Ho 13 anni e…

dal nuovo numero di «Uomini in Cammino» (*): le 4 pagine centrali contengono la tesina elaborata da una ragazza di 13 anni, per l’esame di terza media, sul tema della violenza contro le donne  

VIOLENZA SULLE DONNE

una tesina per l’esame di terza media    

Eravamo a Viareggio, Carla e io, intorno al 25 novembre, invitati dalla Casa delle Donne e dal Guv (Gruppo Uomini di Viareggio). Nel corso del dibattito una ragazzina di 13 anni ci ha presentato la “tesina” che aveva portato all’esame di stato e ci ha autorizzato a farla conoscere. Lascio la parola a lei. (beppe)

 

VIOLENZA SULLE DONNE

una tesina per l’esame di terza media

Mi chiamo Maria Chiara Maimone, ho 13 anni e per l’esame di terza media ho preparato una tesina che riguarda la violenza sulle donne; in poche parole ho cercato di collegare tutte le materie in modo corretto: non è stato molto semplice, ma quando l’ho ripetuta ai miei professori ho notato che anche loro si sono commossi… Nel momento in cui il commissario esterno mi ha chiesto di dargli la mia tesina perché voleva farla vedere in altre scuole, ho capito che il messaggio sulla violenza contro le donne era molto importante.

Istituto comprensivo Torre del Lago – Scuola secondaria di 1° grado

ESAME DI STATO – Candidato: Maria Chiara Maimone

Il testo completo comprende:

  • ITALIANO: Dacia Maraini «L’amore rubato»
  • SCIENZE: Biologia molecolare e fecondazione
  • RELIGIONE: Donna nell’Islam
  • ARTE: Artemisia Gentileschi
  • TECNICA: Tecnologie per la salute
  • INGLESE: Anne Boleyn and Henry VIII
  • FRANCESE: Violences faites aux femmes en France
  • MUSICA: Mary
  • GEOGRAFIA: Asia: la donna in India
  • STORIA: Stupri durante la 1a e la 2a guerra mondiale

Per ragioni di spazio ho scelto alcune materie. Chi volesse leggere l’intera tesina me la chieda pure.

 

italiano

L’AMORE RUBATO

Dacia Maraini (Fiesole, 13 novembre 1936) è una scrittrice, poetessa, saggista, drammaturga e sceneggiatrice italiana. Scrittrice che si è spesso interessata della violenza sulle donne.

Il suo ultimo libro «L’amore rubato» (ed Rizzoli) racconta otto storie che hanno come tema la violenza fisica e psichica alle donne. Le otto protagoniste sono donne forti che lottano contro mariti, amanti, compagni e amici dalla doppia personalità: uomini per bene agli occhi della gente, ma aguzzini tra le mura domestiche.

Marina è caduta per le scale – Marina, quando si presenta al Pronto Soccorso dopo aver subito percosse, ripete al medico di continuare a cadere dalle scale…

La bambina Venezia è molto viziata a causa del padre che le presta molta attenzione… la reputa una “regina”.

Stupratore premuroso – Giorgia scopre che a volte i delinquenti sono più tutelati delle loro vittime.

Cronaca di una violenza di gruppo – Franci è vittima di una violenza di gruppo, ma non riuscirà mai a ottenere giustizia.

Ale e il bambino mai nato – La protagonista è vittima di violenza e rimane incinta.

La sposa segreta – Giusy e Rosaria sono le “spose segrete” del patrigno, senza ricevere nessun aiuto dall’ignara madre Carmelina.

La notte della gelosia – Angela è vittima del geloso Gesuino.

Anna e il Moro – Un padre racconta il suo doloroso rimorso di non aver capito ed aiutato la figlia Anna, alla fine uccisa dalla violenza di un uomo.

Sono tutte storie ispirate alla realtà da fatti di cronaca che in questo periodo affollano i nostri giornali.

Questo è un libro di denuncia, scritto per risvegliare le coscienze delle persone perché il problema della violenza di genere è un problema grave, che va affrontato prima di tutto sui banchi di scuola insegnando sia l’educazione sessuale che quella dei sentimenti e il rispetto verso il prossimo.

Il romanzo è scritto in maniera molto chiara, diretta, a volte cruda, spiegando anche le dinamiche psicologiche che intercorrono fra vittima e carnefice.

Gli uomini hanno una doppia personalità: appaiono gentili in pubblico, ma in casa si trasformano in mostri usando non solo la forza ma anche la violenza psicologica, ledendo l’autostima delle donne che arrivano a credere di meritarsi tutto questo.

E’ un romanzo che si legge tutto di un fiato, però lascia l’amaro in bocca e ti rende cosciente che la strada è ancora lunga per modificare il modello culturale ancora oggi radicato che la donna è inferiore all’uomo.

Nel 1966 Franca Viola fu la prima donna italiana ad aver denunciato uno stupro e rifiutò il matrimonio riparatore, con un atto di coraggio eccezionale, scrisse una pagina fondamentale della storia civile italiana. Questo atto di coraggio è sconosciuto ai più, non compare nemmeno nei libri di storia.

Il FEMMINICIDIO, ossia l’omicidio di una donna per motivi legati alla sua differenza di genere, è ormai riconosciuto da tutti quale grave problema della società, ma solo a parole. La violenza verso le donne travestita d’amore è un orrore che non lascia indifferente nessuno, le parole di condanna sono sempre tante, ma finché rimangono solo parole ogni giorno avremo notizie di qualche donna picchiata o uccisa dal suo uomo. Il reato non è percepito come tale, in assenza di una modifica culturale e di certezza della pena. E’ proprio sul lato culturale che qui voglio porre l’attenzione. Modificare l’atteggiamento culturale verso il rispetto delle donne ha tempi lunghi ma comincia sui libri scolastici.

 

storia

STUPRO DI GUERRA DURANTE LA PRIMA GUERRA MONDIALE

La violenza carnale è diventata in epoca contemporanea, per gli eserciti, una vera e propria arma per colpire la popolazione civile. La violenza sulle donne ha rappresentato uno dei prezzi più alti che un popolo ha dovuto pagare per la sconfitta e l’occupazione militare.

Alla fine di ottobre del 1917, a seguito della disfatta di Caporetto (24-25 ottobre), ben 250.000 civili furono costretti a fuggire mentre 900.000 rimasero sotto il dominio dei nemici. Dopo la guerra in Italia si formò una prima Commissione d’inchiesta, la quale fece un resoconto anche delle violenze subite dalle donne. Fu più approfondita la documentazione raccolta dalla successiva “Reale Commissione d’Inchiesta” pubblicata tra il 1920 e il 1921. Il lavoro di quest’ultima commissione, istituita nel novembre 1918, che doveva servire solo a sostenere la richiesta di danni dell’Italia alla Conferenza di pace, attribuiva agli stupri la qualificazione giuridica di “delitti contro l’onore femminile”.

La reticenza a parlare di tali esperienze traumatiche da parte delle donne, accompagnata da quella della comunità locale, preoccupata di attirare troppo l’attenzione su di sé per eventi di tale specie, rese meno attendibile il quadro finale. Si commise il grande errore di fare svolgere a uomini l’interrogatorio delle vittime, provocando una comprensibile reticenza per pudore e vergogna e favorendo il processo d’occultamento.

La maggior parte delle violenze furono registrate nella prima fase dell’invasione, soprattutto nel novembre 1917.

Dopo il [passaggio del] controllo sulle zone occupate dal comando militare tedesco a quello austro-ungarico le violenze diminuirono considerevolmente.

Ci furono inviti ai comandanti ad intervenire con maggiore severità nei confronti dei soldati colpevoli di simili crimini. Secondo le testimonianze raccolte furono innanzitutto i militari tedeschi ed ungheresi, seguiti da bosniaci e croati, a rendersi responsabili delle violenze carnali, facendo anche omicidi e torture.

 

I CASI SONO NUMEROSI.

In provincia di Treviso, «due soldati ungheresi, per violentare più tranquillamente una giovinetta, che curava il padre infermo a letto, uccisero con i calci dei fucili quest’ultimo».

In provincia di Belluno una donna e la figlia di quattro anni vennero violentate ed assassinate da soldati austriaci nel loro negozio.

In un paese vicino alcuni soldati, per violentare una madre, le strapparono la bimba dalle braccia e gliela gettarono fuori della stanza, uccidendola.

Ad essere stuprate furono innanzitutto le donne trovate nei casolari isolati che, per ordini militari, non dovevano tenere le porte chiuse. Le donne molte volte si rifugiavano negli edifici pubblici e religiosi (nei municipi, Chiese ecc.). Altre volte, avvisate del passaggio dei soldati, si nascondevano nei campi, nei fienili o nei boschi. Non sempre questi luoghi misero le donne al sicuro.

Minorenni, bambine e vecchie, nessuna sfuggì alle aggressioni. Stupri di bambine e ragazze furono spesso compiuti sotto gli occhi piangenti delle madri.

Gli stupri di gruppo furono la maggioranza. Dai casi esaminati viene dichiarato che la maggior parte degli stupri vennero eseguiti da 3-6 militari. A volte si ebbero violenze praticate anche da 10 soldati. Tra i danni riportati dalle donne furono numerosissimi i casi di malattie veneree contratte.

La natura delle violenze non fu il risultato di “un piano preordinato” dei comandi nemici, né ebbe quei significati di “arma sessuale”. Il livello raggiunto, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo degli stupri, fu impressionante: ciò fu innanzitutto dovuto alla scarsa utilità della giustizia militare e alle impunità di cui godettero soldati e ufficiali colpevoli.

Spesso si volle ampliare lo spazio della colpa delle donne, come se avessero accettato le lusinghe di soldati e ufficiali in cambio di doni e di cibo. Comunque, in conclusione, le vicende delle donne vennero tenute in considerazione solo ai fini della quantificazione dei danni arrecati dalle truppe di occupazione, per sottolineare la violenza subita dalle comunità e non per documentare le conseguenze fisiche e psichiche delle vittime, cui si rivolse meno attenzione.

 

artistica

ARTEMISIA GENTILESCHI

Artemisia nacque a Roma nel 1593, in un periodo in cui la pittura era ancora considerata una professione “da uomini”. La fortuna di Artemisia fu quella di nascere in una famiglia di artisti affermati, primo fra tutti il padre Orazio Gentileschi, suo maestro ed esponente del caravaggismo romano. Fu lui ad introdurre la figlia nel vivo ambiente culturale che caratterizzava Roma a quei tempi: tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento.

A soli 17 anni Artemisia dipinse la sua prima grande opera «Susanna e i vecchioni» (1610) dimostrando già uno spiccato talento. […] Orazio scelse Agostino Tassi, pittore di vedute e paesaggi, affinché insegnasse alla figlia a usare la prospettiva nei suoi dipinti.

LO STUPRO

L’episodio più doloroso della vita di Artemisia: nel maggio 1611 la giovane subì uno stupro da parte del maestro (Agostino Tassi). L’aggressore venne denunciato solo un anno dopo da Orazio. La conclusione del processo, con una debole condanna nei confronti del Tassi, non scoraggiò Artemisia dal proseguire la sua attività artistica e intellettuale; dapprima la giovane preferì allontanarsi da Roma, per raggiungere Firenze. A Firenze Artemisia fu la prima donna a essere ammessa all’Accademia del Disegno, godendo dell’approvazione e del plauso dei colleghi pittori.

 

geografia

QUESTIONE FEMMINILE IN INDIA

Circa metà delle donne indiane è sottomessa e subisce continuamente violenze fisiche e morali. Secondo le statistiche circa la metà delle ragazze indiane fra i 10 e i 15 anni sono già sposate e il 10-15% delle adolescenti ha già figli. […]

Il codice penale indiano sanziona la violenza sessuale con 7 anni di reclusione, che diventano 10 nel caso di stupri di gruppo, stupro di una donna incinta o di una minore di 12 anni, e considera stupro ogni rapporto, anche consensuale, avuto con un minore di 16 anni. […] come spesso succede in India, però, la legge si scontra con la consuetudine o con l’umiliazione di dover comparire davanti al giudice e con la mentalità corrente: così, quasi sempre, la vittima si ritrova accusata. […] Se la vittima è maggiorenne, l’onere della prova è a suo carico.

L’anno scorso anche l’India ha avuto la sua Franca Viola, un’infermiera ventiduenne che ha rifiutato di sposare il suo stupratore, pur sapendo che nessun altro l’avrebbe sposata. […]

 

religione

RUOLO E DIGNITA’ DELLA DONNA NELL’ISLAM

[…] La condizione della donna è una delle realtà dell’Islam che più sconcertano l’Occidente, poiché dal punto di vista religioso non sembrano esserci problemi: per la legge islamica la donna è uguale all’uomo, ha gli stessi doveri e non c’è per essa alcuna discriminazione nella vita eterna che l’attende dopo la morte. Eppure ancora oggi le donne islamiche non vivono una condizione di libertà uguale in tutti i Paesi. […]

La Sharia, concedendo in spose fanciulle minorenni, ammette di fatto:

  • La pedofilia
  • Sancisce la schiavitù infantile e adulta, la violenza sulle donne e il delitto d’onore anche solo per sospetto
  • Legittima le pene corporali come la fustigazione in pubblico, le mutilazioni degli arti e le mutilazioni genitali femminili

Alcune restrizioni imposte dai talebani alle donne in Afghanistan:

  • Divieto totale di movimento fuori casa senza la presenza di un mehram (padre, fratello o marito)
  • Divieto di trattare con negozianti maschi
  • Divieto di istruzione in scuole, università o altre istituzioni
  • Obbligo di indossare il burqa, un lungo velo che copre le donne da capo a piedi
  • Fustigazione pubblica per le donne con le caviglie scoperte
  • Lapidazione pubblica per le donne che hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio
  • Divieto dell’uso del trucco (a molte donne sono state amputate le dita perché avevano le unghie laccate)
  • Divieto di ridere forte (nessun estraneo deve sentire la voce delle donne)
  • Divieto di portare i tacchi alti, in quanto è proibito sentire il suono dei passi di una donna
  • Divieto di apparire alla televisione, alla radio o in qualsiasi riunione
  • Divieto di praticare sport o entrare in una palestra o centro sportivo
  • Divieto di indossare abiti a colori vivaci (nelle loro parole: «abiti sessualmente attraenti»)
  • Tutti i nomi con la parola “donna” sono stati cambiati (a esempio il «giardino delle donne» è diventato il «giardino della fonte»)
  • Divieto di apparire al balcone delle case e degli appartamenti
  • Divieto di riprodurre immagini di donne su giornali e libri, o di esporle nelle case e nei negozi
  • Divieto a tutti, uomini e donne, di ascoltare musica
  • Divieto a tutti di guardare film, televisione e video

 

musica

CANZONE: MARY

I Gemelli DiVersi sono un gruppo pop rap italiano, formatosi a Milano nel 1998. «Mary» è una canzone tratta dal loro album «Fuego» del 2002: «Si sente sola Mary, ora ha paura Mary, l’ho vista piangere poi chiedere una risposta al cielo Mary e ora il suo sguardo non mente, ha gli occhi di chi nasconde alla gente gli abusi osceni del padre ma non vuol parlarne Mary e cela i suoi dolori in un foglio del diario che ora ha

tra le mani e, guardando vecchie foto, chiede aiuto ad una preghiera; sui polsi i segni di quegli anni chiusi in una galera; la madre che sa tutto e resta zitta… ora il suo volto porta i segni di una nuova sconfitta».

Il tema del brano descrive il delicato argomento della violenza sessuale di un padre verso la figlia. Secondo me un atto atroce, sconvolgente, che una ragazzina può subire. Per prima cosa ci si sente tradite. Quando l’abuso sessuale viene commesso all’interno dell’ambiente familiare e, in special modo, quando l’abuso viene commesso da un genitore, l’abusata tipicamente vive come una profonda ferita il fatto di non essere stata amata nel modo corretto da una persona di cui aveva bisogno. […] Questo può portare a una profonda sfiducia nei confronti della gente e/o ad attuare un comportamento aggressivo e manipolatorio, soprattutto nei confronti delle persone dello stesso sesso dell’abusante.

La violenza lede l’autostima.

Una persona cresce bene in un ambiente familiare sano, quando sente di essere amata e apprezzata. Nel caso di una vittima di abuso sessuale si assiste tipicamente alla presenza di una bassa autostima, alla sensazione di non meritare amore.

Problemi sessuali.

L’abuso e la molestia producono frequentemente problemi sessuali, come ad esempio sensi di colpa, sensazione di essere indegni o “sporchi”, assenza di desiderio, evitamento della vita sessuale oppure scelta di una omosessualità di ripiego.

Una non chiara identità sessuale può anche portare a essere abusate nuovamente; altre volte, a causa di un’opinione estremamente bassa di se stessi, porta a un uso promiscuo e non ponderato del proprio corpo.

Problemi di ansia e depressione sono molto frequenti e possono insorgere fin dall’infanzia, diventando parte dell’individuo, tanto da ritenere di non poter essere fatto diversamente.

Connessi più strettamente al corpo: fra le vittime di abusi sessuali sono relativamente frequenti problemi psicosomatici, disturbi del comportamento alimentare, abuso di alcool, di farmaci e di sostanze stupefacenti.

Problemi interpersonali: sfiducia e difficoltà sessuali, insieme a difficoltà nella gestione della rabbia e della distanza fra le persone, comportano frequentemente problemi nella gestione delle relazioni interpersonali.

(*) La redazione di «Uomini in cammino» è presso Beppe Pavan – corso Torino 117 – 10064 Pinerolo. Per contatti: 0121/393053, 339 1455800, carlaebeppe@libero.it  La rivista viene inviata a chiunque la chieda, sia in formato cartaceo che (preferibilmente) web. Sono graditi contributi per le spese (db)

 

Redazione
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