Anche due “native” americane vincono il Premio Goldman

Si tratta di Leydy Aracely Pech Martín, apicultrice indigena Maya che abita a Hopelchén, nel piccolo stato messicano della Campeche, e Nemonte Nenquimo, appartenente al popolo degli Waorani, che vive nel parco nazionale di Yasuni in Ecuador.

di Maria Teresa Messidoro (*)

La 31esima edizione del Goldman Environmental Prize 2020 – una specie di Nobel per l’ambiente inventato nel 1989 dai filantropi Rhoda e Richard Goldman – ha premiato 4 donne e 2 uomini.

La Goldman Foundation, nella cerimonia svoltasi online il 30 novembre di quest’anno, ha dichiarato pubblicamente di aver selezionato “sei leader coraggiosi e generosi che stanno lottando per ottenere importanti cambiamenti, nonostante gli ostacoli e le difficoltà che devono affrontare”.

Dalle Bahamas all’Ecuador, da chi resiste a Monsanto a chi si batte contro la costruzione di una centrale a carbone: ecco “lo scenario” delle persone premiate.

Vorrei soffermarmi sulle due donne indigene latinoamericane che hanno conseguito il premio, senza nulla togliere agli altri vincitori.

La prima è Leydy Aracely Pech Martín, apicultrice indigena Maya, che abita a Hopelchén, nel piccolo stato messicano della Campeche. E’ chiamata “la guardiana delle api”, umile ma forte, come lo sono le donne della sua etnia.

 

Così la descrive Nicoletta Crocella (1):

“Voglio raccontarvi la storia di Leydiy da me incontrata sette anni fa nel nostro girovagare per lo Yucatan. In realtà l’abbiamo cercata, dopo aver letto un piccolo trafiletto che la riguardava: allora Leydy e le sue compagne avevano creato una piccola cooperativa che era tornata ad occuparsi dell’ape melipona e del suo miele, prezioso, medicinale, e che era curata e conosciuta sin dai loro antenati. Il patrimonio della tradizione.

L’ape melipona è una piccola ape che ama solamente alcune preziose essenze di alberi, e nel vagare tra essi impollina e consente alla giungla di prosperare. Una alterazione del suo ambiente rende impossibile all’ape di sopravvivere, e quindi questo patrimonio prezioso potrebbe disperdersi definitivamente con l’avanzamento della agroindustria.

Sette anni fa Leydy inizia a segnalare il problema, con l’avvento delle coltivazioni intensive del nuovo insediamento di mennoniti che stavano disboscando ampi pezzi di giungla e che usavano anche pesticidi. Al momento il tentativo di Leydy e delle sue compagne fu di spostare le api, che non amano gli apiari nostrani, ma usano dei pezzi di tronco di alberi specifici, in un luogo più appartato e lontano da quelle coltivazioni che si allargavano.

Allora mi raccontò la sua preoccupazione e mi fece notare che essendo donna, maya e campesina era tre volte discriminata, per cui la fatica era tre volte più grande. Ma in questi anni Leydy non è rimasta a guardare il disastro che si avvicinava: si è impegnata, con la ferma dolcezza che la contraddistingue, ed anche con la sua competenza vitale di intreccio tra saperi ancestrali e studi accademici, ha coinvolto donne e uomini del luogo, campesinos e indigeni che vedevano stravolto il loro ambiente dall’irrompere del modello consumista e dall’uso dei pesticidi della Monsanto.”

Hanno lottato, si sono opposti, hanno sollecitato le autorità, mostrato uno sguardo differente dal produttivismo-rapina, sono ricorsi al tribunale e infine hanno vinto, ottenendo che i pesticidi non vengano usati sul loro territorio e che si ritorni ad un rapporto più armonioso con la natura.

Le api, ma anche le persone, le culture tradizionali sono salve: grazie al Premio Goldman, la sua storia, dalla minuscola comunità indigena di Ich-ek, è balzata agli onori della cronaca, ma ciò che tutti sottolineano è che lei ha vinto Monsanto”.

Ha ragione Leydy, quando afferma nel suo discorso ufficiale dopo aver ricevuto il Premio: “Oggi è un giorno storico per il popolo maya”.

Soprattutto tenendo presente che nello stato di Campeche almeno 25mila famiglie, specialmente nelle comunità maya, dipendono dalla produzione di miele come fonte economica principale; il Messico è il sesto produttore di miele al mondo e un 40% della produzione nazionale proviene proprio dalla penisola dello Yucatan.

E quanto sia importante anche per tutto il continente latinoamericano lo si comprende leggendo alcuni articoli relativi ad esempio al Brasile, dove, solo quest’anno, nello stato di Bahía, 16 milioni di api sono morte per avvelenamento, per effetto dei pesticidi utilizzati durante le fumigazioni aeree delle coltivazioni di caffè.

Mentre nel 2019, secondo l’Agencia Pùblica y Reporter Brasil, sono scomparsi 500 milioni di api negli stati di Rio Grande do Sul, Santa Catarina e Mato Grosso, sempre a causa degli insetticidi.

Le api sono importantissime per la biodiversità, al meno il 90% della impollinazione che realizzano gli insetti o altri animali la realizzano le api. (2)

 

 

La seconda vincitrice del continente latinoamericano è Nemonte Nenquimo, appartenente al popolo degli Waorani, che vive nel parco nazionale di Yasuni in Ecuador.

Nemonte, il cui nome significa stella, è co-fondatrice dell’organizzazione Celibo Alliance e presidente dell’organizzazione Conconawep che rappresenta la comunità indigena nella provincia di Pastaza.

A 35 anni, la rivista Time l’ha inserita, a settembre di quest’anno, tra le 100 persone più influenti al mondo, mentre la BBC, a novembre, l’ha inclusa nella lista delle 100 donne più importanti a livello mondiale.

Nel 2018, il governo, con l’obiettivo di attirare gli investimenti di multinazionali straniere, aveva annunciato che 202mila ettari della foresta amazzonica pluviale sarebbero stati messi all’asta per consentire le attività estrattive. Nel 2019 Nenquimo, insieme agli altri capi del popolo Waorani, ha avviato una causa contro il governo, accusato di avere mentito nel dichiarare che le comunità indigene avevano dato il consenso alla vendita delle loro terre. Nello stesso anno, ha vinto la causa e la sentenza è stata confermata dalla Corte d’Appello.

“Se la Speranza potesse ridere, suonerebbe come le risa di Nemonte. Che sia attraverso lo schermo di un computer o con un telefono cellulare, il suono forte della sua risata è un invito all’amicizia impossibile da ignorare, così come la sua lotta per l’Amazzonia”.

Parole significative quelle con cui la descrive Doménica Montaño in un articolo apparso in Mongabay. (3)

E’ la terza volta che un attivista ecuadoriano vince il Premio Goldman: nel 1994 fu Luis Macas, in quanto dirigente di una lotta indigena; nel 2008 lo hanno ricevuto Pablo Fajardo e Luis Yanza per aver guidato, per decenni, il caso dei danni ambientali causati dall’operazione petrolifera di Chevron-Texaco nell’Amazzonia settentrionale dell’Ecuador.

Questa di Nemonte è una nuova opportunità per mostrare a tutto il pianeta la lotta dei popoli indigeni, anche in tempo di pandemia. (4)

NOTE

  1. artista e scrittrice, ormai da anni messicana a metà tempo.
  2. https://desinformemonos.org/masacre-de-abejas-75-millones-envenenadas-por-pesticidas-en-bahia-de-brasil/#:~:text=Un%20avi%C3%B3n%20en%20el%20cielo,Bah%C3%ADa%2C%20los%20insectos%20murieron%20envenena
  3. https://es.mongabay.com/2020/11/nemonte-nenquimo-gana-premio-goldman-indigenas-waorani-ecuador/
  4. L’articolo dettagliato sui vincitori del Premio Goldman 2020 qui https://altreconomia.it/i-difensori-dellambiente-che-hanno-ricevuto-il-goldman-environmental-prize-2020/#:~:text=Quattro%20donne%20e%20due%20uomini,online%20il%2030%20novembre%202020.

 

(*) Vicepresidente Associazione Lisangà culture in movimento, www.lisanga.org

 

Teresa Messidoro

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