Fs martediana: A, B, C + 33 triestini

A – su Coyote con Allen Steele; B) – “Diplò”: conversando con gli alieni; C) Paola Del Zoppo su «Stranger Things»; a seguire trentatrè triestini, quasi uno scioglilingua

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A

Sino a fine settembre «Coyote rising» di Allen Steele resta in edicola: è l’Urania 1634, nella traduzione di Giulia Failla, con 308 pagine per 6,50 euri. Merita la spesuccia, anche se non avete letto il primo della trilogia. Io ne ho parlato bene – è qui: Massimo Spiga e Allen Steele – e confermo. Non era difficile capire che lo scontro fra l’Amerika e l’altra America (Iracema, se preferite) sarebbe proseguito in nuove forme. Sono 8 storie ottimamente intrecciate fra loro con personaggi vivi, incastri ben oliati, dubbi “qb” e gran ritmo. Lo trovo particolarmente consigliato ad alcune categorie: per esempio agli architetti disposti a rinsavire, cioè a vedere che dove si commettono ingiustizie la bellezza perde valore; oppure agli e alle aspiranti ribelli con Steele che ci regala una pillola di saggezza per bocca di Lee, uno dei protagonisti: «C’è una linea sottile tra combattere per la libertà ed essere dei terroristi, e Lee non voleva superarla»; a chiunque rifletta sulla futilità delle guerre; a chi si appassiona delle eruzioni «pliniane»…

Questo Coyote-2 finisce ricordando il 4 luglio 2070, quando tutto era cominciato; ma naturalmente il 4 luglio non è una data a caso per chi è nato in Amerika o nell’altra America, quella libertaria. In “bottega” altre volte ho tessuto le lodi di questo autore, classico ma senza pigrizia, credibile ma senza banalità: in Steele in blues e altri Urania e anche Mc Donald, Steele e Stross. Ci si rivede a Coyote-3.

A-1… come fosse un post scriptum

Su ottobre Urania annuncia la (centesima?) ristampa di «Pianeta Tschai»; se non conoscete Jack Vance i casi sono due: siete appena nati oppure voglio un certificato medico mooooooolto convincente. Sempre a ottobre in edicola andrà anche «Il replicante di Sigmund Freud» di Barry Malzberg cioè di uno degli autori più pazzi in un mondo di folli: non conosco questo romanzo e dunque non so dirvi se è il Malzberg matto-bravo o invece il Malzberg genio-scemo. Molto mi incuriosisce il vincitore del Premio Urania cioè «Pulphagus®» a firma Lukha B. Kremo dove persino le parole sono brevettate e quindi a pagamento: lo vedremo a novembre.

 

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B

Sempre in edicola prendetevi, con 2 euri, l’ultimo «Diplò» ovvero «Lmd» che sta per il mensile «Le monde diplomatique», una testata importante e libera che nell’edizione italiana esce “cangurata” con il quotidiano «il manifesto». Che c’entra con il Marte-dì? In due pagine Finn Brunton ragiona di un «Piccolo manuale di conversazione con gli extraterrestri» raccontando, fra scienza e un filo di fantascienza, i tentativi di entrare in contatto con gli Et e il problema di come farsi intendere da loro. Chi passa spesso in bottega saprà che l’astrofilosofo martediano Fabrizio Melodia più volte ha navigato fra i linguaggi “alieni” – anzi ora sta aiutando uno studente a fare una tesi ma non ditelo in giro – e dunque lascio a lui l’incarico di aggiungere qualcosa al molto che il forse troppo serioso Brunton ha trovato nella sua miscellanea: Carl Gauss, Camille Flammarion, Robert Wood, Lancelot Hogben, Hans Freudenthal – nell’immagine qui sopra – fino a Marvin Minsky e per la cronologia del tentato contatto Nikola Tesla, Giuseppe Cocconi, Frank Drak e naturalmente quel «Wow» del 1977 già raccontato in “bottega”. Tentativi seri e strafalcioni ovviamente. Nel sottotitolo c’è una frase interessante: «Con l’intenzione di dare il benvenuto ai marziani, gli esseri umani hanno imparato… a parlare alle macchine» ma forse – aggiungo io – mentre insegnavamo alle macchine una intelligenza «pura, fredda e logica» da loro stiamo anche imparando linguaggi alieni.

Il lungo articolo di Finn Brunton va forse letto in parallelo con quello di Nico Pitrelli su «Pagina 99» del 17 settembre, intitolato «Parlare con gli alieni come coi Piraha» ovvero con la tribù amazzonica dove si recò Daniel Everett, famoso linguista che in un recente saggio su «Scientific American» spiega appunto che la sua trentennale esperienza in Brasile tornerebbe utile «in un eventuale incontro con gli extraterrestri». C’è un passaggio in quell’esperienza di Everett che vale ricordare: negli anni ’70 andò in Brasile «per convertire al cristianesimo le tribù amazzoniche più remote»… e tornò ateo, «dopo aver riscontrato che la popolazione Piraha viveva in pace e felicemente senza aver sviluppato alcuna credenza religiosa». Avrebbe detto a questo punto Jacques Prevert: «Padre nostro che sei nei cieli restaci».

 

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C

Sulla sempre bella «Comune Info» – è qui: http://comune-info.net/ – poco si parla di fantascienza però di recente Paola Del Zoppo ha ragionato sulla serie tv «Stranger Things». Parlando al buio – io ho fatto un patto con la tv: non guardo lei così lei non guarda me – di una serie che non conosco ma sotto il lampione di Benasayag che invece ho letto … mi è sembrato ricco di spunti per codesto Marte-dì. Eccovi dunque la presentazione e sotto il link.
Il senso pervasivo di incertezza, la tendenza a chiudersi nell’individualismo, il dominio dell’utilitarismo, la fine dell’autorità ma non dell’autoritarismo. Qualche anno fa Miguel Benasayag ha parlato dell’epoca delle passioni tristi, anticipando quello che le diverse crisi in corso hanno reso più profondo ovunque in questi ultimi anni, a cominciare dal mondo dei giovani. Il successo di una serie tv come «Stranger Things», utilizzando il linguaggio della letteratura e del cinema di fantascienza degli anni Ottanta, racconta oggi molte cose non solo dell’universo degli adolescenti, reclusi spesso in un infantilismo senza uscita e nella fobia dell’altro, ma indirettamente anche del mondo costruito da tanti adulti tristi. La serie, a suo modo, ricorda che il “mostro” in realtà è dentro di noi…

STRANGER THINGS. UNA SERIE SOTTO-SOPRA

Certamente i mostri – lo sottolineo io – sono dentro di noi. Magari ora mi guardo queste “strane cose” in streaming… così un’altra volta ne parliamo.

 

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E I TRENTATRE’ TRIESTINI?

Ci siete cascati. Basta comunque andare al “Trieste Science+Fiction Festival 2016” dal 1 al 6 novembre e di certo lì almeno 33 fra trentini e trentine sono reperibili.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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