«I suoni del silenzio» di Vittorio Catani

Il meglio del blog-bottega / 73…. andando a ritroso nel tempo (*)

Ilmeglio-CATANI

«Noi siamo i suoni allo stato puro. Salvaci». Nel sogno folletti, bambini e angeli «galleggiano» in un vuoto «saturo di stridori dissonanti ed echi», un «extramondo di pure entità sonore». Pur se di religione protestante, Arnold Schoenberg ha la “colpa” di origini ebree. Per di più la sua musica dodecafonica è considerata dai nazifascisti pericolosa come quella «degenerazione culturale», le pretese arti o pseudo-scienze negroidi e/o comuniste dei vari Freud, Einstein, Kandinskij. Il suo futuro dunque è pieno di minacce in una Vienna dove sulle saracinesche si scrive «sporco ebreo» per indicare il bersaglio da colpire. E’ in questo doloroso passaggio storico, nella solitudine affettiva di Schoenberg, ma anche nella «responsabilità immane» di scrivere una pagina nuova per la musica, nel suo entusiasmo di ricercare, di liberare le «entità-suono» che Vittorio Catani ci conduce con il suo breve ma splendido racconto – dove mescola dati biografici con elementi di pura invenzione – «I suoni del silenzio», il quale dà anche il titolo alla sua ultima antologia.

Sottotitolo «racconti fantastici» e una copertina che gioca (in prima e in quarta) variando colori e prospettiva della stessa immagine di una donna con i capelli-foresta: si presenta così la mini-antologia «I suoni del silenzio» per proporre tre racconti di Vittorio Catani uniti dalla passione per la musica. Il volume (92 pagine per 12 euri) è uscito da Florestano edizioni nel 2009 ma io l’ho scoperto solo poco tempo fa e finalmente trovo il tempo per segnalarlo su codesto blog dove già avete incontrato racconti di Catani e mie recensioni come quella – 25 febbraio 2010 – al suo bellissimo «Il quinto principio». (**)

Il secondo racconto, «Sogno di mille laghi», ci conduce alla ricerca dell’Ottava sinfonia di Jean Sibelius che, più volte annunciata, non venne mai ritrovata. L’inizio è in toni realistici ma sempre più irrompe il magico. «Per risalire alle origini dell’orchestra» bisogna «scavare nelle foreste» e nel verde del canneto c’è qualcosa «fra il Re e il Mi bemolle che non tutti avrebbero saputo distinguere o suonare».

Mentre infuria la tremenda «Guerra d’inverno» («100 giorni a 40 gradi sotto zero») con l’eroica resistenza della piccola Suomi contro l’Urss, offrono a Sibelius di fuggire negli Usa; come altri «illustri esuli europei» ma lui solo nelle foreste finlandesi può continuare a scrivere – e poi bruciare, insoddisfatto – la sua nuova opera. Cercando un suono «fra La e Sol diesis sotto il Do nella chiave di basso, sul pianoforte; quattro sesti circa di tono sotto il La e due sopra il Sol Diesis […] Questo suono è per me il momento in cui nella notte comincia a intuirsi un fantasma di luminosità del giorno incipiente». Forse c’è una «Musica Primordiale» da ritrovare, quella in cui «uova di folaga» scivolarono dalle ginocchia di Luonnatar, «Madre delle acque» e i frantumi «formarono terra, cielo, astri, profondità e secche dei mari». Potranno suonare ancora? E se Sibelius ci fosse riuscito e, proprio per quello, avesse deciso di bruciare lo spartito? O se la musica a volte potesse esprimersi solo nel silenzio?

«Di riciclaggi del cavolo è satura l’intera biosfera» si sa. A chiudere questo trittico fanta-musicale di Catani «La musica è finita». Siamo dalle parti del jazz e del futuro prossimo ma anche nell’incubo ricorrente dei compositori che ormai – dopo miliardi di brani – si possa solo plagiare (un tema che era al centro di «Elefanti malinconici», il racconto con cui Spider Robinson vinse un meritatissimo Premio Hugo). E in questo caso più non si può svelare perché Catani è «struggente oltre misura» proprio come il “motivetto” che all’inizio del racconto Shani propone a Martina.

(*) Come l’anno scorso, ad agosto la “bottega” – che prima dell’11 gennaio 2015 fu blog – recupera alcuni vecchi post che a rileggerli, anni dopo, sono sembrati interessanti. Il motivo? Un po’ perché quasi 10mila articoli (avete letto bene: 10 mila) – sono taaaaaaaaaaanti e si rischia di perdere la memoria dei più vecchi. E un po’ perché nel pieno dell’estate qualche collaborazione si liquefà: viva&viva il diritto alle vacanze che dovrebbe essere per tutte/i. Vecchi post dunque… all’incirca di 5 anni fa: recuperati con il criterio di partire dalla coda ma valutando quali possono essere più attuali o magari spiazzanti. Il “meglio” è sempre soggettivo ma l’idea è soprattutto di ritrovare semi, ponti, pensieri perduti… in qualche caso accompagnati dalla bella scrittura, dall’inchiesta ben fatta, dalla riflessione intelligente: con le firme più varie, stili assai differenti e quel misto di serietà e ironia, di rabbia e speranza che – speriamo – caratterizza questa blottega, cioè blog-bottega. (db)

(**) Da allora molte altre volte Vittorio Catani è tornato in blog: con suoi racconti, per essere recensito, in una lunga intervista ecc. E da poco è stato ristampato il suo romanzo «Gli universi di Moras», presto ne parleremo in “bottega”.

 

Daniele Barbieri
Un piede nel mondo cosiddetto reale (dove ha fatto il giornalista, vive a Imola con Tiziana, ha un figlio di nome Jan) e un altro piede in quella che di solito si chiama fantascienza (ne ha scritto con Riccardo Mancini e Raffaele Mantegazza). Con il terzo e il quarto piede salta dal reale al fantastico: laboratori, giochi, letture sceniche. Potete trovarlo su pkdick@fastmail.it oppure a casa, allo 0542 29945; non usa il cellulare perché il suo guru, il suo psicologo, il suo estetista (e l’ornitorinco che sonnecchia in lui) hanno deciso che poteva nuocergli. Ha un simpatico omonimo che vive a Bologna. Spesso i due vengono confusi, è divertente per entrambi. Per entrambi funziona l’anagramma “ride bene a librai” (ma anche “erba, nidi e alberi” non è malaccio).

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