I fumetti nell’occhio di Daniele Barbieri

Nel post qui accanto spiego una buffa storia di omonimie per cui mi trovo a recensire due libri di Daniele Barbieri, unodei più noti studiosi del fumetto in Italia.

Si tratta di due volumi assai diversi: per appassionati il più recente, per novizi (ma è anche un buon “Bignamino”) quello dell’anno scorso.

Da pochi mesi Coniglio editore ha pubblicato «Il pensiero disegnato» (248 pagine con molte belle illustrazioni, anche a colori, per 20 euri) con il sottotitolo a spiegare “Saggi sulla letteratura a fumetti europea”. Attenzione a questa definizione: il Daniele Barbieri autore – d’accordo con il Daniele Barbieri omonimo, qui recensore – è convinto che le nuvolette (les bandes dessinées dicono i francesi) siano letteratura.

Quasi tutti i saggi raccolti in questo volume (e scritti nell’arco di 14 anni, per varie occasioni) «lavorano sul particolare (…) nello specifico di un autore, di una corrente, di un momento storico, di una caratterstica del linguaggio» ma ognuno viene annotato, contestualizzato e ricondotto all’oggi da una breve premessa.

L’introduzione iniziale è particolarmente preziosa per chi non sia già un appassionato: spiega con chiarezza perchè «il fumetto-pensiero è un pensiero narrativo» ma con quali differenze di fondo rispetto ai narratori (o ai registi). Specifico del fumetto è che «ogni battito-vignetta-evento è insieme un istante e una durata. E’ un istante perchè raffigura una realtà immobile, congelata dal taglio temporale ma è una durata sia perchè il taglio temporale è stato scelto appositamente per raccontare un tempo più lungo, sia perchè l’occhio del lettore impiega del tempo per comprenderla, sia perchè vi possono convivere momenti diversi dell’azione (…) sia infine perchè le parole che vi sono contenute o che l’accompagnano richiedono nella lettura ed evocano nel mondo raccontato delle durate reali e consistenti».

Naturalmente questa letteratura in nuvole può essere memorabile, buona, stereotipata, mediocre, orribile. Altrettanto ovvio è che la sua fruizione è diversa a seconda di chi legge. C’è una bella frase di Italo Calvino: «Non è la voce che comanda la storia, sono le orecchie». Non so se Daniele Barbieri sia d’accordo ma nel caso dei fumetti la si potrebbe lasciare quasi uguale ma sostituendo “la voce” con i pennelli (o le matite) e “le orecchie” con gli occhi.

Il volume è diviso in quattro sezioni più elastiche di quanto i titoli facciano pensare: lo storico, il classico, il romantico, il tecnico. E’ inevitabile incontrare Tex e Dylan Dog ma c’è la scuola franco-belga in testa l’Hergè (cioè Georges Remi) di Tintin e la Claire Bretécher dei frustrati e di tante strisce che si muovono fra l’amaro e l’esistenzialismo; poi largo spazio per Lorenzo Mattotti e per Dino Battaglia ma ci sono anche Filippo Scozzari, Magnus, Sergio Toppi, Gianni De Luca (un autore che molti ingiustamente sottovalutano) e altri; scrivo «altri » al maschile perchè mi pare che in questo volume, contrariamente all’altro, non ci sia una sola “fumettara” oltre la citata francese.

Apertamente didattico è invece «Breve storia della letteratura a fumetti» (168 pagine con 32 illustrazioni per 14,50 euri) che Daniele Barbieri ha pubblicato l’anno scorso con Carocci. L’ideale per chi deve colmare lacune in questo campo o soffra ancora di un – inspiegabile per me – pregiudizio.

La prima parte del volume offre un taglio storico poi ci sono tre capitoli per aree (Giappone, Argentina, l’Europa fino al 1960) infine si torna a un racconto temporale che ci conduce sino ai giorni nostri.

Mi pare che anche a scorrere le parole e le illustrazioni si dovrebbe capire una volta per tutte che non siamo di fronte a una sotto-letteratura. Dipende ovviamente da quel che si sceglie, come nei romanzi. In libreria o biblioteca ci si può accontentare di Faletti, di Baricco o dell’ultimo noir pompato o invece volere moooolto di più. Nel fumetto, anche solo per limitarsi all’edicola, c’è chi si ferma all’eternamente uguale a se stesso Tex e chi (per stare solo nella scuderia Bonelli) si avventura nella complessità del mondo reale grazie a Julia.

Un grazie dunque per la bravura e per la sintesi anche se un paio di disaccordi col mio omonimo ce li ho (per esempio sul valore di «Magico vento») e me li tengo.

Questo prolifico Daniele Barbieri lo incontrate oltre che all’università in giro per mostre e prefazioni. Se per esempio, mesi fa, avete acquistato in edicola qualche volume de “I maestri del fumetto” (uscirono anche con «Il sole-“24 ore») avrete apprezzato le sue introduzioni. Prendete lo straordinario «Secolo XX»  che riunisce due storie («Le falangi dell’ordine nero» e «Battuta di caccia») di Enki Bilal e Pierre Christin. Era ben difficile di fronte a due capolavori – uso raramente questa parola ma quando ci vuole, ci vuole – del genere aggiungere qualche frase illuminante. Invece Daniele Barbieri ci riesce, a esempio sintetizzando che «tutto avviene dentro un inverno infinito, un gelo del mondo e dell’anima che solo i ricordi sembrano scaldare» e dove forse «l’ambiguità è quanto di più positivo ci resta». Ripensate queste frasi dopo aver letto le storie, magari fermando l’occhio sulle immagini che chiudono i racconti (così diversi e paradossalmente così simili): si poteva dir meglio? In tutta onestà non credo.

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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