«Fascisti a Milano: da Ordine Nuovo a Cuore Nero»

db ragiona sul libro di Saverio Ferrari

Il meglio del blog-bottega /189…. andando a ritroso nel tempo (*)

Un libro indispensabile per chi vive in Lombardia ma anche per chiunque voglia capire qualcosa di più sull’estrema destra e sulle complicità di cui gode. Esce nelle edizioni Bfs, ovvero la Biblioteca Franco Serantini, «Fascisti a Milano» (152 pagine per 14 euri) di Saverio Ferrari con il sottotitolo «Da Ordine nuovo a Cuore nero»: pagine piene di nomi e di fatti come abitudine dell’autore che da molti anni studia seriamente le molte facce del neofascismo italiano e dal 1999 dirige l’Osservatorio democratico sulle nuove destre. Per le edizioni Bfs nel 2009 Ferrari ha pubblicato «Le nuove camice brune» dove documenta come nel neofascismo italiano sia in atto la tendenza ad assumere riferimenti sempre più marcati al nazismo.

«Fascisti a Milano» conferma che Ferrari è fra i pochi ad andare oltre la superficie per ragionare su tendenze, progetti, trame organizzative.

La breve introduzione rimanda alle prime organizzazioni clandestine neofasciste (Sam cioè Squadre d’azione Mussolini) sorte a Milano nell’immediato dopoguerra per portarci poi ai giorni nostri attraverso gli anni ’60, il gruppo Ordine Nuovo, l’arcipelago stragista e i suoi legami con i servizi segreti, le squadracce sanbabiline e la cosiddetta maggioranza silenziosa, le bombe durante la manifestazione milanese del 12 aprile 1973 e l’attentato di Brescia del 28 maggio 1974. Una storia «non ancora scritta» ricorda Ferrari.

Dopo l’introduzione storica, il libro prende un taglio giornalistico, centrato sugli ultimi 10 anni, partendo da «alcuni fatti di cronaca nera mai approfonditi o chiariti che ruotano attorno all’estrema destra milanese» ma anche scavando in ambienti del tifo organizzato sia milanista che interista.

«Si parte da un omicidio rimasto senza colpevoli»: quello del venticinquenne neofascista Alessandro Alvarez, ucciso il 3 marzo 2000 a Cologno Monzese. Dopo poche settimane un altro delitto nella destra milanese: il cadavere incaprettato e quasi carbonizzato è di Francesco Durante. Molti elementi collegano le due morti ma i colpevoli non si trovano… o almeno così decidono i tribunali. Da qui parte Ferrari per collegare l’assassinio di Alvarez con le storie di altri neofascisti milanesi, «implicati in gravi episodi di sangue e terrorismo, non di rado invischiati in vicende di criminalità comune». Alcune di queste vicende sono ignote ai più, altre finiscono per un po’ sotto i riflettori ma la questione politica (pur evidente) è subito rimossa: accade per l’omicidio di Vincenzo Spagnolo il 29 gennaio 1995, prima della partita Genoa-Milan, come per le 12 coltellate che il 16 marzo 2003 uccidono Dax, cioè Davide Cesare, in zona ticinese.

L’impressione è che qualche volta – forse spesso – i contrasti fra giudici o tra le forze dell’ordine favoriscano i neofascisti. Del resto il giudice Pietro Forno aveva scritto, il 10 maggio 1984, in una richiesta di rinvio a giudizio che se certi neofascisti hanno potuto diventare personaggi di primo piano nel terrorismo «lo si deve anche alla distrazione con la quale in passato le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria, anche se di fronte a fatti di notevole gravità, hanno guardato a questi episodi». Questa «vischiosità» – il termine è sempre di Forno – che spesso accompagna le indagini sui “neri” ritorna in molti episodi recenti.

Ed è ovvio che se il filo nero delle complicità fra stragisti e istituzioni (negli anni ’70 e ’80) non è stato reciso, sarà più facile anche oggi assicurare complicità, tentare ricatti, garantire impunità.

All’inizio del libro, Saverio Ferrari correttamente ricorda che «valutazioni e fatti attribuiti alle persone menzionate sono affermati in documenti, atti giudiziari e sentenze» e che «relativamente ai processi ancora in corso prevale ovviamente il principio della presunzione di innocenza». Questo però non gli impedisce di formulare giudizi politici. La maggior parte dei presunti grandi media italiani invece quando parla di neofascisti oscilla fra articoli di colore e disinformazione, ignorando i fatti e persino le condanne, minimizzando ma soprattutto evitando le valutazioni politiche. Lo si è visto anche per Gianluca Casseri, il killer di Firenze legato a Casa Pound: in molti hanno preferito parlare di pazzia (o magari di fantasy, della poesia di Ezra Pound, insomma d’altro) piuttosto che entrare nel merito. Lo si è rivisto pochi giorni dopo per l’agguato (a Tivoli) al ben noto Francesco Bianco, ex dei Nar e poi responsabile romano di Forza Nuova: la maggior parte dei giornalisti parla di una questione interna alla malavita… come se questo escludesse una pista politica. Infine i collegamenti fra la destra non estrema (dire “pulita” sarebbe fuori luogo) con gruppi o singoli dichiaratamente fascisti o nazisti è un altro punto dolente per il silenzio dei media ma anche di forze che si vorrebbero democratiche.

Per tornare a Milano non costituisce un reato – o forse sì, e non solo per la legge Mancino – celebrare come un eroe un bombarolo fascista (Nico Azzi tanto per fare un nome) o patrocinare i concerti di gruppi antisemiti e negazionisti; ma almeno dal punto di vista politico dovrebbe esserci una condanna quasi unanime. Se però «negli ultimi 15 anni» due sindaci di Milano (Gabriele Albertini e Letizia Moratti) scelgono di andare «al campo X del Cimitero maggiore» per rendere omaggio ai morti repubblichini, si capisce quanto siano forti i legami fra le destre di governo, che si vorrebbero per bene, e i gruppi apertamente squadristi. Ma anche a sinistra c’è chi purtroppo negli ultimi anni ha ammiccato agli ex “ragazzi di Salò” e ai loro nipoti. Poi c’è l’aperto razzismo della Lega ma questo è un altro discorso che, come ricorda Ferrari, magari richiama l’attenzione del quotidiano israeliano «Haaretz» però resta tabù per i media italiani.

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 16mila articoli (avete letto bene: 16 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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