Ida – Pawel Pawlikowski

di Ismaele (*)

meglio non vedere questo film,

se pensi che il bianco e nero, al cinema, sia meno efficace del colore, se quando leggi che è un film polacco ti ricordi che hai un altro impegno, se pensi che al cinema si va per rilassarsi, se al cinema non puoi rinunciare a chiacchierare, se non riesci a dimenticarti di possedere un telefonino cellulare, se sfuggi come la morte i film dove non si ride, e che non ti fanno ridere, se pensi che il cinema deve venire incontro ai gusti medi del pubblico medio, ecco, questo non è un film per te.

ma se ti va di vedere un film “classico” (così diranno in futuro), di quelli che dentro c’è Dreyer e Bergman, e tanto altro, se non hai paura di un film che non finge, se le parole morte, colpa, coscienza, banalità del male non le rimuovi, “Ida” è per te.

bravissime le due protagoniste, e anche gli altri, grazie a Pawel Pawlikowski e a una sceneggiatura come si deve.

purtroppo è in poche sale, occorre andare a cercarlo, e se ti piacerà quanto ti è piaciuto a me dirai che è uno dei film più importanti dell’anno, e non solo.

http://markx7.blogspot.it/2014/03/ida-pawel-pawlikowski.html

(*) Trovate questo appuntamento in blog ogni lunedì e giovedì sera: di solito il lunedì film “in sala” e il giovedì quelli da recuperare. Ismaele si presenta così: «“Tre film al giorno, tre libri alla settimana, dei dischi di grande musica faranno la mia felicità fino alla mia morte” (François Truffaut). Siccome andare al cinema deve essere piacere vado a vedere solo quei film che penso mi interessino (ognuno ha i suoi pregiudizi). Ne scriverò e mi potrete dire se siete d’accordo o no con quello che scrivo; ognuno vede solo una parte, mai tutto, nessuno è perfetto. Ci saranno anche film inediti, ma bellissimi, film dimenticati, corti. Non parlerò mai di cose che non mi interessano o non mi sono piaciute, promesso; la vita è breve non perdiamo tempo con le cose che non ci dicono niente» (db)

redaz
una teoria che mi pare interessante, quella della confederazione delle anime. Mi racconti questa teoria, disse Pereira. Ebbene, disse il dottor Cardoso, credere di essere 'uno' che fa parte a sé, staccato dalla incommensurabile pluralità dei propri io, rappresenta un'illusione, peraltro ingenua, di un'unica anima di tradizione cristiana, il dottor Ribot e il dottor Janet vedono la personalità come una confederazione di varie anime, perché noi abbiamo varie anime dentro di noi, nevvero, una confederazione che si pone sotto il controllo di un io egemone.

  • c’è il trucco, C’E’ IL TRUCCO
    perciò non fermatevi alle prime righe
    la pigrizia è il peggiore dei mali?
    (spione d’Imola)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *