Critical Wine in Valsusa

di Maria Teresa Messidoro

La terra e il vino finalmente insieme, loro lo erano dai tempi dei tempi, solo l’uomo le ha divise. Li divise sfruttandoli nelle produzioni intensive. Le vigne hanno bisogno di spazio, di legami e dell’uomo mite. La terra ha bisogno nella durata dell’anno, di cure continue, di apprezzamenti, di sole e di aria buona e allora aiuta e la vite produce. I viticoltori lo sanno, per fare buon vino si parte da un buon prodotto.

Il vino fatto con le mani e i piedi, si potrebbe dire? Si si può dire, donne e uomini che si dedicano alla cure delle vigne personalmente rifiutando la chimica e l’intensività della grossa produzione: “che venga quel che venga, ma che sia buono” si sente echeggiare nelle lande di terre esposte al sole della maturazione.

La nostra esperienza di Critical Wine in Valsusa vuole essere una produzione, in piccolo e delocalizzata del vino buono. Nasce dall’esigenza di difendere i piccoli produttori agricoli dallo strapotere delle multinazionali agro-alimentari. I piccoli produttori, saranno presenti per far degustare i loro vini, li presenteranno ai cittadini e li discuteranno. Seduti attorno a grandi tavoli di agricoltura, di nuova contadinità, di trasformazione della produzione e di rivoluzione dei consumi. Questi i temi, quindi non solo un momento conviviale di un fine settimana insieme.

La sensibilità ribelle è interrogare il rapporto tra saperi e sapori della vita. Un rapporto che rischia, come tante altre cose della nostra esistenza, di scivolare nel laboratorio di marketing dell’industria agroalimentare contemporanea.” Uno dei 12 atti di riconoscimento del Critical Wine, mettere insieme in una rete i vecchi sapori, di vecchie lavorazioni. Invece della commercializzazione dei grossi investimenti politici sui vini che annebbia la conoscenza delle persone. Produrre vino è aiutarsi, sostenersi incominciando a non avere un nemico, bensì a conoscerlo, ma senza attaccarlo, compiere la nostra strada del Terra e Libertà Critical Wine significa aggregarsi per non dimenticare la nostra storia di lavoratori e amanti della coltivazione a terra.

L’insieme fa la differenza,ed allora in Valsusa il Movimento No Tav sigla questo evento come una necessaria inclusione di temi e luoghi. Quest’anno i laboratori inseriscono il tema del riciclo, il riutilizzo dei materiali sottratti agli inceneritori. Perchè essere Critical Wine significa anche e soprattutto proteggere la terra dagli inquinanti, non solo quelli per produrre di più, anche quelli trasportati dall’aria. Essere No Tav Critical Wine significa essere parte di un territorio ed ecco che nei posti di accoglienza compaiono anche i rifugi alpini della valle. Gite turistiche ai vigneti della valle apriranno la conoscenza dei luoghi che la cementificazione selvaggia vuole nascondere per sempre.

Il No Tav Terra e Libertà Critical Wine sarà a maggio nel fine settimana che va dal 12 al 14. Tre giorni per conoscere e conoscersi, tre giorni di vino, cibo e musica impastati con saperi e tradizioni il famoso motto del “Sapere e Sapare” di lunga memoria valligiana.

 

Redazione
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