Fra la Sicilia e il multiverso cosa saremmo senza incubi e sogni?

 Post-fazione di Daniele Barbieri a «Creature fantastiche di Sicilia» di Rosario Battiato e Chiara Nott (*)

Ha ragione Gesualdo Bufalino – citato da Rosario Battiato – a scrivere che oggi «ci si aspetta più facilmente di scorgere dietro i vetri il capino oblungo di Et che non la ghigna sulfurea del vecchio nemico degli uomini». L’immaginario individuale e collettivo inevitabilmente viene influenzato (o anche colonizzato) dai potenti di turno: ieri le Chiese organizzate che spodestarono le più antiche religioni sotterranee, oggi la fantascienza che è specchio di paure (ma anche desideri) legate al tecnovudù [NOTA 1] nel quale viviamo.

Ma sempre sopravvive il vecchio e si mescola con il nuovo: così ecco «anime», «creature», «diavoli» e «donne mostruose» di cui il “palombaro” Rosario Battiato cerca le tracce, con l’aiuto di preziosi disegni che in qualche caso chiaramente provengono da qualche mondo parallelo. Dò al 33 per cento che l’autrice delle immagini sia, ogni venerdì notte, strega o stria se non marabbecca in qualche pozzo.

Non siamo soli nell’universo è la convinzione (timore o speranza) di scienziati e gente qualunque. Aspettando il grande incontro con gli Et, comunque «Non siamo soli al mondo» come Tobie Nathan intitolava anni fa il suo fascinoso libro: etnopsichiatria certo ma anche i più scienzisti/scettici fra noi occidentali qualche dubbio lo hanno sulla presenza di altre esistenze accanto alle nostre. Se secoli addietro davamo spiegazioni magico/religiose per l’epilessia o per i fuochi fatui perché domani non potremmo scoprire che hanno spiegazioni logiche alcune fra le strane “cose che si vedono nei cieli” (copyright Carl Gustav Jung) o nella nostra terrena vita? E mentre il Sigmund austriaco era sul punto di raccontarci l’inconscio già lo scozzese Robert Louis ci aveva bisbigliato che Hyde e Jekyll a volte coabitano.

Vengo chiamato in causa da Rosario Battiato come appassionato ma, a essere sincero, quando mi arrampico sull’albero del fantastico mi appollaio perlopiù sul ramo della fantascienza. Così ho letto e guardato questo bel libro provando anche a ragionare e s/ragionare intorno a una Sicilia che potrebbe mescolare le sue tradizioni fantastiche (molte non le conoscevo) con altre. Sospetto che oggi i «possessori» siano ovunque se pure indossando nuove maschere. Quanto alla scomparsa dei «capurali de li spiridi» ho una mia teoria “politica” che però sarò costretto a tacere perché mica voglio finire come Majorana (ma potete sostituire un altro “desaparecido” a vostro piacimento).

Visto che ho accennato alla mia passione per la fantascienza ricordo che oggi Francesco Grasso come romanziere e Gian Filippo Pizzo come saggista (e “punto di aggregazione”) fanno onore alla Sicilia come in passato i due Luigi cioè Capuana e Pirandello [NOTA 2]. Una fanta-Sicilia nell’universo anzi nel multiverso.

Spingendomi – per un attimo – sul personale: quanto osteggio le religioni organizzate tanto mi stuzzica la spiritualità delle origini, in particolare la Dea Madre così temuta dal patriarcato in forma in Chiese. Però sono disposto a farmi spaventare dal “vecchio nemico” prendendo in considerazione la minacciosa affermazione di Battiato secondo cui «Si dice che il più grande inganno di Satana sia stato quello di far credere all’uomo di non essere mai esistito». Allo stesso modo in cui posso credere che «l’inferno siamo noi» o che «l’inferno sono gli altri» (Jean-Paul Sartre in «A porte chiuse»). Ma in definitiva preferisco Calvino – Italo non Giovanni – quando in «Le città invisibili» scrive: «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio».

N O T E

[nota 1] la definizione è quella con la quale molti anni fa il duo Erremme Dibbì (alias Riccardo Mancini e Daniele Barbieri) si avventurarono nell’interessante quanto preoccupante groviglio e corto circuito di una società altamente scientifica e tecnologica ma dove regna un quasi totale analfabetismo di massa su scienza e dintorni.

[nota 2] un utile riepilogo è in questo post di Enrico Di Stefano: http://www.moveinsicily.com/magazine/breve-storia-della-fantascienza-siciliana ma più in generale rimando a quanto notava lo scrittore Francesco Troccoli intervistato dalla rivista “Left” (giugno 2017): «A cavallo fra ’800 e ’900 l’esplorazione del fantastico era connaturata all’esercizio della narrazione. Capuana, Verga, Svevo, Tozzi, Gozzano e tanti altri, non hanno disdegnato l’appartenenza a un filone che ha poco da invidiare a Kafka, Poe, Hoffmann. […]Raccontare di fantasmi, maledizioni o arzigogolati marchingegni era normale, era un modo per tentare di capire l’umano, perché se una storia non è “strana” (weird), irrazionale, se non apre prospettive diverse, a volte inquietanti, che storia è?».

(*) Il libro è bello e importante dunque merita al più presto recensione. Ovviamente db si “defila” (per un seppur minimo conflitto “morale” di interessi). E allora chi – siciliana/o o no – si candida?

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • lella di marco

    IO LELLA DI MARCO siciliana doc nata aTrapani cresciuta con le grandi dee madri siciliane, fra ” fatture” “fattucchere” donne medium , interrogazioni al tavolino a tre piedi, “nimme di mezzanotte ” decifrazione delle voci notturne che venivano dal mare , sempre di notte
    MI CANDIDO
    non ho mini conflitti di interesse né la mostruosa cultura del Barbieri Dan ma la Sicilia nel cuore e sangue un po’ arabo-fenicio-greco… nelle vene
    CHIEDO
    ci sarà una graduatoria delle candidature con relativa assegnazione ?

    ATTENDO EVENTUALE ASSEGNAZIONE
    fatemi sapere…

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