Gardini santo: un dialogo (vecchio ma buono)

Il meglio del blog-bottega /233…. andando a ritroso nel tempo (*)

Un dialogo (falso ingenuo? shakespeariano?) fra Andrea e db

Ciao Daniele,

oggi è sant’Apollinare, patrono di Ravenna. Casualità vuole che sia anche il 20esimo anniversario del suicidio di Raoul Gardini.

Qui trovi tre articoli sulla versione on line del free press «Ravenna e dintorni» in cui:

1 – Il vicesindaco, inopinatamente mio omonimo, chiede l’intitolazione a Gardini di un’aula universitaria:

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/38375/il-vicesindaco-alla-famiglia-gardini-ravenna-deve-molto-a-raul.html

2 – Di Pietro si rammarica di non averlo potuto interrogare:

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/38370/avrei-potuto-salvare-la-vita-di-gardinidi-pietro-vent-anni-dopo-quella-morte.html

3 – Un giornalista si chiede che fine abbiano fatto i soldi che servivano per corrompere:

http://www.ravennaedintorni.it/ravenna-notizie/38358/chi-si-e-messo-in-tascai-soldi-di-raul-gardini.html

Già, perché Gardini era un uomo potentissimo, corrotto, corruttore che, come ha scritto recentemente Deaglio su «Il Venerdi di Repubblica», aveva legami strettissimi con la mafia.

Le domande sorgono spontanee: perché mai il Comune di Ravenna a suo tempo gli intitolò una via del centro storico? Perché oggi il vicesindaco si prodiga così tanto per fargli intitolare un’aula dell’università? Perché tutti a Ravenna gli sono così riconoscenti, nonostante le sue relazioni pericolose e il fatto che fosse – alla fine della fiera – un ladro molto elegante? Forse perché ha fatto in modo che a Ravenna arrivassero tanti soldi? Perché in Italia ci si interroga per vent’anni sulle motivazioni del suicidio di un simile personaggio, ma non si spendono 5 minuti per riflettere sui suicidi in carcere o nei Cie?

Scusa lo sfogo, ma forse tu – stimatissimo giornalista con qualche anno in più di me – sei in grado di aiutarmi a fare chiarezza.

Buona giornata

Andrea Mingozzi

ciao Andrea

i quesiti erano così difficili che, come vedi, ho dovuto pensarci su per due giorni (vero niente: è solo che il blog era pieno).

Le tue domande sono false ingenue ovvero contengono già la risposta. O, se preferisci, sei uno shakespeariano: nello stile di «Non sono qui a parlarvi male di Bruto… perché Bruto è un uomo d’onore» (non ho sottomano il «Giulio Cesare» perciò vado a memoria) e giù bastonate: simboliche ma fanno male lo stesso quando sono ben dette.

Non c’è bisogno di essere uno stimatissimo (da poche/i) giornalista per completare la tua risposta sottintesa: il gangsterismo è oggi strutturale nella politica italiana (che sia una fase destinata a durare relativamente poco o un permanente effetto della “modernità” lo vedremo) mentre in passato era presente solo in modo più occasionale e comunque non in tutti i partiti importanti. Questo è uno dei fatti accertati – a partire proprio da Tangentopoli e dunque dagli anni di Gardini rampante e del giornalismo leccante – di cui la politica e i media asserviti preferiscono tacere: non riguarda solo Gardini ma Craxi e tanti altri, a partire da quel signore che molti chiamano Silvio Berlusconi ma che in cotesto blog siamo soliti indicare come P2-1816, ovvero con il numero della sua tessera nella loggia massonica eversiva guidata da Licio Gelli.

Naturalmente questo elogio del “malaffare” (io preferisco dire gangsterismo perché c’è una componente armata) si mescola ad altri, antichi vizi: il servilismo verso i potenti e i famosi (perché, a esempio, intitolare una scuola a Marco Pantani?) e l’idea che gli italiani… comunque – cioè a prescindere dai fatti accertati – siano sempre brava gente (compreso Luigi Cadorna e per certa gente persino Rodolfo Graziani; di entrambi qui in blog si è parlato e si riparlerà).

Beato – è vero – il Paese che non ha bisogno di eroi. Se poi questi “eroi” sono Gardini e Craxi… io tenderei al vomito. Ma chi sono io per contraddire, a esempio, il tuo omonimo che di certo «è uomo d’onore, come lo sono con lui gli altri»?

db

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché oltre 17mila e 700 articoli (avete letto bene: 17 mila e 700) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

 

La Bottega del Barbieri

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