Fantascienza in Croazia

La fantascienza è come tutta la letteratura sempre figlia del suo tempo, delle persone che condividono un territorio, reale o immaginario.

Parlando della fantascienza in Croazia dobbiamo ricordarci che dalla prima alla seconda guerra mondiale la Croazia faceva parte del Regno di Jugoslavia, dal 1945 della Repubblica Socialista della Jugoslavia e che solo dal 1991 esiste come Stato indipendente.

E’ situata nei Balcani dove convivono un incrocio di popoli, culture e religioni: ogni popolo ha i suoi amori, odi e sogni e nei Balcani se ne sono intrecciati tanti.

Inizi: anni venti e trenta

Aleksandar Ziljak

Anche se tracce del fantastico e fantascientifico si trovano già nella letteratura croata dell’ ottocento il primo romanzo puramente fantascientifico in lingua croata venne pubblicato nel 1924 (titolo “Sul Pacifico nel 2255” di Milan Šufflay).

Fu il primo di una serie di romanzi pubblicati, di contenuto fantascientifico, tra le due guerre mondiali. La fantascienza non era considerata una letteratura seria e tanti autori si nascondevano sotto pseudonimi oppure rimanevano anonimi. Molto spesso l’argomento era di fantapolitica e questo è rimasto uno dei temi preferiti anche nei decenni a venire. Un esempio di questo genere può essere il romanzo “L’ Uomo di rango” di Mate Hanžeković che parlava di un gruppo di persone che si erano dati il compito di rinnovare la civiltà distrutta da una nuova guerra mondiale. Sono anche da ricordare: Mladen Horvat (“Muri Massanga”), Aldion Degal (“Il Razzo Atomico”, “Lo Scarabeo di smeraldo”, “I raggi mortali”), Stanko Radovanović e Zvonimir Furtinger (“Maestro Omega conquista il mondo”).

Tra le due guerre si cominciano a pubblicare anche i fumetti a sfondo fantascientifico. Il primo fumetto di questo genere fu pubblicato nel 1934 a Zagabria (“L’ospite dallo spazio” di Božidar Rašić e Leontije Bjelski). Per capire il contesto storico basta dire che negli Stati Uniti “Buck Rogers” fu pubblicato nel 1929, “Brick Bradford” nel 1933, e “Flash Gordon” nel 1934. Ci risulta che in Italia e in Francia i primi fumetti di arrivano nel 1937.

Anni quaranta

Negli anni 40 infuriava la seconda guerra mondiale e gli scrittori come tutti gli altri esseri umani furono impegnati a sopravvivere in una realtà che superava ogni fantasia.

Anni cinquanta-sessanta

La produzione letteraria riprende di nuovo nella Jugoslavia di Tito. Nel paese si respira l’aria del nuovo, la religione non era per niente proibita ma comunque non era vista con simpatia. Invece si esalta la scienza come la capacità reale dell’uomo di andare oltre la fragilità del corpo. C’è un entusiasmo nell’aria e un futuro felice con macchine servizievoli si affaccia dalla finestra ma dietro la porta si nascondono già le ombre pronte a calcare la scena.

La Jugoslavia post-bellica era composta da sei Repubbliche. Le due più grandi erano la Serbia e la Croazia, quindi i centri editoriali più importanti si insediano nelle due capitali, Belgrado e Zagabria. Negli anni cinquanta arrivano le prime collane di fantascienza. Si cominciano a tradurre i romanzi degli scrittori provenienti dagli Stati Uniti, Unione Sovietica e poi dagli altri paesi Europei.

L’editore più importante si trovava a Zagabria e si chiamava “Epoha”, altre case editrici importanti per il genere della fantascienza erano “Kosmos”, “Rad”, “Nolit”, “Jugoslavija” e si trovavano a Belgrado, capitale della Jugoslavia.

Tra gli autori di questo periodo sono da ricordare Mladen Bjažić e Zvonimir Furtinger che costituirono un tandem di successo. Scrivono insieme ed in una decina di anni pubblicano una serie di romanzi considerati i classici della fantascienza croata (“Il conquistatore 2 non risponde”, “La sposa dello spazio”, “Varamunga – la città misteriosa”, “La macchina misteriosa del professor Kružić”, “Il ritorno del morto”, “Niente senza Božena”). I romanzi che scrivono hanno la struttura del giallo, c’è tanta azione e le battute sono spesso umoristiche. Anche le copertine erano simili a quelle dei romanzi gialli; gialle con i disegni futuristici.

Nello stesso periodo numerosi autori croati introducono elementi di fantascienza nella letteratura per i bambini.

Una vera rivista di fantascienza nella Jugoslavia in quei due decenni non c’è. Però a Belgrado uscivano mensilmente le riviste per divulgare la scienza, una si chiamava “Kozmoplov”, l’altra “Galaksija”. Entrambe pubblicavano regolarmente brevi racconti di fantascienza.

Il quotidiano “Politika” di Belgrado aveva invece un famoso allegato per i bambini che si chiamava “Politikin zabavnik” (“Il divertimento di Politika”). Forse si potrebbe fare un paragone con il “Corriere dei piccoli”, giornale storico per bambini, pubblicato in Italia. “Politikin zabavnik” usciva una volta a settimana e aveva un racconto di fantascienza e diversi fumetti, tra cui “Flash Gordon”.

Io, Veronika ho incontrato la fantascienza proprio attraverso questo piccolo giornale. Avevo undici anni quando ho letto il primo racconto, forse non lo avevo nemmeno capito bene, ma parlava di mondi nuovi e affascinanti, e si ricordo bene anche di ub un robot. Da quel momento avevo il mio appuntamento settimanale fisso con il giornalino e con la fantascienza.

L’Italia degli anni cinquanta aveva già dal 1952 una rivista, “Scienza fantastica, avventure nello spazio, tempo e dimensione” e poi in seguito tante riviste più o meno importanti. Il fenomeno comune per l’Italia e Jugoslavia di quel periodo era l’imitazione del modello anglosassone, la scarsa originalità dei temi e il non altissimo livello letterario. La differenza è:
– “che la cultura italiana del dopoguerra, sia di destra che di sinistra, è caratterizzata da un aperta diffidenza verso scienza e tecnica” ;
– “difficile mediazione tra la tradizione letteraria italiana e il realismo estremo della science fiction anglosassone”;
– “gli autori di fantascienza … abbandonano il romanzo d’avventure a loro congeniale … per misurarsi con la crisi perenne dell’intellettuale del dopoguerra.”
(Domenico Gallo, Fantascienza italiana: la terra dei cactus).

La science fiction jugoslava si inserisce invece in una scena del realismo letterario consono ai paesi con i governi socialisti e come già detto precedentemente, in un clima in cui la speranza dell’uomo era riposta nella scienza. Gli dei erano morti, ma altri ne erano nati. Comunque in Jugoslavia non si può parlare di una religione della scienza come succedeva nell’Unione Sovietica degli anni sessanta. La Jugoslavia non apparteneva a nessuno dei blocchi, seguiva la cosiddetta terza via dei paesi non allineati. Si dice spesso per i Balcani che sono un ponte nel senso territoriale e culturale tra l’Occidente e l’Oriente. Nel periodo di Tito la constatazione era vera anche politicamente, il sistema era monopartitico e socialista ma senza una totale chiusura verso l’occidente. Si guardava non “oltre il muro” ma oltre il confine. La fantascienza jugoslava di quel periodo rifletteva anche questo fatto. Non aveva paura del nuovo, ma era orientata più verso il divertimento, non verso un impegno culturale o politico.

Anni settanta-ottanta

Gli anni settanta portano cambiamenti importanti.

Nel 1976 in Croazia nasce la prima vera rivista di fantascienza, “Sirius”. Nello stesso anno a Belgrado viene pubblicato il primo numero dell’ Almanacco “Andromeda”. Conteneva un romanzo e vari racconti, prevalentemente del mondo anglosassone, e qualche (raro) autore jugoslavo. Pubblicava anche la sf poesia. In totale ne uscirono tre numeri.

La casa editrice “Prosveta” di Belgrado aveva avviato una nuova collana che si chiamava “Kentaur” con numerosi titoli prevalentemente anglosassoni, russi, francesi.

Dobbiamo tornare però alla rivista “Sirius” che era lo spartiacque nella storia della fantascienza croata e jugoslava: era figlia della casa editrice “Vjesnik”, una delle più grandi nella ex Jugoslavija, con sede a Zagabria. I responsabili della rivista erano Damir Mikuličić e Borivoj Jurković. Questo ultimo era anche il primo direttore della rivista ed ha avuto molti meriti per il suo successo.

Il “Sirius” usciva una volta al mese e andò avanti fino il 1989. Ne uscirono 164 numeri, nel momento di massima gloria era stampato in 30.000 copie. Due volte fu scelto come la miglior rivista di fantascienza in Europa (1980 e 1984).

La rivista era organizzato sulla falsariga dei giornali americani per la fantascienza e pubblicava prevalentemente i racconti dal mondo anglosassone, ma anche autori dalla Unione Sovietica e dall’Europa (specialmente quelli francesi).

La cosa più importante era che “Sirius” ha dato la possibilità agli scrittori jugoslavi di pubblicare i loro racconti. La risposta degli scrittori fu notevole. Fino al centesimo numero nella redazione erano arrivati 4.000 racconti. Anche i criteri per la pubblicazione erano alti. Più o meno veniva pubblicato il 10 per cento dei racconti pervenuti. La qualità variava dal livello medio fino a veri capolavori. Certi racconti di autori di spicco oggi sembrano superati, altri anche dopo 20 anni mantengono la freschezza della loro carica narrativa.

Uno degli argomenti più trattati erano le antiutopie, specialmente quelle post-atomiche. Questo non è strano pensando che eravamo in piena guerra fredda e che in Jugoslavia c’era un sistema monopartitico. Sarebbe da discutere quanto sono rimasti convincenti fino ad oggi questi racconti, ma trattavano il rapporto tra la libertà dell’individuo e il potere del Governo. Erano presenti anche le space-opere, gli incontri con extraterrestri, la colonizzazione del cosmo, il viaggio nel tempo. Alcuni autori seguivano le orme di Clark e Asimov scrivendo hard sf. Ogni tanto appariva una rubrica che si chiamava “Mini YU Sirius”, con brevi racconti dal contenuto umoristico. Erano assenti: cyberpunk (per tenere il pubblico aggiornato si traduceva William Gibson), le storie alternative, i mondi paralleli. Non esisteva horror e fantasy, la politica della rivista era orientata verso il sf puro e duro.

Tanti scrittori che erano apparsi sulle pagine di “Sirius” sparivano dopo uno, due racconti, altri hanno cominciato lì la loro carriera che è continuata fino ad oggi. Questo è un grande merito della rivista, tenendo conto che nei circoli accademici si negava qualsiasi valore a questo tipo di letteratura, considerandola al massimo come letteratura minore.

Il “Sirius” aveva anche una specie di scuola per giovani scrittori. Uscivano articoli che insegnavano la tecnica della scrittura e gli autori ricevevano le recensioni anche sui racconti rifiutati, il che aiutava molto a perfezionare lo stile.

Oltre ai racconti si pubblicavano anche i saggi, le interviste, le notizie del fandom. E siccome aveva la copertina a colori si era aperta anche una specie di galleria della sf illustrazione.

Nell’ultimo periodo della sua esistenza la rivista “Sirius”, (parliamo della seconda metà degli anni ottanta), lavorava in una situazione economica molto pesante. La Jugoslavia aveva 25 miliardi di dollari di debito pubblico. Questo ha causato al paese problemi di approvvigionamento di materie prime, di energia e di prodotti di vario tipo, specialmente quelli che venivano dall’estero. La mancanza di carta, specialmente quella di qualità ha influenzato anche la qualità tecnica della rivista. Venne ridotta la grandezza dei caratteri per stampare di più su meno pagine. L’inflazione causò l’aumento del prezzo, la politica della casa editrice fu cambiata fino a quando nel 1989 la rivista chiude anche se in quel momento aveva ancora una tiratura di 13.500 copie.

Con la chiusura di “Sirius” si apre un vuoto, parzialmente coperto con la rivista “Alef”, editore “Dnevnik” di Novi Sad e le antologie chiamate “Tamni Vilajet” (“Il cortile ombroso”) dirette da Boban Knežević.

Negli anni ottanta erano apparsi diversi libri di sf. Lo scrittore pù importante in questo periodo era Pradrag Raos (“Naufrago a Thula”, “Molto rumore per nulla”, “Nul effort”). Altri scrittori importanti erano Branko Belan (“Il diario di Ut”), Damir Mikuličić (“O”), Hrvoje Hitrec, Neven Orhel (“Allarme al centro tumori”, “Lo scontro di mezzanotte”), Veljko Barbieri (“L’epitaffio per buongustaio dell’imperatore”). E poi ci sono gli autori che includevano gli elementi di sf nei loro romanzi, specialmente Pavao Pavličić (miglior scrittore dei gialli nella Croazia) e Goran Tribuson (rappresentante più importante di puro fantasy in Croazia).

Veronika Santo

La produzione cinematografica croata può vantare solo due sf film. Il primo del regista Krsto Papić, girato nel 1977 “Il Salvatore del ratto” premiato al Festival di fantascienza a Trieste. L’altro è una commedia sf di Dušan Vukotić (“I visitatori dalla galassia Arkana”) girato nel 1980.

Le riviste hanno fatto, probabilmente, la vera storia della fantascienza.

La fantascienza jugoslava è, parlando delle riviste, in grande ritardo rispetto quella italiana per non parlare di quella anglosassone. Questo vale anche per il livello dei romanzi e dei racconti: in generale (anche se certamente esistono le eccezioni) si può dire che in quel periodo sf jugoslava stava una ventina di anni indietro alle tendenze mondiali.

Anni novanta

Agli inizi degli anni novanta in piena guerra nella Croazia appare una nuova rivista che doveva riempire il vuoto lasciato da “Sirius”. Nel 1992 vede la luce la rivista “Futura”. Non era passato nemmeno un anno dalla fine della guerra in Croazia e la guerra in Bosnia e Herzegovina era al suo apice.

“Futura” non era concepita in modo molto diverso da “Sirius”. Ma i tempi erano cambiati. L’editore non era più una grande casa editrice statale ma un privato che dipendeva interamente dal mercato che i quegli anni novanta in Croazia non godeva di buona salute. Fino ad oggi ha cambiato parecchi direttori. Nel 2001 fu venduta ad una altra casa editrice. Comunque fra alti e basi esiste tuttora ma per fortuna oggi ci sono anche altri media e altri modi per promuovere la fantascienza.

Nel 1995 l’Associazione “SFera” ha iniziato a pubblicare annualmente una raccolta di racconti. La prima si chiamava “Zagabria 2004”, il direttore era Darko Macan. I racconti avevano come argomento “Zagabria fra dieci anni”. Non dimentichiamo che nel 1995 la Croazia sentiva ancora tutto il peso della guerra nei Balcani. Si voleva accelerare il tempo e toccare il futuro che poteva e doveva portare cose migliori. Questa prima raccolta di racconti ha subito mostrato che c’è una nuova generazione in arrivo. Certo, ci manca in Croazia un Italo Calvino, ma forse i prossimi anni ci riservano qualche sorpresa.

Tanti di quelli che hanno pubblicato su “Sirius”, a causa della guerra sono scomparsi. Qualcuno ha smesso di scrivere, qualcuno è andato all’ estero, forse qualcuno è anche morto. Tra gli scrittori importanti è rimasto Predrag Raos che ha pubblicato nel 1996 due romanzi (“Mayerling” e “Dalla guerra alle stelle”). In questi anni hanno pubblicato anche Živko Prodanović (“Tamara” – 2000, “La morte tra le rovine di Roma” – 2003), Zdravko Valjak (“L’anima di plastica” – 1997), Vesna Gorše (“Il dono” – 2003). Damir Mikuličić è diventato un editore importante.

Comparando la produzione degli autori croati con quelli dell’occidente dobbiamo dire che è molto minore e la ragione è semplice: scrivere sf in Croazia non è commerciale. Prevalentemente è un hobby. Come conseguenza ci sono autori che scrivono una, due cose e poi spariscono. L’altra conseguenza è la mancanza, durante gli anni novanta, dei veri romanzi, anche se vale la pena ricordare che il primo romanzo sf dopo la guerra fu pubblicato già nel 1993 (Franjo Julari, “L’eroe della stella lontana”).

Dal 2000 al 2006

L’Associazione “SFera” continua ogni anno con i libri tematici che raccogono i migliori racconti. Nel 2006 per esempio, l’argomento era horror, tanto per dare un po’ di spinta a questo genere abbastanza trascurato nei Balcani. Attraverso questa edizione della “SFera” sono emersi nuovi autori e la qualità dei racconti è spesso più alta di quelli pubblicati su “Sirius”. Si cura più il lato letterario del racconto, si fanno gli esperimenti letterari e, cosa più importante, si perde il complesso di inferiorità davanti gli scrittori occidentali. I racconti cominciano a essere ambientati nella realtà balcanica con i personaggi che non si chiamano più Jim o John ma Darko e Petar. Anche qui eravamo in ritardo rispetto all’Italia dove gli autori che nel passato si nascondevano sotto pseudonimi anglosassoni, hanno cominciato a pubblicare con il loro vero nome molto prima.

Dal 2003 a Pazin, in Istria, una regione che ha avuto sempre le sue dinamiche particolari, si pubblica annualmente una raccolta di racconti.

Dal 2003 la casa editrice “Mentor” di Zagabria ha cominciato con le collane dei libri dei autori croati. Dal 2003 al 2005 annualmente ha pubblicato 4 libri.

Anche l’Associazione “Sfera” ha avviato la sua collana di fantascienza e gli editori sono sempre più aperti a questo genere, dal 2000 in poi si è pubblicato qualche nuovo titolo interessante quasi ogni anno.

Si sono intensificate anche le traduzioni. Annualmente si traduce e pubblica una quindicina di libri con la tematica di sf, fantasy e horror, prevalentemente di autori degli Stati Uniti e Gran Bretagna. Gli editori più importanti sono “Algoritam”, “Izvori”, “Zagrebačka naklada”, tutti di Zagabria. E si possono acquistare anche tanti titoli in lingua inglese.

Dal 2006 in poi

Nel 2006 è pubblicato un libro importante per la storia di fantascienza croata: “Ad Astra”, antologia dei più significativi racconti scritti in Croazia dal 1976 al 2006 (casa editrice “Mentor”). Era un lavoro complesso che ha avuto inizio nel 2004 a “Istrakon”, convention annuale che si tiene in Istria, con una animata discussione sulla situazione editoriale di fantascienza in Croazia. Il risultato, una dettagliata bibliografia di fantascienza croata e antologia “Ad Astra”, era frutto di lavoro appassionato di Aleksandar Žiljak, uno degli autori di questo articolo, e Tomislav Šakić.

Lo stesso tandem, Aleksandar Žiljak e Tomislav Šakiće, e la stessa casa editrice, “Mentor”, hanno avviato nel 2007 rivista letteraria per la fantascienza “Ubiq”. Siamo a trenta anni dalla pubblicazione di “Sirius”, la tradizione continua ma ad un livello letterario più alto. I racconti pubblicati sono non solo con gli elementi di fantascienza, ma anche con gli elementi di fantasy. Si pubblicano anche i saggi. La rivista è ben accettata anche dai circoli accademici. Ormai siamo al quarto numero e speriamo che il bambino crescerà bello e robusto.

Fandom in Croazia

Nella seconda metà degli anni settanta in Croazia si organizza fandom presso il Club Astronomico di Zagabria. Il primo anno portava semplicemente il nome della “Sezione per fantascienza”, ma già nell’anno successivo prende il nome di “SFera” e così è rimasto fino ad oggi. Quasi subito nascono associazioni simili a Spalato (“Branko Belan”), a Kutina (“Arakis”) e a Pola (“Rhea”). Dall’indipendenza della Croazia fino ad oggi il loro numero è costantemente aumentato fino a coprire l’intero territorio.

Una delle attività di queste associazioni è la pubblicazione del fanzin. Il fanzin con la più lunga tradizione è quello di “SFera”, si chiama “Parsek” ed esce dal 1977 fino ad oggi. Dagli anni novanta fino ad oggi è apparsa, nelle varie città della Croazia, una quindicina dei nuovi fanzin.

Il vero fenomeno del fandom croato sono le convention. Ancora prima delle convention ci furono le Fiere di fantascienza, la prima Fiera fu organizzata nel 1972.

In questo momento in Croazia abbiamo annualmente cinque convention. Quella con la tradizione più lunga è “SFeraKon” di Zagabria che ha cominciato la sua carriera nel 1977. Alle convention come prima si incontra gente con gli interessi in comune, ma c’è anche un programma ben definito. Ci sono le tavole rotonde, promozione dei libri, le discussioni, laboratori, proiezioni dei film, giochi, vendita dei libri usati e nuovi. Dal 1981 c’è anche il premio letterario “Sfera”. Da più di venti anni “SFera” lavora con gli alunni dalle elementari e delle scuole medie assegnando anche premi per la letteratura e le illustrazioni con le tematiche di sf. Come ospite ogni anno c’è qualche autore conosciuto. Fino ad ora a Zagabria abbiamo visto: Frederic Pohl, Jack Williamson, Brian Aldiss, James Gunn, Bob Show, Richard D. Nolan, Sam J. Lundwall, Joe Haldeman. Degli italiani, che io sappia, è venuto Paolo Eleuteri Serpieri (autore dei fumetti) e Gianfranco Viviani (editore). Si è visto anche Gerald Webb, uno scienziato britannico che lavora sui progetti spaziali europei. Dopo la guerra era venuto anche Guy Gavriel Kay, Robert Silverberg e Karen Haber, Walter Jon Williams, Lois McMaster Bujold, George R. R. Martin, Ken McLeod, Michael Iwoleit, Michael Swanwick, Bruce Sterling, Richard Morgan, Robert Scott Bakker e altri.

Anche in Istria c’è una viva attività. L’associazione SF&F “Albus” ogni anno, nella seconda meta di marzo, organizza una grande convention a Pazin. Questo’anno la convention era dedicata alla Luna (essendo il 40° anno dello sbarco dell’uomo sulla Luna). Oltre alle tavole rotonde, alle proiezioni di film e alle mostre ci sono anche giochi e tornei di calcetto e altro. C’ è anche un gioco con un premio che quest’ anno era titolato “Il gatto di Schrodinger” in onore del grande fisico Erwin Schrodinger. Comunque, alla fine, soprattutto ci si diverte.

Scrittori della fantascienza croati in Italia

Purtroppo, almeno per quanto noto agli autori, finora in Italia hanno pubblicati pochi scrittori croati.
Negli anni ottanti sono stati pubblicati su “Futuro Europa” n. 4 – due racconti:
“Sotto la campana di vetro” di Vesna Gorše e “Il ponte” di Slobodan Petrovski.
Invece Dario Đokić, uno delle più importanti persone della rivista “Sirius”, aveva pubblicato un articolo sulla fantascienza in Jugoslavia.
Aleksandar Žiljak, uno degli autori di questo articolo ha pubblicato il racconto “Di che colore è il vento?” (“Futuro Europa” n. 46), “Una sera nel caffé del centro con in mente Lydia” (“Futuro Europa” n. 48) e l’articolo sulla fantascienza in Croazia (“Futuro Europa” n. 48).
Veronika Santo ha pubblicato il racconto “Una notte, nel dicembre 1994” nella raccolta “Fantasmi di Natale”, editore La Vigna.

Siamo arrivati ai giorni nostri e siccome la fine non esiste, da qualche parte si sta già scrivendo il prossimo paragrafo di questo articolo. Auguriamoci che dentro ci sarà qualcosa degli scrittori della fantascienza italiani diventati più noti in Croazia e di quelli croati in Italia.

Aleksandar Žiljak
Traduzione dal Croato di Veronika Santo.
* * *
Ho scelto di pubblicare integralmente, nonostante la lunghezza, l’intervento di cui sopra, perché credo possa costituire un sussidio utile al lavoro di coloro che si occupano abitualmente di fantascienza; e anche di un certo interesse per i lettori occasionali.
Nei paesi dell’est la fantascienza è fenomeno ancora vitale, molto più vitale che in Italia; è quindi importante sapere cosa vi si muove; specialmente quando, come è il caso, si tratta di realtà che sono a un passo dalla porta di casa, con i quali dunque non solo è proficuo ma anche non disagevole intrattenere rapporti culturali di interscambio; la cui instaurazione auspico.
Inserisco inoltre qui sotto il link di un altro breve intervento sulla fantascienza croata che fornisce notizia della presentazione al teatro India di un testo di Veronika Santo:
http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/12614/fantascienza-croata-l-immaginazione-a-confronto-c/
Mauro Antonio Miglieruolo

Redazione
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