Dove cadono le ombre – Valentina Pedicini

(visto da Francesco Masala)

Valentina Pedicini aveva girato un documentario in cui intervistava l’unica donna minatore italiana, nella grotta di Nuraxi Figus, in Sardegna (qui la scheda su Imdb).
Dove cadono le ombre è la sua opera prima (non documentaristica), ispirata a una storia di genocidio da parte dello Stato Svizzero, contro gli Jenisch,

la storia raccontata si ispira ai libri di Mariella Mehr, una bambina sopravvissuta all’esperimento di eugenetica, di stampo nazista.
film doloroso, con molti silenzi, sguardi, turbamenti, piccole vendette, smascheramento di una storia poco conosciuta.
bravisimi gli attori, non è un film perfetto, ma vale più di quanto sembri.
non si può perdere, se uno capita vicino a una delle 5-6 sale italiane dove viene proiettato – Ismaele

ps: siamo cresciuti coi miti della civilissima Svizzera e del faro della civiltà che sarebbero gli Stati Uniti d’America, sappiamo adesso che sono stati una schifezza, non tralasciamo di dirlo tutte le volte che capita (parliamo del Potere, naturalmente, non di ogni singolo cittadino di quei paesi).

https://markx7.blogspot.it/2017/09/dove-cadono-le-ombre-valentina-pedicini.html

 

ma non trascurate Baby driver-il genio della fuga, di Edgar Wright, sarà un colpo di fulmine

 

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Un commento

  • Daniele Barbieri

    dei libri di MARIELLA MEHR in bottega si è parlato più volte. Cfr almeno i post intitolati «Non ha nome…» (di db) e «Sulle ali della parola ferita di Mariella Mehr» (di Sandro Sardella)

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