Fiore, di Claudio Giovannesi e La memoria dell’acqua, di Patricio Guzmán

2 1

di Francesco Masala

Fiore – Claudio Giovannesi

un’altra giovane attrice sconosciuta contribuisce a fare un bel film italiano.

Fiore è una ragazza senza un domani chiaro e un presente non invidiabile, ma esiste.

figlia di un ex carcerato (il bravissimo, come sempre, Valerio Mastandrea), scarto della società, che tenta di rifarsi una vita, e Fiore esiste, non può ignorarla, prova a darle una mano, ma la vita è troppo difficile.

e quando il mondo è impossibile resta il sogno, con Josciuanon importa cosa succederà dopo.

la fotografia, e si vede, è di Daniele Ciprì.

(mi è tornato in mente questo libro di Fabio Geda).

lo trovate in pochi cinema, non fatevelo scappare.

http://markx7.blogspot.it/2016/06/fiore-claudio-giovannesi.html

 

La memoria dell’acqua – Patricio Guzmán

come nel film precedente, che legava le sorti degli abitanti di secoli prima, nel deserto di Atacama, ai prigionieri del campo di concentramento dopo il golpe del 1973, anche in questo film Patricio Guzmán unisce due gruppi di vittime, gli indios ormai sterminati e le vittime dei militari dopo il 1973.
quella di Guzmán per le vittime è un’ossessione, che non lo lascia in pace, bisogna farle parlare, dargli ancora esistenza, ricordare.
la storia dell’acqua è un pretesto, un contesto, un legame, quella di chi osserva tutto, ma conserva, ha memoria.
questo sono anche i film di Patricio Guzmán, testimonianza, ricordo, domanda, memoria.
poi magari non approfondisce il dramma dell’estinzione dei nativi, mica può fare tutto lui, a noi la ricerca di questa storia.
un film che non si dimentica, al cinema ci sono solo cinque copie che girano in tutta Italia, ma cercatelo, merita.

http://markx7.blogspot.it/2016/06/el-boton-de-nacar-la-memoria-dellacqua.html

 

Francesco Masala
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *