Czeslaw Milosz: «Consigli»

111esimo appuntamento con “la cicala del sabato” – e attenzione all’asterisco bottegardo (*)

Consigli

 

Se fossi al posto dei giovani poeti

(un alto posto, checché ne pensi la generazione)

preferirei non dire che la terra è il sogno di un folle,

una favola stolta, tutta rumore e furia.

 

È vero, non m’è riuscito di assistere al trionfo

della giustizia.

Labbra innocenti non reclamano nulla.

E chi sa se un buffone incoronato,

urlando con il calice in mano che un dio lo favorisce

per i tanti e tanti da lui decapitati, avvelenati, resi ciechi

non intenerirebbe gli astanti: che egli è così mite.

 

Dio non moltiplica le pecore e i cammelli dei virtuosi

e nulla toglie per assassinio e spergiuro.

Per tanto tempo s’è nascosto, che svanì il ricordo, 

quando apparve

nel cespuglio di fuoco e nel petto di un giovane ebreo,

pronto a soffrire per tutti coloro che furono e saranno.

 

Non è certo che Ananke attenda la sua ora

per ripagare, com’è dovuto, intemperanza e orgoglio.

 

L’uomo è stato convinto

che se vive, è solo per grazia dei potenti.

Dunque si curi di bere caffè e cacciare farfalle.

A chi ama la Res Publica taglieranno una mano.

 

E tuttavia, seppur non grande, la Terra merita affetto.

Non che io prenda troppo sul serio i conforti della natura,

le sue attrezzature barocche, la Luna, le nuvole paffute

(sebbene sia una bella stagione, quando i pruni

fioriscono sulla Wilia).

No, consiglierei persino – via dalla natura,

dalle ostinate immagini di uno spazio infinito,

di un tempo infinito – dalle lumache avvelenate

sul sentiero in giardino, come nostri eserciti.

 

C’è tanta morte; e quindi affetto

per trecce, gonne colorate al vento,

barchettine di carta che non sono

più durature di noi…

[traduzione di Valeria Rossella, da «Poesia # 100»]

(*) Qui, il sabato, regna “cicala”: libraia militante e molto altro, codesta cicala da oltre 15 anni invia ad amiche/amici per 3 o 4 giorni alla settimana i versi che le piacciono; immaginate che gioia far tardi la sera oppure risvegliarsi al mattino trovando una poesia. Abbiamo raggiunto uno storico accordo: lei sceglie ogni settimana fra le ultime poesie inviate quella da regalare alla “bottega” e io posto. Ma… ATTENZIONE: di solito questa “postilla” finisce con «Perciò ci rivediamo qui fra 7 giorni». E invece la cicala va in vacanza per un po’… Eppure avevo letto due giorni fa su «L’extraTerrestre» (il settimanale ecologista cangurato dal quotidiano «il manifesto») che le cicale sono la colonna sonora di TUTTA l’estate. Che fare? Come assicurare la persistenza del frinire? Mumble-mumble… L’idea “bottegarda” è centellinare i suoi ultimi invii giornalieri “sabatandoli”. Finchè cicala non torni. Voi che dite? Se qualcuno si oppone parli ora o taccia per quattro settimane circa. [db

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