Dubbioso fritto misto robotico su Marte-dì

1) Anche il Congo? 2) Sawyer chi? 3) Solo capitalismo? 4) Finisce qui?

Robot-rivista

1.

La notizia arriva dal Congo. «Tamuke, Mwaluke e Kisanga. Si chiamano così i tre nuovi vigili robot che si apprestano a presidiare gli incroci di Kinshasa. Sono alti tre metri, 250 chili d’acciaio e alluminio, sorridenti ma decisi. Alimentati a energia solare, petto rotante e… ». Così inizia la notizia battuta dall’agenzia Misna. Se volete leggerla tutta… è qui: STRADE PIÙ SICURE CON I VIGILI ROBOT. Siete sconcertate/i? Anche io. Eppure nessuno finora ha smentito.

 

2.

Ricevo da un amico sawyerano (cioè fan di Robert Sawyer, come me): «Sarà un caso che questo robot di nuova concezione si chiami Sawyer come lo scrittore di fantascienza? Pare di sì perché il nome significa segantino, cioè colui che sega la legna. Quindi anche il suo predecessore Baxter, antico termine per fornaio, non ha nulla a che fare con lo scrittore Stephen Baxter…».

Buffo. Volete saperne di più? Anche io.

 

3.

Sul numero 1095 di «Internazionale» (datato 27 marzo 2015 e ancora in edicola) due pagine interessanti sulla fantascienza araba scritte da Nahrain al Mousawi per «Middle East Monitor» ma soprattutto un’inchiestona di John Lanchester – e la copertina – dedicata «Il capitalismo dei robot». Confesso che l’ho affrontata con un po’ di scetticismo anche perché “il sommario” mi sembrava un po’ banale. Mi sono ricreduto: molti dati, considerazioni interessanti e spunti per discutere. C’è qualcosa che potrebbe incrociare il Marte-dì (come lo intendiamo qui in “bottega”) con gli altri giorni. Ecco un paio di brani con omissis tendenziosi e spero incuriosenti, insomma per farvi leggere tutta l’inchiesta di John Lanchester.

«Vale la pena accennare a quello che nessuno dice a proposito di questo futuro robotizzato. Lo scenario che ci presentano, e che ci fanno vedere come inevitabile, è quello di una distopia iper-capitalistica. […] A me sembra che l’unico modo in cui quel mondo può funzionare è con forme alternative di proprietà».

Questa è la frase finale: «Il fatto di avere davanti un futuro che potrebbe somigliare a una distopia ipercapitalistica o a un paradiso socialista e che nessuno parli di questa seconda possibilità, la dice lunga sul momento che stiamo vivendo».

 

4.

Finisce qui? Impossibile. Intanto perché mi pare di ricordare che un cerrto astrofilosofo (Fabrizio Melodia, sì è lui) ha promesso una seconda incursione robotica. Poi perché vorrei recuperare qualche brano della tesi (universitaria sì) della mia amica Eva. E poi vorrei che interveniste voi… altrimenti – in platea adesso corre il terrore?  – mi prendo io la parola.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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