Homer al cubo, g-algebra, Futurama…

per tacere del pi greco e del modo di memorizzare 17 decimali: in edicola «La formula segreta dei Simpson» di Simon Singh, lettura imperdibile per chi ama «la famiglia gialla più famosa del mondo» e/o la matematica

LisaSimpson

Sempre più è Springfield il centro del mondo: dopo «I Simpson e la filosofia», «La psicologia dei Simpson» e perfino la religione di Bart, Homer, Lisa e dintorni (cfr Brunetto Salvarani: Scor-data: 17 dicembre 1989) è arrivato nel 2013 anche «The Simpson and Their Mathematical Secrets». Scritto dal bravo giornalista Simon Singh, in italiano viene presentato come «La formula segreta dei Simpson» (traduzioni di Carlo Capararo e Daniele Didero) con il sottotitolo ermetico di «numeri + teoremi – altri enigmi». Lo trovate in edicola – 268 pagine a 7,90 euri; in teoria solamente fino a domani ma immagino lo si possa riordinare – “cangurato” da «Corriere della sera» nella serie «La matematica come un romanzo» (giunta al numero 31, qui in blog ne ho parlato più volte).

In una parola: bello. In due: da leggere.

Se volete qualche parolina in più… Vado per il “decalogo”, quasi che io fossi un Mosè, un grande regista polacco o un Benigni-Paperone.

1 – Salvo in qualche passaggio e nelle 5 appendici, non occorre avere cognizioni avanzate di matematica per goderne.

2 – La teoria dei «sei gradi di separazione» trova qui un’applicazione ai limiti del maniacale. I casi sono due: o Singh è un fan irriducibile oppure gli mancava un capitolo e l’editore ha chiuso un occhio su queste 9 paginette le uniche che io ho trovato strampalate/inutili.

3 – Oltre alla «famiglia gialla più famosa del mondo» (da 25 anni) e agli sceneggiatori dei Simpson (più o meno matematici) incontrerete in ordine di apparizione anche Martin Gardner, Edison, Fermat, Alcuino, Paul Erdos, Grace Hopper, Mark Twain, Richard Feynman, Stephen Hawking, Sophie Germain, Cantor, Haldane, Eulero, Mersenne, Ed Witten («forse lo scienziato più in gamba a non aver vinto un premio Nobel»), Abu Al Kindi, Girolamo Cardano, la strana coppia Godfrey Harol Hardy e Srinivasa Ramunujan, Eschilo sia pure maltrattato, Mobius, Daniel Dennett… Ve lo dico perché nel libro non c’è l’indice dei nomi. Ed è un peccato.

4 – In un (immaginario ma utilissimo) indice delle «cose più notevoli» ecco fra l’altro: «il 47 aprile»; i legami “elettivi” fra Archimede e Sophie Germain; le «gag a fermo immagine»; la delicata questione di come calcolare a Springfield 7 x 8 (da non confondere con il famosissimoo racconto «Nove volte sette» di Asimov); la morra cinese o se preferite «carta forbice sasso» con una serie di varianti dall’Indonesia alle case d’asta e a «The Big Bang Theory»; il «pomacco» ovvero un pomodoro alla nicotina; la teiera dell’Utah; i pericoli nell’usare il numero 4 in Giappone; barzellette a non finire (le mie favorite a pagg 61 e 105) addirittura divise per livelli; i dadi non transitivi; un po’ di fantascienza; un sacco di baseball nel capitolo sesto; indovinelli medioevali; i comics e la delinquenza giovanile; il «numero della Bestia Binaria» (nulla a che vedere con il 666); «Flatlandia» di Edwin Abbott; frattali; uno strano conteggio sul «Civil Rights Act» del 1964; i problemi del «cartellino rosso» nelle partite di calcio (prima appendice); la bottiglia di Klein… Ma la «galgebra» citata qui sopra nel mio titolo cos’é? A pagina 95 lo scoprirete.

5 – Il trucco per ricordare 17 decimali in italiano suona così: «Ho un gran bisogno di bere qualcosa, di alcolico ovviamente, dopo tutte quelle lezioni di meccanica quntistica». Ma è un’arbitraria traduzione dall’inglese, bisognerebbe reinventarlo: offro un succo di mango al primo o alla prima che mi invia una frase adatta.

6 – E’ un libro pieno di «nerd» (secchioni e/o cervelloni) e di «geek» (eccentrici) ora ammirati e ora ridicolizzati.

7 – E’ un libro stra-pieno dei Simpson e soprattutto con Lisa supersatar. Ma verso la fine c’è anche «Futurama», una serie che è l’inevitabile bis-nipotina dei Simpson.

8 – «Non posso crederci. Hai scoperto che la geometria serve a qualcosa nella vita»: così Bart si rivolge a Lisa nell’episodio «Mini Golf Kid».

9 – Prima che leggiate il libro fermatevi un attimo a guardare questa data di nascita: 25 aprile 1849. Cos’ha di particolare? (Se non ci arrivate… la soluzione è a pagina 220).

10 – «E chi non c’è è uno zero al cubo»

Fine…

Ammesso che ve ne importi vi spiego il mio (non)rapporto con i Simpson e la tv.

Da oltre 30 anni la televisione non rientra nel mio spazio fisico e soprattutto mentale per ragioni che qui non voglio sloganizzare. Come ho già accennato in blog, faccio mia la canzone «57 Channels» di Bruce Springsteen (nessuna parentela credo con la città di Springfield) dove spiega:

«Cinquantasette canali in tv e nulla da vedere / così, nel sacro nome di Elvis, presi il fucile / e feci saltare in aria quell’aggeggio».

Naturalmente ogni tanto mi giunge l’eco di alcuni programmi – «devi assolutamente vederlo» – e a volte mi incuriosisco (grazie alle videocassette e poi ai programmi in streaming è diventato facile recuperare quel che si vuole almeno sbirciare, pur se non c’è modo di eliminare gli spot). Resto convinto che, salvo eccezioni davvero rarissime, guardare la tv rubi tempo e instilli almeno 2-3 gocce di merda nella testa (rubo questa frase a Ugo Cornia). Però… ove mai fossi condannato – per contrappasso – a una sedia (magari a dondolo visto che non posso più andare a zonzolo) e obbligato a scegliere due “programmi” dell’ultimo ventennio da guardare in continuazione, per espiare tutto il mio odio contro la tv, allora non avrei dubbi: il campionato di basket Usa e i Simpson. Vi pregherei perciò – se mi prenderanno – di farlo presente ai giudici e ai carcerieri.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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