Don Vito Miracapillo: espulso dal Brasile militare

Il 15 ottobre 1980 il religioso italiano Vito Miracapillo fu cacciato dal paese. La dittatura non aveva digerito il rifiuto del sacerdote di celebrare messa su ordine dei latifondisti in memoria della Giornata dell’Indipendenza e il suo grido di denuncia a favore del popolo brasiliano, privato dei propri diritti e ridotto in miseria. Il decreto di espulsione fu completamente annullato solo nel 2011 da Dilma Rousseff.

di David Lifodi

Foto: https://vitalvereador.wordpress.com

L’agenda latinoamericana ricorda che il 15 ottobre 1980 il sacerdote italiano Vito Miracapillo fu espulso dal Brasile. A decretarlo l’allora presidente João Batista Figuereido, a capo in quel momento della dittatura militare che dal 1964 al 1985 si era impadronita del paese. Vale la pena ripercorrere la storia del religioso che lavorava nella città di Ribeirão, diocesi di Palmares, nel Pernambuco. Nel 1993 il presidente Itamar Franco revocò il divieto imposto al sacerdote di tornare in Brasile, ma si limitò a concedere un visto turistico. Finalmente, il 18 novembre 2011, intervenne Dilma Rousseff: la presidenta autorizzò Miracapillo a tornare a vivere in Brasile.

Il 7 settembre 1980 Miracapillo avrebbe dovuto celebrare due messe per celebrare la Giornata dell’Indipendenza su ordine del sindaco di Ribeirão, legato a quell’oligarchia terrateniente rispetto alla quale don Vito aveva già fatto una scelta precisa: stare dalla parte dei contadini e degli operai. Miracapillo rifiutò di tenere le celebrazioni poiché “non c’era alcuna indipendenza per un popolo ridotto in miseria e privato dei propri diritti”. Poco più di un mese dopo, unico a subire gli effetti della Lei para os Estrangeiros, appena approvata dal regime militare, don Vito Miracapillo fu espulso dal Brasile.

Il religioso ricorda che il 30 ottobre, quando la decisione di espellerlo era stata già ratificata, si trovava nella sede della Cnbb, la Conferenza nazionale dei vescovi brasiliani, che si schierò apertamente a suo favore e, di fronte all’invito per una cena che l’ambasciata brasiliana a Roma aveva rivolto ai cardinali del più grande paese latinoamericano, tutti espressero il loro diniego in solidarietà con don Vito. Tuttavia, il Supremo Tribunale Federale, che allora come oggi condizionava fortemente la vita politica del paese (dalla persecuzione contro i Sem Terra a quella nei confronti di Lula), votò compatto per l’espulsione del sacerdote italiano con 11 voti contrari e nemmeno uno favorevole.

A partire dal 1993, quando Itamar Franco concesse a don Miracapillo il visto turistico per tornare in Brasile, il sacerdote raccontava che sia il vescovo della diocesi di Palmares sia quello di Recife erano ben felici di accoglierlo, anche se per un periodo di tempo limitato, ma si doleva della mancata cancellazione della sentenza del Supremo Tribunale Federale da parte del governo brasiliano. “Padre Vito è un prete brasiliano in prestito in Italia”, amavano dire scherzosamente i fedeli per mostrare tutto il loro affetto nei confronti di Miracapillo quando fu costretto ad abbandonare il Brasile, dove non aveva mai fatto mancare il suo sostegno alle comunità in lotta e ai lavoratori della canna da zucchero denunciando le ingiustizie del latifondo. “Venivo minacciato perché nei villaggi dicevo la messa con i contadini, alla sera, nel buio totale perché non avevano la corrente elettrica; i latifondisti mi mandarono a dire che avrei potuto celebrare solo nelle cappelle private delle loro ville», ricorda il sacerdote in un’intervista pubblicata sul sito web di Famiglia cristiana il 23 agosto 2016.

Fu il sindaco di Ribeirão dell’epoca, Salomão Correia Brasil, a mettere nei guai il sacerdote, insieme al deputato Severino Cavalcanti. Entrambi appartenevano al partito di destra Pds-Partido Democrático Social, ora non più esistente. Cavalcanti denunciò Miracapillo all’allora ministro della Giustizia Ibrahim Abi-Ackel, sottolineando che il sacerdote si era rifiutato di celebrare la messa. In particolare, i militari erano rimasti particolarmente infastiditi dalla risposta di Miracapillo, “L’indipendenza siamo tutti noi”, e per questo, tra le motivazioni dell’espulsione dal paese vi furono quella della “sovversione e dell’attentato alla sicurezza nazionale”.

Anche a distanza di anni il disprezzo della famiglia Cavalcanti per Miracapillo era tale che nel 2005, quando un deputato dello Stato del Pernambuco propose che al sacerdote fosse attribuita la cittadinanza pernambucana, Ana Cavalcanti, anch’essa deputata e figlia di Severino, fece in modo che alcuni parlamentari ritirassero il consenso precedentemente accordato. Don Vito era accusato di tutto, anche di aver promosso gli scioperi dei contadini nel nord del Brasile.

Finalmente, nel 2011, Dilma Rousseff concesse l’autorizzazione permanente per tornare a vivere in Brasile chiedendo scusa, a nome dell’intero paese, per l’espulsione decretata dalla dittatura militare di allora, mettendo fine ad una odiosa persecuzione politico-giudiziaria contro don Vito Miracapillo.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a persone o a eventi che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.
La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

David Lifodi
Sono nato a Siena e la mia vera occupazione è presso l'Università di Siena. Nel mio lavoro "ufficioso" collaboro con il sito internet www.peacelink.it, con il blog La Bottega del Barbieri e ogni tanto pubblico articoli su altri siti e riviste riguardo a diritti umani, sindacalismo, politica e storia dell’America latina, questione indigena e agraria, ecologia.

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