Grazie mr Clarke

db alle prese con un messaggio dai nostri lontani cugini: un racconto forse da volantinare

Il titolo è «Riunione» (*). L’inizio del racconto è abbastanza “classico”: un messaggio dallo spazio.

«Popoli della Terra, non abbiate paura. Veniamo in pace. E perchè dovrebbe essere il contrario? Siamo vostri cugini; siamo già stati qui in passato».

Solo due pagine con gran colpo di scena finale. Un po’ come nel famosissimo (ormai persino fuori dalla fantascienza) «Sentinella» di Fredric Brown, ancora più breve.

Arrivano dunque. «Fra poche ore». Sono umani, come noi. «Voi avete dimenticato la vostra storia, mentre noi abbiamo serbato memoria della nostra».

Il messaggio spiega che i nostri cugini colonizzarono la Terra, «quando regnavano i grandi rettili che si stavano spegnendo e non riuscimmo a salvare».

La colonia dei cugini fiorì «per milioni di estati – non c’erano inverni in quei tempi antichi».

Poi le glaciazioni. Ma il cataclisma non fu solo climatico, «cambiarono anche i coloni» e molti si convinsero che gli umani erano stati aggrediti «da una malattia strana e repellente».

Siamo già oltre metà del messaggio cioè del racconto. Come in «Sentinella» è difficilissimo indovinare il finale “sottosopra”. Ma se volete giocare con voi stessi fermatevi un attimo e scommettete. La parola-chiave è “memoria”? O “malattia”? O magari “cataclisma”…

Io ci sono cascato come un pollo, sono arrivato all’ultima riga pensando che fosse un racconto come tanti altri di Clarke (una dozzina di gran bellezze, un po’ di schifezzuole e in mezzo tanta routine) che ho appena riletto nelle 4 antologie (**) appena portate da Urania nelle edicole.

Torniamo al messaggio dei cugini. «La colonia si separò in due gruppi» anzi «quasi due specie diverse, sospettose e gelose l’una dell’altra». Fu guerra. «Quelli che potevano si ritirarono dalla Terra».

Il tempo passò (non secoli ma eoni) e i cugini – occupati «in un universo di mille trilioni di stelle» – ci persero di vista, non sapendo neppure se sulla Terra gli umani fossero sopravvissuti o magari si fossero fatti a pezzi da soli.

Finchè «captammo i vostri primi segnali radio». Il messaggio ribadisce che questo è un rendez vous di pace: «Veniamo a salutarvi, parenti da tanto tempo perduti. E ad aiutarvi».

Temo i cugini anche se portano doni? Anzi: temo i doni anche se li portano i (perduti) cugini? O possiamo fidarci? La frase «abbiamo un semplice rimedio per la disgustosa ma innocua piaga genetica che afflisse tanti dei coloni» è una metafora o si riferisce a una concreta malattia?

Il racconto sta per finire e chi legge spera che i cugini si spiegheranno. Anche se «fra poche ore» li incontremo sarebbe buona regola comunicativa se alla fine del messaggio ci dicessero qualcosa sul «rimedio» e/o sulla «disgustosa piaga».

Ed ecco le ultime due frasi del messaggio-racconto: «Gente della Terra, potete ricongiurgervi alla società dell’universo senza vergogna, senza imbarazzo. Se alcuni di voi sono ancora bianchi, possiamo curarli».

Grazie mister Clarke.

Vedete voi se avete voglia di volantinare (fra i malati o fra i sani?) questa storia.

(*) In italiano era già stato pubblicato, nel marzo 1977, sull’antologia numero 12 della rivista «Robot» intitolata «Vento solare» e dedicata a Clarke con una bella prefazione di Vittorio Curtoni.

(**) le antologie, come ho accennato un paio di volte in “bottega”, sono uscite a ritmo mensile con il titolo «Terra e spazio» 1, 2, 3, 4. Vari traduttori e traduttici; Fabio Feminò nel caso di «Reunion».

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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