Fino alla riga 14 non dirò…

… di che libro parlo: è il romanzo italiano più bello, secondo me, di fantascienza pubblicato nel giovane (appena 17 anni) secolo in corso

E’ secondo me il romanzo italiano di fantascienza più bello del secolo in corso (in Ridfpbdsic in sigla) ovviamente fra quelli che ho letto…

Ecco in ordine alfabetico alcune parole chiave del suddetto Ridfpbdsic, così magari vi scatta una cascata di ricordi: antropomanzia, arrangiatori di esistenze, bisturi-ragno, ciarlestrone (da non confondere con Charleston), delitti, fattrici, genetica, Hitchcok nel senso di “tassa Hitchcok”, Ligeti, Luna, malocchio, mammut umani, mode, Mozart, obiezione di Richard Feyman, Omerici, Parmenide nel senso di “tassa Parmenide”, perversioni, ricordanti, Sarah Einstein o Se.In, stereoisomeri umani, Tarantino ma nel senso “tassa Tarantino”, terremoti… Avete capito? Ecco alcuni dei protagonisti in ordine di comparsa: Stanislaw, Neith, Mikhail, Al Vodorod, Alinor Wiki-Moti… Se vi dicessi che Stanislaw è un polpo di 4 quintali? A narrare la storia è Mikhail ovvero Mikhail Stefanov Beltrami, ricordante. Non ci siete? Mi sa che allora non lo avete letto. Dovreste, perché secondo me è appunto il Ridfpbdsic.

Alla riga 14 della mia schermata (non so la vostra) posso dirvi il titolo: è «Rupes Recta» di Clelia Farris, Delosbooks. Vinse il premio fantascienza.com nel 2004, venne pubblicato l’anno dopo, poi ristampato nel 2007 e 2009, riedito nel 2015. E io, nonostante ami la scrittura di Clelia Farris, me lo ero fatto sfuggire: vergogna, ludibrio e onta su di me per essere arrivato così in ritardo ma anche gaudio, felicità, gioia e stupore nello scoprirlo.

Ho letto molta buona fantascienza italiana in questi 17 anni del secolo che talune/i chiamano 21esimo ma considero questo il migliore: per invenzione, per scrittura, per i personaggi e per la capacità di far accoppiare il vecchio e il nuovo senza che scatti quel terribile effetto “macedonia fatta in fretta con tuuuuuuutto quello che c’è in giro per dar l’impressione di essere postmoderno”.

A libro chiuso ero in estasi per i finali a cascata e per aver finalmente capito quella maledetta faccenda zen del “qual è il suono di una mano sola?”. Sono tornato indietro e mi sono letto l’introduzione di Francesco Forte. Il quale in sintesi dice: mai visto un esordio così, non ho dovuto fare editing. Sorprendente, sorprendentissimo. E rileggendo in effetti non avrei consigli per “migliorarlo” ma se volessi rompere un po’ i coglioni riferirei la spiata del mio partner Severo De Pignolis: “a pag 152 c’è un errore: deja vu si scrive senza la e finale».

La trama? Chi mi conosce sa che rivelo pochissimo. Siamo su una Luna mai vista ma credibile. Subito incrociamo «l’assassino della mezzaluna» (nel senso di falce). C’è un serial – «La Terra sorgerà domani» – in onda da ben 99 anni. Invece è di soli 3 minuti e 25 secondi il tempo limite per spostarsi nel tempo. «Non siamo forse tutti bisessuali?». Come vi suona «dittature democratiche»? E che ne dite del motto «se io non lo ricordo non è mai accaduto»? La battuta «Opus Gay» vi gusta? Ah, anche su questa Luna «Ordini superiori» è il «miglior pulisci coscienza del mondo». Vi svelo però che «passato, futuro, nella memoria non hanno alcun senso, sono solo parole come melarancia,unicorno, ciarlestrone». C’è anche una citazione di «Blade Runner»: però non quella che quasi tutte/i ricordano e che è finita sulle felpe ma un’altra più bella.

Perché si intitola «Rupes Recta»? L’autrice ve lo dice (quasi) a pagina 24. Lo ripeto: per me è il Ridfpbdsic dunque sarebbe un crimine, un auto-dispetto non leggerlo.

NOTA 1: la settimana scorsa in “bottega” – cfr Marte-mix-dì: un esagono con 4 lati cortini – avevo lanciato l’esca; mi hanno risposto in 3 lì più 2 in privato; meno dei 32 previsti… nessuna/o ha indovinato forse perchè pensavano a un libro che fosse appena uscito.

NOTA 2: tempo fa un amico mi segnalò questa chiacchierata: Clelia Farris, Micaela Morelli, Anna Maria Loche: Libero arbitrio tra illusione e realtà

OVVIAMENTE… LA PRIMA IMMAGINE E’ DI KAREL THOLE

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Mea culpa per quel deja vue. Iuro che è un refiso e mi appello alla climenza della corte. In futuro correggero melio.
    Clelia

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