da Pietro Bartolo»

AgoraVox Italia https://www.agoravox.it/Prendere-con-le-pinze-o-la.html con Doriana Goracci che dà voce al professor Didier Raoult

Scontro Conte-regioni, è ora che il servizio sanitario
torni ad essere nazionale
di Pietro Greco

Qualche considerazione intorno ‘sto benedetto Coronavirus…

(su gruppodinterventogiuridicoweb)

https://www.lavoroculturale.org/corona-virus-oggetto-culturale-politico/?fbclid=IwAR0YReQGdrNHQmrfWhdimclGv8DeW22LKaCMklsqUnByUtff9u-dC3xP520

di Pietro Saitta

Alcune riflessioni di db con un occhio al 21 marzo e al virus dell’«imprigionamento volontario»

«Noi abbiamo scherzato / Noi abbiamo scherzato / Abbiamo detto tutto / Abbiamo detto il contrario» cantava Gianfranco Manfredi … secoli fa. E’ accaduto in questi giorni con politici ignoranti, giornalisti ma anche gente “di scienza” (vera o presunta?) a dirci “tutto e il contrario di tutto” nel giro di 24 ore. Ridicolo se non fosse che questi cialtroni gestiscono il potere.

Il dossier qui sopra è ricco di analisi – non sempre del tutto concordi ma questo è altro dal suddetto cazzeggio – sulla questione del virus ma anche sulle scelte politiche, economiche e scientifiche che stanno dietro questa nuova-vecchia “emergenza”. Per quel che mi riguarda studierò seriamente alcune questioni. Ma c’è un filo della trama che vi propongo di “tessere” insieme. E riguarda il virus dell’«imprigionamento volontario» ovvero chiudersi in casa (e sbarrare l’ingresso al cervello) non perchè lo ordini qualche “autorità” ma per «libera scelta».

Qui in “bottega” è apparsa in gennaio una proposta di Chief Joseph, sottoscritta poi da altre persone, per ragionare insieme sull’uso “cattivo” delle tecnologie che ci ingabbia e incoraggia un solipsismo suicida. Non ve la riassumo andate a leggerla: Proposta per uno sciopero “digitale”.

Nei prossimi giorni rilanceremo questa proposta per una piccola e simbolica “controffensiva di primavera”. C’entra con il corona virus? Secondo me sì…

E visto che nelle ultime ore il Grande Fratello Italico non solo ci ordina di tornare al lavoro e produrre di più, per sempre e felicemente ma ci invita a diventare tutti milanesi (da barzelletta) per correre di nuovo verso il nulla…. chiudo con i versi di una canzone degli anni ’70 – proprio come quella di Manfredi citata all’inizio – scritta da Enzo Del Re:

«Lavorare con lentezza
senza fare alcuno sforzo
Chi è veloce si fa male
e finisce in ospedale
In ospedale non c’è posto
e si può morire presto

Lavorare con lentezza
senza fare alcuno sforzo
La salute non ha prezzo
quindi rallentare il ritmo:
Pausa, pausa, ritmo lento
pausa, pausa, ritmo lento
Sempre fuori dal motore
vivere a rallentatore».

LE IMMAGINI

Ovemai non lo aveste riconosciuto il barbuto dietro la mascherina-cervello non è un governatore infetto ma un certo Beppe Grillo. Due vignette sono del qui molto amato (e saccheggiato) Mauro Biani e una di Benigno Moi. Ignoriamo invece l’autrice (o l’autore) dell’amara vignetta sulle due donne in burqa; se qualcuna/o ce lo fa sapere ben volentieri ne diamo conto.

 

La Bottega del Barbieri

8 commenti

  • Giuseppe Lodoli

    Ottimi e opportuni articoli!

  • giuseppe callegari

    OTTIMO!
    Un buon esempio di informazione che riesce a mixare scienza, tecnica e, perché no, un po’ di sana e amara ironia.

  • Grazie, Daniele, molto molto interessante.
    Accolgo il tuo invito a postare qui questo contributo. Per gli altri/e: l’ho trovato su FB, l’ha postato un’amica, spesso molto informata, Gianna Curti Clech. La fonte primaria è la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Torino.

    Importante e semplice spiegazione sul Coronavirus (Covid2019) agli studenti del Corso di laurea in MEDICINA VETERINARIA da parte dei docenti del settore di MALATTIE INFETTIVE del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università degli studi di Torino
    “Care studentesse e cari studenti,
    come virologi del Dipartimento di Scienze Veterinarie sentiamo il dovere di esprimere e farvi conoscere la nostra opinione su quanto sta accadendo sul nostro territorio.
    Abbiamo a che fare con un virus ad RNA con una forte propensione a mutare ed adattarsi. L’origine è sicuramente animale ed il pipistrello è la specie serbatorio più probabile (alberga numerosi betacoronavirus fra cui quello da cui ha originato il virus della SARS). E’ probabile che sia passato all’uomo già da un pò di tempo e si sia adattato (abbia imparato) proprio attraverso le mutazioni, ad essere trasmesso nel circuito interumano. Il salto di specie garantisce ad un nuovo virus un notevole vantaggio verso la popolazione suscettibile. L’uomo quindi rappresenta una opportunità formidabile perchè rappresenta una specie abbondante, che vive in promiscuità ed è sprovvisto di memoria immunologica. I coronavirus del raffreddore sono degli alfacoronavirus e condividono ben poco del Covid 2019 in termini di cross-protezione. Quindi non è attesa in tempi brevi una riduzione della virulenza. Solo quando l’immunità di popolazione avrà raggiunto un certo livello, allora il virus comincerà ad essere trasmesso con maggiore difficoltà e tenderanno ad aumentare le forme lievi, croniche o asintomatiche. Notate che queste sono già presenti nella maggior parte degli infetti ma abbiamo ancora un 15-20% di infetti che sviluppano forme gravi che richiedono l’ospedalizzazione.
    Una caratteristica di questo virus è quella di essere molto contagioso. Il legame con il recettore cellulare è venti volte più forte rispetto al virus della SARS. Inoltre presenta siti per le proteasi cellulari simili a quelli dei virus influenzali associati a peste aviare ad alta patogenicità (furin-like) quindi potenzialmente in grado di dare forme a maggior tropismo tissutale, essendo queste proteasi espresse in molti tessuti.
    Quindi per concludere il virus non è la peste nera ma non è neanche una banale influenza e vi spieghiamo perchè:
    – L’nfluenza stagionale ha una mortalità di circa lo 0,1%, non banale, ma la popolazione è in gran parte immune (per pregresse infezioni, parzialmente cross-protettive verso le nuove varianti e per la vaccinazione). In un tale contesto il virus influenzale serpeggia fra la popolazione e colpisce una frazione minoritaria delle persone senza incidere in modo significativo sulla forza lavoro di un paese.

    – SARS-Cov2 è un virus nuovo. Non abbiamo memoria immunologica o immunità di gregge. In tali casi il virus, senza misure di controllo, avrebbe un andamento epidemico, arrivando ad interessare una larga fascia della popolazione recettiva (dove il denominatore è tutta la popolazione italiana) prima di cominciare a rallentare la progressione. Questo significa che, anche in assenza di forme gravi, una gran parte della popolazione in età lavorativa, sarebbe bloccata per settimane con immaginabili ripercussioni sull’economia nazionale. Quindi ben vengano le misure di restrizione attualmente in uso per arginare almeno i principali focolai epidemici.

    – Covid 2019 causa forme gravi che richiedono il ricovero nel 15% dei casi. Si tratta di polmoniti che vengono curate in terapia intensiva per diversi giorni con l’ausilio della respirazione assistita. Quindi poco importa se la categoria a rischio di decesso siano gli over settantenni, con tutto il rispetto per i nostri vecchi. Anche i quarantenni o i cinquantenni (una parte cospicua della forza lavoro) avrebbe necessità della stessa terapia. Provate a chiedervi quanti letti per terapia intensiva ci sono nelle province italiane e quanti di questi sono già giustamente occupati da pazienti che hanno subito operazioni chirurgiche, traumi, ustioni ecc. Da qui la necessità di applicare tutte le misure utili ad arginare l’espandersi dei focolai epidemici, anche se vengono percepite come eccessive.
    L’appello che facciamo agli studenti che hanno già maturato una sensibilità e coscenza sulle misure di lotta alle malattie degli animali è quella di fare tesoro delle vostre conoscenze ed essere parte attiva nella comunicazione del rischio, senza allarmare eccessivamente ma senza sottovalutare il problema.
    Vi sarete accorti che non tutti i virologi che quotidianamente affollano le trasmissioni televisive la pensano allo stesso modo. Questo è assolutamente normale (la scienza è democratica fra gli scienziati e sensibilità e approcci diversi sono il sale del dibattito scientifico). La verità è che nessuno conosce come andrà a finire. Il principio di precauzione, se applicato bene, non sarà mai apprezzato abbastanza, se il problema sanitario poi non si verifica. Mentre una sottovalutazione del pericolo, in presenza di un’epidemia fuori controllo, farebbe scoppiare la rivoluzione. La difficoltà di prendere la giusta decisione è un sottile filo che lega questi due estremi.”

  • Questa è una lettera di due dottoresse di Lodi che si trovano nella “zona rossa”.

    COVID-19: la lettera di due dottoresse della “Zona rossa” alla FNOMCeO
    AUTORE: UFFICIO STAMPA FNOMCEO27/02/2020

    https://portale.fnomceo.it/covid-19-la-lettera-di-due-dottoresse-della-zona-rossa-alla-fnomceo/?fbclid=IwAR0QTG5CNeYVn5IOTuZpfTdM2omk8R_GXRTjZYCTd8oPJyB_65Jvnz0OTfo

    Buongiorno, siamo le colleghe OMISSIS e OMISSIS da OMISSIS, epicentro dell’epidemia. Siamo in quarantena da venerdì. Per senso di responsabilità abbiamo deciso di non muoverci dall’ambulatorio per poter rispondere alle centinaia di chiamate che da venerdì e soprattutto sabato e domenica hanno affollato i nostri telefoni, per alleggerire il gravoso lavoro degli altri operatori. Tutti i pazienti che abbiamo visitato a domicilio da gg 10/2 per patologie respiratorie sono risultati positivi al coronavirus. Personalmente 7! E 6 la mia collega.
    DUE DI QUESTI SONO GIA MORTI E 6 DI CUI ABBIAMO NOTIZIA SONO IN RIANIMAZIONE. Quindi niente allarmismi ma neanche stupide rassicurazioni! altrimenti perché il presidente Fontana interrompe una riunione per un positivo! Da quando in qua si interrompono le riunioni per un’influenza!
    A OMISSIS siamo 4 MMG su 6000 abitanti! 3 siamo in quarantena, 1 è ricoverato OMISSIS positivo da venerdì. Già da domenica abbiamo segnalato la situazione al dr. OMISSIS e trovato due medici disponibili ad aiutarci! Ne avete contattato e mandato uno solo, su due paesi, con DUE mascherine in dotazione! noi da remoto facciamo tutte le ricette, ma tutto il personale della farmacia è in quarantena e le titolari poverette forniscono un paziente per volta dalla finestra (fortuna che non piove) con code chilometriche!!! Il collega mandato, nonostante i cartelli, ieri si è trovato in ambulatorio un paziente febbrile e dispnoico, come poteva non visitarlo. È sceso il 112 adeguatamente protetto, lui colla sua unica mascherina si è dovuto pulire la sala d’attesa!!!! La mia collega qui con me in ambulatorio ha fatto il tampone domenica 23 e ancora non sa il risultato! Abbiamo pazienti con polmoniti da Coronavirus accertati lasciati a domicilio perché non gravi, ma devono essere visitati!!!! anziani malati, oncologici a domicilio a cui hanno annullato tutte le visite e si sentono abbandonati!

    CHIEDIAMO

    – un medico dotato di adeguate misure di protezione che possa visitare anche i febbrili
    – la riapertura del Pronto Soccorso di zona (Codogno o Casale) e dei laboratori analisi. Lodi scoppia! Ho vissuto altre emergenze e sempre si aprono ospedali sul campo, qui ne abbiamo 2 semivuoti e sono stati chiusi! Che spreco di tempo e risorse far percorrere alle ambulanze 17 km, con due ospedali in zona rossa a 2 km!!!
    -obbligare gli ospedali vicini a farsi carico dei pazienti gravi, specie oncologici, non positivi
    -METTETEVI D’ACCORDO. OMISSIS afferisce per posizione geografica su ospedali di Crema, Piacenza e Lodi e Cremona! Ce ne fosse uno che si comporta uguale all’altro

    -METTETE TUTTI I Medici di Medicina Generale ANCORA SANI IN CONDIZIONI DI NON AMMALARSI!!!!

  • Gian Marco Martignoni

    Ottimo il dossier Daniele ! Permettimi di segnalare sul supplemento ” la lettura ” ( acquistabile alla Domenica separatamente dal Corriere della sera a un euro ) il più che interessante articolo di Giuseppe Remuzzi ” Proteggi gli altri, proteggi te stesso “.

  • Come ha detto Liguori a Radio Pop, “due prof di Torino che non ce la facevano + a stare senza i loro studenti” hanno scritto loro una lettera che mette in ordine molte info importanti…

    Due virologi. «Non è la peste, ma neanche l’influenza. Ecco perchè
    https://www.avvenire.it/attualita/pagine/coronavirus-virologi-cari-studenti-spiegate-voi-i-rischi?fbclid=IwAR1miMgFkPT7NM66MGNAyCZQv6_E7ess-ous4K5UZ1u4K2txvOE3b8ya2Jk

  • Oltre che dal al corona virus il nostro Paese è stato colpito da una furiosa infodemia, scatenata dalla concorrenza tra i media che competono sul piano del sensazionalismo a caccia di lettori ed audience per catturare quanta più pubblicità può ciascuno. All’origine c’è anche una confusione tra poteri e funzioni dello Stato e quelli delle Istituzioni Locali, causata dalla mancanza di una distinzione netta e razionale tra funzioni e poteri che sono propri delle Autonomie Locali in ragione delle dettato costituzionale e quelli che ad esse derivano per decentramento amministrativo dei servizi di competenza statale. il combinato disposto tra confusione ed infodemia rischia di generare caos. Il Dossier del Barbieri è un contributo valido a far chiarezza almeno nella testa dei lettori.

  • Antonella Selva

    pienamente d’accordo con Bernocchi!

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