Gregory Corso: la poesia sorso di vino & benzina

di Sandro Sardella

Il meglio del blog-bottega /214…. andando a ritroso nel tempo (*)

ho ripescato un’antica raccolta di poesie di Gregory Corso ..

(Tascabili Bompiani,1978) .. .. come una rana ho saltellato con

le sue scritture .. schegge di memoria che sgomitavano .. nella

sua leggendaria eccessività d’ “altra” America .. ..

.. la trasandatezza, il desiderio di stupire, quella teatralità,

i lunghi viaggi, i reading, la marcata lontananza dal lavoro,

quell’individualismo sconvolto, l’amicizia di Allen Ginsberg ,

Orlovsky, Burroughs, Kerouac, .. in Italy lo tradusse Fernanda

Pivano .. ( New York 1930 – Minnesota 2001 .. .. )

.. è sepolto a Roma al “Cimitero degli Inglesi” al Testaccio .. ..

di lui Kenneth Rexroth disse: «Nelle sue poesie peggiori è una

divertente curiosità letteraria».

Allen Ginsberg nell’introduzione a “Gasoline” scrisse:«Aprite

questo libro come aprireste una scatola di giocattoli, raccogliete

nelle vostre mani una squisita bellezza uscita da un’atmosfera

distruttiva. .. quell’impeto del suo Shelley – e Apollinaire, Lorca,

Majakovskij. Corso è un grande fromboliere di parole, primo

chiaro indizio di un poeta, scienziato di pazzeschi periodi

linguistici. Egli vuole una superficie ilare di ellissi, improvvisi

scarti del più strano fraseggiare raccolto nelle strade della sua

mente come bambini folli dei tappi di gazzosa».

da: «Undici volte una poesia» (a cura di Gianni Menarini)

5

Ci fu un tempo un sacco di tempo

così veloce in corsa nel futuro che lo sfrenato

spensierato volo sembrava una pausa

Oh la rapida stazione di luce

Oh l’orbe movente che non sentiamo muovere

Ci fu un tempo che avrei fatto linguacce a Mercurio

passandogli accanto

Né era il mio petaso di fabbrica divina

Io, Flash, Capitan Blaze, io

il corridore divenuto ormai la pista

Il punto stesso in cui mi trovo… celermente…

mi trasporta

6

L’Oracolo Americano non sta su nessun tripode

Non ha smanie di gloria, non è un furbastro,

un drago, o una mignotta sbronza che mugugna

Una fluidità piuttosto, come venti;

le parole la sua sostanza, come saliva

Eppure definibile, visibile… un ottuso computer

che emette un prodigioso plop… splash – udito nel mistero

non dovrà certo invidiare trascorsi sacrifici di polli

né quei cofanetti un tempo pieni di caramelle siciliane con

splendido carrettiere

L’Oracolo se ne sta dietro l’angolo

legge e ordine nel gozzo

Diritti Costituzionali scordati da chi fa le leggi, oh quanto

Ignorato il veritiero intento dell’Onnipotente Intenditore –

Solo, ridotto a un totem, immiserito, il Libro dei Cattivi

Auspici

scandisce quest’epoca aizzata; la gioventù subisce la

vecchiaia,

il nero subisce il bianco, la vita la morte, e l’uomo Dio

oh Columbia la tua ferita mano guerriera

…Bè, che diamine, in questa sola vita che mi è data

Nessun oracolo può svelare

ciò che si chiede al cuore

(*) Anche quest’anno la “bottega” ha recuperato alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché oltre 17mila e 700 articoli (avete letto bene: 17 mila e 700) sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque; recuperati con l’unico criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – lo speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. [db]

La Bottega del Barbieri

Un commento

  • Michele Licheri

    Buongiorno a tutti. Già, perché se uno al risveglio, così per caso, per gradire, al pari di un caffè mattiniero, prendesse in mano GASOLINE e cominciasse a navigarne ogni pagina, si troverebbe proiettato, verso diverse realtà tra altrettanti orizzonti differenti a velocità iperbolica. La poesia di Gregori Corso è dotta? No, e non ce ne frega niente, perché non rientra in questa categoria. Ma al contrario non è bifolca; la sua personalissima cinetica
    poetica è visione nel ritmo; è narrazione, pluri-fermo-immagine, squarcio di luce ed elettrica suggestione del quotidiano percepito e rielaborato artisticamente per farsi messaggio di denuncia, di ebbrezza, di liberazione. Ogni sua composizione è occasione di condivisione e di lievitazione cognitiva. Quale il tema? Il vissuto dei rapporti umani e sociali e politici filtrati attraverso l’esperienza diretta dell’autore che corre e salta da un piano esistenziale all’altro non confondendo mai le tracce della vita; lui -non si sa come-le concettualizza. Quali le immagini evocate? Leggere per credere. E’ come se vi parlassi di Majakovskij; non è possibile parlarne è necessario leggerlo; oppure, come minimo ascoltarlo attraverso i recital di Carmelo Bene. La poesia di Gregori Corso non tradisce, mai. Perché è vera poesia. Trascende la metrica, va oltre, è puro ritmo e visione. A Sandro il merito di pescare nel secchio della memoria autori e poesie sempre attuali che vanno ad arricchire l’orizzonte estetico e valoriale di noi tutti. Ciao alla prossima.

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