Etna: che botta (altrochè Nutella)

di Domenico Stimolo

Che notte quella notte, e che botta!

La mente dei più anziani corre veloce, scavando nella memoria. I “misteri” della notte sono stati celebrati anche in alcune famose canzoni. E’ rimasta celebre la notte di Fred Buscaglione, questo il rinomato attacco: Che notte, che notte quella notte. Se ci penso mi sento le ossa rotte. Beh, M’aspetta quella bionda che fa il pieno al Roxy Bar. L’amichetta tutta curve del capoccia Billy Carr”.

Anche Adamo, il ragusano-belga, che faceva folleggiare le balere, in una sua celeberrima canzone osanna la notte (titolo del motivo): Se il giorno posso non pensarti la notte maledico te e quando infine spunta l’alba c’è solo vuoto intorno a me”.

I giovani, distratti da un esagitato “fuoco amico” che vorrebbe fare prendere lucciole per lanterne, dovrebbero guardare a ieri per capire meglio l’oggi e il domani.

Roba forte, cari ragazzi.

Chissà perché, mentre la notte fra il 25 e il 26 dicembre alle ore 03.16 il letto ballava follemente, ho pensato a queste strofe. Si sa: il terremoto può fare diventare folli.

Le cronache dei drammatici eventi sono noti ai più. Già dall’alba del 26 dicembre i programmi televisivi e i siti informativi – tutti – ne hanno dato abbondante notizia, con continui aggiornamenti, immagini e testimonianze delle persone più duramente colpite.

Alle 03.16 tutti dormono – eccetto quelli che svolgono servizio lavorativo – si spera bene e forte. Prima il boato proveniente dalle viscere della terra, poi il balletto del letto, sempre più intenso, tanti violenti ticchettii caratterizzano la casa. Il buio regna sovrano. La paura assale. Molti secondi di truce incertezza quindi lo scatto dal letto, si tenta di accendere le luci… mentre i lampadari spazzolano l’aria. Poi bianchi in viso si guardano le pareti per constatare l’eventuale integrità. Gridi, rumori per le scale, c’è gente in strada.

L’area territoriale interessata è stata abbastanza grande, tutta la provincia di Catania, fino al nord verso Messina, e verso sud, Siracusa e Ragusa. Più di due milioni di abitanti.

Il mio “punto di osservazione” è stato a circa 15 Km dall’epicentro: i rilevatori si sono fermati al 4,6, grado. Diversi i paesi e le frazioni duramente colpiti nell’immediato ridosso della fonte. Molti i danni materiali, alcune decine i feriti, parecchie centinaia i cittadini che sono stati costretti ad abbandonare le abitazioni, quindi sfollati. Come cantava Adamo, “quando infine spunta l’alba c’è solo vuoto intorno a me”. In pochi giorni – prima e dopo – si sono susseguite centinaia di scosse.

Rimane la disperazione, rabbia, confusione mentale.

Un dato è certo, la mattina dopo, essendo in ben altre faccende affaccendati, nessuno ha mangiato la nutella; neppure i bimbi, rimasti tramortiti dallo scampato pericolo.

Il 27 dicembre – 110° anniversario del terrificante terremoto di Messina – è doveroso onorare la memoria delle oltre 100.000 vittime, rimaste sotto le macerie di Messina e Reggio Calabria, totalmente distrutte, e dei paesi viciniori. La scossa avvenne in piena notte, alla 05 e rotti, poi seguì lo tsunami; onde altissime spazzarono le due città. Un silenzio mortifero avvolse le due città. I primi ad arrivare per portare aiuto furono i marinai della flotta russa che si trovava in mare a poca distanza. Uno sforzo umano eccezionale. Di fronte al dolore e alle grida di coloro che cercano aiuto la solidarietà prevale sempre, anche se si tratta di “stranieri”Ieri si faceva così, oggi purtroppo non è più così! Questa mattina a Messina, come ogni anno, davanti al monumento dedicato ai marinai russi, si è svolta la cerimonia del ricordo.

Qui restiamo in forte apprensione. Speriamo che non ritorni un’altra botta.

LA VIGNETTA – scelta dalla “bottega” – è di Vauro.

 

Redazione
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