Diéz Años Después. El Salvador: speranze e conquiste di un popolo ostinato

Recensione al libro di Maria Teresa Messidoro

di David Lifodi
Diéz Años Después. El Salvador: speranze e conquiste di un popolo ostinato racconta la storia del pulgarcito (pollicino) dell’America Centrale, il più piccolo paese della regione centroamericana che, sotto le spietate dittature militari degli anni Ottanta, era divenuto un triste laboratorio di repressione dell’intero continente latinoamericano.

L’autrice, Maria Teresa Messidoro, fondatrice dell’associazione di volontariato Lisangà-Culture in movimento, racconta le difficoltà e i progressi del paese sotto le due presidenze degli efemelistas Mauricio Funes e Salvador Sánchez Cerén, offrendo ancora una volta tutto il suo appoggio e la sua solidarietà incondizionata in un contesto in cui l’oligarchia sta cercando in ogni modo di cancellare la memoria storica per facilitare la concessione dell’amnistia ai militari e agli esponenti della destra nazionalista di Arena (Alianza Republicana Nacionalista), resisi responsabili dei peggiori crimini durante gli anni della dittatura militare. Inoltre, il merito di Maria Teresa Messidoro è quello di richiamare l’attenzione su un paese meno “mediatico” rispetto ad altri in America Latina, anche tra i media di controinformazione. L’autrice racconta le storie di tante di quelle persone che hanno contribuito con le loro idee e, talvolta anche con la vita, affinché El Salvador fosse un paese più equo e giusto. A seguito degli Accordi di Pace del 1992, El Salvador è caduto in una sorta di buco nero: solo poche informazioni filtravano su questo paese, purtroppo caratterizzato da un altissimo tasso di violenza, dovuto spesso al ruolo sempre maggiore assunto dalle maras e dalle pandillas, mentre prima l’indipendente Funes e ad adesso l’ex guerrigliero Cerén (quest’ultimo proveniente direttamente dal quel Frente Farabundo Martí de Liberación Nacional che, armi in pugno, aveva combattuto la dittatura), peraltro assai moderati, sono stati più volte attaccati per le loro riforme, definite con disprezzo chaviste. Il viaggio di Maria Teresa non può non partire dal ricordo delle vittime della desaparición forzada, che in America Centrale apparve per la prima volta negli anni Sessanta, ben prima dei regimi sanguinari che, nelle due decadi successive, insanguineranno l’intero continente. Oggi, grazie alla doppia presidenza efemelista (la vittoria di Sánchez Cerén sull’arenero Quijano è arrivata con soli 6364 voti di scarto), programmi quali le Comunidades Sociales Rurales y Urbanas, il Vaso de Leche, l’Alimentación Escolar e la Pensión Básica Universal sono serviti per alleviare le sofferenze di un paese che resta comunque tra i più poveri del Centroamerica. Non solo: dal 2013, sottolinea Maria Teresa Messidoro, El Salvador ha sospeso il pacchetto di aiuti provenienti dall’organismo statunitense Millenium Challenge Corporations, che intendeva imporre, insieme ad un finanziamento di centinaia di milioni di dollari, l’acquisto di semi transgenici della Monsanto, il cui erbicida Roundup è responsabile di aver causato una malattia renale cronica in molti paesi del Centroamerica. Il percorso di Maria Teresa Messidoro in El Salvador non si limita alla sola disamina politica, che peraltro mette in evidenza le conquiste sociali raggiunte grazie agli efemelistas, ma dedica una parte significativa del suo libro alle donne. Innanzitutto evidenzia l’importanza del progetto Ciudad Mujer, lanciato da Vanda Pignato (moglie dell’ex presidente Funes), sorto per garantire alle donne salvadoregne diritti fondamentali, dall’assistenza sanitaria all’adeguato sostegno per le vittime della violenza di genere, passando per corsi di formazione professionali e attività legate alla salute sessuale e riproduttiva. Secondo il governo, almeno settecentomila donne si sono avvicinate al progetto Ciudad Mujer, un dato significativo per una popolazione giovane come quella salvadoregna. La storia del paese, evidenzia Maria Teresa nel suo libro, è stata fatta da molte donne coraggiose. Nel dicembre 1922 il governo di Jorge Melèndez stroncò con la forza una manifestazione di donne contro il potere dei cafetaleros e dell’oligarchia terriera, il cui potere era tale che poco più di 40 anni prima, nel 1881, un decreto presidenziale espropriò le terre alle comunità indigene per la costruzione di una ferrovia. Scorrendo le pagine del libro di Maria Teresa Messidoro non si può fare a meno di immedesimarsi in figure quali Matilde Elena López, una tra le migliori saggiste del paese che il 2 aprile 1944 prese parte alla rivolta contro la dittatura di Maximiliano Hernández Martínez, Eva Ortiz e Patricia Puertas, queste ultime due combattenti guerrigliere, o nelle cosiddette Las 17, incarcerate dal governo di Arena nel 1973 con l’accusa di aborto e tentato omicidio. E ancora, il Movimiento Salvadoreño de Mujeres e le candidate a sindaco per l’Fmln in occasione delle elezioni amministrative testimoniano che la presenza femminile nel paese è viva e attiva. Infine, l’autrice non tralascia il martirio di Monsignor Oscar Romero e di Rutilio Grande, assassinati dagli squadroni della morte legati ad Arena insieme a tanti militanti della Federación de Campesinos Cristianos. Fu proprio un vescovo, monsignor Rivera y Damas, che nel 1982 aveva fondato Tutela Legal, associazione impegnata nella raccolta dei crimini commessi durante la guerra, prima che fosse lo stesso arcivescovado di San Salvador ad imporne la chiusura.

Attualmente El Salvador vive sospeso tra la speranza e la paura derivante dalla violenza e da un’ingiustizia sociale difficile da sradicare, ma come ha scritto nella prefazione Emanuela Jossa, docente di Letteratura ispanoamericana all’Università della Calabria, il libro di Maria Teresa Messidoro “è la casa dove vibra la voce del popolo salvadoregno”.

Diéz Años Después. El Salvador: speranze e conquiste di un popolo ostinato

di Maria Teresa Messidoro

Pagine 112 – € 16,00

Edizioni Stelle Cadenti, 2015

La casa editrice Edizioni Stelle Cadenti pubblica libri a tiratura limitata.
Per richiedere il libro è necessario scrivere all’indirizzo e-mail dell’autrice: terri.messi@tiscali.it

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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