Dove db si chiede (con Philip Dick) chi/cosa sia umano e…

… riflette sul perchè interessarsi agli scoop-boom del «Corriere della sera?»; il meglio del blog/bottega /109, andando a ritroso nel tempo (*)

Il primo a chiamarmi – nel febbraio 2011 – è mio fratello adottivo, gemello optativo, un pezzo (anima? coratella?) di me che però va in giro da solo: insomma Danilo. «Hai visto il Corriere della sera?» chiede proprio con il tono usato da Mosè quando scende con le Tavole (non si tratta del surf ma di teologia). Per stare in tema, rispondo con tono da Noè mentre batte gli ultimi chiodi sull’arca: «E’ qualcosa che, proprio ora, meriti la mia attenzione?». Mfa-go (mio fratello adottivo, gemello optativo) risponde ermetico: «Moglie di Philip Dick, pagina 49». Tergiverso: «quale? la famosa Tessy o una delle altre?». Non mi dà scampo Danilo: «Leggi».

Passano poche ore e fioccano altre/i a segnalarmi che la/una moglie di Pkdick è sul Corsera. Amiche-i, compagne-i, conoscenti e persino uno sconosciuto (quasi lo giuro) mi interpellano in una gamma che va dal ridanciano all’inquieto con punte di «solo tu (tuuuu in versione cantata) puoi spiegare l’arcano».

Mi tocca leggere il Corsera che a parte Stella (Gianantonio) e qualche rarissima eccezione mi fa sempre cagare.

Salmodiando il vecchio canto adatto a queste occasioni – «siamo nati, nati per soffrire» – apro il Corsera e vado a pagina 49. In effetti il titolo non passa inosservato: «Ho sposato un incubo: Philip K. Dick» con l’occhiello: «Confessioni. L’autore di culto messo a nudo. Escono in Usa le memorie della terza moglie». Bla e poi bla.

Ah, è il solito pezzo scritto milioni di volte su Einstein (un nome a caso) che tradiva la moglie e dunque perché credere alla sua teoria della relatività? E se Omero (o un altro greco che si chiamava come lui, secondo la celebre battuta) non pagò il conto all’osteria perché dovremmo fargli “credito” noi leggendo di Elene, cavalli legnosi e tizi con il tallone a rischio? O sei autore-opera o non vale. O sei buono oppure sei cattivo. O sei scrittore ma anche filosofo, padre esemplare, maestro, marito devoto, sempre sobrio ecc oppure ti tolgo da tutte le biblioteche e ringrazia che ho finito i cerini per il rogo e i pompieri (una invenzione laicista dell’Illuminismo francese?) purtroppo vigilano.

Che palle.

Però visto che io amo – come scrittore – Philip Dick capisco che devo aggiungere due righe per Danilo (mfa-go) e per le altre/i che mi han detto o si preparano a dirmi: «non solo sinora nulla ci hai detto di ciò ma maaaaaaaaaaagari pensi di cavartela con qualche battutina».

Se avessi conosciuto Philip Dick e sapessi qualcosa della sua vita privata… ve lo direi.

Se lo avessi conosciuto magari lo amerei sempre come scrittore ma lo considererei un tipaccio con cui non cenare e/o non giocare a bowling e/o (non?) condividere uno spinello o un’emozione.

Ma voi insistete…

Rimbomba il coro: «Insistiamo».

(cavolo: insistono)

Volete che io vi dica se ha ragione la terza moglie o se vuol solo fare due soldi con vecchie ripicche? Non lo soooooooooooooo. Vi ripeto: non ho fatti e neppure indizi a sostegno della tesi pro-Dick o pro-terzamoglie.

Mi sono fatto l’idea, dai suoi libri, che Philip fosse un tipetto assai difficile, forse uno stronzo nella vita sentimentale. Una sua dedica a una delle mogli (furono 4 o 5? non ricordo più) mi ha sempre infastidito; era una robetta tipo «a T. che con il suo silenzio mi ha consentito di scrivere questo libro». Se era ironica non mi sembrava buona, se era una frase d’amore… a me fa venir la pelle d’oca.

Su codesto blog ho di recente scritto della mia inquietudine a ri-leggere la trilogia di Valis perché…Dick era cascato dentro (quasi del tutto) ai suoi libri, ai suoi incubi intitolerebbe il Corsera. In alcuni romanzi e racconti – non in tutti – le donne che Dick propone sono caricature. Nel celebre «Follia per 7 clan» Gandhi viene nominato come ispiratore di mentecatti. Due volte almeno dalle sue pagine sembra uscire una qualche lode per la nefasta Coca-Cola. E via incasinando.

Insomma…

(voce da comizio) Compagne/i la linea politica di questo tipo non è chiara.

Il coro: «ooooooh».

(in crescendo) Compagne/i il suo atteggiamento verso le donne è scorretto.

Il coro: «oooooooh».

(mi avvio a concludere, ringrazio il moderatore di avermi ricordato che il tempo a mia disposizione sta per scadere)

Sul mescolarsi di incubi e desideri, di realtà e finzione, di autori-autrici e persone, ho un’altra idea. Io a esempio parlo spesso di Dick nei miei laboratori (come in una lettura teatrale che si intitola «Il tranquillo calduccio della paura») e/o cito volutamente due suoi racconti contraddittori. Contrapposti. O complementari? A proposito di razzismo e della definizione stessa di «umanità»: riassumo «Le pre-persone», poi «Umano è». Come scrittore in entrambi quei racconti Dick è grandissimo. Come “filosofo” (il termine è impreciso) in uno di quei racconti un Dick si oppone all’altro. O almeno io la vedo così. E ringrazio PKDick anche di quelle sue laceranti contraddizioni che ha così ben spiegato nelle sue pagine (mi spiace se nella sua vita privata non le ha risolte o magari neppure le teneva presenti…. ma è un altro discorso). Se avessi conosciuto la terza moglie le avrei dato ragione? Forse sì ma avrei continuato a leggere Dick.

Se davvero e (energia) sia uguale a m (massa) per v (velocità) al quadrato – o com’è quella roba – non giurerei: ma sono sicuro che se la formuletta là è vera (o falsa) non dipende da moralità, egoismo, alito cattivo e persino da un atteggiamento violento o infame. Un grande autore (pittore, musicista ecc) o una grande autrice (scienziata, poetessa ecc) va discusso/a per la sua opera. Il resto …. è importante ma è un altro discorso, anche quello importantissimo ma di tutt’altro tipo.

Il «coro» tace. O la mia sordità aumenta.

Posso tornare a piantar chiodi nella quasi pronta arca?

(*) Anche quest’anno ad agosto la “bottega” recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché circa 12mila articoli (avete letto bene: 12 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. Due parole in più sul post di oggi. Se passate di qui raramente e/o non sapete chi è Philip Dick, in “bottega” trovate molti scritti – miei, di Riccardo Mancini, Fabrizio Melodia ecc – che vi dovrebbero far venire voglia di leggerlo: una delle facce migliori della fantascienza ma anche dei dubbi che ci angosciano sulla nostra “umanità”. (db)

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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