Erri De Luca? Non solo una dichiarazione

 un intervento di Božidar Stanišić, un messaggio di Lidia Menapace e una notizia (poco visibile)

NOTAV

E’ stato assolto dalle accuse per l’uso del verbo «sabotare», lui – Erri De Luca. Da pessimista (che è definibile un ottimista informato meglio degli indifferenti) prevedevo la conferma dell’accusa. E vedevo lo scrittore già pronto a prendere una coperta, una stecca di sigarette e il vaso di notte, bussare al portone della prigione e dire ai guardiani: «Aprite la cella, per favore…».

Ciò non è accaduto e “il resto”, cioè l’intera vicenda, dovrà entrare nella storia dell’Italia e dell’Europa dell’inizio del XXI secolo, inclusi – in primis – le voci contrarie, anche se non numerose, dei cittadini semplici e per nulla snob che hanno capito il peso del gioco dei potenti (il gioco è anche il fuoco del totalitarismo) in faccia all’indifferenza e al silenzio degli intellettuali – soprattutto quelli di turno. E pure nel «caso De Luca» dovrà entrarci la glasnost (se ricordate la perestrojka) dei francesi e di altre voci non italiane, contrarie all’accusa.

Non spero che le menti dei magistrati accusatori, a partire da chi ha per primo ha buttato la pietra dell’accusa (si farà vivo? Ha un nome preciso?) saranno cambiate nè che avranno riflettuto sulla banalità delle loro dichiarazioni. Ma spero che il «caso De Luca» sarà osservato e discusso da molti, anzi tantissimi giovani. E che la sua dichiarazione – che non è solo questo! – pronunciata prima della sentenza, sarà letta come si leggono i testi a noi cari perché profondi, tenuti sull’armadio di notte.
Bozidar Stanisic19/10/2015

LA DICHIARAZIONE DI ERRI DE LUCA E’ QUI SOTTO. MA LA REDAZIONE DEL BLOG VI SEGNALA ANCHE UNA NOTIZIA (interessante soprattutto se messa in relazione con la “libertà d’espressione” da una parte e dall’altra con la sua scarsissima visibilità) E UN BREVE COMMENTO DI LIDIA MENAPACE

http://contropiano.org/malapolizia/item/33546-licenziata-educatrice-de-le-vallette-per-una-maglietta-no-tav

«Sabotaggio», un msg di Lidia Menapace alla sua m-l

L’assoluzione di Erri de Luca non é solo una buona notizia per l’ex “imputato”, ma anche perché riconferma che il sabotaggio è una lecitissima, ma anche legittima forma di azione nonviolenta che perciò non va repressa né affrontata con scontri polizieschi, che così violano l’esercizio di un diritto.

La parola viene dal francese “sabot” che vuol dire zoccolo, e che idiomaticamente corrisponde al nostro lavorare con i piedi (o appunto con gli zoccoli) malamente e consiste nel produrre merci non perfette, ma incomplete o difettate in modo che non possano funzionare. Famoso nel ’69 il “salto della scocca”, praticato alla Bianchi. Fare una cosa coi piedi, storta, imprecisa, inutilizzabile danneggia i padroni, ma è la forma estrema di azione nonviolenta che non intende danneggiare o colpire i consumatori, clienti, utenti degli oggetti “sabotati”. Ad esempio si possono mettere nelle auto sedili che al solo sedersi, prima ancora di mettere in moto si piegano, si svitano, si schiodano e mettono chi sta al posto di guida all’erta e gli impediscono di farsi del male. Imparare e addestrarsi a forme di lotta nonviolente è molto utile, mostra che anche nell’azione nonviolenta l’addestramento e la preparazione sono decisivi. Sono cose da imparare, perché con l’incipiente mutamento di fase potrebbero venir buone. lidia   

Dichiarazione di Erri De Luca prima della sentenza – Torino 19 ottobre 2015

Sarei presente in quest’aula anche se non fossi io lo scrittore incriminato per istigazione. Aldilà del mio trascurabile caso personale, considero l’imputazione contestata un esperimento, il tentativo di mettere a tacere le parole contrarie. Perciò considero quest’aula un avamposto affacciato sul presente immediato del nostro Paese. Svolgo l’attività di scrittore e mi ritengo parte lesa di ogni volontà di censura.
 Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione.

Ho impedito ai miei difensori di presentare istanza di incostituzionalità del capo di accusa. Se accolta, avrebbe fermato questo processo, trasferito gli atti nelle stanze di una Corte Costituzionale sovraccarica di lavoro, che si sarebbe pronunciata nell’arco di anni. Se accolta, l’istanza avrebbe scavalcato quest’aula e questo tempo prezioso. 
Ciò che è costituzionale credo che si decida e si difenda in posti pubblici come questo, come anche in un commissariato, in un’aula scolastica, in una prigione, in un ospedale, su un posto di lavoro, alle frontiere attraversate dai richiedenti asilo. Ciò che è costituzionale si misura al pianoterra della società.

Inapplicabile al mio caso le attenuanti generiche, se quello che ho detto è reato, l’ho ripetuto e continuerò a ripeterlo.

Sono incriminato per avere usato il verbo sabotare. Lo considero nobile e democratico. Nobile perché pronunciato e praticato da valorose figure come Gandhi e Mandela, con enormi risultati politici. Democratico perché appartiene fin dall’origine al movimento operaio e alle sue lotte. Per esempio uno sciopero sabota la produzione. Difendo l’uso legittimo del verbo sabotare nel suo significato più efficace e ampio. Sono disposto a subire condanna penale per il suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana. «A questo servivano le cesoie»: a cosa? A sabotare un’opera colossale quanto nociva con delle cesoie? Non risultano altri insidiosi articoli di ferramenta agli atti della mia conversazione telefonica. Allora si incrimina il sostegno verbale a un’azione simbolica? Non voglio sconfinare nel campo di competenza dei miei difensori.
 Concludo confermando la mia convinzione che la linea di sedicente alta velocità in Val di Susa va ostacolata, impedita, intralciata, dunque sabotata per la legittima difesa della salute, del suolo, dell’aria, dell’acqua di una comunità minacciata. 
La mia parola contraria sussiste e aspetto di sapere se costituisce reato. Erri De Luca

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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