Gennaio 2012: (più) armi al popolo

di db

Il meglio del blog-bottega /187…. andando a ritroso nel tempo (*)

Dal primo gennaio 2012 scatta una liberalizzazione: più armi per tutte e tutti. E senza noiosi registri. Si tratta di un bel passo avanti dell’Italia verso l’americanizzazione (nel senso di «Bowling Columbine»).

L’11 novembre un articolo introdotto nella «legge di stabilità» ha cancellato il Catalogo nazionale delle armi, che era stato introdotto nel 1975 con la legge 110, per sapere – e in teoria tenere sotto controllo – chi aveva armi, munizioni, esplosivi.

Reazioni? Claudio Giardullo, segretario del Silp-Cgil (sindacato di polizia) ha protestato spiegando fra l’altro che «così sparirebbe la distinzione fra armi comuni da sparo e armi da guerra, liberalizzando le seconde di cui oggi è vietata la vendita». E’ preoccupata anche la Rete italiana disarmo. Si dice in disaccordo il Pd. Qualche articolo (brevissimo, perlopiù senza commenti) sui quotidiani e via… Che io sappia non se ne parla più.

Ha scritto Giulio Marcon (su «il manifesto» del 12 novembre) che la notizia è molto preoccupante. Non solo il Catalogo era uno strumento utile ma anzi bisognerebbe «rendere più difficile l’ottenimento del porto d’ami e raddoppiarne il costo, destinando i ricavi alla riconversione dell’industria delle armi». Che un decreto pro lobby delle armi sia fondamentale «per stabilità e sviluppo» la dice lunga sulla nostra situazione.

Aggiungo qualche elemento in più, consapevole che il discorso va però approfondito. E di fretta visto che dal 1 gennaio il Registro non esisterà più.

Nei giorni scorsi ho letto un libretto (esiste in versione cartacea con Scriptaweb ma si può anche scaricare dalla rete) di Massimo Tettamanti. Si intitola «Armi da fuoco: tendenze e contraddizioni italiane».

Il libro «rende conto delle centinaia di vite spezzate, nel corso degli anni, uccise da colpi di pistola o di fucile». Denuncia apertamente «la responsabilità della Politica rispetto alla scelta di non intervenire dal punto di vista legislativo su un fenomeno che, almeno in parlamento, deve essere già conosciuto».

Come scrive Tettamanti «quasi un italiano su dieci possiede un’arma da fuoco» e tutti gli studi «dimostrano che a un aumento del numero di armi corrisponde, in maniera quasi perfettamente lineare, un aumento dei morti. In Italia, già adesso, il 43,2 per cento dei femminicidi viene commesso con un’arma da fuoco».

Il libro racconta della situazione negli Usa, delle ricerche scientifiche europee, delle «categorie armate», dei cosiddetti «conflitti di interesse», delle «contraddizioni». Ma è anche un lungo, dolorosissimo elenco di molti dei delitti commessi in Italia negli ultimi anni: “non notizie” cioè molto spesso ignorate o minimizzate dai media. Ed è un appello ad agire. Reso ancora più urgente dalla decisione dell’11 novembre.

SETTE ANNI DOPO vale leggere https://www.redattoresociale.it/article/home/stragi_usa_le_cause_clima_di_odio_e_facile_accesso_alle_armi_ dove Giorgio Beretta dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia spiega, fra l’altro, che nel 2018 il 65% delle armi usate in omicidi familiari in Italia era legalmente (appunto grazie alla “riforma” del 2012) detenuta.

LE IMMAGINI: la prima è di Bansky, la seconda di Michael Murphy, la terza di Mauro Biani.

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchNi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 16mila articoli (avete letto bene: 16 mila) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

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Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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