Fra camminare e pensare s’alza un boh

«Ci manca(va) un Venerdì» – nr 95 – dove Fabrizio Melodia si azzuffa, flirta e “astrofilosofeggia” con Kiev, Elle Macpherson, tal Nice, Being Erica, Giona ma soprattutto con Venezia

«Soltanto i pensieri nati camminando hanno valore» afferma con veemenza il filosofo tedesco Federico Nice – o come si scrive lo sapete voi – che, secondo Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, dice semplicemente «boh».

Il “boh” magari viene spontaneo, e non solo al buon Nice, osservando l’inattualità di tale pensiero se confrontato con la realtà attuale.

Nei due precedenti Cmuv – ovvero «Ci manca(va) un Venerdì», serie che si avvicina a 100 – sottolineavo l’importanza di recuperare un modo più sostenibile per muoversi, sia in bicicletta che con il treno. Non poteva mancare il mezzo originario, quel camminare sulle proprie gambe.

L’affermazione di Nice è molto chiara e riveste importanza massima: solo i pensieri nati camminando hanno quel valore di riflessione fondamentale che porta a trarre conclusioni vitali e sensate sull’esistenza e i massimi sistemi, nel suo caso, la morte di Dio e quanto altro annesso alla vecchia Europa, piena di quelli che, secondo Nice/Dice – l’uomo folle della “Gaia Scienza” – sono le fosse e i sepolcri di quest’ultimo.

Fra morte di Dio, svalutazione valoriale, aurore e tramonti, canzoni del sì e dell’amen, ‘sto Nice che dice boh passeggia per Venezia proprio tra le fondamenta nove, la Celestia, Castello, per poi dirigersi verso San Marco, con un itinerario che qualsiasi persona sana di mente, dunque “votata” al lavoro e all’efficienza continua, troverebbe un’ insana perdita di tempo.

«Nella mia lunga pratica di psichiatra, ho scoperto che aiutare la gente a individuare le mete personali è il sistema più efficace per aiutarla a risolvere i problemi. Studiando la vita di individui che hanno saputo far fronte alle avversità, ho notato che costoro si erano proposti obiettivi precisi e avevano cercato con tutte le forze di raggiungerli. Dal momento in cui avevano deciso di concentrare le loro energie su un obiettivo specifico, avevano cominciato a superare le difficoltà più ardue», afferma la psichiatra statunitense Ari Kiev.

In effetti la Società porta a fare questo, a concentrare tutto in obiettivi da porsi per raggiungere mete personali e realizzare il business della propria vita: una casa almeno, un’automobile minimo, computers, televisori, vacanze e quanto altro il denaro ti porta a ottenere.

In un momento di crisi come l’attuale, quando il lavoro dipendente, considerato un costo eccessivo, viene svalorizzato per aumentare i profitti si martella che tutti devono riciclarsi e sviluppare la propria attività in vista del “business vita”. Ognuno sembra necessitato a diventare imprenditore di se stesso, a sviluppare affari e occasioni a seconda di ciò che la clientela chiede, in una parola fare “brand” attirando i clienti.

A questo andazzo sembra rispondere non solo “il Nice che Dice” ma anche la dolce e frizzante protagonista del serial tv Being Erica, la quale afferma: «Mai avuta la sensazione di aver raggiunto la meta? Sei al massimo, in cima al mondo? Come se ogni cosa per cui hai lavorato tanto duramente, fosse finalmente tua? Ma quel momento perfetto, non importa quanto lo desideriamo ardentemente, non durerà per sempre. Perché senza preavviso, può colpirci una mazzata. Che ci rispedisce persino più indietro di dove eravamo partiti».

Tutto ciò pare accadere proprio in virtù dell’efficienza e della mancanza del “tempo davvero libero”, quello che in passato era dedicato al gioco e allo sviluppo del libero pensiero, dove la sana noia serviva per riempire i vuoti con la fantasia e la creatività; in sostanza, per far crescere mente e corpo in modo armonico e arricchendo di contenuti la vita, senza ansie da prestazione e scadenze inderogabili in vista del maggior profitto e di altri business.

Il camminare parrebbe dunque – come il treno e la bici – una filosofica pratica che impone di riconsiderare la propria persona “a misura d’umano” rigettando la vita frenetica e piena di scadenze. Che ci facciamo con il benessere materiale se poi siamo sempre profondamente infelici e incazzati per la condizione di miseria intellettuale in cui siamo immersi, singolarmente e collettivamente.

Una voce fuori dal coro viene dalla “supermodella” e attrice di origine australiana Elle Macpherson: «Qualunque cosa faccia, l’importante non è il risultato finale. Più della meta mi interessa il viaggio». Non nuova l’idea ma sempre bella. Elle a spasso con Nice che dice boh, senza la compagnia di Rilke e Lou Salomè? Sembrerebbe fattibile se non addirittura necessario, per ritrovare senso alla vita oltre le insensatezze dello sviluppo e della produttività.

Se camminando si può raggiungere una comprensione diversa della realtà che ci circonda dovremo diventare tutte e tutti pendolari della vita? O forse è necessario proseguire lungo una strada che permetta di liberarsi della schiavitù del lavoro e del salario, della prigione dorata del business e del superfluo, amplificando la mente a un livello diverso per far sì che l’ Amore vinca sopra ogni aspetto?

Nice che dice passeggiava spesso per Venezia, una città adatta ai filosofi, in quanto obbliga a camminata lenta e pensosa, mentre adesso i pochi abitanti sopravvissuti alla morte della città vanno di fretta.

Venezia è un labirinto: non sai dove entri e nemmeno se ne uscirai, una passeggiata filosofica dove si ascolta il rumore dell’acqua, il vento che passa fra una calle all’altra, il vociare delle persone e il rumore dei colombi che parlano altri linguaggi appollaiati sopra la tua testa, con la speranza che non facciano altro.

Venezia dalla tipica forma a pesce è un biblico cetaceo che t’impone una pausa camminante, come Giona che visse nella balena: città che obbliga a pensare e a perder tempo, dove le auto non passano e il passo umano è l’unico mezzo, oltre alla barca, per spostarsi.

La risposta è Venezia? Camminare senza meta aprirà le vie a una vera e propria rivoluzione?

Certo il viaggio dipende anche dalla compagnia… Sghignazzerebbe il ben poco veneziano Brancaleone, famoso per la sua armata di inetti e spostati, con questo dialogo:

«Addo’ ite?».

«… così.. sanza meta».

«Venimo?».

«No, no.. ite anco voi sanza meta, ma da n’altra parte».

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *