Dogman – Matteo Garrone

(visto da Francesco Masala)

film scuro, anche quando è giorno, in un pezzo di terra colonizzato dagli umani, per vincere l’oscar della grande bruttezza.
per fortuna il film è davvero bello.
e per fortuna Garrone evita la violenza senza limiti insita nella storia, violenza che in quel quartiere si vede e si respira, anche senza volerlo, la lascia immaginare, ognuno veda la dose che può sopportare.
Marcello sembra uno uomo buono, senza troppe qualità, in realtà è un prodotto di quel luogo, di quelle situazioni, anche lui è coinvolto.
vuole essere amato, amico di tutti, ma certe volte bisogna scegliere da che parte stare, arriva quel giorno che bisogna fare qualcosa, e non si fa la cosa giusta (e nemmeno la meno sbagliata), e tutto il sorriso e l’ottimismo della volontà di Marcello si incrina, e va in pezzi.
resta poi la vendetta, per chiudere i conti, senza pietà, quando il tappo salta succede tutto, e anche di più.
Marcello è stato sposato, il tempo di avere una bambina, la luce dei suoi occhi, la ama ed è riamato, unici momenti di grande bellezza.
il film è pieno di individui brutti sporchi e cattivi, ci sono dei momenti in cui sembra essere un film di Claudio Caligari (è un complimento, s’intende),
Marcello ama i cani, i migliori amici dell’uomo, il contrario non è sempre vero, nessuna violenza sui cani è presente nel film, si tranquillizzino gli animalisti.
Marcello potrà finalmente farsi un negozio nuovo, dopo la vittoria al festival di Cannes, i cani saranno contenti.
è un gran film da non perdere, adesso al cinema.

ps 1: qui Marcello Fonte si racconta, prima di vincere la Palma d’oro a Cannes

ps 2: qui parla con la Palma d’oro in mano

http://markx7.blogspot.it/2018/05/dogman-matteo-garrone.html

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *