De Andrè a scuola

«In direzione ostinata e contraria» ma anche «Tutti morimmo a stento» sono due versi-titoli-slogan, ormai quasi proverbiali , di Faber cioè di Fabrizio De Andrè. E’ sorprendente che, dopo la morte, la presenza di questo cantautore-poeta continui a crescere. Lo dimostrano le continue riedizioni ma anche le mostre, i libri, il notare che le sue parole entrano appunto nel linguaggio comune. E’ capitato anche a chi scrive di incontrare persone che hanno Dippold per soprannome, che all’offerta di un caffè canticchiano «Don Raffè», che hanno chiamato Franziska la figlia… Molti aggiungerebbero che a Faber è intitolato addirittura un Palazzetto dello sport (quello di Ravenna) ma in questo caso sbaglierebbero perchè si tratta invece di Mauro De Andrè, suo fratello che morì prematuramente.

Fra i molti libri recenti che di Faber parlano il più sorprendente e stimolante è «De Andrè in classe» di Massimiliano Lepratti, appena pubblicato dalla Emi (128 pagine per 9 euri) con prefazione di don Andrea Gallo.

Il titolo va inteso alla lettera. L’autore racconta perchè e come queste canzoni possono avere un interessante utilizzo didattico. La prima metà del libro ricostruisce, con grande capacità di sintesi,«come nacquero le sue canzoni»: gli anni “francesi”, gli album a tema, il periodo “americano”, il ritiro in Sardegna e infine le opere “etniche”.

Subito dopo Lepratti mostra come de Andrè può essere utilizzato a scuola in almeno 4 contesti diversi: storia, musica, “tra filosofia e intercultura” e ovviamente in letteratura (italiana ma anche francese e inglese). Visto che la prefazione è di un prete, sia pure atipico, e che il libro è pubblicato dalla casa editrice dei missionari si potrebbe ipotizzare che il testo di Lepratti finisca anche nell’ora di religione. E probabilmente «La buona novella» o altri suoi testi hanno avvicinato alla fede – a un certo tipo di religiosità senza dogmi e paraocchi – almeno tante persone quante ne hanno scandalizzate. Non faceva mistero Faber della sua simpatia per la «signorina anarchia» ma proprio Bakunin, uno dei suoi autori preferiti, aveva spiegato che «gli anarchici sono dei santi senza dio». Una questione molto complessa ma, secondo don Gallo, siamo comunque dalle parti della «buona novella».

Lasciando all’ora di religione (facoltativa) il dubbio se De Andrè sia eretico o fratello separato, non c’è dubbio che chi insegna storia, musica o filosofia può trovare nelle sue canzoni eccellenti spunti per un lavoro in classe. Con minuzia e intelligenza Lepratti elenca i rimandi storici a Carlo Martello, Giovanna D’arco, a quel Scipione Cicala che divenne gran visir. Ma anche il lungo elenco dei “diversi” cantati da Faber può diventare argomento di ricerca o riflessione scolastica. Musicalmente invece si trovano molti diversi debiti a scuole o tradizioni, collocabili in almeno 6 caselle: il tardomedioevo, la canzone popolare inglese, le danze popolari, gli stili latinoamericani, un certo folk statunitense, la musica classica.

Ma il lavoro più stimolante che Lepratti propone alla scuola (e già esiste qualche esperienza in questa direzione) è il confronto fra i testi italiani, francesi, inglesi che hanno ispirato De Andrè e i suoi adattamenti. Chi ha orecchiato Faber ma senza troppo rifletterci sopra (o magari non ha grandi frequentazioni letterarie) resterà basito scoprendo che oltre ai debiti più espliciti – da Edgar Lee Master a Cecco Angiolieri – ve ne sono molti altri: da Umberto Saba a Frasncois Villon, da Baudelaire a Pavese e Calvino, da Jacopone da Todi a Jacques Prevert e ad altri autori francesi da noi poco noti.

«Spunti per lavorare nel mondo scolastico a partire dalle canzoni del cantautore genovese, offrendo stimoli per un rinnovamento della didattica a partire da materiali affascinanti» scrive Lepratti nell’introduzione. C’è chi già ha tentato in quel segmento di scuola che resiste a ogni disastro, pigrizia, gelmini, cielle, demotivazione. Ma forse il percorso proposto in questo libro aiuterà altri studenti e insegnanti ad «allargare la visuale» come suggerisce don Gallo, aiutati da poeta-filosofo che ha viaggiato su due binari: «l’ansia per la giustizia sociale e la speranza in un nuovo mondo». Che De Andrè sia capace di parlare anche a molti giovani d’oggi chiunque può verificarlo.

PICCOLA NOTA

Questa mia recensione è uscita (parola più, parola meno) sul quotidiano «L’unione sarda» il 7 marzo, ovviamente può essere liberamente ripresa citando la fonte. Se student* e insegnanti hanno da aggiungere, criticare, raccontare… codesto blog è a disposizione. Ricordo che mesi fa, durante l’auogestione di un liceo, un seminario esaminava «De Andrè e i Vangeli gnostici»; sarei andato volentieri a imparare… da studenti e studentesse se a quell’ora non fossi stato “costtretto” (piacevolmente è chiaro) a parlare di «fantascienze e scuola» proprio in un laboratorio lì accanto. (db)

 

Redazione
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