COSA CHIESE ANTONIO

di Pabuda

quando Gramsci                           

scrisse

la prima lettera

dalla galera

scrisse

alla signora Clara,

padrona di casa

dove stanza teneva:

prima di tutto

chiese scusa:

per i fastidi

del trambusto

cagionato

dalle scorrerie

dei birri neri

intorno al suo

arresto:

non erano inclusi,

davvero,

nell’accordo

d’inquilinato!

poi,

in quella lettera

rimasta conservata

(perché intercettata,

sequestrata

e al suo fascicolo

allegata,

quindi: mai recapitata)

chiese subito –

affamato – tre libri:

una grammatica

germanica,

un breviario di linguistica

e una divina commedia

in edizione economica:

(ché la sua copia

a qualche compagno

aveva prestata).

per mettersi

a studiare in cella:

il suo programma

primordiale!

tutta roba che

probabilmente

fece andare in bestia

i pupazzi fascisti

del tribunale speciale.

i volumi andavano

disfatti previamente

delle parti di rilegatura

in cartone:

un’usanza regolamentare

in prigione

tutt’ora in vigore,

resistente.

 

Pabuda
Pabuda è Paolo Buffoni Damiani quando scrive versi compulsivi o storie brevi, quando ritaglia colori e compone collage o quando legge le sue cose accompagnato dalla musica de Les Enfants du Voudou. Si è solo inventato un acronimo tanto per distinguersi dal suo sosia. Quello che “fa cose turpi”… per campare. Tutta la roba scritta o disegnata dal Pabuda tramite collage è, ovviamente, nel magazzino www.pabuda.net

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