Fantascienza: ancora 5 + 5

Le scelte di Gennaro Fucile, Domenico Gallo e Giuliano Spagnul

Impresa tosta scegliere 5 testi stra-belli e 5 stra-politici dalle parti di «Un’ambigua utopia» (*)

GENNARO FUCILE

Premessa

Arduo pescare dieci romanzi dal grande magazzino della fantascienza e ancor di più spiegare i criteri in base ai quali ha preso forma questa selezione. Avventurarsi sul bello e sul politico è come scalare il ghiaccio: lo scivolone è assicurato.

Diciamo che per romanzi belli ho inteso non tanto quelli scritti meglio (per la verità, criterio poco interessante nella fantascienza) ma quelli nei quali almeno una caratteristica forte del genere è in ottima evidenza, fermo restando la capacità di coinvolgere il lettore. Quest’ultima dote è presupposta anche nella cinquina politica e qui la scelta è caduta sui romanzi che meglio hanno narrato – quindi a modo loro denunciato – fenomeni che investono la nostra vita individuale e sociale al tempo stesso.

I cinque romanzi più belli

Fredric Brown, Assurdo universo

Quando hai finalmente tra le mani le istruzioni per il montaggio e capisci come si costruisce il tuo giocattolo preferito. È questo Assurdo universo, messa a nudo del meccanismo narrativo e delle logiche di fruizione della sci-fi in anticipo sui fabbricanti d’universi di Farmer. Noiosa metaletteratura? Macché! Un vero spasso e un compendio dei classici del genere.

Douglas Adams, Guida galattica per autostoppisti

Sarabanda di strani fatti, peripezie e avventure spericolate in giro nell’universo a opera di Arthur Dent, il terrestre sfrattato con modi assai spicci dal pianeta, a bordo della prosa di Adams, che assume di volta in volta i colori e le sfumature del surrealismo, dell’umorismo, del grottesco e del comico puro. Il più grande sfottò al genere fatto con amore.

Jack Vance, Pianeta Tschai (quadrilogia)

Ecco: l’avventura, questa è un’odissea. Il pianeta Tschai è un mondo ancora selvaggio abitato da razze incredibili, ognuna con la propria civiltà, la propria psicologia e filosofia, religione e regole di casta. Ne fa conoscenza un terrestre, Adam Reith capitatoci contro la sua volontà e noi ci troviamo faccia a faccia con l’immaginazione rigogliosa di Vance.

Philip J. Farmer, Il mondo del fiume (ciclo)

Tutta la capacità della fantascienza di mettere in scena sogni senza tanti fronzoli e di trasformarli in materia d’intrattenimento e al tempo stesso in pillole per la riflessione. E qui la posta è altissima: risorgere dopo la morte. Come capita spesso, Farmer finisce per pasticciare oltre misura, ma almeno i primi due romanzi del ciclo sono imperdibili.

Ursula LeGuin, La mano sinistra delle tenebre

Premesso che potrebbe anche figurare nell’altro elenco, mescola il tema dell’alieno con quelli legati a sesso e genere, ovvero a chi è altro da noi (in quanto norma). Qui è di scena un popolo ermafrodita. Coronò la lunga marcia della scrittura femminile in un genere allora molto maschile (1969) e vanta l’incipit più memorabile di tutta la sci-fi.

I cinque romanzi più politici

John Sladek, Il sistema riproduttivo

Disvelamento è la parola chiave del romanzo, figlio turbolento di un anno tellurico: il 1968. Più eloquente il titolo originale Mechasm, nell’introdurre il tema della storia, quella di un meccanismo, appunto, del tutto inutile, concepito al solo fine di riprodursi all’infinito a qualsiasi costo, distruzione del pianeta inclusa. Lo chiamiamo capitalismo?

James Ballard, Il condominio

La violenza come frutto genuino delle relazioni tra gli uomini all’interno di un sistema apparentemente ideale e invece fondato proprio sulla disumanità. Visione (una delle tante che dobbiamo a Ballard) di tempi che sarebbero poi venuti (il romanzo è del 1975), tra gentrificazione e ceto medio-alto. Narrazione magistrale di un’escalation senza freni.

Philip K. Dick, Un oscuro scrutare

Droga, perdita d’identità, simulazione, dolore esistenziale, poliziesco e fantascientifico al tempo stesso. Crudo e allucinato con una misura che non sempre Dick mantiene in altre storie, dà anche meglio che altrove un’idea delle sue capacità di scrittore oltre che di veggente. Visione di un mondo dove non solo tutti sono contro tutti ma ognuno è contro sé stesso.

Thomas Disch, Gomorra e dintorni

Prima di trasformarsi in un genere d’intrattenimento su larga scala, la narrazione distopica ha regalato visioni dell’inferno prossimo venturo poco consolatorie. Anche in questo caso il titolo originale parla più chiaro: The Genocidies. Sì, perché qui si racconta dell’inesorabile fine dell’uomo e non c’è nessun eroe a tirar fuori il coniglio dal cilindro.

David Guy Compton, L’occhio insonne

Noto soprattutto per l’adattamento cinematografico di Bertrand Tavernier, il romanzo è un potente “je accuse” all’invadenza dei media, all’esposizione quotidiana della vita privata, al cinismo nel gestire il gigantesco affare che tutto ciò comporta. Qui è l’agonia di una donna ad andare in diretta continuata. Mostra d’atrocità, per dirla con Ballard.

DOMENICO GALLO

Stanislaw Lem, Solaris.

Sfacciatamente ateo e scientista, Stanislaw Lem risulta, a volte, un po’ pedante, ma Solaris rimane un capolavoro assoluto della fantascienza, anche grazie alla versione cinematografica di Andrej Tarkovskij. Il tema del simulacro, ovvero di un entità materiale in grado di riprodurre perfettamente una persona, a differenza di Philip K. Dick, è visto come modalità di relazione materiale con se stessi. Il materialismo puro di Lem si esprime nella creazione di immagini provenienti dai ricordi che consentono di continuare una vista cognitiva e affettiva interrotta dalla morte.

Katharine Burdekin, La notte della svastica.

Pubblicato nel 1937, quando il nazismo è al potere da soli quattro anni, questa unica opera di Burdekin tradotta in italiano è capace di proiettare nel più lontano futuro l’orrenda utopia nazista. Utopia, naturalmente, per solo una parte della società e a discapito degli altri, il libro coglie appieno l’orrore di una società nazista realizzata ma, a differenza della storia, questa utopia si sviluppa in maniera sessista, creando una struttura di emarginazione e umiliazione sociale per le donne. Burdekin, che poi si occuperà di utopie femminili, è unica nel cogliere nel nazismo una radice sessista che il delirio nazista porta in secondo piano.

Lewis Shiner, Visioni Rock.

Incapsulato nella giostra del cyberpunk, Visioni rock è in realtà una scrittura postmoderna molto intelligente. Il protagonista del romanzo finisce nel passato e cerca di impedire la morte prematura delle grandi star del rock. Il libro è una straordinaria ricostruzione del sogno generazionale che si sviluppa attorno alla musica e, a ben vedere, preannuncia alcuni temi di un grande romanzo di Stephen King come 22/11/’63.

James Ballard, Il mondo sommerso.

Esordio al romanzo di James Ballard (1965), in questo libro è racchiuso il suo intero universo narrativo. Una variazione nella radiazione solare ha prodotto lo scioglimento dei ghiacciai e Londra è sommersa dalle acque, le strade sono diventate canali tropicali fiancheggiati dagli ultimi piani dei grattacieli. La città è quasi disabitata e solo alcuni eccentrici personaggi vivono in sintonia con il nuovo ambiente. A cinquant’anni di distanza i ghiacciai si stanno davvero sciogliendo, e noi, grazie a Ballard, sappiamo cosa ci attende.

Philip K. Dick, Lotteria dello spazio.

Il primo romanzo di Dick viene pubblicato in pieno maccartismo, quando solo gli scrittori di fantascienza riuscivano a pubblicare opere che criticavano le pratiche liberticide del governo degli Stati Uniti. In questo caso Dick denuncia un grande complotto che coinvolge proprio il Presidente del Sistema Solare, un uomo che è riuscito a manipolare il sistema elettorale computerizzato. Attorno a questa critica politica che denuncia la progressiva perdita di autorità della Costituzione, Dick descrive quello sfondo umano che caratterizzerà tutti i suoi romanzi. Operai e artigiani che vivono dignitosamente del proprio lavoro vengono progressivamente coinvolti in oscure manovre di potere, nuove religioni si affacciano per offrire una speranza lontano dalla Terra e dal Sistema Solare, divinità sconosciute entrano in campo in un futuro incerto.

Romanzi politici

Ursula Le Guin, I reietti dell’altro pianeta.

Lo lessi a tratti in classe, prima sotto il banco, di nascosto, poi comodamente sul banco, vincendo quella ritrosia che mi trovavo dentro senza sapere perché. Divenne subito il libro dei giovani ribelli che leggevano fantascienza e giustamente divenne il nome della rivista militante che abbiamo più amato. Davvero il richiamo all’ambiguità del sottotitolo aveva dentro un interno mondo di contraddizioni che ben esprimevano la lotta politica del decennio. Curioso che fosse un libro del continente nord-americano, visto che volevamo vantare, per ignoranza, il monopolio europeo della radicalità. Ma Shevek è stato poi sconfitto nella sua curiosità, nella sua diffidenza verso la tradizione (anche quella libertaria)? I reietti mi era piaciuto meno de Il mondo della foresta di Ursula Le Giuin (forse uno dei libri politici più diretti e radicali della fantascienza assieme a Guerra eterna di Joe Haldeman) ma è un libro che rimane nella “cassetta degli attrezzi”, come direbbe Antonio Caronia, per sempre. E capisci che, nonostante tutto, c’è un torto e c’è una ragione.

Frederik Pohl e Cyril M. Kornbluth, I mercanti dello spazio.

Pohl era stato un militante della Young Communist League  e del Communist Party of the United States of America durante gli anni Rooseveltiani, e assieme ad altri appassionati di fantascienza che vivevano a Brooklyn avevano dato vita ad associazioni di cultori della fantascienza comunisti (Cyril Kornbluth, Donald Wollheim, Judith Merril, Damon Knight e, fino a un certo punto, lo stesso Isaac Asimov). Nel 1952, quando esce questo romanzo, è in corso negli Stati Uniti la più feroce e ottusa persecuzione intellettuale nota genericamente come maccartismo (in realtà un fenomeno più ampio di quello a cui contribuì direttamente il senatore Joseph McCartny) e la fantascienza è l’unica forma culturale che attacca direttamente il capitalismo, il consumismo, la pubblicità, l’autoritarismo e il perbenismo. Di questo coraggioso fronte radicale, I mercanti dello spazio (e anche il suo seguito Gli anti mercanti dello spazio) è il capolavoro assoluto.

Samuel R. Delany, Triton.

A un certo punto avevamo scoperto che Delany era nero e gay, probabilmente marxista (ma la cosa ci sorprendeva un po’ meno). Era uscito in Italia nel 1978, e ancora non ci sembrava di avere le ossa rotte. Leggerlo, ancora ricordo, mi aveva emotivamente colpito, perché la storia di Bron (con quel suo strano mestiere dagli echi logico-matematici) era di una leggerezza particolare. Non era fantascienza dura ma morbida. Presentava alcune situazioni quasi classiche, come la lotta tra la vecchia Terra e i pianeti esterni, ma la storia era prepotentemente sentimentale, nel senso che le possibilità creative della fantascienza consentivano ai sentimenti di esprimersi profondamente. Oggi diremmo che si trattava di sensibilità trans gender, ma allora non esisteva neppure il nome, e sfido un qualsiasi lettore di fantascienza a dimenticarsi il nome di Spiga, l’artista. Bron e Spiga saranno per sempre tra i personaggi che più hanno colpito l’immaginazione di quegli anni.

John Shirley, Eclipse.

Sì, Neuromante di William Gibson viene pubblicato nel 1984 e il primo volume della trilogia di Shirley intitolata A Song Called Youth, un anno dopo, ma credo che il cyberpunk politico sia stato influenzato più da Eclipse. Neuromante possiede il primato di avere compreso l’estensione della realtà verso le costruzioni virtuali, inglobandole comunque del mondo della produzione e dello sfruttamento, ma Eclipse riesce a descrivere compiutamente l’involuzione neoliberista e il ritorno degli utili mastini del capitale: i fascisti del conservatorismo cristiano.

Robert A. Heinlein, Straniero in terra straniera.

La storia è nota, Michael Valentine, un neonato terrestre cresciuto dai marziani, torna sulla Terra inconsapevole della cultura terrestre e degli strani poteri che gli hanno conferito i marziani. La sua condotta è considerata anticonformista e spregiudicata, e un ricco avvocato californiano lo protegge dall’avidità dei politici terrestri, ma la figura di Valentine è destinata a creare un conflitto insanabile. Considerato da molti una bibbia della controcultura, Straniero in terra straniera è un libro politicamente ambiguo e contraddittorio. Aspetti liberali e libertari si accavallano in una scena di libertà sessuale e di sfrenata ricchezza. Heinlein, a torto considerato un fascista per Fanteria dello spazio, aveva militato in gioventù in organizzazioni della sinistra populista guidate da Upton Sinclair. Le sue opere, oggi considerate come testi politiche dal Libertarian Party, propagandano le libertà sessuali e personali, ma sostengono la necessità di non porre freni al capitalismo. Fantascienza molto politica, certamente, ma dell’area quasi neoliberista, che non riesce a comprendere la differenza tra libertà personali e sociali.

Giuliano Spagnul

a):

Samuel Delany, Nova

L’arte di scrivere e l’arte di vivere, astrazione e adesione alla vita. Un testo troppo intrigante per il collettivo di Un’Ambigua Utopia che progettò di farne un fotoromanzo con Antonio Caronia nella parte dell’allampanato universitario Katin e una giovane simpatizzante del collettivo (Patrizietta) nel ruolo del ragazzo zingaro Sorcio.

Farmer, Fabbricanti di universi

Apparentemente avventuroso popolare ma in realtà elitaria esaltazione della vita come rischio. Farmer è stata una passione giovanile legata agli anni Settanta della rivolta e dell’esplorazione di nuovi modi di vivere.

Sturgeon, Nascita del superuomo

Uno stadio superiore dell’umanità: l’uomo sociale che si trasforma in individuo gestalt. Una facile scorciatoia evolutiva la cui manifesta ambiguità ci consente però di interrogarci sull’utopia di una evoluzione progressiva verso il meglio. Immagine a cui siamo ancora tenacemente legati nonostante le sonore smentite della storia novecentesca.

Vonnegut, Ghiaccio nove

Antiutopia, catastrofismo, il Vonnegut più antiumano che non può non lasciarci un segno indelebile nostro malgrado.

Jack Williamson, Il figlio della notte

Lettura giovanile ed entusiastica. E chi non ha mai sognato una fuga dall’umano con un esito così felice? L’anelito al ritorno alla natura porta sempre dentro di sé il rischio di una regressione reazionaria, ma forse di portata assai minore rispetto al sogno dell’odierno transumanismo di un’emancipazione definitiva dalla materialità del corpo.

b):

Ursula Le Guin, La mano sinistra delle tenebre

Essere bisessuati, ma con la complicazione di trasformarci nell’uno o nell’altro sesso, in un determinato periodo fecondo, in modo casuale. Specchio straniante della dittatura di genere a cui siamo soggetti nel nostro mondo normale.

Paolo Volponi, Il pianeta irritabile

Il capitalismo, la massima distopia immaginabile, sintesi perfetta tra merda e denaro in un romanzo postatomico tra i più pulp dei romanzi di fantascienza non statunitense.

AA.VV., Cristalli di futuro

Cristallo della new wave fantascientifica. Anche la fantascienza ha avuto i suoi scossoni politicamente scorretti. Al suo interno, tra le varie chicche, un Ultimo urrà dell’orda d’oro che potrebbe fare da premessa irriverente all’irriverente storia dei movimenti antagonisti nell’Orda d’oro di Nanni Balestrini e Primo Moroni.

Aldous Huxley, Il mondo nuovo

Nell’affastellarsi di mondi da incubo a cui ci ha abituati la proliferazione della recente narrativa distopica può sembrare un po’ datato, ma rimane un classico imprescindibile da cui partire per comprendere quanta strada è stata fatta nella creazione di una società del controllo; sia quelle immaginarie che quelle reali.

Eric Frank Russel, Schiavi degli invisibili

Inquietante metafora anticipatoria dello stato di schiavitù odierna. Tutte le nostre inquietudini, paure, angosce alimentate a dovere per essere poi sussunte in un unico grande sistema ridistributivo che spartisce in modo iniquo protezioni e rassicurazioni ad oc.

In queste liste ho escluso sia Dick che Ballard. Non avrebbero lasciato spazio per nessun altro.

(*) Qui la “puntata” precedente: 5 + 5 dalle parti di UAU (Un’ambigua utopia)

Le immagini – scelte dalla “bottega” – sono di Karel Thole

 

La Bottega del Barbieri

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