Economia? Macché econo-loro

Un’antologia di fantascienza che merita un doppio applauso

copIlPrezzoDelFuturo

«Il mio nemico non ha divisa

ama le armi ma non le usa

nella fondina tiene le carte Visa

uccide e non chiede scusa»

«Il mio nemico» di Daniele Silvestri

Bell’idea e bella realizzazione. Vi consiglio «Il prezzo del pericolo» ovvero «racconti di fantaeconomia» – La Ponga edizioni: 366 pagine per 16,90 euri – con una breve prefazione di Valerio Evangelisti, curato da Gian Filippo Pizzo e Vittorio Catani i quali hanno antologizzato 15 (perché XV in copertina?) racconti italiani, i loro due inclusi, di 18 autori perché tre racconti sono scritti in coppia più un semplice quanto geniale racconto “psico-somatico” del vecchio Stanley Weimbaum.

C’era un rischio nel concepire questa antologia: che si restasse troppo legati all’attualità e/o all’Italia. Mi pare che quasi tutti (maschile imperante: c’è una sola donna su 18) abbiano alzato le sguardo.

I miei favoriti? «Il prestito» di Bruno Vitiello e «Fidelizzare» di Antonino Fazio che ben si muovono sul confine oggi-dopodomani. Quasi un manuale per l’università che ahinoi) del futuro prossimo è «Sette contro il capitale» del duo Stefano Carducci e Alessandro Fambrini. In geniale bilico fra Charlot (de «Il monello») e Marx (Karl non Groucho) «Il tirocinio» di Michele Piccolino.

Nel leggere «Hypnos» di Francesco Troccoli mi è tornato in mente il vecchio modo di dire (che Jorge Amado infilò anche in un paio di romanzi) secondo cui «Quando la merda avrà valore i poveri nasceranno senza culo»; e qualche “modernello” ha poi aggiunto «o lo Stato tasserà gli stronzi … all’uscita». Non posso dire perché ho avuto questa associazione di idea con Troccoli – come sapete svelo le trame il meno possibile – ma siamo dalle parti del capitalismo entrato nei polmoni prima ancora che nel cervello. Quando ho finito «Hypnos» ero estasiato (fra l’altro Troccoli ha una scrittura in continua evoluzione) e ho pensato: qui c’è già la trama per un gran romanzo… Ah, però mi sovviene che Troccoli ne ha già scritto, anzi questo è un «prequel» come si dice. Però se posso suggerire: in questa saga troccoliana manca ancora il passaggio chiave. A s/proposito, anche qui si accenna – leggenda o verità? – a un «grande Karl» che «viveva in Germania»

Altri due racconti sono davvero molto belli ma con un finale troppo prevedibile: il primo è «Fase2: Slow Time» di Vittorio Catani (forse è eccesso d’amore… visto che da lui mi aspetto sempre il superlativo) e l’altro «Robin Hood» della coppia Piero Cavallotti e Riccardo Rovinetti. A proposito ma la “robin-a” tedesca, cioè la direttrice di banca arrestata perché passava un po’ di soldi dai conti ricchi a quelli poveri, è ancora in galera?

Tutti gli altri racconti sono di piacevole lettura ma a mio avviso un gradino sotto quelli citati.

Qualche trama, senza svelare troppo? Suggestioni, più che altro. E’ confortante sentir parlare di «wobblies» anche fuori dalla Terra. Bella la frase di Ennio Flaiano (nel racconto di Pierfrancesco Prosperi). Cancello il pianeta Stakanov da ogni possibile guida galattica. Chi è veneziano, magari ad honorem, non si perda «Imperus Burlesque» di Franco Ricciardiello. Quando incontro Mauro Antonio Miglieruolo gli chiedo indiscrezioni sulla «missione extragalattica simil-comboniana» (come si tradurrà Alex Zanotelli sul pianeta Moleskine?).

Applauso dunque. Anzi doppio applauso perché questa antologia mi far venir voglia – solo a me? – di andare a cercare altra economia nelle fantascienze, un genere letterario «massimalista» come scrive qui Evangelisti. Non concordo infatti con quanto scrive Pizzo, cioè che a parte Sheckley, Pohl & Kornbluth, Roberto Vacca e Mack Reynolds ci sia poco. Così su due piedi a me vengono in mente moooooolte storie di Jack Vance, Dick, Fritz Leiber, «Ecotopia» di Callenbach, Corwainer Smith, Damon Knight, «Andrew il disturbatore» di Neal Barrett, Serge Brussolo … e chissà che altro salta fuori a ben cercare. E allora indagare, indagherò, indagar bisogna.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

2 commenti

  • Giusto il riconoscimento della migliore qualità narrativa dei vari Vitiello, Fazio, Carducci, Fambrini, Troccoli ecc.; meno giusto, per un blog come il nostro, glissare sulla peculiarità dell’ultimo racconto presentato nel volume recensito. Sia pure in forma simbolica e forse eccessivamente allegra, il racconto suggerisce che l’uscita dalla crisi e l’uscita dal capitalismo costituiscono i corni di uno stesso dilemma: la selvezza (o meno) del genere umano, cioé il comunismo o l’imperversare della barbarie capitalista. In tempi come questi anche solo azzardarsi a sostenere una tesi del genere è faccenda degna di menzione.
    Ma io ne sono l’autore e gli autori sono famosi per l’eccellente capacità di prendere cantonate sul significato e valore del loro lavoro…

Rispondi