Fantamusica, oh sì

recensione all’antologia «Le variazioni Gernsback»

LevariazioniGernsback

Assai bella l’idea e buoni i racconti: «Le variazioni Gernsback» ovvero «storie di fantamusica» (Edizioni Della Vigna: 300 pagine per 15,50 euri) curato da Walter Catalano, Luca Ortino e Gian Filippo Pizzo riunisce 11 racconti per 12 autori: 9 made in Italy più tre stranieri (il canadese Douglas Smith e due “maestri”, cioè Michael Bishop e Robert Silverberg).

Si parte con il pregevole «Sinfoniade» di Giulia Abbate. L’andamento del primo atto, a esempio, è questo: un «terzetto», un’«aria», un «concertato», un «recitativo», un nuovo «concertato», un «arioso».

Tocca poi a Danilo Arona con «Il ritorno di Sam Hain: l’antefatto». E naturalmente essendo un antefatto ci aspettiamo… il resto. Come si sa «la mano sinistra del diavolo» è roba da blues mentre «il metallo ha cominciato a urlare»: potrebbe essere allora che «porte chiuse da secoli» stiano per spalancarsi? I cattivi sono davvero «quelli che ammazzano le rock star da oltre mezzo secolo»?

«In un luogo ben lontano dai centri di potere del mondo era accaduto qualcosa di buono». Politico e poetico «With a Little Help from Her Friends» di Michael Bishop: mi ero molto commosso la prima volta che l’avevo letto e non perché io ami particolarmente gli scarafaggi cioè i Beatles. Anche la seconda lettura è convincente, al di là delle mancate sorprese (ricordavo perfettamente la trama). L’impossibile – visto che John Lennon è stato ucciso – riunione del quartetto di Liverpool vede alcuni passaggi emozionanti. Eccone uno. «Pochi minuti prima, quegli uomini anziani e un fantasma assolutamente convincente avevano eseguito All You Need Is Love e. mettendo da parte la dimostrata impraticabilità di questo precetto. Una sala piena di uomini e donne che avevano subito incommensurabili abusi fisici e mentali avevano ascoltato quella menzogna, sostanzialmente una vivace ipocrisia idealista, come se le liriche ripetitive della canzone incarnassero una soluzione reale a tutti i mali del mondo. Assurdo, folle. Domani l’avrebbero capito, ma quella sera avevano ben volentieri sospeso la loro incredulità adulta…». Da solo vale abbondantemente “il prezzo del biglietto”.

Giovanni Burgio ha in programma un ciclo di racconti dedicato ai grandi pianisti; in questo «Il linfoma Hodgkin e l’immortalità dell’anima» ci permette di incrociare Dinu Lipatti e Alfred Cortot fra amori, zingare, nazisti, misteri e naturalmente concerti.

Gran festa per i cultori di Philip Glass con «Einstein on Mars», scritto a quattro mani da Stefano Carducci e Alessandro Fambrini. Come dite voi pignoli? Il titolo giusto sarebbe «Einstein on the Beach»? No, e vedrete bene il perché.

«La prima cosa che Mateo Molina aveva visto venendo al mondo era una sala da ballo». Inizia così il racconto – forse il mio favorito qui, dopo Bishop – è «L’ultima milonga» di Elena Di Fazio. Anvd: cioè altro non vi dirò.

Il ritrovamento di un inedito a firma Mozart è un grande evento ma c’è qualcosa di assai insolito: il brano è «per uno strumento di cui nessuno conosce l’esistenza», per fortuna (o no?) accanto c’è anche «un piccolo schizzo che rappresenta il misterioso strumento». Così decolla «Il dono» di Loredana Pietrafesa. Anvd.

La musica del diavolo torna in «Sempre dal lato mancino» di Franco Ricciardello: niente Mississippi però, piuttosto Cremona. Indietro nel tempo e poi avanti al 14 novembre 1940 quando «la Lutwaffe decide di colpire Coventry».

Chitarra elettrica o liuto? Fantasmi o realtà? In ogni caso Piero Schiavo Campo ha previsto che il «Ritorno» giusto è a Palermo.

Il grande vecchio Silverberg era quasi un “pulcino” quando nel 1955 scrisse «Il circuito Macauley»: il racconto è ovviamente ben scritto, la storia delle macchine che prendono il nostro posto un bel po’ deja vu.

Si finisce con «Sinfonia» di Douglas Smith: sculture, pianeti, sinestesia e la musica più ponte che mai. Ho così scoperto che Scriabin (o se preferite Skrjabin) «ha addirittura costruito un organo a colori».

Tutti bei racconti per un’antologia impeccabile con la breve introduzione dei tre curatori a ricordarci che è bene salire su una vetta alpina…

Ah, se non avete capito il titolo e vi chiedete che strumento suonasse Gernsback occorre un breve ripasso.

UNA PICCOLA NOTA

Il tema mi appassiona e mi chiama in causa, come si può vedere qui Cercando la migliore acustica dell’universo in “bottega”: è un percorso tra musica e fantascienza di Erremme Dibbì (ovvero Riccardo Mancini e Daniele Barbieri) con – persino – «una nuova, serissima proposta per farne serate con musicisti non troppo terricoli»…. e in qualche modo l’idea si è concretizzata visto che ho messo in scena una serata con un robot-pianista (A grande (?) richiesta… per saperne di più). Già che ci sono aggiungo che esistono tre bei racconti fantamusicali di Vittorio Catani riuniti sotto il titolo «I suoni del silenzio» che ho segnalato (vedi Musiche dell’universo accanto) nel 2010.

 

redazione
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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