Hattie Carroll, martire di un duplice razzismo, e…

la canzone di Bob Dylan.

di Giorgio Chelidonio (*)

Un imprecisato giorno del 1966 mi sono innamorato della ballata che Bob Dylan dedicò – nel 1964, nel suo LP «The times they are a-changing» (*) – a Hattie Carroll, 51 anni, nera, madre di 11 figli, socialmente impegnata (come presidente del locale Black Social Club) e che lavorava come barista.
Il 9 febbraio 1963 un ignobile razzista – William Zantzinger, bianco, 24 anni, coltivatore di tabacco – ubriaco, dopo averla insultata per non essere stato servito abbastanza rapidamente, la colpisce con un bastone, prima alla spalla poi sulla testa: Hattie muore il giorno dopo in ospedale.
Potrebbe esser stato un “normale” atto di infame, gratuito e abituale razzismo (la marcia di Washington guidata da Martin Luther King fu il 28 agosto seguente). E invece divenne un caso nazionale per come fu chiuso dalla “giustizia” di Baltimora: accusato di omicidio volontario ma assistito da validi avvocati, Zantzinger si difese dicendo di non ricordare nulla a causa del suo stato di alterazione da alcool e l’imputazione venne cambiata in omicidio colposo.
In soli tre giorni il processo si concluse con una condanna a 6 mesi di prigione e a risarcire la famiglia della vittima con 500 dollari. Dopo il danno la beffa: condannato a giugno, Zantzinger entrò in prigione solo a settembre perché il giudice gli concesse il differimento d’inizio della pena per non danneggiare la sua attività professionale, in modo da non perdere i mesi utili alla raccolta del tabacco. Una notizia ormai antica, cose passate come amano dire molti commentatori dell’italietta berluscoide? C’è invece un seguito recente: Zantzinger, che visse indisturbato a Baltimora, nel 1991 venne arrestato per truffa perché riscuoteva l’affitto da poveri neri per appartamenti fatiscenti sebbene non fossero più di sua proprietà. Intervistato dal biografo di Dylan, Howard Sounes, nel 2001, Zantzinger definì Dylan un «insignificante figlio di puttana». L’infame, anche culturalmente, morì impunito nel gennaio 2009.
Della storia e della bellissima ballata di Bob Dylan vi segnalo due link utili a recuperarne memoria: http://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=10443&lang=it (testo inglese e italiano) e http://www.suburbs.it/site/2011/03/28/hattie-carroll-william-zantzinger-e-barack-obama.
Quanto alla “morale della storia” aggiungo una piccola citazione: nella bella Verona, quando andai ad abitare (nel 1988) dove ancora oggi risiedo, venni a sapere che uno squallido razzista culturale – che nella vita aveva fatto l’ufficiale giudiziario – riscuoteva da un’anziana, gravemente handicappata, l’affitto di un bilocale che lui aveva già venduto. Insomma il razzismo dei Zantzinger di turno non alligna solo nel Ku-Klux-Klan ma anche nel perbenismo di sedicenti “cristiani padani”. Quest’ultima definizione non è solo un cliché politico d’accatto: infatti digitando, in rete, «cristiani padani» si accede a solo 376 pagine, ma senza le virgolette si aprono addirittura 1.970.000 pagine. Ovviamente non tutte d’accordo, anzi; ma sufficienti per farsi un’idea di questo genere di vomiti “culturali”.

IN BOTTEGA VEDI ANCHE:

http://www.labottegadelbarbieri.org/il-giovane-dylan-bob-e-dintorni/ 25.2.2018

E QUI POTETE ASCOLTARE BOB DYLAN IN “The Lonesome Death of Hattie Carroll”

https://www.youtube.com/watch?v=rittr_6rjto 1964 fully restored

(*) se volete leggere il testo andate su www.antiwarsongs.org che, per inciso, è il miglior sito, in lingua italiana, per trovare e ascoltare (con un buon inquadramento storico e politico) le canzoni contro la guerra.

MA COSA SONO LE «SCOR-DATE»? NOTA PER CHI CAPITASSE QUI SOLTANTO ADESSO.

Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano; a volte i temi possono essere più leggeri ché ogni tanto sorridere non fa male, anzi. Ovviamente assai diversi gli stili e le scelte per raccontare; a volte post brevi e magari solo un titolo, una citazione, una foto, un disegno. Comunque un gran lavoro. E si può fare meglio, specie se il nostro “collettivo di lavoro” si allargherà. Vi sentite chiamate/i “in causa”? Proprio così, questo è un bando di arruolamento nel nostro disarmato esercituccio. Grazie in anticipo a chi collaborerà, commenterà, linkerà, correggerà i nostri errori sempre possibili, segnalerà qualcun/qualcosa … o anche solo ci leggerà.

La redazione – abbastanza ballerina – della bottega

 

Redazione
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