Giostrare con il kaos

Una recensione – in lieve ritardo – a «Quando le chitarre facevano l’amore», romanzo di Lorenzo Mazzoni (*)

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L’indice è rivelatore. Se un capitolo infatti si chiama «Un esaurito a Los Angeles», il successivo «Uno psicopatico a Los Angeles» è probabile che quei due si uniranno; infatti 4 fra i capitoli successivi si intitoleranno «Un esaurito e uno psicopatico sulle strade d’America».

Il romanzo «Quando le chitarre facevano l’amore» (edizioni Spartaco: 350 pagine per 12 euri) di Lorenzo Mazzoni ha un preambolo ambientato nel bunker di Hitler, il 2 maggio 1945, «ore ventitrè», protagonista Martin Bormann. Ci si sposta poi nel tempo – soprattutto nel 1968 – e nello spazio, negli Usa ma prima in Guatemala con le famose farfalle Monarca e Luigi (un italiano cacciatore di ex nazisti) contattato da una Lolicia Smith che puzza di Cia e/o di Mossad. Più ricattato che convinto, Luigi si impegna a rintracciare Bormann; per farlo dovrà fingersi un esperto di rock. Infatti nel frattempo Bormann ha cambiato pelle: ama la musica e finanzia «i Love’s White Rabbits, la più grande, genuina, autentica, band di guerriglia musicale della contea».

Qui necessariamente mi fermo perché svelare una trama è sempre sbagliato; se poi abbondano i colpi di scena farlo è un’offesa a chi leggerà. Si può solo accennare che fra i (molti) personaggi di contorno due sono memorabili: lo scheletro di un garibaldino innamorato e Paco Ignacio, «sosia presidenziale», fan di Charles Bronson, in cerca di gloria – o di guai – anche lui «sulle strade d’America», nonostante sia cieco (però ben poche persone se ne accorgono). Affascinanti le parti del libro dove a parlare sono proprio le chitarre. Azzeccatissimi gli squarci sulle «paranoie» dei Wasp statunitensi (ma c’è anche un afroamericano che odia la sua gente) mentre quelle sulla controcultura in qualche passaggio sono un pochino stereotipate. Geniale il colpo di scena con un Giap, involontario “deus ex machina” e depositario di una verità sino ad allora imprevedibile.

Non è quel libro perfetto, superlativo che un paio di amici mi avevano detto però è un buon romanzo che giostra con il kaos – assai meglio di Lolicia Smith (capirete questa considerazione solo leggendo il romanzo) – divertendosi e divertendo. Lorenzo Mazzoni mescola storie e personaggi di fantasia con la Storia (maiuscola appunto) che però viene infiltrata sia da qualche contro-storia cioè frammenti di verità nascosti dai Poteri che da una Storia alternativa o se preferite inventata. Confusioni che catturano e insieme spaventano… almeno in questa “bottega” dove ogni giorno si parla di «scor-date».

(*) Questa sorta di recensione va a collocarsi nella rubrica «Chiedo venia», nel senso che mi è capitato, mi capita e probabilmente continuerà a capitarmi di non parlare tempestivamente in blog di alcuni bei libri pur letti e apprezzati. Perché accade? A volte nei giorni successivi alle letture sono stato travolto (da qualcosa, qualcuna/o, da misteriosi e-venti, dal destino cinico e baro, dalla stanchezza, dal super-lavoro, dai banali impicci del quotidiano +1, +2 e +3… o da chi si ricorda più); altre volte mi è accaduto di concordare con qualche collega una recensione che poi rimaneva sospesa per molti mesi fino a “morire di vecchiaia”. Ogni tanto rimedio in blog a questi buchi, appunto chiedendo venia. Però, visto che fra luglio e agosto ho deciso di recuperare un bel po’ di queste letture e di aggiungerne altre, mi sa che alla fine queste recensioni recuperate e fresche terranno un ritmo “agostano” quasi quotidiano, così da aggiornare in “un libro al giorno toglie db di torno” quel vecchio detto paramedico sulle mele. D’altronde quando ero piccino-picciò e ancora non sapevo usare bene le parole alla domanda «che farai da grande?» rispondevo «forse l’austriaco (intendevo dire “astronauta” ma spesso sbagliavo la parola) oppure «quello che gli mandano a casa i libri, lui li legge e dice se van bene, se son belli». Non sono riuscito a volare oltre i cieli, se non con la fantasia; però ogni tanto mi mandano i libri … e se no li compro o li vado a prendere in biblioteca, visto che alcuni costano troppo per le mie attuali tasche. «Allora fai il recensore?» mi domandano qualche volta. «Re e censore mi sembrano due parolacce» spiego: «quel che faccio è leggere, commentare, cercare connessioni, accennare alle trame (svelare troppo no-no-no, non si fa), tentare di vedere perché storia, personaggi e stile mi hanno catturato». Altra domanda: «e se un libro non ti piace, ne scrivi lo stesso?». Meditando-meditonto rispondo: «In linea di massima ne taccio, ci sono taaaaanti bei libri di cui parlare perché perder tempo a sparlare dei brutti?». (db)

 

db
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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