GENNY LIM .. la poesia che sogna farfalle

di Sandro Sardella

Genny Lim, poetessa, drammaturga e performer Cinese-Inuit americana, è nata a San Francisco, ed è attualmente Jazz Poet Laureate della città californiana. Ha proposto le sue poesie in collaborazione con grandi leggende del jazz: Max Roach, Herbie Lewis ed Eddie Marshall e ha partecipato a numerosi festival di poesia.

In Italia il suo libro “La morte del tempo” è stato pubblicato da Multimedia Edizioni di Salerno con traduzioni di Raffaella Marzano.

Genny Lim .. in tempi in cui la parola è calpestata resa chiacchera di becera politica di rumorosa tv di ingessata accademia culturale .. nelle sue poesie il linguaggio impastato di jazz rivela nobiltà di invenzioni di informazioni .. la parola è magia buia e fulgida .. la parola vive carnale nel teatro della Storia che attraversa i mari .. nei ritmi e nei riti delle storie invisibili e marginali .. ..

*

Bardo

Che succede quando la poetessa perde la lingua?

Quando le metafore si sparpagliano come piume al vento?

Quando la voglia di parlare svanisce e

il significato è falso come il belletto di un cadavere?

I concetti sono innumerevoli come le mosche,

il desiderio altrettanto infinito come gli aghi di pino,

alti come sequoie che esplodono attraverso la volta del cielo

scivoliamo come granelli di sabbia attraverso sacche di memoria

I nomi delle cose sono come

corridori pronti a partire, cacciatori trasformati in preda

con sangue fresco sulle mie mani e

l’odore della carne vago

in questa tomba che conosco come vita

La poesia è uno specchio

un messaggero intrappolato

in una gabbia di apparenza

e colei che ascolta tenta

di rivendicare nel baratto

l’ombra del suo stesso corpo

nel sogno del suo stesso essere

*

Soldato di Ventura

Per le vite dei neri perse a causa della violenza della polizia

Non chiedere scusa per quello che hai fatto

è stata la pistola dell’agente che ha chiuso il tuo destino

e il vento tagliente che ha svuotato il tuo respiro

nei vicoli di Blackness

Più già, più giù ti sei tuffato

nel vortice dei giorni che svaniscono

ridendo, sospirando mentre confessavi

la tua infantile logica dell’amore

per conquistare la follia e la paura

e qualsiasi ferita, rimpianto e

disgrazia che ha rubato la tua giovinezza

Non rimpiangere quel che avrebbe potuto essere e non è stato

è il profilo della luna che detta le maree

è l’abisso che giace fra cielo e terra

per sempre scintillante, inquietante,

distante e solitario il passaggio

Non chiedere scusa per essere morto

la sopravvivenza è solo un proiettile tra la libertà e l’esilio

la libertà è solo un balzo di fede fra

quello che è e quel che mai può essere

Le nostre vite sono il baratto di dèi gelosi

La storia non sa né le importa niente

delle tue speranze o dei miei sogni

Sono maturi per la raccolta

Non ripetere o interpretare le parole

contorte di lingue sinistre

Meglio aprire la gabbia che trasforma

la rabbia in giustizia

Due come me e te

non possono mai essere all’altezza del compito della liberazione

se riusciamo a sollevare il pesante fardello

delle nostre ombre dai nostri cuori o rimuovere

la benda dell’accettazione dai nostri occhi

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

Un commento

  • Michele Licheri

    Tanto di cappello! Così prima di andare a spaccare la legna (in sardo ‘ogare astula) m’imbatto in questa cinese/inuit che non conoscevo. Dio, chissà quant’altro che non conosco! E quanti orizzonti ho da scoprire. Meno male che al mondo esistono certi esseri poetici che scandagliando in profondità, ben oltre le “accademie” e il cicaleccio quotidiano catodico, portano in superficie rare perle. Grazie, Sandro per la rara pesca, grazie a Multimedia per aver reso noto anche sul suolo italico Genny Lim: voce per eccellenza anticapitalistica; come la poesia.

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