Girolimoni: il mostro non era lui ma…

… chi lo sa?

di db

Il 9 maggio 1927 l’Agenzia Stefani scrisse che dopo «laboriose indagini» erano state raccolte «prove irrefutabili» contro Gino Girolimoni. Il criminologo Samuele Ottolenghi – seguace di Cesare Lombroso – individuò nei tratti somatici dell’arrestato i chiarissimi segni del criminale. Mussolini era contento: il «mostro di Roma» non faceva più ombra al suo regime di (preteso) ordine. Già dopo il primo omicidio Benito Mussolini aveva convocato Arturo Bocchini, capo della polizia, per sollecitarlo ad arrestare al più presto l’omicida.

Erano già 7 – in soli tre anni – le vittime del mostro di Roma: 4 uccise e 3 sopravissute alle aggressioni. Il tragico elenco si apriva con Emma Giacomini (violentata ma sopravvisse) il 31 marzo 1924; poi Bianca Carlieri (violentata e strangolata) il 4 giugno 1924; Rosina Pelli (violentata e assassinata) il 24 novembre 1924; Elsa Berni (violentata e assassinata) il 29 maggio 1925; Celeste Tagliaferri (aggredita ma sopravvissuta) il 26 agosto 1925; Elvira Colitti (anche lei sopravvissuta alla violenza) il 12 febbraio 1926; Armanda Leonardi (stuprata e strangolata) il 12 marzo 1927.

Girolimoni sta per 11 mesi di carcere. Poi viene prosciolto. Come era chiaro dall’inizio il colpevole non era lui. Ovviamente il regime fascista ordina che il proscioglimento passi sotto silenzio: trafiletti e poco più. A nessuno importa che fine farà “il mostro”.

Fu il commissario Giuseppe Dosi che, mentre Girolimoni era in carcere, ottenne la riapertura del caso (la magistratura non era ancora del tutto asservita al Duce). Fu osteggiato dai suoi superiori e addirittura finì in manicomio criminale. Liberato nel 1940, venne reintegrato nella polizia solo dopo la caduta del fascismo. Ebbe in seguito importanti incarichi anche internazionali e scrisse un libro sul caso Girolimoni. Durante le indagini, Dosi aveva individuato Ralph Lyonel Brydges, un pastore protestante inglese che aveva precedenti per molestie sessuali a minori eppure non era stato mai processato. Non era la pista giusta ma restano a Dosi due grandi meriti: aver detto l’indicibile (cioè che il colpevole “gradito” al regime era innocente) e che l’assassino andava cercato fra gli “insospettabili”.

Il fotografo e mediatore Gino Girolimoni (1º ottobre 1889-19 novembre 1961) è stato dunque assolto eppure nell’immaginario collettivo il suo nome resta quello di un assassino. Come segnala Wikipedia nella zona di Roma il suo nome è rimasto sinonimo di pedofilo. Posso testimoniarlo con una piccolissima (ma significativa, mi pare) vicenda privata. Negli anni ’80 abitavo a Roma e per un breve periodo sono stato “fidanzato” – o come si dice – con una trentenne che però aveva uno di quei visi “angelicati” e poteva passare per una quindicenne o perfino più piccola. Nei postacci (lo dico con infinito affetto) che allora frequentavo – cioè le periferie romane – almeno due volte qualcuno mi ha detto scherzando «sei peggio di Girolimoni»: per dire che, nella testa di molti, a distanza di tanto tempo dalla sua assoluzione lui era ancora colpevole.

E il vero colpevole? Chi ha studiato il caso ipotizza che il pedofilo e assassino seriale fosse il fratello di un gerarca il quale fece internare il “mostro” all’estero: il prestigio del Fascio veniva ben prima della legge e della verità.

Nel 1972 il regista Damiano Damiani prova a raccontare questa storia e senza dirlo apertamente strizza l’occhio alla cronaca (c’è in giro un altro “mostro” innocente, stavolta è l’anarchico Pietro Valpreda): «Girolimoni, il mostro di Roma» ottiene, grazie anche a Nino Manfredi, un buon successo. Ma finisce lì. Sopravvive la forza dell’immaginario, delle campagne mediatiche e della cattiva memoria che voleva Girolimoni colpevole.

Presi per caso, una band capitolina composta da ex detenuti, ha pubblicato un cd per ottenere «l’intitolazione di una via romana a Gino Girolimoni, vittima storica di uno dei più eclatanti errori giudiziari: il brano «Lettera aperta» invita, a ritmo di rock, il sindaco di Roma a raccogliere il loro appello; è qui: http://www.myspace.com/presipercasogirolimoniinnocente si può ascoltare.

Penso che immaginiate che fine ha fatto quella legittima richesta.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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