Frank Capra e l’inferno dei dollari

«E’ arrivata la felicità»: il fim è giusto ma il titolo è sbagliato

di Fabio Troncarelli

L’otto aprile 1936 di fronte gli occhi strabiliati di tanti ragazzotti americani Coca-cola-dipendenti si spalancarono di fronte alle due ore indiavolate dell’ultimo film di Frank Capra, l’ex-picciotto di Bisacquino che aveva fatto strada negli Usa, dopo avene combinate di tutti i colori, facendo pure il vagabondo sui treni. La pellicola, magnificamente interpretatta da un Gary Cooper mai così bello e da Jean Arthur, si chiamava “Mr. Deeds goes to town,” ribattezzato in italiano «E’ arrivata la felicità». Il titolo italiano non rende giustizia a quello inglese: la parola “Deeds”, usata come cognome, significa “Doveri”. Mentre “Longfellow”, usato come nome, è in realtà il grande poeta Henry Wadsworth Longfellow, grande combattente per la causa della liberazione dei neri e degli schiavi. Insomma, come se in Italia uno si chiamasse. Dante dei Doveri. Anche l’espressione “goes to town” ha un significato: infatti richiama il celeberrimo motivetto “Yankee Doodle goes to town” che i bambini statunitensi imparano alle elementari. Era una canzoncina che avevano inventato gli inglesi, durante la rivoluzione americana, per schernire quei bifolchi di ribelli. Yankee Doiodle vuol dire lo Yankee “vagabondo”, ma anche “giuggiolone”, il tipico esponente dei ribelli che se ne va in città vestito in modo assurdo e chiama “maccheroni” le penne sul suo cappello. E’ un cafone e e un buffone, che fa il verso a quei buffoni degli italiani, i “mangiaspaghetti”. I ribelli non se la presero e cantarono la stessa canzone ritorcendola contro gli inglesi, aggiungendo una strofetta finale in cui “maccheroni” fa rima con “milioni”. Milioni di uomini pronti a vincere o morire. Il mangiaspaghetti Capra, richiamandosi al motivetto, fa proprio come i ribelli di allora: ostenta con orgoglio il suo essere un pezzente e un perdente, per sbatterlo sul grugno di quei leccapiedi boriosi che credono solo a “Dio, patria e famiglia”. La sua commedia umana, sia pure mascherata con l’umorismo e l’ironia, è pungente e corrosiva. Il pubblico se ne accorse. E andò in massa al cinema per vederla. Alla fine il film vinse l’Oscar, anche se Capra per la Destra Americana era un perfido comunista. Beh, certo: così andavano le cose allora. Oggi, invece… Il film nei nostri tempi “aperti e democratici” sembra una favola: parla di cose che non esistono; ci fa sorridere e ci sembra all’acqua di rose. E invece non lo è affatto e non lo era allora. Longfellow Deeds (Gary Cooper) è un giovanotto di belle speranze, che passa il tempo nel suo piccolo villaggio di Mandrake Falls (Vermont) all’epoca della Grande Depressione. Ha una piccola fabbrica di candele e dà lavoro a tanti disoccupati nel pieno della crisi ecomica generale, anche se ci rimette. Deeds è buono e generoso e s’impegna in tutti i campi: è anche capitano volontario dei vigili del fuoco, entusiasta di correre a spegnere gli incendi e salvare chi chiede aiuto. Suona anche la tuba nella banda comunale e allieta grandi e piccini scrivendo poesie per le cartoline di auguri di Natale. Insomma per i suoi umili compaesani è un artista e un eroe, sia pure da strapazzo. Al’improvviso la sua quieta esistenza viene sconvolta: uno zio, che non conosceva neppure, lo lascia erede di 20 milioni di dollari. Dedds deve trasferirsi a New York dove viene immediatamente circondato da uno stormo di avvoltoi che vogliono spolparlo vivo. Il più subdolo e feroce è l’avvocato John Cedar (Douglass Dumbrille) che curava gli interessi dello zio e usava i suoi soldi come voleva. L’ingenuo ragazzo di paese non si fa imbrogliare ma si trova spesso in difficoltà. In ogni caso sopravvive. Rimane impaniato in una trappola quando incontra una ragazza – Louise “Babe” Bennett (Jean Arthur) – che finge di essere una disoccupata nell’epoca della Depressione, sconvolta dalla fame. In realtà è una reporter, in cerca di scoop. Deeds le casca tra le braccia e fa insieme a lei bonarie follie, alzando il gomito e rendendosi ridicolo. La giornalista non si lascia sfuggire l’occasione e pubblica una serie di articoli anonimi sulle bizzarrie del ricco ragazzo venuto dal nulla, soprannominandolo “Cenerentola” e rendendolo lo zimbello della perfida New York. Quando Deeds scopre l’inganno, con il cuore spezzato e ormai disilluso sulla città e le persone che lo circondano, decide di tornarsene alla sua vita: ma prima di farlo, vuole dare la sua eredità agli agricoltori rovinati dalla crisi economica, comprando a ciascuno un pezzo di terra e del bestiame. Cedar, per non farsi scappare i soldi, chiede al giudice che Deeds sia internato per infermità mentale e che l’eredità vada a un suo tirapiedi, fingendo che sia il vero ererde spuntato dal nulla. Da quella volpe che è, l’avvocato scatena un esercito di testimoni prezzolati o di persone che sono state sconvolte dai comportamenti di Deeds. Aggressivi, spietati tutti battono e ribattono lo stesso conceto: il giovane è “spiritato” (nel doppiaggio italiano “picchiatello”) e deve essere ricoverato in manicomio. Perché Longfellow Deeds è “spiritato”? Beh, canta a sproposito. E scrive poesie che fanno ridere i polli. Poi suona la tuba, all’improvviso, quando l’altro si aspetta da lui parole o decisioni. Ha dato ciambelle a un cavallo (rovinandogli la salute) e ha dato un uppercut a un uomo cattivo. È tutto? No. Finge di essere l’unico proprietario dei suoi soldi, ma in realtà vuole usarli per dare aiuto alle persone che hanno bisogno. Longfellow cerca di aiutare i poveri e i disoccupati che hanno perso il loro lavoro. E’ un rivoluzionario, sotto mentite spoglie. È tutto? Ancora no. Longfellow Deeds crede con una calda e schietta onestà negli altri. Questo dimostra che è matto. Ci crede soprattutto quando ‘l’altro è una “donzella” che ha bisogno di aiuto: come Babe, la ragazza che lo sta ingannando, per fare uno scoop giornalistico… ma che sorride con una timida, gioiosa, radiosa fonte di luce negli occhi, perché in fondo, in fondo l’inganno non le appartiene. Lei è timida come lui, perché viene da una piccola e affascinante città come lui; perché una volta era gentile, semplice, innocente come lui; perché una volta sognava di essere il tesoro e l’orgoglio di qualcuno. Deeds – da quel fanciullone che è – se n’è innamorato a prima vista. Con impeto gentile. Senza ripensamenti. Ma con lo stesso impeto adesso, dopo avere scoperto il suo inganno, è piombato nella disperazione.

D’accordo.. Però… Perché nonostante tutto Longfellow Deeds dovrebbe essere uno “spiritato”? Così pensano gli altri o meglio certi “altri”: i ricchi, i prepotenti, gli arrivisti senza scrupoli. Non i suoi amici disoccupati. Eppure anche Longfellow pensa un po’ male di sè stesso. Infastidito dal pesante fardello del suo nome – quello di un grande poeta americano – non può essere come il grande Longfellow, un vero artista professionista. Si sente un poetastro. Tutti sono pronti a umiliarlo se osa recitare le sue ingenue piccole composizioni, Eppure è un vero poeta: schietto, innocente, sincero… Nessuno, se non una mente semplice, può capirlo.

Allo stesso tempo Mr. Deeds, turbato per il peso del suo cognome troppo impegnativo, non sa fare i suoi “doveri”, quelli tipici di un «vero Americano». Cioè non sa essere essere un uomo d’azione spietato e senza scrupoli.

Così il giudizio negativo degli altri contro un uomo buono si somma alle insicurezza dell’uomo buono. E il povero Mr. Deeds viene trascinato in tribunale. I suoi nemici vogliono umiliarlo. I suoi amici non sanno come aiutarlo.

Compare un grande esperto, un professorone che incute soggezione a tutti (Gustav von Seyffertitz). Sì, Longfellow Deeds è veramente spiritato! Il dottor von Haller, definito «il più eminente psichiatra del mondo», parla con un odioso e militaresco accento tedesco: fa un’analisi professionale del comportamento di Deeds, con grafici che illustrano gli alti e bassi del disturbo “maniaco-depressivo”. Che strana coincidenza! Il cognome von Haller era il cognome di un famoso paziente del padre della moderna psichiatria, Ludwig Bingswangers e anche quello di un famoso scienziato svizzero del XVIII secolo che ha studiato il cervello: in un solo cognome si concentrano due contraddizioni insanabili. Quel cognome vuol dire che il paziente e il dottore sono la stessa persona…

Deeds tace. E’ confuso. E angosciato da quando ha scoperto che la ragazza che amava lo ha ingannato. China la testa e si rassegna al fato.

Dopo questa testimonianza, il giudice May raccomanda di ricoverare Deeds, per la sua sicurezza, in un istituto psichiatrico, come prescritto dalla legge: «Ha bisogno di cure mediche, signor Deeds». Ma ecco, succede il miracolo. Babe, in lacrime, confessa appassionatamente il suo amore per Deeds e sconfessa il suo inganno: «Non può mai adattarsi al nostro punto di vista distorto, perché lui è onesto, sincero e buono». Le fa eco il suo direttore: «Se quell’uomo è pazzo, vostro Onore, noi meritiamo tutti la camicia di forza».

L’atmosfera si fa rovente. Il pubblico protesta: gli amici di Deeds tirano fuopri la grinta. Longfellow si risveglia dal suo torpore. Dunque, la ragazza che amava lo ama. E lo ama a un punto tale che non ha paura di perdere la faccia per salvarlo…

Deeds sale in cattedra. Dimostra lucidamente che ogni testimonianza legale contro di lui è fasulla. E che tutti gli altri sono altrettanto idioti, pazzi o eccentrici nelle loro azioni. Più di lui.

Ascoltiamolo:

Deeds – Riguardo al fatto che suono la tuba… Beh, sembra che ci sia stato un sacco di casino su questo. Se, se un uomo è pazzo solo perché suona la tuba, allora qualcuno dovrebbe spalancare bene gli occhi, perché ci sono una marea di suonatori di tuba e di altri strumenti che se ne vanno a spasso tranquillamente … e io non vedo alcun danno in una cosa simile. Suono ogni volta che voglio concentrarmi. Può sembrare strano per alcune persone, ma tutti fanno qualcosa di stupido quando pensano. Ad esempio, il giudice qui è, è un “Riempitore di O”

Giudice May: Cosa?

Deeds: Un riempitore di “O”. Riempie tutti gli spazi degli occhielli delle lettere nel libro che ha davanti. In particolare riempie le “O” e mette il nero nel bianco con la matita. Lo stavo guardando.

[risate generali]

Deeds: Questo potrebbe farla sembrare un po ‘pazzo, Vostro Onore. Ma se lei se ne sta seduto a riempire le “ O”, io non ci vedo nulla di male. Evidentemente questo gesto istintivo l’aiuta a pensare. Altre persone sono “giuggioloni-scarabocciatori” (la parola inglese è “Doodler” che viene proprio da “Doodle” come “Yankee Doodle” ma il termine è usato in un senso nuovo)

Giudice May: Giuggioloni-Scarabocchiatori?

Deeds: Uh, questa è una parola che abbiamo inventato a casa per le persone che fanno disegni folli su carta quando pensano: si chiamano scarabocchi. Quasi tutti sono “giuggioloni-scarabocchiatori”. Avete visto mai un elenco in una cabina telefonica? Le persone disegnano le facce più idiote quando pensano. Ecco il dottor Von Haller su questo potrebbe darci il suo parere e magari sfornare un nome scientifico appropriato, bello e lungo per questo. Lui è un esperto perché scarabocchia tutto il tempo.

[risate generali. Deeds toglie un foglio dal taccuino dalle mani del medico]

Deeds: Grazie. Questo è un pezzo di carta su cui stava scrivendo. Non riesco a capirlo – un attimo sembra uno scimpanzé, e un attimo dopo sembra ritratto del mio avversario, Mr. Cedar. Lo guardi, giudice. Sembra un po ‘stupido, vero, Vostro Onore? Ma credo che vada tutto bene; se il dottor Von Haller deve, ehm, scarabocchiare. Lo aiuta a pensare, è affar suo. Ognuno fa qualcosa di diverso: alcune persone sono smuovi-orecchie; altri sono mangiatori di unghie; quello, il signor Semple laggiu, è uno che arriccia sempre il naso.

[risate generali]

Deeds: Quanto poi al fatto, piuttosto fantastico, che io avrei dilapidato la mia fortuna come solo un pazzo potrebbe fare, ecco… Innanzi tutto intendiamoci sulla parola “fortuna”. Io non ci ho messo molto a scoprire che tutti quei soldi portavano solo sfortuna. Se senti che hai in mano una patata bollente non vorresti lasciarla cadere?

Cedar si alza e protesta. E proclama che il piano finanziamento dei poveri di Deeds avrebbe prodotto “ripercussioni … che avrebbero scosso le fondamenta del nostro intero sistema governativo”.

Deeds: Da quello che vedo, l’unica cosa che importa è che ci sia qualcuno al governo pure se è cattivo . Tanto ci saranno sempre dei capi e gli altri sono solo pecore! È come la strada davanti a casa mia. È su una collina ripida. Ogni giorno guardo le macchine che salgono. C’è chi arriva sulla collina come un razzo; c’è chi deve mettere la seconda; e c’è chi non ce la fa e la macchina borbotta e scivola indietro, verso il fondo. Stesse macchine, stessa benzina, eppure alcune ce la fanno e altre no. Beh sapete che cosa dico io? Io dico che quelli che possono farcela e arrivano in alto dovrebbero fermarsi una volta ogni tanto e aiutare quelli che non possono farcela. Questo è tutto ciò che sto cercando di fare con questi soldi. Aiutare quelli che non riescono a salire la collina. È come se fossi su uno yacht, e vedo un tizio in una barca a remi che è stanco di remare e vuole farrsi una crociera gratis. E vedo un altro che sta annegando. Chi vi credete che salvo? Mr. Cedar, salvo chi si è stufato di remare e vuole fare una crociera gratis? O tutti quei disperati là fuori, che stanno annegando? Anche un bambino di dieci anni sa la risposta.

Il pubblico si scatena Deeds si gode il trionfo. Poi chiede scusa e confessa di avere dimenticato una cosa. Si avvicina a Cedar e gli dà un cazzottone che lo stende al tappeto. E’ il trionfo.

Giudice May: Mr. Deeds, ci sono state molte testimonianze contro di lei. Il suo comportamento, per non dire altro, è stato molto strano. Ma, secondo il parere del tribunale, lei non solo è sano di mente ma è l’uomo più sano che sia mai entrato in questo tribunale. Il caso è chiuso!

Durante il Maccartismo Capra fu accusato di essere comunista. Come abbiamo detto all’inizio, l’accusa era già stata formulata negli anni trenta.. Legioni di bempensanti avevano cercato di boicottarlo, fermando il pubblico all’entrata dei cinema, senza riuscirvi. Ma all’epoca di McCarty i benpensanti neo-Inquisitori avevano mano libera. E avrebbero stritolato senza complimenti l’ex-picciotto di Bisacquino che aveva fatto fortuna e aveva cantato la gloria dell’America di Roosevelt.

Ci volle un uomo come John Ford per schiacciare tutti i suoi nemici. Ford era stato un eroe di guerra ed era legatissimo all’irlandese Bill Donovan, colui che aveva inventato la CIA, che all’inizio non si chiamava neppure CIA ma Ufficio per i servizi strategici e non era assolutamente quello che divenne poi. Donovan aveva creato un’organizzazione speciale che agiva durante la Seconda Guerra Mondiale: organizzava spedizioni dietro le retrovie, ma poteva anche intervenire in prima linea, con l’aiuto di diavoli scatenati come John Ford, che grazie a questi contatti non convenzionali riuscì a filmare in presa diretta la battaglia di Midway e lo sbarco in Normandia, in mezzo alle pallottole, svelando così al mondo quello che oggi con la televisione non è più una rivelazione ma che allora era una rivoluzione culturale.

Quando seppe delle accuse a Capra, il vecchio leone irlandese che non aveva tremato di fronte alle mitragliatrici dei nazisti e dei giapponesi alzò il telefono e chiamò chi di dovere, urlando come un forsennato: «Ma è questa la ragione perchè abbiamo combattuto? Per fottere gli uomini come Capra? Gli emigranti che hanno fatto l’America e ci hanno insegnato come è fatta l’America? E l’hanno fatto proprio perché erano emigranti, come i mei genitori emigranti irlandesi, gente che non ha niente da perdere oltre alle proprie catene? C’erano loro in Normandia e alle Isole Midway, insieme a me.E tanti di loro ci hanno lasciato la pelle. O lasciate in pace Capra o vi mando tutti all’inferno!».

E fu così che i Nuovi Inquisitori – compresi gli ammiratori del dottor Von Haller, che adorano appioppare etichette e ancora oggi ci scassano gli zebbedei con diagnosi fasulle, come quella di “Disturbo bipolare” nient’altro che il famigerato “Disturbo Maniaco-Depressivo” di Von Haller – per quel giorno (almeno un giorno) andarono all’inferno!

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

La Bottega del Barbieri

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