Far sesso con le macchine?

   Intervista a Maurizio Balistreri e a seguire le (inquiete) riflessioni di db

Dopo aver letto (e meditato) il libro ho intervistato l’autore. Ma le tesi di Balistreri non mi hanno convinto, così subito sotto ho aggiunto i miei dubbi e alcune riflessioni. Come si dice in questi casi “il dibattito è aperto” e dunque grazie a chi – con post o commenti – interverrà [db]

 

«Vi spiego perchè fare sesso con un robot»: intervista di Daniele Barbieri a Maurizio Balistreri (*)

«Abbiamo diritto ogni tanto a fingere che la realtà sia diversa?» chiede Maurizio Balistreri nel secondo capitolo di «Sex robot: l’amore al tempo delle macchine» (Fandango libri: 284 pagine per 18 euri). La maggior parte delle persone probabilmente risponderebbe sì. Ma la questione è più complessa se la finzione riguarda far sesso con i robot. E’ questione soprattutto maschile anche se «sempre più donne comprano giocattoli del sesso» scrive Balistreri. Comunque non si parla di un futuro lontano: pochi mesi fa a Torino ha aperto la prima casa italiana di appuntamenti con sexy dolls (della società catalana LumiDolls) che però è stata posta sotto sequestro dalla polizia municipale; invece in Germania luoghi simili sono legali. Di certo «è difficile prevedere cosa accadrà nella robotica nei prossimi decenni», dunque se «sarà possibile costruire robot che, oltre ad avere sex appeal, possano essere oggetto del nostro amore» scrive Balistreri che è ricercatore di Filosofia morale all’università di Torino e presidente del Comitato di bioetica del Policlinico militare di Roma.

«L’inesorabile avanzata dei robot» è la prima frase del libro. Dunque è solo questione di tempo. Vale anche per i sexbot. Possiamo azzardare una ipotesi? Dieci anni o più?

«I sex robot sono già una realtà. Sono bambole di silicone con dispositivi tecnologici che permettono un minimo di interazione con un essere umano. Sono prototipi ancora molto grezzi ma forse non dovremo aspettare molto prima di avere tra noi androidi che si comportano come individui in carne ed ossa».

«Inesorabile» ma potrebbe esserci uno stop se la campagna contro l’utilizzo dei sexbot (attiva dal 2015) convincesse i legislatori. Lei come giudica a richiesta di “stop”?

«Non è facile vietare i sex robot. Cosa facciamo? Li vietiamo ma permettiamo gli altri giocattoli del sesso che riproducono parti del corpo umano? Quale sarebbe poi la ragione per vietarli? I robot sono macchine, possiamo fare qualsiasi cosa ma non arrecare loro sofferenza. Inoltre, i sex robot potrebbero ridurre la prostituzione e forse diventare uno strumento terapeutico per la cura della pedofilia».

Una volta perfezionati i sexbot saranno innocui strumenti di gioco e di piacere sessuale o una minaccia per le relazioni?

«Questo dipenderà dalle persone: per alcuni è normale che il proprio partner pratichi l’autoerotismo anche con l’aiuto di giocattoli, per altri non lo è. Qualcuno si sentirà tradito perché il proprio partner fa sesso con un robot. Ma il robot potrebbe essere anche una risorsa per le coppie che desiderano ravvivare un rapporto ormai stanco e scivolato nell’abitudine».

I sexbot usati come partner sessuali saranno programmati per essere sottomessi. Non è un’idea pericolosa che indurrebbe molti uomini (e forse qualche donna) a considerare normale una relazione di dominio anche nel mondo reale?

«La questione è importante: praticare certi giochi può corrompere il nostro carattere. A forza di praticare giochi violenti diventiamo persone violente? Oppure fantasie di questo tipo possono avere un effetto catartico e permetterci di avere relazioni più sane con le altre persone? La maggior parte di noi è in grado di distinguere fra immaginazione e realtà: in alcuni casi però questi giochi potrebbero rafforzare disposizioni pericolose».

Un’altra idea che molte persone potrebbero considerare pericolosa: sex bot con fattezze da bambini. Il loro uso incoraggerebbe la pedofilia o invece potrebbe essere un antidoto a questi comportamenti nel mondo reale?

«Non sappiamo ancora se i sex robot bambini potrebbero aiutare a curare i pedofili: qualcuno pensa che potrebbe funzionare ma c’è bisogno di più ricerca. Chi consuma materiale pedopornografico non commette necessariamente crimini sui bambini: questo vale anche per i sex robot bambini? Sono questioni a cui potremo rispondere soltanto con la ricerca».

Infine la violenza. Sexbot come Samantha o Frigid Farrah sono programmati per dire no. Ciò non sottintende che il padrone dell’oggetto possa imporsi e/o danneggiare il partner riluttante? E questa idea non potrebbe essere un alibi per i sex offender?

«Ci sono robot programmati per rifiutare un rapporto sessuale. Quando la persona si avvicina, danno l’impressione di respingere le avances sessuali: c’è chi trova la cosa eccitante, perciò questi robot sono in commercio. C’è un limite morale alle nostre fantasie? Io ritengo che l’immaginazione è uno spazio dove la moralità non può avere cittadinanza, almeno fintantoché quello che facciamo non danneggia nessuno e le persone che partecipano al gioco hanno dato il loro consenso».

(*) Questa intervista è uscita – al solito: parola più, parola meno – sulle pagine culturali del quotidiano «L’unione sarda»

 

IL MIO PUNTO DI VISTA

1 – Fiction

Come sa chi passa da questo blog io sono appassionato di fantascienza. Dunque mi intriga l’idea di nuove relazioni fra esseri umani e creature artificiali. Nel 1969, ben prima che sul “mercato” si affacciasse l’idea di sexy robot, Robert Sheckley scrisse il racconto «Sente qualcosa quando faccio così?». Non mi azzardo a riassumerlo ma quello che qui mi interessa è che, di fronte allo stupore della donna (annoiata e apparentemente priva di emozioni) perché un robot la desidera, Sheckley immagina che la creatura artificiale se ne esca – vado a memoria – con questa spiazzante risposta: “se la carne può smettere di desiderare perchè il metallo non potrebbe cominciare?”. Un bel quesito filosofico e scientifico. Sulla strada di una evoluzione-mutazione delle passioni, dell’artificiale e del “naturale”… Ma per il momento abbandoniamo la fantascienza e addentriamoci nel (cosiddetto?) mondo reale.

2- Non fiction

Da tempo i cyborg e i robot sono fra noi. Prossima invitata l’intelligenza artificiale. E il libro di Balistreri (come la mia intervista) comincia con la frase «inesorabile avanzata». Allora è tutto deciso? Io non mi riconosco nella coppia – resa famosa dal titolo d’un libro di Umberto Eco – “apocalittici e integrati”. Continuo a credere che vi siano altre strade. Controllare quel che facciamo. Scegliere strade che non siano imposte dai Palazzi e/o dal “mercato”. Cioè ragionare e progettare per modificare questo che in nulla è “il miglior mondo possibile” per evitare la catastrofe (anzi le tre catastrofi che sono in cammino: ecologica, militare e dei diritti).

3- Tecnovudù

Come ho scritto molte volte con Riccardo Mancini, il paradosso – anzi il corto circuito – è che tanto più usiamo le tecnologie tanto più siamo analfabeti… scientificamente. Sarebbe un lungo discorso politico che qui sottintendo (ma spero di essere compreso).

4- Tanti mondi sul pianeta Terra

Ha ragione Balistreri a dire che la questione è importante e urgente, perciò bisogna ragionarne senza pregiudizi. E fa bene a ricordare che fra noi umani sulle relazioni esistono idee (e pratiche) assai diverse. A esempio l’omosessualità o la masturbazione che facevano innorridire Tommaso D’aquino (come i suoi fans riuniti a Verona pochi giorni fa) per altre/i sono legittime, normali. Mentre, come ricorda anche Balistreri, il «doctor Angelicus» – cioè Tommaso D’Aquino – non riteneva così gravi l’incesto e la violenza sessuale. Ed evito qui di parlare della permanente “tolleranza” soprattutto cattolica verso la pedofilia.

5 – Vengo al mio disaccordo

Se anche non avete letto il lungo e articolato libro di Balistreri … fidatevi dell’intervista: l’autore è stato bravo (e onesto) a sintetizzare il suo pensiero sui punti più spinosi. E di queste “spine” voglio parlare, forzandomi anche io di riassumere (se no questi miei appunti diventano un libro). La prima questione è se ci sia qualcosa di orribile nel fatto che alcune persone giochino – anche sessualmente – con robot o altre macchine. Su questo punto secondo me si può discutere…

6 – Ma obietta la mia amica Mary

Come sarebbe che si può discutere?” si arrabbierà un po’ di gggggente. Le macchine non sono persone… almeno per ora. La mia saggia amica Mary sintetizza così: «Non credo c’entri la morale ma il valore che diamo all’umanità. Posso usare un robot per fini pratici, non per scambiare con lui un rapporto sessuale che è, dovrebbe essere, uno scambio alla pari. Tutto questo mi fa orrore e non penso affatto aiuti chi ha problemi a risolverli…. Credo che tutto debba partire dall’educazione emotiva, da un sano esame della realtà». Sì e no. Cioè io sono d’accordo con Mary ma forse non tutte/i lo siamo per intero. Anche perchè avremmo bisogno tutte/i di un’educazione emotiva, tanto più oggi nell’epoca delle “passioni tristi” (*). Come ci servirebbe una società che sappia educare (e discutere) invece di punire (o tacere). Nel mondo reale abbiamo secoli di religioni sessuofobiche oltrechè una svalutazione della donna che ieri è arrivato ai roghi mentre oggi continua a esprimersi in femminicidi diffusi, con più o meno permanenti complicità istituzionali. Fosse solo per questo, mi sento di dire che se chi è in difficoltà (nel relazionarsi in scambi alla pari con altri esseri umani) e/o vuole “sperimentare” sceglie di approcciarsi a macchine non è un passo in più verso la catastrofe …. dentro cui già viviamo. Mettiamola come un territorio neutrale fra mondi diversi o magari come una “riduzione del danno” ma sinceramebte non credo che giocare con sexy bambole possa fare danni più gravi di un prete (o un rabbino o un imam) medio. O del martellamento pubblicitario che subiamo ogni giorno per urlare e/o suadentemente sussurrare che le donne sono merci. Per tacere del fatto che già molte persone hanno relazioni che altre giudicano assurde con macchine (automobili in testa, telefonini e derivati) di altro tipo.

7 -Dove invece vedo il grande pericolo

Chiarito che fin qui sono per discuterne senza alzare steccati (mi perdoni Mary?) qui inizia il mio disaccordo – direi totale, in prima approssimazione – con le tesi di Balistreri … che temo siano abbastanza diffuse. Non mi convincono gli argomenti a difesa dei robot che “dicono no” (e dunque possono/devono essere “maltrattati”) e dei robot con fattezze infantili. Mi pare che accettare queste varianti come semplici e innocue fantasie sia pericoloso. Secondo me è assai più probabile che chi si abitua a divertirsi sfasciando la “robottina frigida” si sentirà incoraggiato a farlo anche nel mondo reale. Mi si dirà che non si possono vietare le automobili solo perchè alcuni (molti?) le usano male; vero, però si può e si deve vietare che vadano a 300 l’ora, che vengano guidate da un dodicenne ecc

8 – Terapie?

Fa capire Balisteri (e con lui il saggio di Georgia Zara intitolato «La psicologia dei sexbot nel trattamento dei sex offender» in chiusura del libro) che i robot da sfasciare e quelli pro-pedofili potrebbero essere utili per curare le persone disturbate. Può darsi che in pochi casi siano di aiuto ma in maggioranza la loro diffusione non farebbe altro che confermare il già diffuso “discorso” che gli uomini possono fare alle donne – e magari ai bambini – ciò che vogliono. Non mi pare che i tanti videogiochi tipo “ammazza la femminista” (**) siano usati a scopi teraputici. In ogni caso se di esperimenti curativi si parlerà dovrebbero decidere i servizi socio-sanitari non il mercato.

9 – Dentro un discorso più grande

Perchè il punto centrale è, secondo me, l’ideologia del “libero” mercato. Tutto quello che viene prodotto (armi incluse) può essere venduto e dunque comprato. “Moralista” e “retrogrado” chi si oppone alle merci. Vale in ogni campo.

10 – Per oggi finisce qui

Mi fermo non perchè volevo fare un “decalogo” (eh-eh) ma perchè forse la sto tirando lunga. Spero fin qui di essere stato chiaro. Il tema mi sta a cuore. Magari ci tornerò sopra dopo avere letto altri testi e approfondito alcune questioni, a esempio la campagna per bandire i sexbot. Nel frattempo chi vuole si prenda la parola.

(*) Uso questa espressione non pensando a Spinoza quanto al bel libro (di solide o magari liquide vite vissute) scritto da Miguel Benasayag e Gerard Schmit; cfr Ancora su «L’epoca delle passioni tristi»…

(**) in “bottega” vedi Il caso, l’odio, la suffragetta e il gioco di Santa Spanò

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

13 commenti

  • Eh Daniele, i tuoi argomenti rispecchiano i miei.
    È un bene che si inizi ad affrontare, almeno in via teorica, il problema della nostra relazione con le macchine, ma nello specifico dei robot, e robot dalle fattezze umane, subentra con forza la nostra natura di “animale simbolico”.
    Questi robot sono simulacri di esseri umani e delle relazioni che vorremmo intrattenere con loro. Già l’aspetto marcatamente femminile la dice lunga su quello che ci si aspetta da loro: poiché le donne si stanno deprogrammando da un’educazione che le rendeva obbedienti (come robot), costruiamoci una loro versione tecnologica.
    Versione che ci respingera solo se l’abbiamo programmato, per rendere il tutto più emozionante.
    Hitchcock diceva che il cinema esiste perché la gente ha bisogno di shock emotivi, standosene comodamente seduta su una poltrona, ma nello scenario che emerge dall’intervista, la trama è risaputa e vecchia di millenni.
    Clelia

  • Ciao Db .. Io sono confusissima sull’argomento … Comprendo che le domande che scaturiscono sono cruciali, come ogni volta che si esplorino i paesaggi della libertà, del senso di vivere, delle relazioni, dei diritti. Chi decide cosa? Chi decide per chi? Ci sono gerarchie a priori nelle situazioni estreme della vita e chi le stabilisce? Tipo prima le donne e i bambini e tutto il bagaglio di dettami che inesorabilmente finisce nella valigia degli stereotipi e delle ipocrisie di massa. Beh insomma, non riesco a contribuire ma mi piacerebbe moltissimo che tu chiedessi a Porpora e a Carla Corso, cosa pensino intorno a queste questioni… Del loro amore per la libertà mi fido e anche della loro variegata esperienza in materia di relazioni sessuali. Sento che ignorare o trascurare questi territori scomodissimi, sarebbe, per chi desidera ancora cambiare in meglio e per tutt**** questo mondo a brandelli, l’ennesima imperdonabile, cecità.

  • sergio falcone

    Sex machines? Qui siamo davvero alla follia…

  • Quoto Mary al cento per cento.
    Meno robot, più educazione emotiva.
    Il punto non è il “non arrecare dolore”, che bello che posso fare a una macchina le cosacce così poi non le faccio alla vicina di casa (alla nipotina?) undicenne.
    Il punto è cosa succede dentro di me quando provo il desiderio di accanirmi sessualmente su qualcuno (perché nel momento in cui agisco su un “complemento oggetto” quello PER ME diventa qualcuno).
    Il punto è cosa divento se mi abituo a farlo, a sfogare qualcosa, anziché lavorarci alla radice, agire su di me, sulla trasformazione della relazione. Su ciò che mi rende umana e non “fisiologicamente bestiale”… che poi povere bestie, ecco 🙂
    Poco tempo fa, non ricordo dove ho letto la notizia, a una fiera del sesso è stata esposta una sexdoll: ecco, praticamente l’hanno dovuta togliere in tutta fretta perché è stata letteralmente SFASCIATA, a forza di toccarla e maneggiarla brutalmente i fieristici astanti l’hanno fatta a pezzi.
    Non si sevizia una bambolina!
    A me non importa che i robot non possano provare dolore (che poi a CHI importa del dolore… mangiamo carne, giusto?). A me importa che gli esseri umani si abituino a infliggerne.
    Voglio dire, è COSI difficile entrare in una relazione costruttiva? Così faticoso? Così doloroso?
    Ma castratevi, ca**o.

    • D’accordo con Giulia e coìn Sergio. Alla fine, in nome di una presunta “libertà” abdichiamo all’essere umani/e. Che poi si debba chiedere a Porpora e c. un parere, scusate ma mi sembra riduttivo e ghettizzante. Già essere etero sembra essere diventato una colpa, adesso lo sarà anche non vedere il pericolo dietro certe derive?

      • Non si debba, si possa chiedere, era solo un suggerimento. E non per il loro genere sessuale, nè per il loro orientamento sessuale. Solo ed esclusivamente per le persone che sono, per ciò che hanno vissuto e vivono. Tutto qui…

  • Scansata dal cervello la sindrome di Frankenstein, il robot non rimane altro che un oggetto: un prodotto industriale. Come una vettura, un macinacaffè, un dildo. Tutti oggetti che se utilizzati con buonsenso non arrecano alcun danno fisico né psicologico.
    Il dubbio tuttavia, complice la voce in capitolo che pretende di avere il Super-io, non riesco a eliminarlo completamente.
    In passato mi sono ricreato attraverso videogames violenti, eppure ancora oggi nella vita reale aborrisco la violenza (che come diceva Sensei Asimov ‘La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci’). Ciononostante la sola idea di dare sembianze infantili a un prodotto (perché tale è il robot, né più né meno che quello da cucina) destinato allo sfogo di pulsioni sessuali mi appare inaccettabile.
    Correggere una deviazione attraverso la pratica surrogata della deviazione stessa mi pare un’idea quantomeno controversa, ben lontana dall’essere una soluzione.
    Per il resto se un adulto consapevole ha piacere o necessità di trovare una soluzione alternativa al buon rapporto tradizionale (inteso come rapporto carnale), beh, faccia pure: lungi da me giudicare o attribuire etichette.

  • Non riesco ad avere reazioni moraliste su quello che può provocare piacere, con la netta linea di demarcazione del fare del male ad altre persone o esseri senzienti, e gli oggetti inerti non li consideriamo tali.
    Però un oggetto può diventare (e diventa) uno strumento di relazione, con un altro/a o con me stesso.
    Uso un oggetto, “tecnologico” o meno, che mi dà piacere fisico: è uno strumento che mi dà piacere fisico.
    Uso un oggetto che mi fa sentire un dominatore violento: è uno strumento che mi fa sentire un dominatore violento. In questo senso credo di essere d’accordo con DB, in particolare sul punto 7.
    La questione per me è invece perché la sessualità maschile (perché di quella stiamo parlando alla fine) gira e rigira vada sempre a finire nella dominazione. Io un dubbio ce l’ho, più o meno da sempre: perché spesso è incapace di liberarsi della mente (cioè del logocentrismo).
    Non per natura chiaramente, ma per auto-oppressione emotiva, che poi diventa oppressione reale e politica verso l’altro/altra da sè.
    “Sesso libero…ma dalla mente”, recitava una vecchia battuta, e questa per me è la sintesi.
    Che vuol dire anche liberare la mente dalle ossessioni e farla vagare in tutte le fantasie in cui ti porta.
    Un robot può essere lo strumento per inscenare un rapporto a tre che una coppia vorrebbe avere? Perché no.
    Un robot diventa il fine dell’atto sessuale, che perde il valore di relazione umana fisica-mentale-spirituale-etc? Non lo vieterei mai per legge, ma spero di non diventare mai così, perché mi fa tristezza e anche un po’ schifo.
    Un robot è ll’addestramento ad uno stupro? Non puoi vietarlo praticamente perché chiunque può inscenarlo nel privato, ma una collettività non più dominante dovrebbe lavorare sui motivi perché si associa il sesso alla dominazione, alla violenza, allo stupro, reale o simbolico, di adulti o bambini. E non è facile affrontare questo mostro millenario.
    Io ad esempio, al di là dell’ovvia (per me) negazione morale, non riesco a capirlo fino in fondo nemmeno come meccanismo mentale, perché mi è sempre risultato impossibile eccitarmi con un essere umano che non mi desidera, non riesco proprio a capire ad esempio come si possa avere un’erezione mentre davanti hai una persona che non ti desidera ma a cui fai paura, ribrezzo, orrore.
    Forse, azzardo, è un’inspiegabile (per me) mancanza di empatia che solo un cervello ossessionato da simboli oppressivi e atrofizzato dalle sue emozioni profonde può arrivare a concepire. E allora sì, torniamo sempre lì, all’educazione emozionale, sessuale e a fatti ancora umani, troppo umani (purtroppo o per fortuna).
    I giochi di mercato che fanno leva su questi stimoli non sono altro che patriarcato luccicante di finta modernità: se uscissimo davvero da questo, allora potremmo parlare di sviluppo libero anche in senso tecnologico-scientifico, che era un po’ l’ideale cyberpunk della mia adolescenza. Ma da quello che sto vedendo negli ultimi anni, è più che mai tutto nelle mani di un mercato opprimente e violento, fintamente progressista e intrinsecamente reazionario che sta usando lo scientismo per reprimere la libertà di pensiero e di stili di vita. E il pericolo dell’attualità, per me è questo, non le bambole…

  • L’argomento tocca talmente tanti punti che esprimere un’opinione oggettiva è, a mio parere, impossibile tanto quanto imprescindibile. Credo che l’oggettività sia la cosa che meglio potrebbe avviarci verso un tentativo di accezione di quel che già accade, non certo di soluzione. La soggettività, a mio parere, porta solo confusione, in quanto ognuno attinge a esperienze personali spesso ignorando la realtà. Si rischia di parlare della lite alla riunione condominiale mentre fuori dal cortile è in corso la terza guerra mondiale (che evochiamo, tra l’altro, come non fosse mai esplosa ma che in verità c’è già stata).
    Mi arrischio solo a far notare che si parla di sex-robot e non di love-robot, credo quindi che tante fette di moralismo si possano da subito, con onestà, mettere da parte.

  • Non ho letto il libro di Balistreri, ma come sempre caro DB ti sei superato non solo nel darci un quadro della narrazione, ma soprattutto un ventaglio di riflessioni, difficili da gestire in un commento, che hanno a che fare con la natura umana, materia altamente “infiammabile” 🙂
    Ho letto l’intervista e il “tuo punto di vista” con molto trasporto perché proprio qualche anno fa scrissi un post che per certi versi tocca l’argomento, anche se da un altro punto di vista. Se hai tempo puoi dargli una lettura qui: http://lasantafuriosa.blogspot.com/2016/12/cortana-pensavo-fosse-amore-e-invece.html
    Quello che a me fa più riflettere è il senso di solitudine e di inadeguatezza, non perché voglia spostare l’attenzione dalle profonde e articolate riflessioni sulla condizione della donna e sui possibili rimedi terapeutici alle perversioni sessuali, temi difficili e molto delicati, ma perché più vado avanti e più ho la sensazione che manchi l’amore.
    Pensa a ElliQ, il robot progettato per la solitudine degli anziani, a Fribo, il robot per combattare la solitudine dei giovani hikikomori… Solitudine, sempre solitudine. E l’amore che ha anche a che fare col sesso non ne è immune. Simulacri per “oltraggiare” le donne o oggetti per colmare un vuoto, un senso di insufficienza? Non dimentichiamoci che esistono anche nella versione maschile, almeno nell’industria delle bambole in silicone, perfette imitazioni di un maschio che una donna con qualche migliaio di euro si porta a casa.
    Il mercato crea e risponde a bisogni, al di là delle implicazioni morali, la risposta dei robot va vista a monte, va guardata all’interno di una società sempre più disumanizzante e anaffettiva, un’umanità che pare ami più cani e gatti dei propri simili. Se condividere l’altro da noi è durissimo nella sfera relazionale, figurarsi in quella sessuale… Così la tecnologia che dovrebbe migliorare la nostra vita, diventa la nostra vita (Ho letto questa frase da qualche parte, ma non ricordo. Sarà perché non sono un robot.)

  • angelo maddalena

    sono un pò di corsa quindi sarò breve e forse affrettato, magari poi ci torno: a me interessa sviluppare il punto numero 3: Come ho scritto molte volte con Riccardo Mancini, il paradosso – anzi il corto circuito – è che tanto più usiamo le tecnologie tanto più siamo analfabeti… scientificamente. Da qui deriverebbe il fatto che se tanto più usiamo le macchine tanto più siamo analfabeti scientificamente….vorrà dire che dovremmo prendere coscienza di ciò e fermarci, tanto più che io aggiungerei allo “scientificamente” anche altro: emotivamente, politicamente, sessualmente ecc., ma forse è compreso nel termine “scientifico”. Poi c’è un altro punto interessante: al punto 7 c’è questo periodo: “Mi si dirà che non si possono vietare le automobili solo perchè alcuni (molti?) le usano male; vero, però si può e si deve vietare che vadano a 300 l’ora, che vengano guidate da un dodicenne ecc”, ecco secondo me invece sulla scia di Ivan Illich e di Colin Ward e altri lucidi pensatori del presente io almeno teoricamente smonterei il mito dell’automobile e direi che l’automobile andrebbe abolita in generale e in toto, perché è l’invenzione più disastrosa dell’umanità (in Dopo l’automobile di C. Ward) e quindi ridurre l’utilizzo o la velocità non risolve il problema; in generale credo che bisogna recuperare e valorizzare l’idea e il valore del limite, adesso non riesco a continuare a scrivere perché devo andare a fare altre cose ma ci tornerò più tardi, intanto pubblico questo post

  • E’ capitato una volta, una volta soltanto nelle mie varie vite di aver fatto sesso e solo sesso con una donna, ed ho capito che non fa per me, che se non provavo anche solo un pizzichino d’amore, era solo ginnastica.

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