Gli ammazzati, i salvati e la dignità di Paolo

di db

 

 

Paolo, ammazzato (due volte)

E’ morto il mio amico Paolo. Proletario, operaio, emigrato. Lo hanno ucciso due volte. Perchè lavorare nel polo chimico siracusano significa tumore. E perchè mentre moriva lo hanno fatto inutilmente soffrire: ci sono leggi infami e ipocrisie che pretendono la vita sia sacra mentre ogni giorno le guerre uccidono; e il lavoro è la guerra quotidiana dei padroni contro chi sta sotto.

Dopo essere emigrato in Germania alla fine degli anni ’70 Paolo si era tenuto lontano dalla politica attiva (prima era stato un militante instancabile di Lotta Continua) ma il suo sentire è sempre rimasto quello di un proletario ribelle. Della sua vita vi dirò poco perchè non so se lui avrebbe voluto che la raccontassi. Il suo cognome era Noto, quasi un gioco di parole.

Drammi, risate, cose serie

Paolo aveva una risata così particolare che a volte sveniva… dal ridere. Alcuni medici si incuriosirono e lo presentarono persino a un paio di congressi come “caso di studio”. Ovviamente Paolo ci sognò e scherzò sopra: «sai che bello se mi portano in giro, tutto pagato, per farmi ridere? Sarebbe un bel mestiere, molto meglio che operaio o disoccupato». Durò poco questo suo “turismo medico”. Mi è rimasto questo ricordo anche perchè un paio di volte ho fatto ridere Paolo… fin quasi allo svenimento. Gli piacevano le mie cazzaronate cioè che mescolassi le cose serie o le tragedie all’ironia, allo scherzo. Ma oggi non riesco a farlo.

Vivere e morire

Ricordo che parlando con Paolo un giorno gli dissi più sul serio che per scherzo: se vedessi Carlo Giovanardi (o uno come lui) sommerso dalle acque o dal fango cercherei di salvarlo. Perchè è giusto così: bisogna soccorrere chi sta per annegare in mare o in un fiume. Sempre. Per me è un obbligo morale: di chiunque si tratti (fosse pure un Giovanardi: persona che, secondo me, nell’agire politico si mostra priva di ogni umanità). E poi io sono contro la pena di morte. Per questo adesso che Paolo è andato via ho preso una decisione: di dare un po’ di quei pochi suoi soldi alla nave Mediterranea (*) che salva vite e all’associazione Luca Coscioni, impegnata per assicurare “morte degna” a chi non vuole inutili sofferenze.

Mi spiego. Paolo non ha mai guadagnato abbastanza da avere i soldi “per la vecchiaia”. Solo negli ultimi anni risparmiando su tutto e a volte letteralmente vivendo di “avanzi” era riuscito a metter da parte qualche migliaio di euro pensando agli ultimi anni della sua vita. Non li ha potuti usare (il termine “godere” sarebbe comunque fuori luogo) perchè la morte è arrivata troppo presto. Quando ha capito che il nuovo cancro non era curabile, quei soldi Paolo li ha lasciati a me, con il sottinteso “fanne un buon uso”. Ci ho pensato su: esistono molte giuste cause (il sostegno al popolo curdo o il lavoro di Emergency, per dirne due che a Paolo piacevano) ma credo sia giusto che quei pochi soldini finiscano da una parte alla Associazione Luca Coscioni e dall’altra a Mediterranea. E così mercoledì attraverso Banca Etica ho fatto due versamenti. Pochi soldi (4 mila euri in tutto) ma di gran valore simbolico, pare a me.

Morire con dignità

Fra le ragioni d’essere dell’associazione Luca Coscioni vi sono «le scelte di fine vita» e «la legalizzazione dell’eutanasia». In concreto significa: «Alla Camera dei Deputati, nel 2013, con circa 70 mila firme abbiamo depositato una proposta di legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell’eutanasia (che attende ancora di essere discussa)… L’Associazione Luca Coscioni sta mettendo in campo mobilitazioni popolari, iniziative istituzionali e disobbedienze civili per impedire che sia vanificata la richiesta … di una normativa rispettosa della volontà di una persona capace, che ha una prognosi infausta e vuole porre fine alle proprie sofferenze». Paolo ha avuto una vita molto difficile, a vole durissima ma degna e avrebbe avuto diritto a una morte degna, senza inutili sofferenze.

Salvare vite

La nave Mediterranea «nasce da tante persone diverse che non sono più riuscite a restare a guardare altre persone come loro morire, a migliaia, nell’indifferenza». Cosa fa? «Dopo l’allontanamento delle navi delle Ong dal Mediterraneo, una persona ogni 6 che si mettono in mare fuggendo dalla Libia muore nel silenzio. Nessuno può più testimoniare, ed eventualmente portare aiuto a chi si trova in pericolo di vita. E’ intollerabile sapere che tante tragedie si consumano nella invisibilità e senza soccorso. Mediterranea adesso è lì per monitorare, chiamare i soccorsi, aiutare se necessario. Per farlo, per essere nel Mediterraneo, non c’era altra alternativa che acquistare una nave e salpare». Per il siciliano Paolo che amava il mare e la vita sarebbe stato logico essere, in qualche modo, a bordo di Mediterranea.

Di più oggi non so dirvi. Ma almeno questo dovevo a Paolo: un compagno cioè per me più che un amico o un fratello.

(*) vedi mediterranearescue.org oppure La nave della disobbedienza

 

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

4 commenti

  • Chapeau! Come diciamo a Cuil’e Murvoni.

    • Bravo Daniele, io spesso penso a te come un testimone che non si vergogna di mostrare quello che rende la vita degna al di fuori dell’avidità e della violenza della sopraffazione. Paolo deve essere come te. Un abbraccio da uno come tutti gli altri ma che talvolta pensa per merito dei pochi come te e Paolo Lanfranco

  • domenico stimolo

    Daniele, una nota, la tua, alquanto umana e commovente. Di stampo quasi “antico”, quando i valori relazionali tra le persone – ancora non inquinati dalle furenti regole capitaliste e dalla prorompente modernità a pagamento- si strutturavano e si sviluppavano avendo a fondamento il “dividere il pane”.

    Paolo, da te brevemente narrato, farebbe buona parte centrale in un novello “Cuore” di un De Amicis Edmondo del XXI secolo. Sicuramente – pur non conocendolo…..almeno così mi pare nei riverberi della memoria – esprimeva l’antica sapienza, conoscenza e solidarietà, tipica della classe operaia dei bei tempi andati.

    Felicissime le tue scelte nell’indirizzare i suoi magri risparmi.
    Giusto, ieri, a Milano, nel grande corteo del 25 Aprile sfilava un “barcone”, lungo parecchi metri, tirato da una bicicletta, a sostegno dell’eccelso ruolo umanitario di Mediterranea.

  • Michele Licheri

    Preziosa eredità quella ricevuta da Daniele Barbieri. Un lascito d’altri tempi: morale e materiale; si divida anche noi il pane quotidiano impastato da Paolo Noto. Quello dei non arresi e dei visionari, lievitato nel kolchotz della vita e di nuova umanità e che mai sarà qello di genti prone. A dispetto dei tempi discriminatori e mendaci che affamano sempre a sud di ogni altro sud, contro la società dello spettacolo retta da omuncoli incantatori: cum panis kompagni! Grazie, Daniele, per aver condiviso la storia dell’amico sfortunato.

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