S/ragionare di terrorismo, sicurezza, migranti

articoli di Nicoletta Folli e di Turi Palidda

 

Destre ed ex-sinistra: viva la doxa sicuritaria e razzista

Il quotidiano «La repubblica» gongola: «Rami e Adam in studio da Fazio: “Da grandi faremo i carabinieri”. I ragazzini che hanno salvato la vita ai compagni in balia dell’autista nel milanese questa sera hanno incontrato in tv due militari protagonisti dell’intervento». Intanto Salvini dice che avranno la nazionalità italiana a 18 anni, ma niente jus soli, invece reclamato da Sala che si mette in vista per diventare leader PD.
Il gioco – tanto non costa molto – è fra lo sfruttamento al massimo del benedetto (per Salvini) gesto del pazzo che minacciava di dar fuoco a un autobus di ragazzini e quello dei giovani salvatori, per fortuna figli di immigrati che quindi azzerano la speculazione del ministro anti-immigrati, dando anche l’occasione ai PD di riscoprire che ci vuole lo jus soli.
In questo gioco trionfa la via dell’assimilazione allo spirito nazional-sicuritario vedi caso incarnato dall’Arma “benemerita” dei carabinieri: i figli degli immigrati aspirano a diventare militi.
Ovviamente il furbone Fazio non si è fatta sfuggire la possibilità di imbastire questo scoop palesemente a beneficio della “patria accogliente e buona”, dell’Arma dei Carabinieri e del PD (che deve recuperare ma chissà come farà, dato che Zingaretti non fa che correre dietro al peggio andando prima a osannare la TAV e le grande opere, facendo Gentiloni presidente e l’altro baciapile Zanca tesoriere).
I due carabinieri invitati anch’essi da Fazio, probabilmente ben addestrati, hanno colto l’occasione per mettere il loro cappelli di servizio sulla testa dei due ragazzini che uno dopo l’altro non hanno esitato a proclamare la loro aspirazione di diventare militi dei CC. E Fazio non manca di dire Viva l’Italia!

Sembra uno spot perfetto, super tempestivo, il top della riuscita della tv che fa felice Matterella, i CC, il papa e il PD ma certo meno Salvini che però sta sempre sullo schermo oltre a puntare sempre più sui social.

Tutto ciò fa buon brodo per oscurare le magagne sia del governo sia del fronte unanime a sostegno delle grandi opere (tutti insieme: media, destre, ex-sinistra e anche – ahinoi – i sindacati). Le stime del PIL scendono a meno 0,1 o meno 0,2; ergo dopo le elezioni europee c’è da aspettarsi una revisione del bilancio dello Stato cioè un massacro  di tasse e l’abrogazione di ogni promessa pseudo-sociale (altro che reddito di cittadinanza e riforma pensioni o flax tax) . Magari in nome del sostenere la crescita si regaleranno altri miliardi alle banche e alle lobby nonché agli elettori della Lega.

CRIMINALITA’, SICUREZZA E FAKE NEWS

di Nicoletta Folli

Un’analisi dei dati sulla criminalità in Italia riserva non poche sorprese.

Quasi tutte le fonti più attendibili concordano nel registrare un calo della criminalità negli ultimi anni. Ad esempio dal 2014 al 2017 gli omicidi sono scesi del 25,3%, i furti del 20,4% e le rapine del 23,4%. Quindi negli ultimi anni l’Italia è diventata più sicura, nonostante l’aumento del numero di immigrati.

VEDI QUI: https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/dataroomsottotitolireatiearmi-ok/bf15521e-2574-11e8-8868-620b5c6d46c4-va.shtml).

Un altro dato che può sconcertare è la classifica dei reati denunciati (che può essere influenzato da una maggiore o minore fiducia nelle forze dell’ordine): troviamo capofila le regioni del Nord e, prima assoluta, l’Emilia Romagna, quella in cui fino a non molto tempo fa si negava persino l’esistenza di infiltrazioni mafiose. Il dato non è recentissimo ma la suddivisione per macroregioni – nel Rapporto del Ministero dell’Interno sui delitti denunciati dall’Autorità di Polizia Giudiziaria a tutto il 31 dicembre 2015 – evidenzia una netta prevalenza delle regioni del Nord Italia in termini di prevalenza di atti criminali. In particolare, al Nord sono stati commessi 1.333.239 reati, al Centro 577.656, al Sud 530.664 e nelle Isole 245.690.

La ripartizione del dato regionale dei reati denunciati per 100.000 abitanti mostra la seguente classifica:

  1. Emilia-Romagna 5.667 (percentuale su 100.000 abitanti)
  2. Liguria 5.434 (idem)
  3. Lazio 5.237 (idem)

(…)

18. Sardegna 3.131 (idem)

19. Molise 2.913 (idem)

  1. Basilicata 2.608 (idem)

VEDI QUI: «Italia, più di 7500 reati al giorno. Scopri le province “criminali» («Il Sole 24 Ore», 3 ottobre 2016).

Altro aspetto che in genere non si darebbe per scontato è l’ininfluenza dell’aumento dei migranti sul tasso di criminalità e in particolare sui reati che possono generare maggior allarme sociale, come omicidi, furti, violenze sessuali, rapine, stalking, estorsioni.

Ovviamente un immigrato che commette un reato non rende criminali tutti i connazionali. Detto questo, se comunque si prendono in esame i dati statistici, troviamo che il tasso di criminalità di alcune nazionalità è in calo mentre per alcuni reati si registrano tassi inferiori a quelli della popolazione italiana. Già questa considerazione sarebbe sufficiente per smentire la correlazione fra immigrazione e criminalità.

VEDI QUI: https://www.infodata.ilsole24ore.com/2018/09/04/lemergenza-criminalita-linvasione-dei-immigrazione-quasi-tutti-dati/)

Quindi l’emergenza criminalità percepita così acutamente da cosa deriva? E’ evidente il ruolo rivestito dall’informazione: in Italia i telegiornali dedicano più spazio ai fatti criminali rispetto ad altre notizie. Esistono molti studi che mostrano come l’informazione televisiva italiana di ampio ascolto dedichi 4 o 5 volte più spazio alla cronaca nera di quella tedesca e comunque in genere degli altri Paesi europei. 

VEDI QUI: dati dell’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza (Demos, Osservatorio di Pavia e Unipolis) riportano che il TG1 (parimenti il TG5) ha dedicato l’11% delle notizie di prima serata ai “fatti criminali”, contro un livello minore (a parità di numero di crimini) dei telegiornali di altri Paesi europei: 8% BBC (Regno Unito), 4% TVE (Spagna) e France 2, oppure 2% ARD(Germania).

C’è inoltre una spinta della tv italiana, rilevata da alcuni studi sociologici, alla serializzazione e drammatizzazione, all’incoraggiamento dei processi di immedesimazione e voyerismo, quelli che restano  più impressi e persistenti nella memoria collettiva.

A questo si deve aggiungere il costume  di sottolineare la nazionalità delle persone coinvolte nei fatti: non si evidenzia l’omicida “italiano” ma l’associazione con il delitto compiuto da una persona etichettata come straniera è facile da memorizzare; come ha evidenziato Ilvo Diamanti.

Quanto alle carceri – “piene di stranieri” si dice – è vero che gli immigrati sono presenti in percentuale maggiore degli italiani ma è dimostrato che i nativi mediamente usufruiscono in più larga misura di pene alternative al carcere, con percentuali relativamente basse di recidiva.

Considerando che l’Italia è uno dei Paesi in cui, secondo agenzie internazionali (per esempio Transparency International) esiste un altissimo tasso di corruzione, sorge il sospetto che l’allarme sulla sicurezza non sia altro che un enorme fake, una semplificazione estrema per far ricadere su pochi e ben individuabili fattori (il colore della pelle?) il disagio dei cittadini, il cui malessere deriva da cause ben più profonde e collegate a decenni di amministrazione cattiva, a voilte disonesta e spesso contraria all’interesse collettivo per favorire “i soliti pochi”. Un modo per farci osservare il dito e non la Luna. Magari mostrando muscoli e mezzi blindati per farci capire che viviamo nel pericolo e che ci conviene vivere all’ombra dei più forti.

LE VIGNETTE – scelte dalla “bottega” – SONO DI MAURO BIANI

 

Redazione
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