Covid: dubbi, partecipazione, catene e istituzioni

di Olivier Turquet, della «Consulta popolare per la salute e la sanità» di Napoli, del presidente di Medicina Democratica e dell’associazione Salute Pubblica di Brindisi

Alcune domande sul Covid che richiedono risposte

di Olivier Turquet (*)

Più va avanti la situazione e più aumenta la sensazione di caos, informativo, scientifico e politico su quello che sta accadendo.

E’ vero che negli ultimi mesi abbiamo sentito di tutto, e il contrario di tutto. E’ vero che finalmente qualcuno ammette di sapere poco, come è logico, su un virus che è nuovo, che non si comporta come altri virus che si credevano simili.

Ci rendiamo conto che gli interessi economici, sociali, scientifici e medici in gioco sono enormi, incontrollabili  e che essi generano istanze che spingono in direzioni diverse, talvolta opposte.

Fatte queste premesse io credo che alla comunità scientifica e alle autorità di governo vadano poste alcune semplici domande e che si pretenda chiarezza nelle risposte; ovviamente la risposta può perfettamente ed onestamente essere “non lo sappiamo, lo stiamo cercando di capire” ma l’opinione pubblica ha diritto di avere risposte e la comunità scientifica e i decisori politici hanno il dovere di darle.

Provo a enunciare quelle che a me paiono più urgenti:

In questo momento di aumento soprattutto di ricoveri sarebbe il caso di rivedere l’approccio utilizzato finora facendo tesoro delle esperienze di cura a domicilio adottate spontaneamente da molti medici di base nonché gli innegabili avanzamenti nell’uso di protocolli di cura?

Abbiamo capito finalmente che cosa fanno i cosiddetti asintomatici? Dobbiamo considerarli malati? E contagiosi?

Abbiamo dei dati esatti, entro una ragionevole approssimazione, sull’efficacia dei vari test che vengono effettuati per identificare il virus? Che succede con i falsi positivi e, soprattutto con i falsi negativi?

Abbiamo dati esatti sulla natura del virus, è stato effettivamente isolato o stiamo lavorando su una ipotesi “genetica”?

Abbiamo, al di là del puro isolamento, degli strumenti efficaci e verificati di protezione dall’infezione? E, se sì, quali e con che livello di protezione?

Cominciamo a capire qualcosa sul tempo di immunizzazione che la malattia dà ai soggetti e che, di conseguenza, potrebbe dare un eventuale vaccino?

Come stiamo lavorando, in concreto, con il tema della prevenzione? E come sul tema dell’aumento complessivo delle prestazioni mediche, gratuite e di buona qualità? Perché non vogliamo vederci di nuovo costretti a scelte covid/noncovid nei reparti ospedalieri.

Gli studi sulla correlazione tra la contaminazione ecologica e la diffusione del virus hanno portato a qualche conclusione?

Io rivolgo queste domande in primis all’Istituto Superiore di Sanità nella persona del suo presidente Silvio Brusaferro (presidenza@iss.it), come istituzione medica pubblica di massimo livello, al ministro della Salute Speranza (segreteriaministro@sanita.it) e al governo della Repubblica, nella persona del Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte (presidente@pec.governo.it).

Personalmente, come cittadino di questa Repubblica, le invierò a queste istanze e aspetterò una risposta; invito anche ognuno che si riconosca in questa semplice, nonviolenta campagna a fare lo stesso nelle forme che riterrà più opportune.

Ovviamente darò conto da queste colonne delle eventuali risposte.

(*) ripreso da www.pressenza.com

Dalla «Consulta popolare per la salute e la sanità» di Napoli (*)

Rilanciamo, un ottimo esempio di intervento diretto e appropriato dei cittadini nella emergenza attuale, altro che “Marcia per la libertà” a perdere tempo su come e quanto e come indossare mascherine ….. i problemi sono ben altri e la indispensabile partecipazione popolare va usata per obiettivi seri!

Consulta Popolare per la Salute e la Sanità della Città di Napoli
Napoli, 15 ottobre 2020
Al Sindaco di Napoli
Ai Capigruppo del Consiglio Comunale

Oggetto: La Fase Covid di ritorno ed i compiti delle istituzioni di prossimità
Ad autunno inoltrato assistiamo al ritorno dell’incubo Covid nella città di Napoli e nell’area metropolitana: aumento vertiginoso dei contagi rilevati (circa 700 positivi in un giorno), assistenza territoriale in gravi difficoltà (4 medici di base ricoverati per Covid in un solo distretto), posti letto Covid tra intensiva e subintensiva vicini alla saturazione (posti letto su base regionale: 92 i posti di terapia intensiva disponibili, 47 i posti letto di terapia intensiva occupati, mentre i posti letto di degenza ordinaria disponibili dovrebbero essere 555 dei quali occupati sono 460 – Fonte Unità di Crisi Covid Regione Campania).
Tutto ciò in una condizione di incertezza che potrebbe peggiorare nelle prossime settimane con l’inverno alle porte. Sussistono tutte le premesse per gravi conseguenze per la salute della popolazione! Bisogna correre ai ripari.
La Consulta chiede al Sindaco e ai Consiglieri, di maggioranza e di opposizione, a tutela della Salute dei cittadini (che Li hanno investiti della loro fiducia a rappresentarli) una presa di posizione sui seguenti punti, rivendicandone l’operatività:
1) La necessità di un monitoraggio cittadino giornaliero di positivi graduati, ricoverati e decessi Covid suddivisi per municipalità e fasce d’età, al fine di rendere edotta la popolazione sulle dinamiche del contagio, far crescere la consapevolezza dei rischi reali e organizzare la partecipazione alle misure di profilassi evitando le imposizioni dall’alto. Senza partecipazione popolare la profilassi risulta un fallimento, d’altro canto bisogna interrompere l’atmosfera di estrema incertezza, tra paure irrazionali ed il negazionismo cieco che sembra affiorare nel comun sentire della cittadinanza, già duramente provata dal recente lockdown;
2) L’urgenza di rendere efficiente il sistema di intercettazione dei contagiati e isolamento dei focolai con una tempistica accettabile evitando le lunghissime file presso i pochi centri abilitati (Cotugno e Frullone), i tempi di attesa per i responsi troppo lunghi, la segregazione oltre ogni limite di umana tollerabilità dei soggetti in quarantena per i ritardi dei test e le liberatorie. Infogramma sui Contagiati: Asintomatici, Paucis, Lieve, Severo e critico, ultimi 10 e 30 giorni (modello I.S.S.epicentro) per Distretto/Municipalità con p.l. di riferimento;
3) Colmare rapidamente i vuoti organizzativi della rete territoriale ed ospedaliera che mostrano falle evidenti prima ancora di andare all’impatto con un aumento significativo degli ammalati da assistere. Nonostante le promesse siamo ben lungi dal raggiungere il traguardo dei 500 posti letto disponibili per l’assistenza in Intensiva e sub-intensiva Covid, se già nell’attuale mese di ottobre appare prossima la saturazione di quelli esistenti e capita che le ambulanze con pazienti positivi sostino per molte ore nei Pronto Soccorso in attesa di un ricovero. Bisogna prendere in considerazione la possibilità di riutilizzare gli ospedali storici da poco dismessi per una funzione almeno di prossimità (paucisintomatici e sintomi lievi iniziali?) per la lotta al Covid decentrandovi le funzioni compatibili. I Distretti Sanitari e la medicina di base mostrano affanno nel controllare il diffondersi della virosi per carenze strutturali ma anche per l’assenza di protocolli impostati, sia diagnostici che terapeutici. La promessa, mai concretizzata, di creare un nuovo tipo di intervento territoriale mediante le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale – medico e infermiere – introdotte con il DPCM del 9 marzo 2020, hanno lo scopo di prestare assistenza domiciliare ai contagiati/pazienti affetti da COVID-19 che non necessitano di ricovero ospedaliero) è rimasto sulla carta né si vede una prospettiva a breve termine per una medicina territoriale che abbia direzione e risorse per agire, invece di attendere il peggio. La medicina di prossimità e l’indirizzo proattivo devono diventare cose reali e non solo slogan buoni per la propaganda, mentre la pratica del lasciare i pazienti sospetti a domicilio con l’incertezza della diagnosi o senza terapie, si è dimostrata un fallimento che è costato decine di migliaia di morti. A 7 mesi dal picco della pandemia il ripetersi della situazione lombarda nel nostro territorio sarebbe un crimine contro la nostra comunità cittadina, un delitto, non una fatalità, per il quale richiederemmo giustizia;
4) Rendere la situazione dei trasporti cittadini tale da non trasformare le attuali autolinee e linee metropolitane, tramviarie e ferroviarie locali in focolai di trasmissione del Covid e quindi aumentare le corse con un distanziamento reale all’interno di carrozze sanificate e sorvegliate con regolarità;
5) Respingere ogni ipotesi di ritorno al blocco dell’assistenza per i malati non covid sia nei distretti che negli ospedali, interruzione dell’assistenza che già ha prodotto – ci risulta – un aumento della mortalità generale durante il lockdown e che non dobbiamo permettere raggiunga limiti intollerabili per un paese civile: ciò è possibile attivando i punti precedenti e assicurando percorsi differenziati per Covid o sospetti, uso test rapidi in PP.SS. e nei Distretti;
6) L’attivazione di un sistema di difesa e percorsi protetti per i soggetti fragili (sofferenti mentali, portatori di disabilità o malattie rare, anziani con malattie degenerative, etc,), che sono maggiormente esposti al rischio covid ma anche alle complicanze che i ritardi delle terapie possono indurre in situazioni segnate da riduzione dell’autonomia e degli spostamenti;
7) Tra i soggetti fragili i sofferenti psichici, esposti peculiarmente ai pericoli dell’emergenza in corso in virtù delle ulteriori preclusioni relazionali in atto, rischiano compromissioni gravi del loro tragitto esistenziale. La rescissione, o il forte ridimensionamento del rapporto di continuità con i servizi già problematico da sempre, va contrastata con un decisa trasformazione culturale dei servizi stessi, oltre che con il necessario adeguamento del numero e della multidisciplinarietà degli operatori impegnati, come peraltro già previsto dalle leggi;
8) I familiari, i sofferenti e gli operatori sono il cardine insostituibile di ogni progetto di ricostruzione degli stili e del significato delle UOSM (Unità Operative di Salute Mentale)e in generale di tutti gli interventi assistenziali: a loro vanno attribuite responsabilità strategiche di indirizzo ed orientamento, per favorire così ogni avanzamento culturale che contrasti l’accettazione acritica della norma ed i conseguenti processi emarginanti, e che veda innanzi tutto i sofferenti rivendicare in prima persona i propri diritti umani e civili;
9) Creazione di aree Covid per gli asintomatici in isolamento con accoglienza alberghiera e relativo confort, fornitura di pasti e mezzi minimi di sussistenza per i meno abbienti, senza dei quali la quarantena risulterebbe un vincolo impossibile da rispettare per evitare la fame;
10) Assunzione immediata di tutto il personale sanitario disponibile per sopperire la situazione d’emergenza dando fondo alle graduatorie di idoneità per consentire il parziale recupero dei vuoti di organico e l’avvio di tanti servizi inattivi per carenza di personale.
Queste semplici cose sappiamo ricadono in gran parte sotto la gestione regionale ma è dovere del primo cittadino e dei consiglieri, tutti, oltre che delle associazioni e realtà di base come la Consulta, far sentire la propria voce specialmente in questo momento difficile per Napoli e per l’Italia richiamando il governo regionale e centrale, insieme alle Direzioni pubbliche delle Strutture Sanitarie Locali, alle proprie responsabilità.
La Consulta chiede quindi al primo cittadino ed ai rappresentanti eletti in consiglio di far proprie queste rivendicazioni e di rivolgerle adesso a chi direttamente gestisce la Sanità regionale in un ruolo che non può ignorare la voce dei territori e dei loro più diretti rappresentanti.

Consulta Popolare per la Salute e la Sanità della Città di Napoli

(*) ripreso da www.medicinademocratica.org

Lettera aperta al ministro della Salute e al Governo

Con l’impennata dei casi di Covid-19, che non accenna a fermarsi, i cittadini e le cittadine sono chiamate ad altri sacrifici. Questo succede perché nella fase di lenta risalita, nonostante le risorse assegnate alle regioni, non sono state potenziate le capacità di tamponamento e tracciamento dei servizi sanitari territoriali. Ciò ha determinato un incremento del contagio, dei ricoveri e poi dei decessi e ora la risalita è ormai incontrollata.

Questo è accaduto anche perché il Governo non ha saputo o voluto condurre una strategia unica e unitaria per interrompere le catene del contagio e per circoscrivere la pandemia.

Questo è anche il frutto amaro della folle strategia di non voler interrompere, almeno in questa fase, quella autonomia spinta dei servizi sanitari regionali, che prelude alla futura Autonomia Differenziata, anche quando tutte le condizioni richiederebbero compattezza e unità di intenti a livello almeno nazionale.

Ci rifiutiamo di accettare che la linea di difesa sia data ormai per saltata e sentiamo il dovere di insistere perché si intraprenda la ricerca sistematica dei positivi e della catena dei contatti tramite uno sforzo straordinario di tamponamento e tracciamento. Sappiamo che ciò comporta un grosso carico in risorse, tamponi, reagenti, laboratori che non ci sono a sufficienza.

Si può però rimediare. Se gli operatori non sono sufficienti, si formino squadre di volontari, specializzandi, studenti. Se mancano materiali e laboratori si requisiscano quelli privati idonei. Se mancano i tamponi, si facciano prima i test sierologici e poi si confermino con i tamponi.

Ma si agisca.

A nome di Medicina Democratica – Il Presidente

https://ilmanifesto.it/lettere/lettera-aperta-al-ministro-della-salute-e-al-governo

PUGLIA-COVID19: COME MIGLIORARE IL “TESTING” E IL “TRACING” EVITANDO CONTINUE ORDINANZE EMERGENZIALI.

Come riportato nello studio su Vo’ pubblicato a giugno su Nature (1), la trasmissione del virus da asintomatici e presintomatici è una chiara sfida per il controllo della diffusione del COVID-19 in mancanza di un rigoroso mantenimento del distanziamento sociale e di misure di sorveglianza epidemiologica realmente capaci, ad esempio, di  tracciare i potenzialmente esposti e isolare i contagiati.

Per spezzare la catena di trasmissione del virus risulterebbe quindi cruciale da una parte poter effettuare tamponi ai casi sospetti, in quanto con sintomi suggestivi, e d’altra parte poter tracciare e testare i casi asintomatici sospetti, perché risultati essere stati a contatto diretto con caso accertato di COVID-19.

La capacità di testing e tracciamento a livello regionale risulterebbero pertanto fondamentali.

Sotto tale aspetto già ad aprile scorso il responsabile del coordinamento epidemiologico della regione Puglia considerava un buon obiettivo una ricerca dei positivi con criteri allargati tale da ridurre il loro tasso, all’epoca pari al 5%, per mezzo dell’estensione del numero dei tamponi. (2). Ciò avrebbe implicitamente comportato una maggior ricerca dei positivi fra gli asintomatici e per tale via consentito la riduzione di una loro involontaria trasmissione del virus nella popolazione. Il tasso di positività è però anche nei primi 21 giorni di ottobre rimasto ai medesimi livelli di aprile (4,9%).

Si è consci che la ricerca a tappeto del virus nella popolazione mediante tamponi sia realisticamente impercorribile e che la finalità dell’esame sia invece quella di fare diagnosi nei casi sospetti; viceversa, del resto, i falsi positivi potrebbero aumentare a dismisura.

Ma l’atteso arrivo dell’autunno e di raffreddori e influenze stagionali pone un ulteriore carico di casi sospetti da testare e i limiti effettivi della capacità regionale, attuali e a breve, di effettuare tamponi andrebbero dichiarati esplicitamente così come i giorni di attesa che attualmente il sistema sanitario regionale accusa fra la richiesta di effettuare il tampone e il giorno di somministrazione dello stesso; viceversa si teme che un limite inadeguato della capacità di testing possa essere un volano in Puglia per la  diffusione incontrollata del COVID-19.

Del resto la politica di testing appare radicalmente diversa, ad esempio, fra Emilia Romagna e Puglia; nei primi 21 giorni di ottobre in Puglia sono stati eseguiti 2.319 tamponi per 100.000 residenti e in Emilia Romagna il dato è 2,3 volte superiore.

E la maggiore numerosità di tamponi eseguiti settimanalmente in Emilia Romagna è peraltro aumentata nel corso del mese, passando da circa 70 mila tamponi (1.144 positivi) nei primi 7 giorni di ottobre  a circa 90 mila tamponi nella settimana che va dal 15 al 21 ottobre (3.894 positivi). In Puglia invece dagli 833 positivi su 26.160 tamponi dei primi 7 giorni di ottobre, nella settimana 15-21 ottobre appena conclusasi è stato possibili individuare 2.161 positivi essendo stati eseguiti 34.516 tamponi.

La ridotta capacità pugliese di effettuare tamponi, che si attestava in 2.500 al giorno in maggio (3), non sembra essersi ampliata radicalmente: il massimo di tamponi giornalieri si attesta sui 5,8 mila ancora ad oggi, pari a 15 per 10.000 residenti (17,2 mila in Emilia, pari a 38 per 10.000 residenti).

Il ridotto numero di tamponi eseguiti settimanalmente in Puglia trova peraltro in ottobre un minimo giornaliero nei test effettuati nelle domeniche (il giorno successivo il numero di tamponi più che raddoppia); tale circostanza potrebbe derivare dal personale dedicato e messo in campo, considerando che l’agire del virus e la conseguente domanda di tamponi non è atteso abbia fluttuazioni legate a giorni festivi.

Un ulteriore aspetto che può limitare l’efficacia delle politiche di contenimento dell’epidemia in Puglia deriva dalla ridotta diffusione dell’App Immuni in Puglia (4): al 30 settembre risulterebbe installata sul 10,9% degli over 14, rispetto ad una media nazionale del 12,5%  (15,5% in Emilia Romagna).

Non solo, per come pubblicato il 16 ottobre scorso (5), in Puglia vi sarebbero 546 persone addette al contact tracing, ovvero 1,4 ogni diecimila residenti (7,6 in Basilicata; 2,8 in Veneto).

La minor diffusione dell’app Immuni e la minor dotazione di personale addetto al tracing porrebbe la Puglia quindi in una situazione di partenza di maggiore difficoltà nel contrasto della diffusione del virus, che potrebbe porre la necessità che la stessa possa occorrendo chiedere ulteriore supporto di personale statale (se del caso anche militare).

Infine il recente provvedimento pugliese di sospensione delle attività didattiche in presenza degli ultimi tre anni delle scuole superiori dal 26 ottobre al 13 novembre (6) si pone come un provvedimento non supportato adeguatamente da evidenze condivise con la cittadinanza. Si ignorano infatti quali circostanze oggettive abbiano indotto a considerare che tale specifica fascia di popolazione sia stata e in quale misura responsabile della diffusione del Covid-19 nella popolazione, se non l’addotta generica considerazione  del Dipartimento di Promozione della Salute, che avrebbe accertato (come e quando non è dato sapere) che il maggior incremento della diffusione del predetto virus è correlato al notevole aumento dell’utilizzo dei mezzi pubblici registrato in concomitanza con l’apertura delle scuole. E sorprende come, se la problematica fosse tutto insita all’affollamento dei mezzi pubblici, non vi fosse altra misura di mitigazione del rischio.

Sulla capacità pugliese,  attuale e prospettica, di effettuare un adeguato numero di tamponi nei giorni sia lavorativi che festivi, sul personale dedicato al tracciamento, e sulle campagne informative volte a favorire la diffusione dell’App Immuni chiediamo pertanto ai responsabili della sanità regionale di esprimersi per chiarire come intendono operare di modo che testing e tracing siano adeguati da un punto di vista quantitativo e qualitativo scongiurando ordinanze emergenziali.

BRINDISI-LECCE, 23 OTTOBRE 2020       

ASSOCIAZIONE SALUTE PUBBLICA

 

 

(1) https://www.nature.com/articles/s41586-020-2488-1

(2) https://www.affaritaliani.it/puglia/covid-19-lopalco-%E2%80%98piu-tamponi-si-ma-con-criteri-dettati-dalla-scienza-667518.html?refresh_ce

(3) https://www.ansa.it/puglia/notizie/2020/05/10/fase-2-lopalco-puglia-aumentera-capacita-di-fare-tamponi_9c1d0e5a-3706-471b-8226-2b6ab590ec97.html

(4) https://www.mobileworld.it/2020/10/07/immuni-7-milioni-mappa-utenti-italia-270413/immuni-mappa-italia/?gallery_pos=0

(5) https://www.ilsole24ore.com/art/solo-9mila-tracciatori-trincea-cosi-e-piu-difficile-fermare-virus-ADLSxGw

(6) https://www.regione.puglia.it/documents/65725/0/Ordinanza+397+_signed.pdf/36da2805-b47e-87d0-ce4b-28f883a08a8e?t=1603374153075

 

La fotografia – scelta dalla “bottega” – è di Massimo Golfieri. Invece il Michelangelo “covidizzato” gira da tempo (in molte versioni) nella rete.

La Bottega del Barbieri

2 commenti

  • domenico stimolo

    Un libro da comprare:” Senza respiro” di Vittorio Agnoletto. Coronavirus: come ripensare un modello di sanità pubblica

    dal sito di Altreconomia https://altreconomia.it/prodotto/senza-respiro/

    Senza respiro

    Un’inchiesta indipendente sulla pandemia Coronavirus, in Lombardia, Italia, Europa. Come ripensare un modello di sanità pubblica

    Con la prefazione di Lula, presidente del Brasile dal 2003 al 2010

    “Senza respiro” è una vera e propria “scatola nera” della pandemia da Coronavirus. Non un instant book, ma un’inchiesta indipendente del medico, ricercatore e attivista Vittorio Agnoletto, una delle voci più autorevoli che in questi mesi ha raccontato e documentato ogni aspetto dell’epidemia Covid 19 e in particolare che cosa non ha funzionato, soprattutto in Lombardia.

    “La sanità pubblica deve essere rifinanziata e tornare a produrre salute per tutti. Non profitto per pochi”.

    L’inchiesta è supportata dall’“Osservatorio Coronavirus”, un’equipe collegata a “Medicina Democratica” e alla tramissione “37e2” di Radio Popolare. Un lavoro rigoroso e senza precedenti, che coniuga la ricerca scientifica con l’inchiesta giornalistica e che raccoglie nel libro la sintesi di migliaia di testimonianze di cittadini e di operatori sanitari e la rielaborazione dei dati della pandemia.

    Il libro alza il velo sulle responsabilità di una politica che negli anni ha smantellato e indebolito la sanità pubblica a favore dei profitti privati. Il focus si concentra sulla Lombardia perché -oltre a essere stata il cuore del contagio- rappresenta la punta avanzata delle politiche di privatizzazione della sanità: un sistema spesso indicato come “eccellenza” da soggetti politici ed economici, ma che non è stato in grado di affrontare la situazione di emergenza. Il libro lancia anche proposte concrete per evitare che una simile tragedia possa accadere di nuovo e per rifondare un servizio sanitario universale, gratuito e soprattutto pubblico. La salute – infatti – deve essere un bene comune, a partire dai LEA, Livelli Essenziali di Assistenza, dalla medicina di territorio e dalla prevenzione.

    Un saggio che ha l’obiettivo di non disperdere la memoria di quanto avvenuto, sviluppare riflessioni e proposte -scientifiche e politiche- sul sistema sanitario del Paese e su quello lombardo in primis. Il libro, molto atteso, sarà in libreria a ottobre, un periodo in cui sarà ancora vivissimo il dibattito su come attrezzarsi per un’eventuale recrudescenza del virus.

    I diritti d’autore saranno devoluti all’Ospedale Sacco di Milano, struttura pubblica che ha svolto un importante lavoro sul Covid-19.

  • La Puglia di fronte all’esplosione dei casi soprattutto nelle provincie settentrionali, a causa della mancata predisposizione del tracciamento, sta per cadere in zona “rossa”. Tommaso Fiore, già assessore alla salute della Giunta Ventola, e io, medico ospedaliero e direttore di salutepubblica.net, abbiamo lanciato questo appello ieri.
    CONTRASTARE LA PANDEMIA COL SERVIZIO SANITARIO
    “Il tracciamento avrebbe potuto limitare i contagi e quindi una parte dei malati che oggi affollano gli ospedali forse non ci sarebbe stata. Il personale addetto al tracciamento avrebbe dovuto agire e dovrebbe ancora agire a domicilio. L’assunzione di qualche migliaio di tecnici della prevenzione avrebbe consentito di gestire in modo efficiente il tracciamento dei contatti.
    Sebbene in questo momento il tracciamento sia praticamente impossibile, attrezzarsi adeguatamente ha ancora senso perchè potrebbero esserci altre ondate. E’ necessario diffondere l’uso dei test antigenici. Si potrebbe pensare anche all’impiego delle forze armate per attività di supporto (trasporto di operatori e campioni). E’ necessario anche potenziare i laboratori non solo con attrezzature, che probabilmente sono state acquisite dopo la prima fase, ma anche con il personale necessario perché funzionino su 24 ore. Il privato lavora con macchinari in comodato d’uso e ‘specialists’ forniti dalla ditte, mentre il pubblico stenta a trovare personale a contratto precario e a trattenerlo. Capacità di tracciamento e di analisi dei tamponi sta permettendo alla Regione Veneto, che con il triplo dei contagi è in zona “gialla”, di seguire a casa molti ammalati grazie anche all’ausilio di strumenti di televisita, saturimetri, ossigeno e teleconsulto con specialisti: andare dai malati e non attendere che chiamino il 118.
    Noi riteniamo che, mentre si intensifica lo sforzo di aumentare i posti letto dedicati, sia ancora possibile contrastare la diffusione del virus con il potenziamento straordinario del tracciamento e del servizio sanitario territoriale. Più risorse si spendono nel servizio sanitario, meno ristori saranno necessari per le attività economiche colpite dalle misure restrittive.”

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